Propaganda di Guerra e Pentagono
Da un pò di tempo va in onda in seconda serata su Rai Due un telefilm americano che parla di una squadra del Pentagono addetta alla pianificazione delle missioni speciali delle Forze Armate Americane.
E Ring, un television military drama, è stato creato da un ex marine ed è una delle tante caselle della sofisticata strategia comunicativa che il Pentagono ha messo in campo dal Vietnam in poi. Dopo quella guerra molti in ambiente militare imputarono la sconfitta ai media e all’immagine negativa che avevano dato di essa, provocando le rivolte giovanili. Non che prima i militari americani non fossero attenti agli aspetti simbolici e comunicativi della guerra, basta pensare ai manifesti di reclutamento accattivanti; ma in Vietnam capirono che i media possono cambairae il corso di una battaglia.
Oggi il Pentagono ha asservito l’informazione tramite scuse sulla sicurezza dei giornalisti in tempo di guerra, la disinformazione e l’amicizia di tanti giornalisti e professionisti, a libbro paga della CIA.
Ma la strategia è molto più sottile e da tempo punta molto di più sulla Fiction che sull’informazione. I telefilm, il cinema influiscono molto di più delle notizie, che la maggioranza delle persone guarda con poco interesse e un atteggiamento più razionale, e forse in maniera anche più profonda e di lungo periodo.
E Ring è il coronamento di tutto ciò. Un telefilm ben girato e ben recitato, che conta nel cast una star come Dennis Hopper. Sottile nell’argomentazione sposa un ideologia, ma lascia quel minimo di spazio alle opinioni contrarie più banali, che rendono acora più efficace l’ideologia di cui si fa portatore. In più le critiche minime vengono tutte da civili che alla fine o risultano essere “uomini” e di conseguenza ex-marine, o corrotti arrampicatori sociali, o ingenui burocrati che alla fine capiscono. Non nega i problemi, semplicemente li mostra e nella Fiction trovano una loro soluzione. Ad es. parla spesso dei problemi dei militari e dei veterani, ma ovviamente nella fiction anche se non è tutto perfetto alal fien si risolve tutto per l’intervento dell’eroico militare.
Ma tutto ciò infondo conta poco, perchè normarmalmente un telefilm è guaradato in modo distratto e superficiale non con tanta attenzione critica.
Lentamente lo spettatore scivola senza accorgersene in quel mondo e tutto gli pare semplicemente giusto ed indubitabile. Puntata dopo puntata c’è un americano o un povero diavolo buon selvaggio che è in pericolo per colpa dei nemici oscuri. Puntata dopo puntata diviene sempre più giusto e naturale intervenire militarmente ovunque e sempre, violare ogni legge internazionale o americana; ma sempre per intenti salvifici giusti, gli interessi li vogliono difendere i politici i militari difendono alti valori e i loro uomini prima di tutto. Tutto questo diviene scontato perchè neanche ti viene in mente una domanda come, ma che diritto hanno gli americani di cambiare un governo straniero o di attaccare in ogni paese secondo un loro criterio di giusto e sbaglaito?
Il cinema e i telefil sono una potente arma di propaganda perchè sono ritenuti meno importanti di un Tg e insieme più importanti a livello emotivo. L’efficacia di simile strategie di comunicazione è certa perchè sfrutta l’emotività a livello subconscio per far passare un messaggio.
E’ sintomatico però dell’abuso della retorica militarista lo scarso successo ottenuto negli USA dal telefilm (forse per la concorrenza nella stessa fascia oraria di serial già consolidati).
P.S. se state attenti capite anche quale delle tante agenzie e forze lo ha pagato
Lo Stato spende 1 milione di Euro per una visita del Papa
Per una visita de papa, a Savona, è stata prevista una spesa complessiva di circa un milione di euro per abbellire la città.
Di questo milione la diocesi metterà circa un terzo che gli verrà da donazioni di privati e associazioni locali, mentre il comune e la provincia metteranno il resto.(qui)
Ovvero le tasse di tutti, cattolici o no, servono a questo. Siamo decisamente uno stato laico, no?
La censura Russa e l’amicizia Berlusconi-Putin
Dopo il caso del direttore licenziato dal proprio editore per aver pubblicato le voci di un possibile divorzio dello Zar di tutte le Russie e di una sua presunta love story con un ex campionessa di pattinaggio, Аlina Kabaeva, il Cremino si lancia sempre più alla conquista e al controllo dell’etere. Forse consigliato dall’amico Berlusconi, nell’incontro provato dei giorni scorsi, Putin ha deciso di porre un’ulteriore stretta alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione, oltre che portare un ulteriore campo dell’economia Russa sotto stretto controllo dell’oligarchia al potere.
La camera bassa Russa ha approvato un testo, con un solo voto contrario, che prevede la sospensione o chiusura dei mezzi d’informazione che abbiano «diffuso informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Ora tocca al senato, dove l’esito è quasi scontato. (alice.it)
Intanto nasce un nuovo colosso dei media che sarà a libro-paga della presidenza Russa.(NMG - Mediagroup nazionale) e comprenderà una rete di ben 864 stazioni russe che diffondono attualmente i loro programmi in Russia, nelle nazioni della Csi e nei paesi del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). Izvestija, il quotidiano più vicino a Putin, avrà un ruolo notevole nella gestione economica della NMG. (qui)
L’effetto combinato delle due iniziative, in una situazione in cui la libertà di espressione già subiva evidenti limitazioni e in un paese con un alto tasso di mortalità tra i giornalisti, avrà un impatto devastante sulla presunta democraticità della Russia. Molti hanno notato che la successione al potere in Russia poteva comportare, anche, una maggiore democraticità dello Stato e una più equilibrata spartizione di potere. Queste sognanti affermazioni si scontrano contro la realtà di un oligarchia che governa con autorità il paese e di molti russi che sono disposti ad accettarla per l’evidente ruolo riconquistato dalla Russia nel sistema mondiale. Il nazionalismo favorisce l’oligarchia, concentratasi intorno a Putin e uscita dalle scuole del KGB, i media gli permettono, e permetteranno, di alimentare tale sentimento e sfasare la percezione che i russi hanno del mondo e della realtà. Il potere cambia forma per controllare più strettamente tutto.
Voci parlano di un interesse della berlusconiana Mediaset che potrebbe a breve aprire un suo ufficio moscovita e avviare trattative organiche con il Cremlino e con la nuova holding NMG. Si spiegherebbero, pertanto, i colloqui a porte chiuse tra i due amici.
C’è quasi una sorta di contagio tra i due, entrambi intenzionati a mantenere il potere ad ogni costo e poco inclini alle critiche. Le somiglianze tra i due sono infinite, almeno quanto le differenze. Eppure condividono ciò che più conta: una gestione personalistica del potere che sfiora la megalomania e che nel populismo nazionalista trova la scintilla per far emergere il consenso popolare, costruito precedentemente con il potere economico, mediale od energetico che sia. Entrambi liberali a parole. Entrambi poco inclini a sopportare una liberà stampa. Entrambi con la presunzione di sedere tra i grandi della storia.
E’ l’inizio di una nuova epoca di rapporti tra Russia ed Italia, sempre più distante dall’Europa?
P.S. per i rapporti tra la Russia e L’Europa vedere: Conflitti in Europa e Identità Europea
P.S.2: per le sfide della Russia di oggi e il cambio al vertice:Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi
Le elezioni Romane e l’anima assente del PD
Interessante video opinone di un opinionista del Riformista. Parla delle elzioni Romane e delle eventuali conseguenze di una scomnfitta di rutelli sul PD che a suo avviso non ha alcuna identità(anche a mio avviso). Il Pd cerca di imitare la Democrazia cristiana ma non può. Molto Interessante
Qui il video su sherpa.
Giordano battuto da Ferrero - Nucleare l’ENEL è pronta (video)
Giordano: «Ripartiamo da una costituente di Sinistra vera»
Il segretario dimissionario è stato battuto da Ferrero alla riunione del partito: «Amareggiato, ma la sconfitta è di tutti. La sfida ora è sul territorio». Qui il VIDEO (sherpa)
«Siamo pronti». Così l’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Fulvio Conti, accoglie le voci sempre più intense in favore di un ritorno dell’Italia al nucleare. Qui il VIDEO(sherpa)
Massimiliano Fuksas e la sinistra imborghesita
Massimiliano Fuksas ad Anno Zero di Santoro (qui il video) intervenendo sulle ragioni della vittoria della destra addita come ragione fondamnetale la mancanza di cultura in Italia.
Di per se l’affermazione è condivisibile (qui), ma l’atteggiamento per niente.
Con superbia e spocchia interroga con aria superiore, per di più mostrando una concezione piuttosto nozionistica della cultura.
Parla di apertura al mondo e Cina, ma dimentica del tutto che non tutti viaggiano in prima classe.
Parla di cultura, ma dimentica del tutto la sua fortuna nell’averla. E invece di farne uno strumento di comprensione dell’altro, ne fa un arma di spocchiosa e presunta superiorità morale ed accusa verso gli altri.
Questo è uno dei drammi della sinistra.
Oggi va di moda Pisolini, ma mi sa che pochi hanno capito quello che scrisse sul 68 (faceva male, ma vero o falso che fosse nell’insieme conteneva certamente elementi di profonda verità).
P.S: riporto alcuni passi di una sua famosa poesia
“”Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, urbane o contadine che siano. Quanto a me, conosco assai bene, il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. E poi, guardateli come si vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha eguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri”. “Una sola cosa gli studenti realmente conoscono: il moralismo del padre magistrato o professionista, la violenza conformista del fratello maggiore (naturalmente avviato per la strada del padre), l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini contadine, anche se già lontane. Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere”. “Ecco, gli Americani, vostri adorabili coetanei, coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando, loro, un linguaggio rivoluzionario ‘nuovo’! Se lo inventano giorno per giorno! Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno: potreste ignorarlo? Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione del ‘Time’ e del ‘Tempo’). Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, ‘più a sinistra’. Strano, abbandonando il linguaggio rivoluzionario del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale, Partito Comunista, ne avete adottato una variante ereticale ma sulla base del più basso idioma referenziale dei sociologi senza ideologia. Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l’applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti! Che la buona stella della borghesia vi assista!”.
Nazirock, Forza Nuova e il fallimento della sinistra
Stasera ho visto il documentario sull’estrema destra Italiana cha di recente Forza Nuova è riuscita a bloccarne la proiezione, con un’azione legale per presunte lesioni di immagine.
Ho letto in rete commenti vari e tutti alla fine sottolineavano lo sdoganamento del Ventennio Fascista e del Nazismo; a me ha colpito tutt’altro. Sara perchè di amici di estrema destra, per puro caso, ne ho avuti diversi e una cosa già da un pò mi è estremamente chiara. Proprio l’aver impedito una libera espressione di opinioni fasciste, per tanti anni, ha contribuito a creare verso quei simboli un potenziale di aggregazione della rabbia sociale; sono puri, non corrotti, dallo schifo del mondo attuale, il passato è un mondo lontano facile da reinventare e si portano dietro un aura di puro e duro ideale.
La svastica non è più un dogma da tanto, anche, per chi ha idee diverse resta una compagna casuale di viaggio che si incontra in giro casomai con fastidio o a volte con una sorta di fascino per il simbolo, quasi slegata dalla sua storia. Per altri la svastica è il simbolo tagliente di qualcosa di profondamente diverso. Ma la svastica, infondo, è marginale, nel semplice senso che per tanti Skin va benissimo la croce celtica; ma insieme nella rinuncia, nel portarla più nascosta, diventa ancora più forte la rabbia di sentirsi non voluti, discriminati.
Come non è stata una novità scoprire che la vita concreta di un attivista di Forza Nuova è molto simile a quella che un tempo era la vita di un attivista della sinistra extraparlamentare. Vita in comune ed impegno politico. La nuova destra copia la sinistra estrema nelle forme di organizzazione; copia i centri sociali a Roma, copia gli stili musicali alternati, da cui il documentario prende il titolo. Organizza campeggi e struttura la vita quotidiana degli attivisti con impegni quotidiani e settimanali. Li istruisce in modo evidente su come parlare alle telecamere; gli fornisce i libri attraverso case editrici amiche, magliette, spille ed ogni altro gadget per creare comunità e simboli di riconoscimento. Tutto ciò che la sinistra ha rinunciato a fare chiudendosi nei palazzi.
Ma sono anche più furbi e avanti. Mentre tutti noi stiamo a scombattere su che Europa deve essere, loro ne hanno una precisa idea del tutto coerente e una rete di alleanze internazionali ben fornita; più ovviamente gli inevitabili nemici: dagli storici ebrei, comunisti e omosessuali agli immigrati, i vigliacchi, ovvero comunisti e politicanti vari, e agi Americani che diventano, in un certo senso, il collante per trasformare il nazionalismo in Nazionalismo Pan-Europeo andando a braccetto con Neo-Nazi tedeschi, Falangisti Spagnoli e Rumeni. Ma le alleanze e i nemici sono definiti anche ad un livello extraeuropeo ad es. con la Falange Cristiana Libanese e una certa vicinanza alla causa palestinese. (N.B. croce di cristo sempre presente in simili luoghi)
Offrono risposte chiare e semplici, radicate nella sottocultura Italiana, ma insieme aggiornate e moderne; e lo fanno in un contesto di allegra aggregazione di giovani. La gioventù Italiana è frustrata e loro gli offrono tutto ciò che serve per sfogare la rabbia e sentirsi parte di una grande e calda famiglia.
Fanno quello che la sinistra non fa più: raccogliere la rabbia sociale e farla esprimere. Si parla di estrema destra, ma il documentario mi ha colpito per quello che lascia capire dell’Italia in generale a partire dalle colpe senza fine dello Stato, a quelle della scuola e al perchè la sinistra è sempre più vecchia e lontana dalla realtà. Colpisce tanto l’intelligenza del tutto, di come è organizzato, di ciò che propone ai militanti e di come sono riusciti a ricreare una cultura, in un qualche senso, coerente su cui fondare un’identità ancorata nel passato, ma nuova e dinamica. Più di tutto colpisce l’aria che si respira.
Al nocciolo: da una parte, per chi vive la cosa da dentro, c’è calore, risposte, gruppo, identità e libero sfogo della rabbia in un contesto che non solo la giustifica, ma l’esalta come strumento di distinzione, liberando dal senso di colpa; dall’altra vuoto, dogmi morali assoluti e nessuna risposta. Nessuno sfogo di rabbia nella sinistra imborghesita e pacifizzata è concesso. Per strada la rabbia c’è.
Come mi è capitato di avere diversi amici Skin?
Perché vagamente skin ce ne sono tanti. Perchè erano (e quelli con cui sono ancora in contato sono) alcune delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto. Fermarsi all’idea assurda, all’atto casomai sbagliato o ignobile che possono aver compiuto è facile; a me non è stato concesso; semplicemente erano là e per ragioni che non contano non potevo evitarli e li ho conosciuti. Chi erano? Ragazzi più sensibili della media con tanta rabbia in corpo, quasi sempre nata per giustissimi motivi o semplicemente per l’aria pesante che si respira nelle strade un pò più in là di via Veneto; che un giorno erano stati colpiti da un simbolo tagliente, da una risposta sicura e semplice o dalla semplice voglia di fare a cozzotti e “gli skin fanno a cazzotti”.
Ciò significa che giustifico certe idee o azioni?
No neanche per idea, ma vedere solo la svastica e non le ragioni è comportarsi come Bush e bombardare l’intero Afghanistan per non guardare in faccia le ragioni del terrorismo.
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La sinistra è morta
La sinistra in Italia è sparita, sembra che forse resterà addirittura fuori dal parlamento.
Sono triste, ma insieme non mi dispiace tanto. La sinistra raccoglie i frutti del suo seminare.
La sinistra dovrebbe rappresentare gli interessi dei più deboli, ma da anni questi votano la destra e dare la colpa di ciò solo al populismo di destra e alla falsa coscienza è miope.
La sinistra Italiana è Bertinotti, il vecchietto ben vestito che parla a nome di poveri e giovani.
La sinistra Italiana è conservatrice. Tutela gli interessi di chi è alla fame, ma infondo sta già un po’ meglio e lo fa come vivessimo nell’ottocento. “Tutelare il posto di lavoro ad ogni costo”, poi se l’Alitalia fallisce e non lavora più nessuno è meglio.
La sinistra Italiana è snob, roba da professionisti ed intellettualoidi, non di certo da borgata.
La sinistra Italiana è premoderna, legata a idee ottocentesche in economia come in tutto il resto. Anche sul Marxismo si deve essere persa tutto quello che è stato scritto dopo Lenin. Per non parlare di andare, fosse solo un minimo, oltre questo. Niente di buono esiste fuori dal Marxismo, almeno a parole.
La sinistra Italiana è antagonista. Ma che diavolo significa? Siete per la rivoluzione? Siete per migliorare gradualmente la società? Che cavolo siete?
La sinistra Italiana è priva di idee e capacità di innovazione che non si traducano in slogan trituri. Inaccettabile e no le sue parole d’ordine.
La sinistra Italiana è ambientalista. Si, ma glielo hanno spiegato che il mondo è uno e non lo puoi salvare limitando le scelte economiche e le infrastrutture solo in Italia? se no forse il pianeta starà meglio, ma non lo vedremo perché saremo morti di fame. A me sembra più bucolica, sembra ispirasi a quelle poesie bucoliche e conservatrici che anelano ad un ritorno allo stato “naturale”.
La sinistra Italiana è pacifista. Ma non eravate rivoluzionari? E che fate? andate a dire ai Nazisti: Oh vedi che la violenza è sbagliata, metti un fiore nel cannone? Fanculo, la violenza esiste e se siete troppo pulitini per ammetterlo state a casa che se no i nazi vincono. Ah ma la risposta più bella me l’ha data un ex deputato di Rifondazione. I nazi li avrebbe combattuti perché che centra mica pacifista e non violento significa questo. Allora che cazzo significa pacifismo e non violenza con cui tanto vi riempite la bocca? Che solo le guerre che piacciono a voi sono giuste?
La sinistra Italiana è come i martiri cattolici votata alla pura testimonianza, priva di senso, di ideali fuori dal tempo e dalla storia ritenuti assoluti e giusti che non stanno ne in cielo ne in terra.
La sinistra Italiana è moralista e settaria. Parte da concetti assoluti e pretende di imporli a tutti nella certezza che siano giusti.
La sinistra Italiana è morta perché ha perso la capacità di stare nella società reale, non quella dei salotti o dei quartieri bene e più di tutto ha perso la capacità di immaginare una società radicalmente diversa. (il bello che di idee in giro ce ne sono sempre più ma la sinistra Italiana parla di partecipazione ed ha le strutture di partito più chiuse di tutti, ancora divise in correnti su dispute ideologiche di nessun importanza oggi) ( lo sapete dove sta la sede della sinistra? A via Veneto che come tutti sanno è uno storico quartiere operaio )
P.S. ma prima o poi ci sveglieremo dall’incubo di apatia e messe da parte le stronzate forse ci rendermo conto che al mondo esiste un oligarchia che domina tutti e che è la naturale nemica di qualsiasi sinistra
Risultati delle elezioni e rete
A volte mi rendo conto che la rete è un mondo a parte.
Fuori dalla finestra la vita cointinua e gli echi delle elezioni sono infondo fievoli.
In rete una spasmodica corsa all’ultimo dato a chi lo pubblica per primo. Non ne capisco il senso.
La rete dicono dovrebbe essere la liberazione democratica, ma a volte mi sembra che tenda semplicemente a portare agli eccessi la spettacolarizazione delle notizie e la superficialità.
Tutti a seguire la corsa dei cavalli impazziti e le dichiarazioni dei personaggi da operetta che spopolano tanto sui media Mainstream, che sulla rete a cui tanto piace presentarsi come nuova.(intanto parla delle stesse cose e con gli stessi linguaggi)
La vita intanto scorre rumorosa in strada… e la rete resta lo strumento di falsa liberazione che dà solo un nuovo palcoscenico a una ristretta minoranza, superficiale quasi sempre, in cerca di 15 minuti di fama.
Sto sputando nel piatto dove mangio? Beh a voi il giudizio. Io mi rifuto di associarmi a questa vuota frenesia dei numeri e di quotazioni da scommesse.
Cazzo costruiamo una rete che serva a pensare non a mandare altre teste al macero?
P.S. lecitissimo pensare che io sia più superficiale di tutti
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale
Chi vincerà le elezioni? Il Partito Democratico
In questi giorni molti si affannano a trovare una risposta a questa domanda, tralasciando che non capisco il senso di trasformare le elezioni politiche in una sorta di scommessa, io penso che stavolta sia davvero impossibile prevederlo. Può essere che alla fine i risultati saranno simili a quelli indicati da tanti, ma per troppe ragioni si tratta di un puro esercizio di fantasia provare ad indovinare. Principalmente perchè:
- Nessuno può sapere se gli elettori sceglieranno il cosidetto voto utile o continueranno a votare i partitini. E’ una decisione che mi sembra tanti prenderanno all’ultimo minuto e da questo dipende un pò tutto.
- Il non voto (o voto nullo o bianco) potrebbe essere il vero vincitore delle elezioni; sia per i tanti che ancora dubitano, sia per difficoltà di recarsi alle urne e mancanza di tempo. Molti sono ancora gli indecisi da questo punto di vista, per le troppe delusioni accumulate e per la sensazione che le elezioni conteranno poco visto che difficilmente il governo che ne uscirà durerà molto. In più chi vive lontano dal luogo di residenza ha davvero poche motivazioni per affrontare i disagi del viaggio.
- Le due principali formazioni hanno cambiato molto in un periodo in cui, per quanto l’elettorato di appartenenza in Italia è ancora forte, gli elettori votano più per singoli temi, personaggi o cmq scegliendo volta per volta. Entrambe le formazioni hanno anche scontentato una parte del loro elettorato più classico con i cambiamenti e un’altra parte è profondamente delusa per aver già votato tante volte i due partiti che poi non hanno fatto poco di quello che dicevano. Quindi tanti potrebbero cambiare schieramento o votare i più piccoli per protesta o per più forte appartenenza culturale (i due principali l’hanno cmq indebolità proponendo temi più “moderati”) o non votare.
- Il tradizionale collante dell’Antiberlusconismo si è un pò appannato e questo va a svantaggio del PD.
- E contemporaneamente il PD presenta per la prima volta un leader vero che piace alla gente e raccoglie consensi anche tra elettori più propensi a votare dall’altra parte
- Berlusconi sembra stanco e tanti non gradiscono il ruolo di primo piano che avrebbe la Lega.
- UDC e Destra sono un incognita grandissima e impossibile da prevedere perchè non ci sono precedenti. Potrebbero davvero affossare il PDL, tanto più che alcuni non sono per nulla felici dello sciogliersi di allenza nazionale e forza italia
- La Sinistra probabilmente avendo un elettorato più di appartenenza manterra le percentuali, ma di delusi dalle scelte della cricca al potere ce ne sono infiniti e le forze minori di sinistra potrebbero essere la sorpresa (sempre nei piccolissimi numeri.
- I socialisti sembrano scomparsi ma tanti laici alla fine potrebbero decidere di mandare un segnale al PD
- Ma più di tutto gli Italiani sono stanchi, arrabbiati e delusi, ma anche poco disposti ad un serio impegno di cambiamento. Potrebbero reagire a ciò in qualsiasi modo. Un pò come un bimbotto piccioso che difficilmente si riesce a prevedere il prossimo piccio. (mi viene in mente ad es. che ho letto molti post che invitavano a votare Alemanno per punire Rutelli o Berlusca per punire la “falsa sinistra”
Ovvero le variabili in gioco sono troppe per fare previsioni. E’ vero che in ogni elezione sono tante, ma stavolta sono nuove e la situazione emotiva degli elettori verso la politica è in profondo divenire.
Dipenderà troppo da se gli Italiani reagiranno allo schifo: chiudendosi in se stessi e sulle proprie appartenenze; fottendosene schifati o decideranno che vale la pena tentare il cosidetto “biparittismo-bipolarismo”.
Io se dovessi scommettere direi che vince il PD perchè credo che al fondo tanti Italiani decideranno cmq di andare a votare e, pragmaticamente, decideranno di dare una possibilità a Veltroni, che spostandosi verso destra ha scontentato tanti, ma ha speranza di raggiungere la pancia profonda del paese, che, tradizionalmente, è stata di centro tendente a destra nel cuore. E più di tutto perchè l’unica cosa certa è che tutti vogliono un cambiamento e Veltroni è l’unico un minimo credibile da questo punto di vista, nella mente delle persone.
Ma tanto tra massimo due anni siamo di nuovo qua a votare (se non anche prima). Peccato che i prossimi mesi decideranno di una bela fetta del futuro Italiano per la crisi economica e per i processi di riforma, in corso e che presto prenderanno forma, in Europa ( e come al solito chi vince vince gli avremo firmato un assegno in bianco per il nostro futuro, visto che di politica estera e di difesa non ne ha parlato nessuno, per un analisi di ciò I buchi neri di Esteri e Difesa)
P.S. 14 aprile 2008 ore 16:48 mi sa che a volte le frasi fatte sono vere, il berlusca e i compagnucci di merenda dai primi dati sembra ce l’abbiano fatta:
LA STUPIDITA’ UMANA NON HA MAI FINE
P.S. ore 1:44 perchè ho perso la scommessa? semplice la gente non vuole cambiare per niente, il cambiamento fa paura. Berlusca è la macchietta italiana in versione moderna. E’ rassicurante in qualche assurdo modo è rassicurante. E gli italiani spaventati si affidano al sire carismatico di Arcore.
Fini mai un’inchiesta su Genova
Fini chiarisce che non ci sarà mai una commissione d’inchiesta sui gravi fatti di Genova. Si chiude il cerchio l’impunità alla massima potenza.Poi santifica la polizia e trasforma i manifestanti in violenti folli.
Vedete qui (dal minuto 5)
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)
Da quando la rete è nata, uno dei temi più dibattuti è la possibile scomparsa dei giornali cartacei e le trasformazione che questa ha imposto alla professione giornalistica e alle “news” in quanto tali. (ne parla, anche, un articolo molto interessante su The New Yorker, sintetizzato al massimo in italiano qui)
Il dibattito tocca alla larga temi vastissimi e di importanza vitale per la società. Quindi non bisogna perdere di vista le poche certezze che si hanno. Una di queste è che, attualmente: anche i giornali cartacei, che hanno per primi e con migliori risultati accettato la sfida della rete, stanno affrontando profonde crisi economiche; perché gli introiti provenienti dalla rete come pubblicità (e in alcuni casi tariffe d’accesso) non compensano la perdita degli introiti che un tempo provenivano dalla vendita delle copie e dalla pubblicità su carta (questo nonostante i maggiori investimenti in pubblicità on-line da parte delle aziende, ma nel solco di tante aziende che in rete dopo primi trionfi stentano a trovare un modello economico che senza chiudersi alla forma aperta e collaborativi della rete sia sostenibile da un punto di vista di bilancio).
In una sorta di paradosso, le notizie delle testate on-line spesso trovano una diffusione ampissima, rimbalzano sui blog e aprono discussioni accese, ma non generano profitti. Hanno la possibilità di raggiungere una quota potenziale di lettori molto più vasta; ma, anche nei casi in cui riescono in questa diffusione virale, raramente generano introiti per il produttore sufficienti a coprire le spese e guadagnarci abbastanza perché i capitali restino investiti in simili attività economiche. Spesso generano molti più profitti iniziative di giornalismo partecipativo che prevedono il diretto intervento dei lettori e che privi di una propria struttura di raccolta informativa si appoggiano alle grandi testate, come fonti primarie, e ai contenuti dal basso. Alcuni fanno notare che blog e siti sociali per la maggioranza non fanno che commentare e rilanciare il contenuto dei giornali o dei media in generale e che sono come dei parassiti che sopravvivano rubando il lavoro di altri.
Storicamente la professione del giornalismo ha generato grandi dibattiti, visioni deontologiche ed ideali opposte e discussioni accese sul ruolo stesso della professione da cui sono discesi diversi tipi di giornalismo, che emergevano quasi sempre in concomitanza di grandi cambiamenti sociali o tecnologici. Cosa debba essere un giornalista, è un tema molto dibattuto perché dalla risposta, che si da a questa domanda, discendono visioni opposte di società e democrazia. Una delle poche certezze, di cui parlavo, è che dalla qualità della stampa dipende la qualità della vita politica e del suo strutturarsi in una sfera pubblica di discussione sempre più mediatizzata e virtuale.
Una delle prime teorie sul ruolo della stampa può essere riassunta sotto l’etichetta generale di Libertà di Stampa, Quarto Potere o Mercato delle Idee. Affonda le radici nella filosofia politica liberale e utilitaristica. In questa ottica la libera stampa è il fondamento della democrazia, in cui il cittadino informato, dalla stampa, può tutelare i suoi interessi. Il libero mercato delle idee e delle opinioni farà di certo trionfare la verità sull’errore. Questa visione idealistica stava per essere abbandonata definitivamente, quando qualche apologeta della rete ha annunciato l’avvento imminente (grazie al web, al giornalismo partecipativo, alla sfera pubblica dialogica della realtà virtuale moderna) di questo libero mercato delle idee, dimenticando come i suoi ottimistici predecessori parecchie cose.
La più scontata e antica critica a questo presunto libero mercato delle idee è che di libero non ha proprio niente.
Nell’epoca della comunicazione di massa generalista la poca libertà del mercato delle idee era reso evidente dal flusso verticale ed unidirezionale della comunicazione. Poche redazioni selezionavano per tutti quale parte del mondo doveva divenire “news”, cioè acquisire importanza sociale, e dava i primi imput su come la notizia doveva essere interpretata. Cioè come si direbbe oggi offrivano (ed offrono) la cornice culturale, il quadro cognitivo, la narrazione generale in cui inquadrare il singolo evento (framing). Per di più, l’appartenenza sociale degli operatori delle redazioni molto diversa dalla composizione sociale della popolazione, il contesto aziendale che presuppone la sopravvivenza dell’azienda, cioè del mercato e del capitalismo; gli introiti pubblicitari che condizionano la redazione e la proprietà dell’azienda con propri interessi personali e di classe/gruppo sociale; erano (e sono) un pesante condizionamento che crea una sorta di monopolio dell’informazione, contro l’ideologia del libero mercato
L’avvento della rete spezza la verticalità e favorisce la partecipazione del lettore senza alcun dubbio, ma contro ogni apologia la realtà resta un monopolio o al massimo un oligopolio. La selezione di ciò che avviene nella realtà affinché divenga notizia è forse ancora più faccenda di ristrette elite di prima. E’ ovvio che la rete offre a chiunque di lanciare un tema, ma il punto è farlo diventare notizia.
Eloquente a riguardo la storia del Watergate, uno dei più grandi scandali e successi della stampa statunitense. Per mesi i due reporter scrissero della vicenda sul Washington Post senza suscitare grandi reazioni. Solo grazie alla caparbietà dei due e del giornale, alla fine, il tema entro nell’agenda pubblica e divenne rilevante per l’opinione pubblica portando alle dimissioni del presidente Americano.
Non basta scrivere qualcosa perché si tratti di notizia: primo deve rispettare criteri professionali che ne garantiscano la qualità; secondo deve essere percepita come una notizia vera, scritta da una fonte affidabile; e terzo acquisire di una certa visibilità, pena il diventare uno sfogo personale che nessuno ha letto. La rete da accesso a molti ad uno spazio, ma in questo spazio continuano a valere le regole del mondo esterno, semplicemente deformate/forzate dalle caratteristiche proprie del mezzo. In questo spazio contano i contatti, senza contatti non esisti. La maggioranza dei contatti, di utenti che cercano news, va verso grandi motori di ricerca e siti professionali di testate on-line, che spesso sono il volto immateriale di versioni cartacee. In questo spazio, che di per se sarebbe tendente a quel libero mercato, si formano nuovi oligopoli informativi basati sulla capacità di attrarre, infinitamente superiore se si possiede un marchi storico di riconosciuta affidabilità e professionalità, capitali ingenti e professionisti del marketing. La possibilità di farsi diffusore di notizie viene in gran parte vanificata dalla difficoltà di attrarre contatti.
La rete si dimostra a volte più efficace nell’attività di framing e commento interpretativo, che oggi è quanto minimo un dialogo a più voci. Ma un dialogo è un atto intriso di potere e il potere resta nelle mani delle grandi Media Company, nonostante la brutta situazione economica in cui versano.
Per di più la raccolta informativa, chi sceglie per primo i pezzi di mondo da rendere disponibili e da illuminare, è un attività sempre più chiusa e spartita tra poche grandi agenzie mondiali. Da queste poche fonti tutti gli altri scelgono e commentano. Queste fonti, sempre più, si affidano agli uffici PR di enti ed associazioni, che per proprio carattere intrinseco hanno natura pubblicitaria e non informativa, e senza alcuna verifica o analisi fanno passare i comunicati di parte come notizia oggettiva. Questi due processi messi insieme ed amplificati dalla crisi economica delle redazioni, che hanno reagito tagliando ulteriormente le informazioni raccolte di prima mano e i corrispondenti, portano quasi ad una restrizione della pluralità delle fonti di informazione ed ad una moltiplicazione infinita di commenti ed opinioni nel cui mare magnum diventa sempre più difficile orientarsi. Ciò resta vero nonostante la tendenza crescente di siti non professionali che riescono a dare notizie in esclusiva o rilanciare notizie passate quasi inosservate.
La rete non è una soluzione neanche per i condizionamenti dovuti alla pubblicità, sia per il crescente fenomeno di siti non professionali che guadagnano da essa, sia per il già citato aspetto della grande quantità di siti non professionali che tendono a rilanciare temi presi dai grandi media e che quindi hanno già subito l’influenza commerciale (anche maggiore visto che ora la pubblicità è l’unica antrata di aziende che prima si finanziavano anche con l’acqisto della copia cartacea).
Riesce invece ad offrire una platea maggiore, con i limiti già detti, a temi contrari al sistema economico vigente, che difficilmente grandi aziende possono mettere in dubbio senza una certa tendenza suicida. Ma i limiti restano nella difficoltà di emergere dal caos in un contesto in cui pochi continuano ad accaparrarsi la maggioranza degli sguardi.
Forse però la delusione peggiore della rete è la mancata realizzazione di quella partecipazione, presa di parola per tutti, che tanti avevano annunciato come certezza.
Il Digital Divide è una realtà e sembra che tenda a stabilizzarsi. Il Digital Divide riguarda, si, la differente possibilità di accesso alla tecnologia e ai media, ma, nelle sue più avvedute formulazioni, riguarda anche la capacità di usare quelle tecnologie. Oggi il Digital Divode riguarda più il diverso uso che della rete fanno i diversi gruppi socio-culturali. La maggioranza delle persone naviga in rete attraverso pochissimi nodi, quasi sempre di grandi multinazionali, e tende a vedere nella rete un mezzo per fruire di video e musica attraverso nuovi canali, ma con metodi tradizionali e poco interattivi; o un mezzo per coltivare piccole discussioni di nicchia, spesso superficiali e simili alla chiacchiere di quartiere e al gossip. In rete quello che va è il sesso, il gossip e il pruriginoso. Solo una piccola fetta di utenti sfrutta pienamente le potenzialità rivoluzionarie della rete, e questa fetta di utenti ha specifiche caratteristiche in termini di età, condizione economica,













