Frammenti Nomadi

L’America, gli amici di Al Qaeda e il sogno Imperiale

Pubblicato su X-Files, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 21st, 2008

La stampa riporta che l’86% degli attentati terroristici degli ultimi 25 anni si è verificato a partire dal 2001; e il più alto numero annuale di attacchi è stato registrato dal 2004 ad oggi. Anche considerando che un nemico in difficoltà può tentare, usando le sue ultime risorse, un colpo di coda e spinto dalla disperazione provocare un ultima esplosione di violenza prima della resa, non mi sembra esistano ragioni per sostenere, oggi, questa ipotesi. La strategia contro il terrorismo, post 11 settembre, che ha portato alla guerra in Afghanistan e in Iraq, e a scontri nascosti molto più diffusi a livello planetario, o è un evidente fallimento oppure nasconde scopi ben diversi.

Un numero sempre più folto di persone di ogni tipo (tra cui professori delle migliori università Americane e mondiali, diplomatici di diversi paesi, giornalisti, ex agenti segreti e militari) pensa che in realtà il terrorismo sia una scusa, usata per due principali scopi. Il primo: miliardi di guadagni per l’apparato industriale-militare USA, che sempre più si configura come una sorta di governo ombra privato del mondo. Il secondo: consolidare l’impero americano ed impedire che si formi in Euro-Asia un blocco continentale in grado di contrapporsi allo strapotere USA. Assicurarsi i rifornimenti di petrolio e tenere sotto controllo i miliardi di dollari degli Emiri, tenendogli il fiato sul collo, sono solo obiettivi intermedi verso questa strategia; che dal Caucaso, all’Europa dell’ est, al Medioriente tenta di limitare l’influenza Cinese e Russa sottraendogli spazio geopolitico e risorse; e circondando i due paesi di statarelli formalmente liberi, ma strettamente legati agli interessi dei grandi gruppi privati americani e pesantemente influenzati dalla CIA. In quest’ottica il caos odierno del Medioriente è del tutto funzionale ad impedire aggregazioni pericolose tra i paesi Arabi; tenere nell’area forze USA per possibili interventi contro le potenze emergenti di Cina e India e la risorgente forza della Russia; e creare tensione nell’area.

Russia e Cina hanno abbozzato un primo tentativo di costruzione di un blocco di paesi alleati in grado di contrastare la geopolitica del caos americana attraverso manovre militari congiunte e il sempre crescente ruolo della Shangai Cooperation Organization[1] (SCO). L’organizzazione ha scopi variabili ed in evoluzione (non sempre trasparenti) sia di carattere economico che militare; e sembra possa rappresentare una sorta di risposta alla nuova NATO. Recentemente l’organizzazione è stata tirata in ballo da Musharraf, presidente sempre più in bilico del Pakistan, che ha chiesto un suo maggiore impegno in Afghanistan (Alcuni analisti sostengono che Cina e Russia stiano da tempo giocando una partita propria nel paese).

”. Vista in quest’ottica interpretativa la maggiore quantità di attentati terroristici potrebbe andare a tutto vantaggio degli intenti nascosti degli USA. Definire un area d’ordine, l’occidente, e una di caos, l’oriente; così da impedire un assetto più multipolare del mondo sia limitando il potere dei singoli colossi Asiatici e seminando discordia e conflitto nell’area; sia impedendo la formazione di un blocco Europeo coeso e realmente indipendente . Molti esponenti delll’elite Americana, da tempo, dichiarano che la vera minaccia alla superpotenza è la creazione di una Federazione Europea. Altri fanno notare che la spinta all’unità europea è arrivata proprio dagli Americani dopo la seconda Guerra Mondiale, ma mostrano di non aver capito che la globalizzazione e la fine dell’URSS hanno cambiato completamente lo scenario e le priorità strategiche (all’interno di un impostazione strategica le cui fondamenta sono antichissime e continuamente aggiornate, che al succo si traduce nella precedente affermazione in neretto). Sotto questa luce i frequenti segnali di un possibile attacco all’Iran (anche esso in odore di SCO e con una posizione strategica di apertura al Caspio, ricco di petrolio, al Caucaso e alla Russia stessa) e a zone limitate del Pakistan (la stampa riporta l’ennesima richiesta di maggiore libertà di azione nelle aree tribali del Pakistan da parte dei militari USA) assumono nuovi inquietanti significati. Da una parte mostra la decisione assoluta dell’attuale amministrazione ad andare avanti con il suo piano di ridisegno del mondo, dall’altro l’assoluta mancanza di una direzione precisa, giusta o sbagliata che sia. L’America da una parte ha bisogno del Pakistan per non perdere il controllo del mostro Islamista che ha creato (e per questo rifiuta l’autorizzazione a procedere) dall’altra ha tutti gli interessi a causare una deflagrazione di tale portata che di certo influenzerebbe tutta l’area, creando non pochi problemi alle potenze asiatiche vicine e rendendo nulli per un pezzo qualsiasi progetto Pan Arabo. Ottenendo in premio l’effetto accessorio che, a quel punto, l’Europa dovrà prendere una posizione più decisa e con ogni probabilità sceglierà di affidarsi al “materno ombrello americano

In quest’ottica il terrorismo è il migliore alleato degli USA e il numero maggiore di attentati, come i tanti errori strategici americani, sono del tutto comprensibili. Da tempo circolano voci e indizi su stretti legami economici e politici tra l’amministrazione Bush, l’apparato industriale e militare USA e Bin Laden. Da tempo sono stati sollevati forti dubbi sulla versione ufficiale dell’undici settembre (ci tornerò in seguito). Ma molti liquidano il tutto increduli con la lapidaria frase, il governo americano non permetterebbe mai un simile attentato contro i suoi cittadini. Esistono fondati motivi per ritenere che al contrario non solo l’ha permesso, ma l’ha addirittura organizzato e che non sia stato l’unico, ne l’utimo. Di libri su simili argomenti ne sono stati scritti tanti e di ipotesi ne sono state fatte davvero infinite. Alcuni dei dubbi sollevati sono ormai di pubblico dominio, ma ci sono particolari che sono sfuggiti. Basta ricordarne solo alcuni per rendersi conto che la teoria della grande cospirazione non è poi così infondata. Molti storici (anche americani)sostengono che gli Stati Uniti abbiano usato diverse volte attacchi nemici, non contrastandoli o inscenandoli, al fine di mobilitare l’opinione pubblica e giustificare le proprie politiche. (accusa spesso formulata è che ad es. sapessero di Pearl Harbor) E’ provato che il governo USA ha usato gli americani come cavie ripetutamente al fine di raggiungere i propri scopi (LSD, atomiche, etc) e ciò smentisce chi, ingenuamente, sostiene che non avrebbe mai permesso la morte di tanti americani a New York. E’ accertato che gli enti preposti al controllo del traffico aereo non hanno adottato, quella mattina, le più elementari misure di sicurezza avendone tutto il tempo; e che nei mesi precedenti avevano più volte svolto esercitazioni su scenari simili. Il presidente Bush, oltre ad un paio di dichiarazioni che potrebbero indicare che già sapesse, fu tenuto per tutto il giorno in volo, mentre altri, il suo vice Dick Sceney, coordinavano la reazione americana che fu in pratica nulla e contraria ad ogni logica e procedura operativa. Molti dei presunti terroristie delle presunte vittime risultano vive e vegete e per nulla coinvolte. (es. una delle passeggere che si disse erano riuscite a chiamare qualcuno da uno degli aerei dirottati è stata arrestata in Europa). Il governo USA, sia negli ultimi anni che storicamente, ha più volte mentito apertamente all’opinione pubblica e ancora più spesso ha cercato di manipolarla (per un es. recente: la stampa, per le bugie basta ricordare le fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq). Le due torri subirono lavori di ristrutturazione proprio nei piani che furono colpiti dagli aerei e numerosi esperti sostengono che il crollo per come è avvenuto non può essere stato causato dall’impatto degli aerei. E si potrebbe andare avanti per un bel pezzo.

Tempo fa rimasi sorpreso dalle dichiarazioni nette di Stanley Hilton, noto avvocato statunitense, già esponente del Partito Repubblicano e consigliere capo del senatore Bob Dole. Attualmente difende gli interessi di molti familiari delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 che hanno fatto causa al governo per quei tragici fatti; quindi è di certo una persona di parte, ma ben informata e non un fanatico antiamericano. Ha affermato più volte con assoluta chiarezza che il governo americano ha ordinato l’attentato alle Torri Gemelle.

E’ davvero così? L’America è stata attaccata dal suo stesso governo per un misto di interessi privati e geostrategici? Forse rispondere con certezza a questa domanda è difficile, ma di certo si può affermare che moltissimi noti e non noti laureati USA hanno dichiarato che il circolo di neocon, che ha ispirato la guerra al terrorismo, negli anni universitari discuteva apertamente di provocare un attentato per poter poi ridefinire gli assetti globali. E che di particolari stonati, che non tornano, in questa storia ce ne sono troppi, basta cercarli sparsi nel mondo… come piccoli semi di una strategia globale di dominio attuata da una ristretta elite.

Pensiamo ad alcune strane avventure legate alle Filippine; indipendenti dal 1946 e fino ad allora sotto controllo USA che, nel 1898, a seguito della guerra ispano-americana, le strapparono agli spagnoli.

Abu Sayyaf è un gruppo Islamista, fondato da un gruppo di veterani afgani estremisti, direttamente legato ad Al Qaeda, che agisce contro il governo filippino dall’inizio degli anni 90. Un senatore filippino ha accusato in Senato la CIA di aver creato il gruppo. Due episodi sembrano confermare la tesi del senatore.

Nel dicembre 1994, Mohammed Jamal Khalifa venne arrestato in America per violazioni alle leggi sull’immigrazione. L’FBI inizio subito ad investigare su di lui perché erano più che noti i suoi legami con il gruppo Abu Sayyaf e Al Qaeda. Khalifa, cognato di Bin Laden, è una figura chiave per il finanziamento delle operazioni di Al Qaeda su scala mondiale e il, probabile, finanziatore della costola Filippina. Il Segretario di Stato Warren Christopher (del primo mandato Clinton)scrisse personalmente una lettera al Procuratore Generale chiedendo che venisse approvata la richiesta di estradizione in Giordania presentata dagli avvocati del detenuto. L’investigazione dell’FBI venne cancellata.

Michael Meiring, un cittadino americano, appena arrivato nelle Filippine nel 1992 strinse rapporti opachi con ufficiali del governo e con membri del gruppo Abu Sayyaf. Nel 2002, mentre il gruppo Islamista compiva molti attentati, Meiring accidentalmente fece esplodere una bomba nella sua camera di albergo a Mindao, causandosi ferite gravi che richiesero un immediato ricovero ospedaliero. Poi dopo una serie di strani spostamenti e decisioni Meiring venne rimpatriato in tutta fretta negli Stati Uniti. Gli USA da allora rifiutano di concedere l’estradizione perché sia processato nelle Filippine .

Perché gli USA dovrebbero organizzare attentati nelle Filippine?

Nel 1991, anno di fondazione del gruppo Islamista, il senato delle Filippine aveva approvato la chiusura di tutte le basi USA sul territorio del paese. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni di Abu Sayyaf, l’esercito statunitense venne invitato a tornare nel paese per partecipare ad un’operazione militare congiunta tra Filippine e Stati Uniti, con lo scopo di eliminare il terrorismo.

Si può affermare che il Governo USA stia attuando, in collaborazione con Al Qaeda, una strategia globale per interessi economici e di dominio?

Si può affermare che ciò è possibile, se non probabile.

E le elezioni Americane come influiranno su tutto ciò?

Sembra improbabile che McCain, fermo sostenitore di Bush, possa rappresentare un cambiamento. Hillary, grande amica delle multinazionali, ed erede di Bill, che come ancora una volta il caso delle filippine dimostra non è di certo estraneo ad una simile possibile strategia, probabilmente finirebbe per rappresentare una maschera più accettabile per strategie non dissimili. Resta Obama. Almeno sulla carta non è sospettabile di connivenze con l’apparato industriale e militare e con simili progetti imperiali (tranne se non è stato programmato sin da piccolo per sembrare questo dalla CIA, scherzo non c’è nessun indizio in tal senso). Ma ammesso che riesca a farsi eleggere avrà la forza di opporsi al governo ombra privato del Mondo? E riuscirà a sopravvivere?

Credo che, se fossi Americano, voterei Obama e poi andrei a scommettere sulla sua morte.


[1] Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina; hanno ruolo riconosciuto di osservatori Mongolia, Pakistan, India e Iran . si è parlato anche di una possibile adesione dell’afghanistan.

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Ad 8 anni già sposata e divorziata

Pubblicato su cultura, curiosità, giornalismo, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 16th, 2008

Una bimna dello Yemen è stata venduta in sposa, ad 8 anni, dal padre ad un uomo di trenta anni.

Visto che il marito la picchiava ed abusava di lei la bimba è scappata e un giudice le ha concesso il divorzio.

La legge dello Yemen, basata sulla sharia permette di dare in matrimonio una figlia a 15 anni, ma, vista la povertà, molti genitori danno in spose bimbe di 8 o 10 anni.

La sentenza è la prima del genere ed è stat salutata con entusiasmo da molti, ma la realtà è ben più grave. Nonostante le violenze siano state riconosciute il padre è stato costretto solo alla restituzione della dote e il marito dopo un breve periodo in carcere ha accettato i soldi e l’annullamento delle nozze ed è uscito tranquillamente.

NO COMMENT

L’articolo sul corriere della sera

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Guerra all’Iran? - La Cina oggi (link)

Pubblicato su geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 14th, 2008

Un articolo molto interessante sui segnali che continuano a moltiplicarsi di un imminente attaco all’Iran

QUI

Due articoli interessanti sulla Cina oggi (e le olimpiadi) Qui e Qui

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Perchè un ragazzo diventa un terrorista?

Perché ha solo la fame da perdere ed un giorno incontra uno stronzo che lo riempe di chiacchiere per usarlo.

Sentite la descrizione della vita della sua famiglia, che vive tra la spazzaura lavorando dalle sei di mattina alle dieci di sera, fatta da un padre del Cairo, in un bel documentario sulla città culla originaria di tanto islamismo militante –> qui

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Recessione in USA la Federal Reserve ammette - “L’occidente diviso” - Kabul

Pubblicato su cultura, curiosità, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, link, media, politica e società by sparkaos su Aprile 2nd, 2008

48 ORE A KABUL

“Reportage. In volo da Herat a Kabul e poi il dipanarsi di una lunga giornata nella capitale afgana tra attentati, proclami, ospedali, vita più o meno normale al bazar. Al centro della guerra che si è trasformata in una palude che risveglia poco interesse. E che nessuno sembra aver voglia di raccontare”

Da Lettera 22 il racconto appassionato e penetrante di un viaggio di 48 ore al centro del conflitto Afghano (di cui in questi giorni si parlerà al vertice NATO)

 

 

«Allarme recessione in Usa»

 

Il presidente della Federal Reserve americana Ben Bernanke ha ammesso per la prima volta che la possibilità di recessione negli Stati Uniti. Video in Italiano

 

 

“Governare al di là dello Stato nazionale”

 

Intervista a Jürgen Habermas sul suo ultimo volume L’Occidente diviso (Laterza 2005)

 

“…In tutti i confronti è presente l’alternativa tra violenza e dialogo. Finché ci si riconosce reciprocamente come possibili partner di un dialogo, non ci si uccide gli uni con gli altri. Nella politica la comunicazione pubblica è in prima linea un medium per lo scambio di informazioni e opinioni e per la composizione degli interessi – per arguing and bargaining. Alcuni temi richiedono anche di conquistare empatia per ciò che all’altro è estraneo. In tali contesti la comunicazione di sentimenti può essere più importante della comunicazione di ragioni. Sentimenti morali sono già da soli ragioni implicite. Io qui non ci vedo nessuna contraddizione. Ogni tentativo di comunicazione ha come scopo quello di convincere l’altro di qualcosa, della verità di una asserzione, della giustezza di un divieto, del valore di una condotta di vita – oppure quello di far sì che io stesso mi convinca del contrario…”

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Megalopolis - Karachi, il centro finanziario del Pakistan tra terrorismo, schiavitù e alta finanza.

Pubblicato su cinema, cultura, curiosità, geopolitica, giornalismo, guerra, link, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 1st, 2008

Megalopolis è un programma della Rai davvero interessante.

Cerca di raccontare la realtà post-moderna attraverso i suoi centri di elaborazione e creazione principale: le moderne metropoli.

Le metropoli di oggi sono il crocevia per tutto ciò che accade nel globo e, come ricorda il documentario, anche il principale scenario di guerra del futuro.

Il documentario su Karachi è davvero interessante mostra una città stracolma di contraddizioni dove ha preso forma gran parte del conflitto Mediorientale e dove l’Islam più intransigente si forma ed investe. Ma insieme una città con giovani blogger e alcuni tratti tipici di tutte le metropoli mondiali. Da una parte i poveri profughi Afghani e donne prese schiave in Bangladesh; dall’altra ricchi figli di feudatari, latifondisti e militari molto occidentalizzati o grandi moschee che offrono ai bambini ciò che lo stato non riesce o non vuole dargli: cibo, vestiti e un elementare istruzione religiosa, che molti genitori preferiscono all’ignoranza completa, non avendo alternative.

 

Davvero un bel modo di guardare al mondo attraverso i suoi nodi nevralgici

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Turchia - Il partito Islamico al governo potrebbe essere dichiarato incostituzionale

Pubblicato su cultura, curiosità, geopolitica, giornalismo, guerra, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 31st, 2008

Più volte nella storia della Turchia l’ascesa dei partiti islamici era stata bloccata per via giudiziaria o con colpi di stato dei militari, anello fondamentale del gruppo kemalista che si è sempre sentito garante della laicità dello stato Turco e della tradizione Kemalista, nata dalla  Lotta di Liberazione nazionale,  guidata dal maresciallo Mustafa Kemal Atatürk.

La Corte costituzionale turca ha accolto l’atto di accusa presentato dalla Procura generale della Repubblica, che denuncia il partito di Erdogan, attuale primo ministro turco, come incostituzionale.

Primo passo. Ora l’’Akp, il partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo,  partito di maggioranza, vincitore alle scorse elezioni con il 46.6% dei voti (16,5 milioni di elettori ); ha un mese di tempo per rispondere alle accuse.

Sembra siano state presentate prove pesanti di violazioni di principi della Costituzione (direttive del partito sul divieto di vendere alcolici, creazione di spazi per sole donne nei luoghi pubblici, distribuzione di copie del Corano con il logo del partito islamico, sono solo alcuni dei numerosi esempi riportati).

Poi la Corte dovrà emettere una sentenza che potrebbe sancire la chiusura del partito di governo e l’interdizione dei suoi massimi dirigenti per attivita’ antilaiche.

Laicità e fede le grandi nemiche degli ultimi anni.

Cosa succederà se ancora una volta una svolta autoritaria si avrà in Turchia?

E cosa se in vece il partito islamico riuscisse nei suoi progetti di almeno parziale islamizzazione della Turchia, il secondo esercito Nato)?

Le porte della violenza non si sono mai chiuse e le illusioni di fine della storia cedono il passo al realismo del metallo.

Gli arcaici dogmi di fede tornano prepotenti ad indossare la tiara e l’armatura.

Le croci cristiane incitano alla scontro e dai minareti si trasforma la fame in bombe umane.

E gli uomini tutti di nuovo schiavi di un potere naturale e divino, che tutto può e tutto decide.

Oppure sposare il laico autoritarismo? La spaventata difesa del privilegio occidentale?

La regressione allo stato infantile pre-bastiglia, l’arrocata difesa di valori assoluti e di colonialismi liberatori?

Abbandonare l’assoluto e sposare il creolo?

Un allenaza di popoli contri governi sfruttatori.

Un nuovo liberatorio urlo dall’Africa Nera?

I ricchi precari che nello specchio vedono non più Hollywood ma Kinshasa?

Le guerre dei potenti Petrolieri e dei sedicenti ministri di dei vari nelle loro stanze da letto?

L’oligarchia mondiale dai tanti colori ma un unico cuore a letto senza cena?

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Dio lo vuole - Il Vaticano e la nuova crociata.

Pubblicato su comunicazione, cultura, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 31st, 2008

“Dio lo vuole”

Era grido di battaglia usato da Pietro l’Eremita nella sua predicazione per arruolare crociati per la Crociata dei pezzenti.

 

Il Vaticano già a quei tempi era molto attento nel reclutare campioni noti che facessero da simboli nobili di combattenti cristiani e spingessero altri ad unirsi alla santa guerra, spesso rinati in cristo dopo tormentati passati da peccatori. Nelle varie crociate combatterono veri eroi popolari del tempo come Goffredo di Buglione, Federico Barbarossa, Filippo II Augusto (re di Francia), e Riccardo Cuor di Leone (re d’Inghilterra).

Oggi il Vaticano impegnato nel nuovo scontro di civiltà contro il satana islamico (che ha osato superare i cattolici per numero di fedeli, ma come hanno tenuto a precisare le gerarchie i Cristiani nel totale restano più numerosi ed il fatto è dovuto soltanto al calo della natalità–>qui) ha bisogno di nuovi campioni.

 

Di recente aveva già consacrato sul palcoscenico d’onore il campione redento, Magdi Allam, convertitosi alla vera fede.

Ora per rinforzare la credenza popolare della mitologia cristiana moderna per cui il comunismo Sovietico sarebbe stato sconfitto dall’agnello sacrificale di luce bianca, automartirizzatosi in TV per la conquista delle menti alla Sacra Romana Chiesa, cerca di conquistarsi un altro campione doc.

Il grande merito di Magdi Allam è di essere un fermo critico del satana Islamico, da molti accusato di scivolare spesso verso il razzismo.

Il nuovo campione è il politico Russo che diede il via alla Perestrojka. Il magazine cattolico Inside the Vatican ha fatto circolare voci di una sua possibile conversione segreta al cattolicesimo e cercato di confermare quelle che circolano già da un pò su presunti incontri segreti tra Mikhail Gorbachev e Giovanni Paolo II per due anni, prima della caduta del comunismo.

In un sol colpo così la chiesa si ritroverebbe con il super campione agnello sacrificale ancor maggiormente santificato dalla conferma definitiva della sua personale vittoria sul comunismo e un nuovo campione: il saggio che ammise la sconfitta e termino la Guerra Fredda.

Peccato che il campione ha ribadito di essere ateo (qui), ma i cristiani non spiccano certo per realismo, così, il magazine insiste che forse Gorbachev è, e vuole rimanere, un cristiano “nascosto”.

 

L’ agnello sacrificale centra con la caduta del comunismo?

Perchè l’unione sovietica è crollata?

Le ragioni sono tante. Quelle che sembrano più importanti e assodate sono:

·        il capitalismo in quegli anni ha prodotto ricchezza, il comunismo sovietico riusciva a distribuirla meglio, ma non ne produceva e alla lunga le spese militari per la Guerra Fredda hanno strangolato l’economia;

·        la centralizzazzione eccessiva e la burocrazia infinita hanno alimentato il processo;

·        la mancanza di libertà e i primi accenni di indipendenza in Europa Orientale, infiammati dalle prime timide aperture del regime hanno fatto il resto.

La chiesa ha offerto ben poco e avuto un ruolo del tutto secondario.

Da tempo sociologi illustri hanno dimostrato che in periodi di forti cambiamenti politici si riattivano le reti sociali secondarie esistenti, come luoghi di incontro e organizzazione. La chiesa era una delle poche reti sociali esistenti e uomini hanno sfruttato quella rete a scopo politico. Spesso usare quelle specifiche reti ha avuto amare consegue, come quella di una Polonia, leader del cambiamento durante la fine della Guerra Fredda, che finisce in mano a due strani figuri ultracattolici e retrogradi, talmente tanto da guadagnarsi nemici anche in Vaticano.

Di certo offrire degli spazi d’incontro a gente affamata di libertà non è cosa da vantarsi di aver sconfitto chi sa chi; e forse neanche tanto da vantarsi visto che il dovere di ospitalità è convenzione antica di tantissimi popoli, se non tutti, e forse la più naturale delle cose.

Per di più il cattolicesimo Vaticano ha avuto influenza solo in alcuni dei paesi coinvolti; e in nessuno è stato di certo l’unica rete organizzativa di sostegno, né la causa della vittoria.

 

Ma i cristiani non sono noti per realismo.

La favola va avanti.

Gli eroi leggendari si armano e partono per la nuova santa crociata contro il satana Islam.

E la Chiesa prepara i forzieri. I cattolici sono pii e caritatevoli.

Non sono razzisti ed islamofobici.

…Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane…

                                                                                 Discorso di Benedetto XVI all’Università di Ratisbona. 12 settembre 2006.

E il loro principale interesse non è la conquista delle menti e con essa del potere.

Ma più di tutto sono realisti.

 

La scienza dice che l’uomo si è evoluto, loro no l’uomo l’ha impastato nel forno dio nell’eden di Adamo e il creazionismo deve essere insegnato.

Galileo? Dice un mare di cazzate eretiche.

Gorbachev dice di essere ateo.

Ma che!!!

Quello mente perché non vuole dirlo è un gran burlone.

 

Mondo

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Taiwan- Pechino + vicine. Malaysia e sud-est asiatico. Naziskin Russi. Alitalia crisi senza fine. Etc

Pubblicato su economia, geopolitica, giornalismo, guerra, link, media, politica e società by sparkaos su Marzo 25th, 2008

Link del giorno: 25/03

    Le elezioni politiche e l’economia nella piccola isola asiatica favoriscono il disgelo con la madrepatria, che continua a dichiarala parte integrante del suo territorio.

    La Malaysia è da sempre uno snodo commerciale di primaria importanza nel sud-est asiatico. Le prospettive dopo il voto tra conflitti etnici, Usa, Cina, economia ed islam.

    I rapporti tra i due giganti

    La violenza in Russia dilaga in ogni sua forma e lentamente il pase scivola verso la dittatura e la destra estrema nazionalista

    Un articolo molto interessante sulla situazione dell’Alitalia dalla voce.info

    Una donna di meno di quaranta anni da la caccia a Bin Laden per conto del pentagono

    Le milizie del leader sciita radicale sempre sul piede della rivolta

    Scintille tra la Macedonia e la Grecia che si oppone al suo ingresso nella nato. I greci temono che il riconoscimento del nome “macedonia” possa portare a rivendicazioni di territorio. (la Grecia ha parte del territorio della macedonia storica)

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    Vittime di Guerra - Palestina/Iraq - 15 Marzo 2008

    Pubblicato su geopolitica, giornalismo, guerra, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 15th, 2008

    Quante sono le vittime del conflitto in Medio Oriente?

    Dall’inizio della seconda intifada in Israele/Palestina(2000):

    · Palestinesi              5.165  (esclusi uccisi da altri palestinesi)

    · Israeliani                1.067

    · Altri                        78

    In Iraq (marzo 2003):

    · Iracheni                  81.881-89.370

    · Usa                          3.984

    · Altri                        308

    (Stime “Internazionale” n. 735 14/20 marzo 200 8)

     

     Da un confronto con le stime del 11/17 gennaio 2008 (trovate anche le poche informazioni disponibile sul conflitto Afghano) risulata immediatamente evidente che in circa due mesi sono morti 255 Palestinesi e soltanto dieci Israeliani, con un evidente inpennata della violenza.

    In Iraq sono morti in due mesi 1500-1568 Iracheni e 69 Americani, da notare anche che è morto un unico soldato di altra nazionalità; ciò rende ancora più evidente il persistere della violenza e il carattere unilaterale e nazionale della guerra Americana.

    Resta chiaro che tali stime sono basse perché basate su informazioni ufficiali e perché tengono conto solo delle vittime dirette della violenza. In Iraq ad esempio una larga fetta della popolazione è vicina alla fame, non ha servizi pubblici ne sanitari e spesso la violenza diffusa sfugge al conteggio ufficiale.

    Ciò nonostante la sproporzione dei morti illustra sempre meglio il carattere aggressivo e terroristico della condotta Americana ed Israelina. In particolare è del tutto evidente come non si possa considerare quella Israeliana come un’azione di contrasto agli attacchi palestinesi, che sempre più si configurano come una comoda scusa per l’occupazione e il sostanziale genocidio.

     

     

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    Rendition, la tortura e la memoria storica

    Pubblicato su cinema, comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Marzo 10th, 2008

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    Rendition è un film che ha il grande pregio di trattare un argomento difficile e di scottante attualità, i rapimenti della CIA di presunti terroristi e la tortura in paesi amici.

    Ha anche il merito di sollevare un velo sulla realtà di una pratica iniziata ben prima di Bush e l’11 settembre, sotto Clinton probabilmente (altro motivo per non vatare Hillary); e inizialmente da applicare in casi estremi, poi sull’onda emotiva degli attentati alle Torri Gemelle divenuta una vera industria dove un minimo sospetto è sufficiente per ritrovarsi in incubo.

    Per il resto il film non è ne brutto ne bello, attori normali, regia con qualche spunto, sceneggiatura poco profonda (il vero tallone di achille).

    Non realizza a pieno le promesse visive e non analizza quasi per nulla le psiche coinvolte, ne va più di tanto al fondo degli effetti sociali della tortura.

    Per di più, riesce a mio avviso ad essere quasi propagandistico per gli Americani al cui interno nascono, comunque, gli anticorpi (almeno parziali) a questa scelta sbagliata e l’eroe di turno, che, anche se eroe sporco, finisce per essere percepito quasi più eroico e umano.

    La figura peggiore la fanno i torturatori locali e la politica USA, con non poco populismo assolutorio delle colpe almeno morali dei tanti americani che hanno aderito e aderiscono al nazionalismo apocalittico di Bush e company, che finiscono per essere il capro espiatorio di tutto.

    Sembra quasi un film di propaganda stile seconda guerra mondiale, quando furono assunti i migliori registi dell’epoca per condizionare l’opinione pubblica mondiale. Oggi il messaggio, preparatorio di una svolta, sembra essere “non è colpa nostra ma di un folle presidente capitato nel momento sbagliato di crisi”.

    Italia e Germania insegnano che la rimozione della memoria non è cosa saggia.

    Non mi è piaciuto 

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