Frammenti Nomadi

Razzismo e Hillary

Pubblicato su geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 14th, 2008

Hillary Clinton all’inizio delle primarie democratiche aveva un immagine da donna forte, decisa e comprensiva; espressione dell’elite Americana, ma capace di un certo contatto con il “popolo”.Oggi la sua immagine è totalmente distrutta. Per gran parte degli Americani e ancor più per gli osservatori stranieri l’ex first lady è la donna senza cuore, capace di piangere solo per convenienza elettorale, che farebbe qualunque cosa, compreso mentire o peggio, per il potere. Allora come si spiega la sua recente e schiacciante vittoria nel piccolo Stato del West Virginia? (a livello numerico conta poco e non cambia il vantaggio di Obama per i soli 28 delegati in palio)

La sipegazione della vittoria della Clinton salta agli occhi da sola se si considera chi sono gli elettori che maggiormente la premiano sin dall’inizio e che in West Virginia sono rappresentati in maniera emblematica.

Bianchi, ultra sessantenni, veterani militari, poco istruiti e parte della classe media.

Razzismo. Conservatorismo dogmatico che non ama il cambiamento. Razzismo militarista e vicinanza dei Clinton agli apparati statali. Più facilmente soggetti al populismo e al sottile razzismo degli attacchi di Hillary. Spaventati.

La strategia di Hillary è risvegliare le paure degli Americani per tutto ciò che Obama rappresenta: un nero che vuole cambiare le cose.

Obama aldilà delle sue intenzione, getta involontariamente un dubbio radicale su tutta la storia Americana e sul recente presente ed immediato futuro (in questo caso si tratta di una scelta deliberata ad es sull’Iran e il terrorismo)

Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.

Intanto proclama vittorie da mesi che in realtà sono deltutto insignificanti. Tutti gli stati che è riuscita a vincere o contavano pochissimo o li ha strappati per pochissimi voti, mentre Obama ormai ha consolidato un largo vantaggio (nonostante già ora un numero superiore di superdelegati appoggi la senatrice) e ha ottenuto molti più voti popolari complessivi. Ma cosa ancora più indicativa e la sua base elettorale storica composta oltre che dagli Afro Americani, dai giovani e dalle persone più istruite (l’america emrgente).

Da anni l’America risulta socialmete e geograficamente divisa tra repubblicani e Democratici, in queste primerie il razzismo (sopratutto) ha creato una nuova e profonda frattura nella società americana. Ma se i bookmakers (da notare che non hanno canbiato le cuote dopo il West Virginia) hanno ragione Obama, straforito sia per le primarie che per le elezioni presidenziali vere e proprie, forse sarà la risposta forte e vincente che il futuro dell’America manda ai suoi genitori attestati lungo fratture archaiche. Il razzismo in America è forte, ma il razzismo in America è intrecciato con la convivenza. La stessa persona (esperienza personale) può sostenere una discussione lunga ed informata contro i neri per poi due ore dopo abbracciare calorosamente l’ex commilitone nero.

(1) Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Tibet e Cina - Competenza ed elite in America (link)

Pubblicato su geopolitica, link, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 8th, 2008

<<“Ma dove erano tutti I pro democrazia negli anni delle altre olimpiadi” Perche’ in ogni paese in cui si sono tenute le olimpiadi ci sono vergognosi comportamenti anti-democratici,. Perche’ e’ facile condannare la cina, lontana dalla nostra cultura e con un governo palesemente anti-democratico, e allo stesso tempo dimenticare le vergogne che I nostril paesi “cosiddetti democratic” commettono ogni giorno.>>

Leggi tutto l’articolo qui

<<Esattamente come un principe medievale, egli rivendica non solo l’indipendenza del Tibet, ma anche il ruolo di sovrano ereditario per investitura divina. Molto comodo! Le sette dissenzienti all’interno della sua fede vengono perseguitate, ed egli esercita un potere assoluto all’interno di una enclave in territorio indiano; dice cose assurde sul sesso e sul cibo, e durante i suoi viaggi a Hollywood alla ricerca di fondi consacra santi i donatori più generosi>>

Un articolo interessante sul Tibet e il poco che si sa di reale in occidente sulla sua realtà. Nella citazione si parla del Dalai Lama –> qui

Le primarie Amaricane tra accuse di elittismo ed incompetenza gettano una luce inquietante sul populismo anti-intellettuale sempre più diffuso –> qui

Il Governo Ombra del Mondo

Pubblicato su X-Files, curiosità, geopolitica, giornalismo, politica e società by sparkaos su Maggio 8th, 2008

Molto spesso si parla dello strapotere delle multinazionali private e di potenti famiglie di baroni economici. Alcuni ricercatori sono da anni convinti che alcune associazioni private siano una specie di organo di governo ombra del Mondo. C’è chi cita un organizzazione che si riunisce in Svizzera annualmente, dove numerosi ex presidenti Americani si sono recati un anno prima di essere eletti. C’è chi più generalmente parla di apparato industriale e militare americano. C’è chi parla di un organizzazione che tra l’altre cose sarebbe legata ed interessata a manufatti alieni. C’è chi parla del Gruppo Bilderberg. C’è chi si spinge molto più in là.

La maggioranza delle persone solitamente prendono queste come stupidaggini da ragazzini fissati, anche perchè di teorie cospirative ne fioriscono così tante e così strambe da screditare tutti quelli che si occupano di simili ipotesi. Spesso, però, si dimentica che chi formula queste teorie a volte ha incarichi professionali di tutto rispetto in cui viene ritenuto persona intelligente e fidata. E che queste teorie, spesso scarse di prove, sono, però, almeno in alcuni casi, del tutto logiche e del tutto immaginabili nell’evoluzione storica della società attuale. E’ tempo di cercare di guardare al mondo con occhi più smaliziati, aperti all’insolito e senza pregiudizi, perché il punto fondamentale non è se queste teorie sono errate, ma quanto sarebbe grave se fossero vere.

Uno dei nomi che ricorre più spesso nelle teorie complottistiche di ogni genere è quello dei Rockefeller, potente famiglia di capitalisti americani. David Rockfeller, nel 1973, ha fondato la Trilateral Commission (Commissione Trilaterale), il cui documento costitutivo spiega: «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni». Proprio quest’anno sono state ammesse la Cina e l’India. Creata per il declino del think tank americano Council on Foreign Relations (a causa del suo sostegno alla guerra del Vietnam che scontentò molti americani) è un organizzazione dall’ideologia mondialista che molti vedono come la vera regia della globalizzazione.

Quindi si tratta di un gruppo di privati cittadini tra i più influenti al mondo che si riunisce per discutere delle vicende fondamentali del mondo. Fin qui niente da dire, ma c’è da considerare: la segretezza delle riunioni a cui i pochi giornalisti ammessi sono membri della Trilaterale, che come tutti gli altri non parlano delle riunioni; e la grande influenza dei membri. (qui un articolo con indiscrezioni sulle decisioni di quest’anno)

P.S. se vi fate un giro in rete sui Rockfeller, spesso in combutta con altri nomi noti come i Bush, trovate un mare di indizi di collegamenti con ogni genere di cosa, dai nazisti, agli alieni, alla rivoluzione agricola che ha cambiato il mondo, all’eugenetica etc. E’ evidente che tante di queste cose sono solo chiacchiere ed invidia, ma se avete pazienza di inoltrarvi in questo mondo scoprirete che alcune cose se non provate sono supportate almeno da forti indizi.(due esempi qui e qui)

P.S.2: per un esempio di persone di tutto rispetto (ministri ed ex ministri) che alle teorie del complotto credono tanto da rischiare la propria faccia un es. qui

P.S.3:ho trovato quest’altro articolo interessante sul prezzo del petrolio e il Gruppo Bilderberg–>qui

X-Files

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Primarie ed Iran in Americana

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 5th, 2008

Il New York Times rincuora i democratici Americani, dopo settimane di sondaggi che davano McCain in forte rimonta, una nuova indagine statistica afferma che i democratici sono in testa con qualsiasi candidato. Ma di questi giorni i sondaggi sono strumento di lotta politica, in una situazione, già di per se così instabile, che sarebbe difficile da fotografare anche senza secondi fini politici. (uno interessante dimostra che la stragrande maggioranza degli elettori non ritiene la Clinton una persona credibile, che dice quello che pensa, ma al contrario una capace di dire qualsiasi cosa per vincere)

Le primarie democratiche oggi fanno tappa in Carolina del Nord e Indiana. Nel primo stato il senatore Barack Obama sembra in netto vantaggio (dai 7 ai 10 punti), nel secondo la situazione è più incerta. Hillary Clinton, in caso di sconfitta, potrebbe ritirarsi visto che Obama, già ora, ha circa 136 delegati in più dell’ex first lady. Perdendo di poco in Carolina del nord, dove all’inizio aveva un fortissimo svantaggio, potrebbe, però, decidere di continuare. Ma la vittoria per il clan Clinton è sempre più un sogno lontano. I numeri parlano chiaro: non c’è margine di recupero in quanto a delegati eletti; Obama conquista continuamente nuovi superdelegati[1] mentre la Clinton, originariamente in forte vantaggio nel partito, ne perde di continuo; e la raccolta di fondi della senatrice è sempre più misera, mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record. (è da un po’ che scrivo che la testardaggine della Clinton sta solo danneggiando il partito visto che alla fine Obama continua a raccogliere maggiori preferenze tra i democratici e che già da un po’ la situazione è a suo netto vantaggio. La Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte del partito, scelta molto autodistruttiva. I Democratici alla fine dovranno riflettere sull’atteggiamento egoista e arrivista della senatrice e su quanto li ha danneggiati)

Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il pastore Jeremiah Wright, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazione del reverendo di famiglia, di tono razzista, avevano rallentato. Non era bastata, invece, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso (in Italiano qui). Forse perché il discorso puntava sull’americano di qualsiasi colore, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. I trend elettorali sono però diversi a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito che teme l’effetto razzismo nel caso, quasi certo, di una sfida McCain-Obama.

La notizia del giorno è, però, lo scontro in casa Democratica sull’Iran. Le differenze in politica estera forse sono le più marcate nei programmi dei due. Oggi due interviste hanno rilanciato il tema. Emerge chiaramente la differenza di approccio, poi come si tradurranno le parole, che restano cmq abbastanza sul vago, è tutto da vedersi. Clinton è in perfetta scia retorica e strategica con Bush e McCain, cambiano inezie e toni. Ad es. è vero chiede il ritiro dall’Iraq, ma dopo aver sostenuto la missione e con l’aria di chi non ne ha alcuna intenzione. Obama a parole è una netta discontinuità con la politica precedente sia a livello retorico che concreto.

La politica estera della senatrice si riassume in una frase lapidaria se Teheran usasse l’atomica contro Israele, per rappresaglia si dovrebbe distruggere l’Iran. (qui intervista completa la stampa)

Obama, senza escludere l’uso della forza, dichiara: Serve un dialogo diretto con il regime iraniano…Abbiamo avuto una politica estera di minacce e spade sguainate, e di decisioni strategiche che alla fine hanno rafforzato l’Iran.” (qui intervista completa la stampa)


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Mondo Obama

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Cina e lo stato debole - Diplomazia in Asia (link)

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Maggio 3rd, 2008

Di solito si parla dello stato Cinese come di un potere centrale forte che controlla e schiaccia ogni altro potere esistente in Cina. Francis Fukuyama, economista e politologo americano, sostiene in questo articolo che uno dei problemi della Cina è quello di essere uno Stato debole.

Da corriereblog La nostra Cina

Accordi e vertici tra i leader Asiati si susseguono sempre con maggiore frequenza nell’area economica più dinamica del pianeta che cerca di affrontare le divisioni del passato a volte in contrasto con gli interessi Americani.

In un articolo da Lettera22

Mondo

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La destra avanza in Eruopa e i Laburisti Inglesi vengono travolti

Pubblicato su curiosità, geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 2nd, 2008

Per la prima volta da 40 anni Il New Labor è il terzo partito del paese. Nelle elezioni amministartive ha subito una sonora sconfitta riuscendo a farsi superrare non solo dai Conservatori, che esultano in vista delle politiche, ma anche dai Liberal Democratici. (reuters) Forse però il sindaco laburista di londra, Ken Livingstone, potrebeb ottenere un terzo mandato, ma il testa a testa con Boris Johnson è ancora serrato.

La destra avanza in tutta Europa e le ragioni sono strutturali riguardano le sfide economiche  e politiche che gli Europei si rifiutano di affrontare votando il populismo nazionalista, ma proprio facendo ciò in così tanti paesi contemporaneamente dimostrano l’ineluttabiulità delle’Europa.

Da decenni i governi europei tendono sempre maggiormente ad avere colori politici simili. Con ciò non significa che la realtà nazionale non ha influenza, tanto è vero che non c’è ancora mai stato un periodo in cui tutti i governi avessero lo stesso colore; ma che ha sempre meno peso sulle scelte degli elettori che casomai inconsapevolmente, ma si trovano a vivere problemi sempre più simili e comuni e a reaggire in maniera sempre più coordinata invoilontariamente.

E’ ora che l’inconsapevole diventi consapevole e che i movimenti politici si rendano conto di ciò e aggreghino il consenso o il idssenso in un orizzonte ideale Europeo.

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Propaganda di Guerra e Pentagono

Pubblicato su cinema, comunicazione, cultura, curiosità, guerra, media, politica e società by sparkaos su Aprile 30th, 2008

Da un pò di tempo va in onda in seconda serata su Rai Due un telefilm americano che parla di una squadra del Pentagono addetta alla pianificazione delle missioni speciali delle Forze Armate Americane.

E Ring, un television military drama, è stato creato da un ex marine ed è una delle tante caselle della sofisticata strategia comunicativa che il Pentagono ha messo in campo dal Vietnam in poi. Dopo quella guerra molti in ambiente militare imputarono la sconfitta ai media e all’immagine negativa che avevano dato di essa, provocando le rivolte giovanili. Non che prima i militari americani non fossero attenti agli aspetti simbolici e comunicativi della guerra, basta pensare ai manifesti di reclutamento accattivanti; ma in Vietnam capirono che i media possono cambairae il corso di una battaglia.

Oggi il Pentagono ha asservito l’informazione tramite scuse sulla sicurezza dei giornalisti in tempo di guerra, la disinformazione e l’amicizia di tanti giornalisti e professionisti, a libbro paga della CIA.

Ma la strategia è molto più sottile e da tempo punta molto di più sulla Fiction che sull’informazione. I telefilm, il cinema influiscono molto di più delle notizie, che la maggioranza delle persone guarda con poco interesse e un atteggiamento più razionale,  e forse in maniera anche più profonda e di lungo periodo.

E Ring è il coronamento di tutto ciò. Un telefilm ben girato e ben recitato, che conta nel cast una star come Dennis Hopper. Sottile nell’argomentazione sposa un ideologia, ma lascia quel minimo di spazio alle opinioni contrarie più banali, che rendono acora più efficace l’ideologia di cui si fa portatore. In più le critiche minime vengono tutte da civili che alla fine o risultano essere “uomini” e di conseguenza ex-marine, o corrotti arrampicatori sociali, o ingenui burocrati che alla fine capiscono. Non nega i problemi, semplicemente li mostra e nella Fiction trovano una loro soluzione. Ad es. parla spesso dei problemi dei militari e dei veterani, ma ovviamente nella fiction anche se non è tutto perfetto alal fien si risolve tutto per l’intervento dell’eroico militare.

Ma tutto ciò infondo conta poco, perchè normarmalmente un telefilm è guaradato in modo distratto e superficiale non con tanta attenzione critica.

Lentamente lo spettatore scivola senza accorgersene in quel mondo e tutto gli pare semplicemente giusto ed indubitabile. Puntata dopo puntata c’è un americano o un povero diavolo buon selvaggio che è in pericolo per colpa dei nemici oscuri. Puntata dopo puntata diviene sempre più giusto e naturale intervenire militarmente ovunque e sempre, violare ogni legge internazionale o americana; ma sempre per intenti salvifici giusti, gli interessi li vogliono difendere i politici i militari difendono alti valori e i loro uomini prima di tutto. Tutto questo diviene scontato perchè neanche ti viene in mente una domanda come, ma che diritto hanno gli americani di cambiare un governo straniero o di attaccare in ogni paese secondo un loro criterio di giusto e sbaglaito?

Il cinema e i telefil sono una potente arma di propaganda perchè sono ritenuti meno importanti di un Tg e insieme più importanti a livello emotivo. L’efficacia di simile strategie di comunicazione è certa perchè sfrutta l’emotività a livello subconscio per far passare un messaggio.

E’ sintomatico però dell’abuso della retorica militarista lo scarso successo ottenuto negli USA dal telefilm (forse per la concorrenza nella stessa fascia oraria di serial già consolidati).

P.S. se state attenti capite anche quale delle tante agenzie e forze lo ha pagato

MEDIA

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Lo Stato spende 1 milione di Euro per una visita del Papa

Pubblicato su curiosità, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 28th, 2008

Per una visita de papa, a Savona, è stata prevista una spesa complessiva di circa un milione di euro per abbellire la città.
Di questo milione la diocesi metterà circa un terzo che gli verrà da donazioni di privati e associazioni locali, mentre il comune e la provincia metteranno il resto.(qui)
Ovvero le tasse di tutti, cattolici o no, servono a questo. Siamo decisamente uno stato laico, no?

Sacrilego

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La censura Russa e l’amicizia Berlusconi-Putin

Pubblicato su comunicazione, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 28th, 2008

Putin all’attacco dei media.

Dopo il caso del direttore licenziato dal proprio editore per aver pubblicato le voci di un possibile divorzio dello Zar di tutte le Russie e di una sua presunta love story con un ex campionessa di pattinaggio, Аlina Kabaeva, il Cremino si lancia sempre più alla conquista e al controllo dell’etere. Forse consigliato dall’amico Berlusconi, nell’incontro provato dei giorni scorsi, Putin ha deciso di porre un’ulteriore stretta alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione, oltre che portare un ulteriore campo dell’economia Russa sotto stretto controllo dell’oligarchia al potere.

La camera bassa Russa ha approvato un testo, con un solo voto contrario, che prevede la sospensione o chiusura dei mezzi d’informazione che abbiano «diffuso informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Ora tocca al senato, dove l’esito è quasi scontato. (alice.it)

Intanto nasce un nuovo colosso dei media che sarà a libro-paga della presidenza Russa.(NMG - Mediagroup nazionale) e comprenderà una rete di ben 864 stazioni russe che diffondono attualmente i loro programmi in Russia, nelle nazioni della Csi e nei paesi del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). Izvestija, il quotidiano più vicino a Putin, avrà un ruolo notevole nella gestione economica della NMG. (qui)

L’effetto combinato delle due iniziative, in una situazione in cui la libertà di espressione già subiva evidenti limitazioni e in un paese con un alto tasso di mortalità tra i giornalisti, avrà un impatto devastante sulla presunta democraticità della Russia. Molti hanno notato che la successione al potere in Russia poteva comportare, anche, una maggiore democraticità dello Stato e una più equilibrata spartizione di potere. Queste sognanti affermazioni si scontrano contro la realtà di un oligarchia che governa con autorità il paese e di molti russi che sono disposti ad accettarla per l’evidente ruolo riconquistato dalla Russia nel sistema mondiale. Il nazionalismo favorisce l’oligarchia, concentratasi intorno a Putin e uscita dalle scuole del KGB, i media gli permettono, e permetteranno, di alimentare tale sentimento e sfasare la percezione che i russi hanno del mondo e della realtà. Il potere cambia forma per controllare più strettamente tutto.

Voci parlano di un interesse della berlusconiana Mediaset che potrebbe a breve aprire un suo ufficio moscovita e avviare trattative organiche con il Cremlino e con la nuova holding NMG. Si spiegherebbero, pertanto, i colloqui a porte chiuse tra i due amici.

C’è quasi una sorta di contagio tra i due, entrambi intenzionati a mantenere il potere ad ogni costo e poco inclini alle critiche. Le somiglianze tra i due sono infinite, almeno quanto le differenze. Eppure condividono ciò che più conta: una gestione personalistica del potere che sfiora la megalomania e che nel populismo nazionalista trova la scintilla per far emergere il consenso popolare, costruito precedentemente con il potere economico, mediale od energetico che sia. Entrambi liberali a parole. Entrambi poco inclini a sopportare una liberà stampa. Entrambi con la presunzione di sedere tra i grandi della storia.

E’ l’inizio di una nuova epoca di rapporti tra Russia ed Italia, sempre più distante dall’Europa?

P.S. per i rapporti tra la Russia e L’Europa vedere: Conflitti in Europa e Identità Europea

P.S.2: per le sfide della Russia di oggi e il cambio al vertice:Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi

Mondo

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Le elezioni Romane e l’anima assente del PD

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 26th, 2008

Interessante video opinone di un opinionista del Riformista. Parla delle elzioni Romane e delle eventuali conseguenze di una scomnfitta di rutelli sul PD che a suo avviso non ha alcuna identità(anche a mio avviso). Il Pd cerca di imitare la Democrazia cristiana ma non può. Molto Interessante

Qui il video su sherpa.

Resistenza, Stupri ed elezioni Romane.

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Rete e News: Tempo

Pubblicato su Uncategorized by sparkaos su Aprile 26th, 2008

Rete e news

Macro-effetti della rete sulle notizie

Spazio/tempo:

Le dimensioni spazio temporali delle notizie sono state completamente stravolte dall’avvento della rete.

Il tempo è da sempre la dimensione fondamentale dell’informazione. Le news sono per definizione qualcosa di nuovo (anche se per nuovo spesso si intende qualcosa di insolito, non visto). La rete restringe e dilata il tempo delle notizie.

La competizione per lo scoop, per essere i primi a dare una notizia è sempre più serrata. La notizia in rete diventa subito obsoleta. La notizia in rete rincorre il tempo. La rincorsa continua svilisce la notizia, la rende spesso vuota. Il giornalismo rinuncia a quel ruolo di contestualizzazione del fatto nella realtà sociale, di inquadramento culturale. O meglio, cerca sempre, e anche forse con maggiore intensità, di fornire schemi mentali, frame interpretativi, in cui inquadrare e comprendere l’avvenimento, ma lo fa in modo superficiale e poco profondo. Questo è vero, però, solo per alcuni tipi di notizie e siti. La rete oltre che restringere il tempo contemporaneamente lo dilata, perché nessuna notizia prima della rete era fruibile per così tanto tempo. Gli archivi fioriscono. Le notizie restano lì nei server a disposizione, la loro vita si allunga e su questa possibilità nascono iniziative giornalistiche che mirano ad offrire contenuti più approfonditi e durevoli nel tempo, avvicinando ancor più il giornalismo ad una sorta di storia del presente.

Il tempo si de-massifica. Nella società industriale il tempo era socialmente organizzato per favorire i tempi dell’industria sia nel corso della giornata che nell’arco dell’anno. Oggi gli orari, le ferie, i periodi di veglia e di sonno sono molto più diversificati. La rete offre notizie 24 ore su 24 senza interruzione e rispettando i tempi di fruizione individuale, la TV a determinati orari giornalieri e il giornale addirittura una sola volta al giorno. La rete incontra il nuovo tempo personale e la notizia è costretta a divenire un fluire ininterrotto, ma in questo fluire ancora una volta va perso qualcosa e guadagnato altro.

L’uomo è finalmente libero a qualsiasi ora del giorno e della notte di farsi un idea di ciò che lo circonda, ma perde (ancora una volta) quel comune accordo su ciò che accade, che i media di massa offrivano ad un popolo. Il popolo, che sempre si fondò su una memoria condivisa, svanisce nelle volatili comunità di rete e non sembra aver trovato la forza di farsi virtuale, per essere reale.

CONTINUA

Rete e News: Spazio

Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale

Media

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Miglior Blog.it

Rete e news: Spazio

Pubblicato su comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 24th, 2008

Rete e news

Macro-effetti della rete sulle notizie

Spazio/tempo:

Le dimensioni spazio temporali delle notizie sono state completamente stravolte dall’avvento della rete.

Lo spazio si è allargato all’improvviso. La maggiore facilità di trasmissione favorisce il diffondersi di notizie a livello globale, proprio mentre la rete stessa contribuisce a creare maggiori connessioni spaziali ed insieme a destabilizzare la concezione geografia di vicino e distante meramente spaziale. Vicino molto spesso è ciò che è simile, ciò che interessa indipendentemente dalla sua posizione fisica. L’America è più vicina della Turchia. Questo processo è precedente alle reti digitali, ma esse lo amplificano e lo portano alle estreme conseguenze. Oggi una persona può vivere sapendo tutto di ciò che succede in Cina e nulla del proprio quartiere

Ma al contempo lo spazio si è ristretto. In rete le poche testate professionali che producono guadagni sono quelle locali, che possono sfruttare le reti sia per raggiungere pubblici interessati ma distanti dalla località di cui si parla (es. migranti), sia per offrire contenuti più specifici in modo economicamente sostenibile e che favorisce la creazione di un senso di comunità che è alla base di ciò che il marketing definisce fidelizzazione[1] del cliente.

In pratica la notizia in rete diventa più glocal e il lettore è in grado di vivere virtualmente dove vuole, anche in un mondo che lui stesso crea fatto di piccoli frammenti di informazione in una sorta di collage post-moderno. Questo offre certamente possibilità informative che vanno incontro maggiormente agli interessi delle persone, ma insieme spezza il filo di un discorso pubblico e disconnette le identità da uno specifico ancoraggio territoriale o al contrario le incastra in localismi risorgenti. Ancora una volta la rete offre possibilità liberatorie e nuovi drammi. Nella dissoluzione di una minima narrazione condivisa, le basi stesse su cui le persone riflettono divengono fortemente differenti e il particolarismo esplode. L’idea di un identità nazionale o di una storia nazionale, il classico racconto della giornata dei TG svaniscono lasciando il posto ad un nomadismo in apparenza senza confini, ma segnato da fratture linguistiche, culturali ed economiche. (per il Digital Divide cenni qui). Insieme si formano nuove comunità con concetti spaziali dirompenti per l’attuale organizzazione politica. Che si tratti di comunità locali o totalmente virtuali, il principio di appartenenza ad esse è quanto minimo in contrasto con quello su cui gli stati oggi si basano.

Ma l’effetto più profondo delle reti digitali sulle notizie da un punto di vista spaziale è la possibilità per chiunque (abbia gli strumenti) di trasmettere flussi dati da qualsiasi luogo. Ci sono due aspetti principali che derivano da ciò. Il primo è mostrato in tutta la sua potenza dai video dei telefonini che diventano notizie riprese dai TG o dalla giornalista che trasmette in diretta con il telefono satellitare i bombardamenti di Bagdad. Ovunque l’occhio elettronico è virtualmente presente e nulla che accade può più sfuggire. E si arriva alla seconda conseguenza. I media da sempre tendono a restringere la sfera privata, lontana dagli occhi del pubblico. La rete rendendo tutti produttori di informazione estremizza questo processo.

Goffman insegna che la vita è un po’ come il teatro con un palcoscenico e un dietro le quinte. Il telone è caduto e il dietro le quinte oggi è la materia principale che sul palcoscenico globale rimbalza. Il processo borghese di esaltazione della vita privata, in una sorta di paradosso proprio mentre la privacy svanisce, trova un immane propagatore nella visibilità mondiale di mille vite private vendute in pubblico. Il privato scaccia il pubblico dal palcoscenico. E la dimensione pubblica, comunitaria della vita si privatizza sempre più. Mentre l’uomo non è mai più solo, perennemente interconnesso.

P.S. tre articoli interessanti su giornalismo, citizen journalism e crisi dei modelli economici da LSDI. Qui, qui e qui.


[1] Per fidelizzazione si intende riuscire a rendere stabile il rapporto tra azienda e cliente, proprio per ottenere ciò le aziende adottano approcci più attenti alla qualità, alla partecipazione attiva del consumatore e all’assistenza pre e post vendita.

CONTINUA

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