Frammenti Nomadi

Il Governo Ombra del Mondo

Pubblicato su X-Files, curiosità, geopolitica, giornalismo, politica e società by sparkaos su Maggio 8th, 2008

Molto spesso si parla dello strapotere delle multinazionali private e di potenti famiglie di baroni economici. Alcuni ricercatori sono da anni convinti che alcune associazioni private siano una specie di organo di governo ombra del Mondo. C’è chi cita un organizzazione che si riunisce in Svizzera annualmente, dove numerosi ex presidenti Americani si sono recati un anno prima di essere eletti. C’è chi più generalmente parla di apparato industriale e militare americano. C’è chi parla di un organizzazione che tra l’altre cose sarebbe legata ed interessata a manufatti alieni. C’è chi parla del Gruppo Bilderberg. C’è chi si spinge molto più in là.

La maggioranza delle persone solitamente prendono queste come stupidaggini da ragazzini fissati, anche perchè di teorie cospirative ne fioriscono così tante e così strambe da screditare tutti quelli che si occupano di simili ipotesi. Spesso, però, si dimentica che chi formula queste teorie a volte ha incarichi professionali di tutto rispetto in cui viene ritenuto persona intelligente e fidata. E che queste teorie, spesso scarse di prove, sono, però, almeno in alcuni casi, del tutto logiche e del tutto immaginabili nell’evoluzione storica della società attuale. E’ tempo di cercare di guardare al mondo con occhi più smaliziati, aperti all’insolito e senza pregiudizi, perché il punto fondamentale non è se queste teorie sono errate, ma quanto sarebbe grave se fossero vere.

Uno dei nomi che ricorre più spesso nelle teorie complottistiche di ogni genere è quello dei Rockefeller, potente famiglia di capitalisti americani. David Rockfeller, nel 1973, ha fondato la Trilateral Commission (Commissione Trilaterale), il cui documento costitutivo spiega: «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni». Proprio quest’anno sono state ammesse la Cina e l’India. Creata per il declino del think tank americano Council on Foreign Relations (a causa del suo sostegno alla guerra del Vietnam che scontentò molti americani) è un organizzazione dall’ideologia mondialista che molti vedono come la vera regia della globalizzazione.

Quindi si tratta di un gruppo di privati cittadini tra i più influenti al mondo che si riunisce per discutere delle vicende fondamentali del mondo. Fin qui niente da dire, ma c’è da considerare: la segretezza delle riunioni a cui i pochi giornalisti ammessi sono membri della Trilaterale, che come tutti gli altri non parlano delle riunioni; e la grande influenza dei membri. (qui un articolo con indiscrezioni sulle decisioni di quest’anno)

P.S. se vi fate un giro in rete sui Rockfeller, spesso in combutta con altri nomi noti come i Bush, trovate un mare di indizi di collegamenti con ogni genere di cosa, dai nazisti, agli alieni, alla rivoluzione agricola che ha cambiato il mondo, all’eugenetica etc. E’ evidente che tante di queste cose sono solo chiacchiere ed invidia, ma se avete pazienza di inoltrarvi in questo mondo scoprirete che alcune cose se non provate sono supportate almeno da forti indizi.(due esempi qui e qui)

P.S.2: per un esempio di persone di tutto rispetto (ministri ed ex ministri) che alle teorie del complotto credono tanto da rischiare la propria faccia un es. qui

P.S.3:ho trovato quest’altro articolo interessante sul prezzo del petrolio e il Gruppo Bilderberg–>qui

X-Files

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La destra avanza in Eruopa e i Laburisti Inglesi vengono travolti

Pubblicato su curiosità, geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 2nd, 2008

Per la prima volta da 40 anni Il New Labor è il terzo partito del paese. Nelle elezioni amministartive ha subito una sonora sconfitta riuscendo a farsi superrare non solo dai Conservatori, che esultano in vista delle politiche, ma anche dai Liberal Democratici. (reuters) Forse però il sindaco laburista di londra, Ken Livingstone, potrebeb ottenere un terzo mandato, ma il testa a testa con Boris Johnson è ancora serrato.

La destra avanza in tutta Europa e le ragioni sono strutturali riguardano le sfide economiche  e politiche che gli Europei si rifiutano di affrontare votando il populismo nazionalista, ma proprio facendo ciò in così tanti paesi contemporaneamente dimostrano l’ineluttabiulità delle’Europa.

Da decenni i governi europei tendono sempre maggiormente ad avere colori politici simili. Con ciò non significa che la realtà nazionale non ha influenza, tanto è vero che non c’è ancora mai stato un periodo in cui tutti i governi avessero lo stesso colore; ma che ha sempre meno peso sulle scelte degli elettori che casomai inconsapevolmente, ma si trovano a vivere problemi sempre più simili e comuni e a reaggire in maniera sempre più coordinata invoilontariamente.

E’ ora che l’inconsapevole diventi consapevole e che i movimenti politici si rendano conto di ciò e aggreghino il consenso o il idssenso in un orizzonte ideale Europeo.

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La censura Russa e l’amicizia Berlusconi-Putin

Pubblicato su comunicazione, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 28th, 2008

Putin all’attacco dei media.

Dopo il caso del direttore licenziato dal proprio editore per aver pubblicato le voci di un possibile divorzio dello Zar di tutte le Russie e di una sua presunta love story con un ex campionessa di pattinaggio, Аlina Kabaeva, il Cremino si lancia sempre più alla conquista e al controllo dell’etere. Forse consigliato dall’amico Berlusconi, nell’incontro provato dei giorni scorsi, Putin ha deciso di porre un’ulteriore stretta alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione, oltre che portare un ulteriore campo dell’economia Russa sotto stretto controllo dell’oligarchia al potere.

La camera bassa Russa ha approvato un testo, con un solo voto contrario, che prevede la sospensione o chiusura dei mezzi d’informazione che abbiano «diffuso informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Ora tocca al senato, dove l’esito è quasi scontato. (alice.it)

Intanto nasce un nuovo colosso dei media che sarà a libro-paga della presidenza Russa.(NMG - Mediagroup nazionale) e comprenderà una rete di ben 864 stazioni russe che diffondono attualmente i loro programmi in Russia, nelle nazioni della Csi e nei paesi del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). Izvestija, il quotidiano più vicino a Putin, avrà un ruolo notevole nella gestione economica della NMG. (qui)

L’effetto combinato delle due iniziative, in una situazione in cui la libertà di espressione già subiva evidenti limitazioni e in un paese con un alto tasso di mortalità tra i giornalisti, avrà un impatto devastante sulla presunta democraticità della Russia. Molti hanno notato che la successione al potere in Russia poteva comportare, anche, una maggiore democraticità dello Stato e una più equilibrata spartizione di potere. Queste sognanti affermazioni si scontrano contro la realtà di un oligarchia che governa con autorità il paese e di molti russi che sono disposti ad accettarla per l’evidente ruolo riconquistato dalla Russia nel sistema mondiale. Il nazionalismo favorisce l’oligarchia, concentratasi intorno a Putin e uscita dalle scuole del KGB, i media gli permettono, e permetteranno, di alimentare tale sentimento e sfasare la percezione che i russi hanno del mondo e della realtà. Il potere cambia forma per controllare più strettamente tutto.

Voci parlano di un interesse della berlusconiana Mediaset che potrebbe a breve aprire un suo ufficio moscovita e avviare trattative organiche con il Cremlino e con la nuova holding NMG. Si spiegherebbero, pertanto, i colloqui a porte chiuse tra i due amici.

C’è quasi una sorta di contagio tra i due, entrambi intenzionati a mantenere il potere ad ogni costo e poco inclini alle critiche. Le somiglianze tra i due sono infinite, almeno quanto le differenze. Eppure condividono ciò che più conta: una gestione personalistica del potere che sfiora la megalomania e che nel populismo nazionalista trova la scintilla per far emergere il consenso popolare, costruito precedentemente con il potere economico, mediale od energetico che sia. Entrambi liberali a parole. Entrambi poco inclini a sopportare una liberà stampa. Entrambi con la presunzione di sedere tra i grandi della storia.

E’ l’inizio di una nuova epoca di rapporti tra Russia ed Italia, sempre più distante dall’Europa?

P.S. per i rapporti tra la Russia e L’Europa vedere: Conflitti in Europa e Identità Europea

P.S.2: per le sfide della Russia di oggi e il cambio al vertice:Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi

Mondo

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L’America, gli amici di Al Qaeda e il sogno Imperiale

Pubblicato su X-Files, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 21st, 2008

La stampa riporta che l’86% degli attentati terroristici degli ultimi 25 anni si è verificato a partire dal 2001; e il più alto numero annuale di attacchi è stato registrato dal 2004 ad oggi. Anche considerando che un nemico in difficoltà può tentare, usando le sue ultime risorse, un colpo di coda e spinto dalla disperazione provocare un ultima esplosione di violenza prima della resa, non mi sembra esistano ragioni per sostenere, oggi, questa ipotesi. La strategia contro il terrorismo, post 11 settembre, che ha portato alla guerra in Afghanistan e in Iraq, e a scontri nascosti molto più diffusi a livello planetario, o è un evidente fallimento oppure nasconde scopi ben diversi.

Un numero sempre più folto di persone di ogni tipo (tra cui professori delle migliori università Americane e mondiali, diplomatici di diversi paesi, giornalisti, ex agenti segreti e militari) pensa che in realtà il terrorismo sia una scusa, usata per due principali scopi. Il primo: miliardi di guadagni per l’apparato industriale-militare USA, che sempre più si configura come una sorta di governo ombra privato del mondo. Il secondo: consolidare l’impero americano ed impedire che si formi in Euro-Asia un blocco continentale in grado di contrapporsi allo strapotere USA. Assicurarsi i rifornimenti di petrolio e tenere sotto controllo i miliardi di dollari degli Emiri, tenendogli il fiato sul collo, sono solo obiettivi intermedi verso questa strategia; che dal Caucaso, all’Europa dell’ est, al Medioriente tenta di limitare l’influenza Cinese e Russa sottraendogli spazio geopolitico e risorse; e circondando i due paesi di statarelli formalmente liberi, ma strettamente legati agli interessi dei grandi gruppi privati americani e pesantemente influenzati dalla CIA. In quest’ottica il caos odierno del Medioriente è del tutto funzionale ad impedire aggregazioni pericolose tra i paesi Arabi; tenere nell’area forze USA per possibili interventi contro le potenze emergenti di Cina e India e la risorgente forza della Russia; e creare tensione nell’area.

Russia e Cina hanno abbozzato un primo tentativo di costruzione di un blocco di paesi alleati in grado di contrastare la geopolitica del caos americana attraverso manovre militari congiunte e il sempre crescente ruolo della Shangai Cooperation Organization[1] (SCO). L’organizzazione ha scopi variabili ed in evoluzione (non sempre trasparenti) sia di carattere economico che militare; e sembra possa rappresentare una sorta di risposta alla nuova NATO. Recentemente l’organizzazione è stata tirata in ballo da Musharraf, presidente sempre più in bilico del Pakistan, che ha chiesto un suo maggiore impegno in Afghanistan (Alcuni analisti sostengono che Cina e Russia stiano da tempo giocando una partita propria nel paese).

”. Vista in quest’ottica interpretativa la maggiore quantità di attentati terroristici potrebbe andare a tutto vantaggio degli intenti nascosti degli USA. Definire un area d’ordine, l’occidente, e una di caos, l’oriente; così da impedire un assetto più multipolare del mondo sia limitando il potere dei singoli colossi Asiatici e seminando discordia e conflitto nell’area; sia impedendo la formazione di un blocco Europeo coeso e realmente indipendente . Molti esponenti delll’elite Americana, da tempo, dichiarano che la vera minaccia alla superpotenza è la creazione di una Federazione Europea. Altri fanno notare che la spinta all’unità europea è arrivata proprio dagli Americani dopo la seconda Guerra Mondiale, ma mostrano di non aver capito che la globalizzazione e la fine dell’URSS hanno cambiato completamente lo scenario e le priorità strategiche (all’interno di un impostazione strategica le cui fondamenta sono antichissime e continuamente aggiornate, che al succo si traduce nella precedente affermazione in neretto). Sotto questa luce i frequenti segnali di un possibile attacco all’Iran (anche esso in odore di SCO e con una posizione strategica di apertura al Caspio, ricco di petrolio, al Caucaso e alla Russia stessa) e a zone limitate del Pakistan (la stampa riporta l’ennesima richiesta di maggiore libertà di azione nelle aree tribali del Pakistan da parte dei militari USA) assumono nuovi inquietanti significati. Da una parte mostra la decisione assoluta dell’attuale amministrazione ad andare avanti con il suo piano di ridisegno del mondo, dall’altro l’assoluta mancanza di una direzione precisa, giusta o sbagliata che sia. L’America da una parte ha bisogno del Pakistan per non perdere il controllo del mostro Islamista che ha creato (e per questo rifiuta l’autorizzazione a procedere) dall’altra ha tutti gli interessi a causare una deflagrazione di tale portata che di certo influenzerebbe tutta l’area, creando non pochi problemi alle potenze asiatiche vicine e rendendo nulli per un pezzo qualsiasi progetto Pan Arabo. Ottenendo in premio l’effetto accessorio che, a quel punto, l’Europa dovrà prendere una posizione più decisa e con ogni probabilità sceglierà di affidarsi al “materno ombrello americano

In quest’ottica il terrorismo è il migliore alleato degli USA e il numero maggiore di attentati, come i tanti errori strategici americani, sono del tutto comprensibili. Da tempo circolano voci e indizi su stretti legami economici e politici tra l’amministrazione Bush, l’apparato industriale e militare USA e Bin Laden. Da tempo sono stati sollevati forti dubbi sulla versione ufficiale dell’undici settembre (ci tornerò in seguito). Ma molti liquidano il tutto increduli con la lapidaria frase, il governo americano non permetterebbe mai un simile attentato contro i suoi cittadini. Esistono fondati motivi per ritenere che al contrario non solo l’ha permesso, ma l’ha addirittura organizzato e che non sia stato l’unico, ne l’utimo. Di libri su simili argomenti ne sono stati scritti tanti e di ipotesi ne sono state fatte davvero infinite. Alcuni dei dubbi sollevati sono ormai di pubblico dominio, ma ci sono particolari che sono sfuggiti. Basta ricordarne solo alcuni per rendersi conto che la teoria della grande cospirazione non è poi così infondata. Molti storici (anche americani)sostengono che gli Stati Uniti abbiano usato diverse volte attacchi nemici, non contrastandoli o inscenandoli, al fine di mobilitare l’opinione pubblica e giustificare le proprie politiche. (accusa spesso formulata è che ad es. sapessero di Pearl Harbor) E’ provato che il governo USA ha usato gli americani come cavie ripetutamente al fine di raggiungere i propri scopi (LSD, atomiche, etc) e ciò smentisce chi, ingenuamente, sostiene che non avrebbe mai permesso la morte di tanti americani a New York. E’ accertato che gli enti preposti al controllo del traffico aereo non hanno adottato, quella mattina, le più elementari misure di sicurezza avendone tutto il tempo; e che nei mesi precedenti avevano più volte svolto esercitazioni su scenari simili. Il presidente Bush, oltre ad un paio di dichiarazioni che potrebbero indicare che già sapesse, fu tenuto per tutto il giorno in volo, mentre altri, il suo vice Dick Sceney, coordinavano la reazione americana che fu in pratica nulla e contraria ad ogni logica e procedura operativa. Molti dei presunti terroristie delle presunte vittime risultano vive e vegete e per nulla coinvolte. (es. una delle passeggere che si disse erano riuscite a chiamare qualcuno da uno degli aerei dirottati è stata arrestata in Europa). Il governo USA, sia negli ultimi anni che storicamente, ha più volte mentito apertamente all’opinione pubblica e ancora più spesso ha cercato di manipolarla (per un es. recente: la stampa, per le bugie basta ricordare le fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq). Le due torri subirono lavori di ristrutturazione proprio nei piani che furono colpiti dagli aerei e numerosi esperti sostengono che il crollo per come è avvenuto non può essere stato causato dall’impatto degli aerei. E si potrebbe andare avanti per un bel pezzo.

Tempo fa rimasi sorpreso dalle dichiarazioni nette di Stanley Hilton, noto avvocato statunitense, già esponente del Partito Repubblicano e consigliere capo del senatore Bob Dole. Attualmente difende gli interessi di molti familiari delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 che hanno fatto causa al governo per quei tragici fatti; quindi è di certo una persona di parte, ma ben informata e non un fanatico antiamericano. Ha affermato più volte con assoluta chiarezza che il governo americano ha ordinato l’attentato alle Torri Gemelle.

E’ davvero così? L’America è stata attaccata dal suo stesso governo per un misto di interessi privati e geostrategici? Forse rispondere con certezza a questa domanda è difficile, ma di certo si può affermare che moltissimi noti e non noti laureati USA hanno dichiarato che il circolo di neocon, che ha ispirato la guerra al terrorismo, negli anni universitari discuteva apertamente di provocare un attentato per poter poi ridefinire gli assetti globali. E che di particolari stonati, che non tornano, in questa storia ce ne sono troppi, basta cercarli sparsi nel mondo… come piccoli semi di una strategia globale di dominio attuata da una ristretta elite.

Pensiamo ad alcune strane avventure legate alle Filippine; indipendenti dal 1946 e fino ad allora sotto controllo USA che, nel 1898, a seguito della guerra ispano-americana, le strapparono agli spagnoli.

Abu Sayyaf è un gruppo Islamista, fondato da un gruppo di veterani afgani estremisti, direttamente legato ad Al Qaeda, che agisce contro il governo filippino dall’inizio degli anni 90. Un senatore filippino ha accusato in Senato la CIA di aver creato il gruppo. Due episodi sembrano confermare la tesi del senatore.

Nel dicembre 1994, Mohammed Jamal Khalifa venne arrestato in America per violazioni alle leggi sull’immigrazione. L’FBI inizio subito ad investigare su di lui perché erano più che noti i suoi legami con il gruppo Abu Sayyaf e Al Qaeda. Khalifa, cognato di Bin Laden, è una figura chiave per il finanziamento delle operazioni di Al Qaeda su scala mondiale e il, probabile, finanziatore della costola Filippina. Il Segretario di Stato Warren Christopher (del primo mandato Clinton)scrisse personalmente una lettera al Procuratore Generale chiedendo che venisse approvata la richiesta di estradizione in Giordania presentata dagli avvocati del detenuto. L’investigazione dell’FBI venne cancellata.

Michael Meiring, un cittadino americano, appena arrivato nelle Filippine nel 1992 strinse rapporti opachi con ufficiali del governo e con membri del gruppo Abu Sayyaf. Nel 2002, mentre il gruppo Islamista compiva molti attentati, Meiring accidentalmente fece esplodere una bomba nella sua camera di albergo a Mindao, causandosi ferite gravi che richiesero un immediato ricovero ospedaliero. Poi dopo una serie di strani spostamenti e decisioni Meiring venne rimpatriato in tutta fretta negli Stati Uniti. Gli USA da allora rifiutano di concedere l’estradizione perché sia processato nelle Filippine .

Perché gli USA dovrebbero organizzare attentati nelle Filippine?

Nel 1991, anno di fondazione del gruppo Islamista, il senato delle Filippine aveva approvato la chiusura di tutte le basi USA sul territorio del paese. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni di Abu Sayyaf, l’esercito statunitense venne invitato a tornare nel paese per partecipare ad un’operazione militare congiunta tra Filippine e Stati Uniti, con lo scopo di eliminare il terrorismo.

Si può affermare che il Governo USA stia attuando, in collaborazione con Al Qaeda, una strategia globale per interessi economici e di dominio?

Si può affermare che ciò è possibile, se non probabile.

E le elezioni Americane come influiranno su tutto ciò?

Sembra improbabile che McCain, fermo sostenitore di Bush, possa rappresentare un cambiamento. Hillary, grande amica delle multinazionali, ed erede di Bill, che come ancora una volta il caso delle filippine dimostra non è di certo estraneo ad una simile possibile strategia, probabilmente finirebbe per rappresentare una maschera più accettabile per strategie non dissimili. Resta Obama. Almeno sulla carta non è sospettabile di connivenze con l’apparato industriale e militare e con simili progetti imperiali (tranne se non è stato programmato sin da piccolo per sembrare questo dalla CIA, scherzo non c’è nessun indizio in tal senso). Ma ammesso che riesca a farsi eleggere avrà la forza di opporsi al governo ombra privato del Mondo? E riuscirà a sopravvivere?

Credo che, se fossi Americano, voterei Obama e poi andrei a scommettere sulla sua morte.


[1] Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina; hanno ruolo riconosciuto di osservatori Mongolia, Pakistan, India e Iran . si è parlato anche di una possibile adesione dell’afghanistan.

Mondo

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Politica estera Americana

Pubblicato su economia, geopolitica, guerra, link, media, politica e società by sparkaos su Aprile 20th, 2008

Link:

Un interesante analisi dell’evoluzione della politica estera e del suo rapporto con il diritto internazionale, con particolare riguardo agli USA. Geopolitica e diritto internazionale nell’epoca dell’occidentalizzazione del pianeta

Una raccolta di articoli tradotti sul medioriente e la politica americana nell’area, che restituiscono parola ad analisti e degli osservatori della stampa mediorientale – ed araba in particolare; in un contesto in cui i media occidentali riportano raramente altre voci locali diverse da quelle dei fanatici. QUI

Le bugie della coalizione Americana e Britannica in Iraq sono infinite. Qui

Ma la politica estera è strettamente intrecciata all’economia. La stampa riporta un articolo interessante sull’evoluzione del mercato cinese e la sempre crescente guerra economica tra Europa ed USA, che già da anni su molti temi economici sono molto lontane. QUI

MONDO
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Nazirock, Forza Nuova e il fallimento della sinistra

Pubblicato su cinema, comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 17th, 2008

Stasera ho visto il documentario sull’estrema destra Italiana cha di recente Forza Nuova è riuscita a bloccarne la proiezione, con un’azione legale per presunte lesioni di immagine.

Ho letto in rete commenti vari e tutti alla fine sottolineavano lo sdoganamento del Ventennio Fascista e del Nazismo; a me ha colpito tutt’altro. Sara perchè di amici di estrema destra, per puro caso, ne ho avuti diversi e una cosa già da un pò mi è estremamente chiara. Proprio l’aver impedito una libera espressione di opinioni fasciste, per tanti anni, ha contribuito a creare verso quei simboli un potenziale di aggregazione della rabbia sociale; sono puri, non corrotti, dallo schifo del mondo attuale, il passato è un mondo lontano facile da reinventare e si portano dietro un aura di puro e duro ideale.

La svastica non è più un dogma da tanto, anche, per chi ha idee diverse resta una compagna casuale di viaggio che si incontra in giro casomai con fastidio o a volte con una sorta di fascino per il simbolo, quasi slegata dalla sua storia. Per altri la svastica è il simbolo tagliente di qualcosa di profondamente diverso. Ma la svastica, infondo, è marginale, nel semplice senso che per tanti Skin va benissimo la croce celtica; ma insieme nella rinuncia, nel portarla più nascosta, diventa ancora più forte la rabbia di sentirsi non voluti, discriminati.

Come non è stata una novità scoprire che la vita concreta di un attivista di Forza Nuova è molto simile a quella che un tempo era la vita di un attivista della sinistra extraparlamentare. Vita in comune ed impegno politico. La nuova destra copia la sinistra estrema nelle forme di organizzazione; copia i centri sociali a Roma, copia gli stili musicali alternati, da cui il documentario prende il titolo. Organizza campeggi e struttura la vita quotidiana degli attivisti con impegni quotidiani e settimanali. Li istruisce in modo evidente su come parlare alle telecamere; gli fornisce i libri attraverso case editrici amiche, magliette, spille ed ogni altro gadget per creare comunità e simboli di riconoscimento. Tutto ciò che la sinistra ha rinunciato a fare chiudendosi nei palazzi.

Ma sono anche più furbi e avanti. Mentre tutti noi stiamo a scombattere su che Europa deve essere, loro ne hanno una precisa idea del tutto coerente e una rete di alleanze internazionali ben fornita; più ovviamente gli inevitabili nemici: dagli storici ebrei, comunisti e omosessuali agli immigrati, i vigliacchi, ovvero comunisti e politicanti vari, e agi Americani che diventano, in un certo senso, il collante per trasformare il nazionalismo in Nazionalismo Pan-Europeo andando a braccetto con Neo-Nazi tedeschi, Falangisti Spagnoli e Rumeni. Ma le alleanze e i nemici sono definiti anche ad un livello extraeuropeo ad es. con la Falange Cristiana Libanese e una certa vicinanza alla causa palestinese. (N.B. croce di cristo sempre presente in simili luoghi)

Offrono risposte chiare e semplici, radicate nella sottocultura Italiana, ma insieme aggiornate e moderne; e lo fanno in un contesto di allegra aggregazione di giovani. La gioventù Italiana è frustrata e loro gli offrono tutto ciò che serve per sfogare la rabbia e sentirsi parte di una grande e calda famiglia.

Fanno quello che la sinistra non fa più: raccogliere la rabbia sociale e farla esprimere. Si parla di estrema destra, ma il documentario mi ha colpito per quello che lascia capire dell’Italia in generale a partire dalle colpe senza fine dello Stato, a quelle della scuola e al perchè la sinistra è sempre più vecchia e lontana dalla realtà. Colpisce tanto l’intelligenza del tutto, di come è organizzato, di ciò che propone ai militanti e di come sono riusciti a ricreare una cultura, in un qualche senso, coerente su cui fondare un’identità ancorata nel passato, ma nuova e dinamica. Più di tutto colpisce l’aria che si respira.

Al nocciolo: da una parte, per chi vive la cosa da dentro, c’è calore, risposte, gruppo, identità e libero sfogo della rabbia in un contesto che non solo la giustifica, ma l’esalta come strumento di distinzione, liberando dal senso di colpa; dall’altra vuoto, dogmi morali assoluti e nessuna risposta. Nessuno sfogo di rabbia nella sinistra imborghesita e pacifizzata è concesso. Per strada la rabbia c’è.

Come mi è capitato di avere diversi amici Skin?

Perché vagamente skin ce ne sono tanti. Perchè erano (e quelli con cui sono ancora in contato sono) alcune delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto. Fermarsi all’idea assurda, all’atto casomai sbagliato o ignobile che possono aver compiuto è facile; a me non è stato concesso; semplicemente erano là e per ragioni che non contano non potevo evitarli e li ho conosciuti. Chi erano? Ragazzi più sensibili della media con tanta rabbia in corpo, quasi sempre nata per giustissimi motivi o semplicemente per l’aria pesante che si respira nelle strade un pò più in là di via Veneto; che un giorno erano stati colpiti da un simbolo tagliente, da una risposta sicura e semplice o dalla semplice voglia di fare a cozzotti e “gli skin fanno a cazzotti”.

Ciò significa che giustifico certe idee o azioni?

No neanche per idea, ma vedere solo la svastica e non le ragioni è comportarsi come Bush e bombardare l’intero Afghanistan per non guardare in faccia le ragioni del terrorismo.

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Chi vincerà le elezioni? Il Partito Democratico

Pubblicato su curiosità, giornalismo, politica e società by sparkaos su Aprile 13th, 2008

In questi giorni molti si affannano a trovare una risposta a questa domanda, tralasciando che non capisco il senso di trasformare le elezioni politiche in una sorta di scommessa, io penso che stavolta sia davvero impossibile prevederlo. Può essere che alla fine i risultati saranno simili a quelli indicati da tanti, ma per troppe ragioni si tratta di un puro esercizio di fantasia provare ad indovinare. Principalmente perchè:

  • Nessuno può sapere se gli elettori sceglieranno il cosidetto voto utile o continueranno a votare i partitini. E’ una decisione che mi sembra tanti prenderanno all’ultimo minuto e da questo dipende un pò tutto.
  • Il non voto (o voto nullo o bianco) potrebbe essere il vero vincitore delle elezioni; sia per i tanti che ancora dubitano, sia per difficoltà di recarsi alle urne e mancanza di tempo. Molti sono ancora gli indecisi da questo punto di vista, per le troppe delusioni accumulate e per la sensazione che le elezioni conteranno poco visto che difficilmente il governo che ne uscirà durerà molto. In più chi vive lontano dal luogo di residenza ha davvero poche motivazioni per affrontare i disagi del viaggio.
  • Le due principali formazioni hanno cambiato molto in un periodo in cui, per quanto l’elettorato di appartenenza in Italia è ancora forte, gli elettori votano più per singoli temi, personaggi o cmq scegliendo volta per volta. Entrambe le formazioni hanno anche scontentato una parte del loro elettorato più classico con i cambiamenti e un’altra parte è profondamente delusa per aver già votato tante volte i due partiti che poi non hanno fatto poco di quello che dicevano. Quindi tanti potrebbero cambiare schieramento o votare i più piccoli per protesta o per più forte appartenenza culturale (i due principali l’hanno cmq indebolità proponendo temi più “moderati”) o non votare.
  • Il tradizionale collante dell’Antiberlusconismo si è un pò appannato e questo va a svantaggio del PD.
  • E contemporaneamente il PD presenta per la prima volta un leader vero che piace alla gente e raccoglie consensi anche tra elettori più propensi a votare dall’altra parte
  • Berlusconi sembra stanco e tanti non gradiscono il ruolo di primo piano che avrebbe la Lega.
  • UDC e Destra sono un incognita grandissima e impossibile da prevedere perchè non ci sono precedenti. Potrebbero davvero affossare il PDL, tanto più che alcuni non sono per nulla felici dello sciogliersi di allenza nazionale e forza italia
  • La Sinistra probabilmente avendo un elettorato più di appartenenza manterra le percentuali, ma di delusi dalle scelte della cricca al potere ce ne sono infiniti e le forze minori di sinistra potrebbero essere la sorpresa (sempre nei piccolissimi numeri.
  • I socialisti sembrano scomparsi ma tanti laici alla fine potrebbero decidere di mandare un segnale al PD
  • Ma più di tutto gli Italiani sono stanchi, arrabbiati e delusi, ma anche poco disposti ad un serio impegno di cambiamento. Potrebbero reagire a ciò in qualsiasi modo. Un pò come un bimbotto piccioso che difficilmente si riesce a prevedere il prossimo piccio. (mi viene in mente ad es. che ho letto molti post che invitavano a votare Alemanno per punire Rutelli o Berlusca per punire la “falsa sinistra”

Ovvero le variabili in gioco sono troppe per fare previsioni. E’ vero che in ogni elezione sono tante, ma stavolta sono nuove e la situazione emotiva degli elettori verso la politica è in profondo divenire.

Dipenderà troppo da se gli Italiani reagiranno allo schifo: chiudendosi in se stessi e sulle proprie appartenenze; fottendosene schifati o decideranno che vale la pena tentare il cosidetto “biparittismo-bipolarismo”.

Io se dovessi scommettere direi che vince il PD perchè credo che al fondo tanti Italiani decideranno cmq di andare a votare e, pragmaticamente, decideranno di dare una possibilità a Veltroni, che spostandosi verso destra ha scontentato tanti, ma ha speranza di raggiungere la pancia profonda del paese, che, tradizionalmente, è stata di centro tendente a destra nel cuore. E più di tutto perchè l’unica cosa certa è che tutti vogliono un cambiamento e Veltroni è l’unico un minimo credibile da questo punto di vista, nella mente delle persone.

Ma tanto tra massimo due anni siamo di nuovo qua a votare (se non anche prima). Peccato che i prossimi mesi decideranno di una bela fetta del futuro Italiano per la crisi economica e per i processi di riforma, in corso e che presto prenderanno forma, in Europa ( e come al solito chi vince vince gli avremo firmato un assegno in bianco per il nostro futuro, visto che di politica estera e di difesa non ne ha parlato nessuno, per un analisi di ciò I buchi neri di Esteri e Difesa)

P.S. 14 aprile 2008 ore 16:48 mi sa che a volte le frasi fatte sono vere, il berlusca e i compagnucci di merenda dai primi dati sembra ce l’abbiano fatta:

LA STUPIDITA’ UMANA NON HA MAI FINE

P.S. ore 1:44 perchè ho perso la scommessa? semplice la gente non vuole cambiare per niente, il cambiamento fa paura. Berlusca è la macchietta italiana in versione moderna. E’ rassicurante in qualche assurdo modo è rassicurante. E gli italiani spaventati si affidano al sire carismatico di Arcore.

 

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Russia minaccia misure militari

Pubblicato su geopolitica, giornalismo, guerra, politica e società by sparkaos su Aprile 12th, 2008

Dopo il vertice di Bucarest della Nato pochi hanno sperato che le dichiarazioni di facciata potessero cambiara la realtà di una crescente tensione tra Occidente (in particolare Americani, con la UE il rapporto è più ambiguo) e Russi.

E’ di queste ore la dichiarazione del capo di Stato Maggiore Russo che ha minacciato misure di carattere militare e di altra natura per evitare che Ucraina e Georgia entrino nella Nato. Probabilmente i Russi hanno percepito il rimandare a Dicembre la decisione sull’allargamento come un mezzo si alle due repubbliche ex-sovietiche alle porte di Mosca. Come ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri:

“L’apparizione alle frontiere russe di un potente blocco militare sarà interpretata come una diretta minaccia alla sua sicurezza da Mosca”

Mentre circalano voci che Putin avrebbe dichiarato:

L’Ucraina  non è neanche uno Stato. Parte del suo territorio è Europa orientale. E una buona parte l’abbiamo regalata noi!”

Ma cosa fara di concreto la Russia?

Stando alle dichiarazioni prenderà misure di vario tipo per rafforzare la sicurezza sui propri confini: “anche di carattere militare”. (ad es. è stato annunciato il varo anticipato, per rispondere allo scudo spaziale americano, di una nuova stazione radio)

Ma le misure più destabilizzanti che Mosca potrebbe prendere riguardano il taglio dell’esportazioni energetiche verso le due Repubbliche, anche, per cercare di provocare e sfruttare il malcontento delle popolazioni. In Ucraina, il 56,9 %, non vuole l’ingresso nella Nato, anche perchè il 36% della popolazione teme di perdere la propria sovranità nazionale.

O il riconoscimento delle due regioni indipendentiste della Georgia a maggioranza filo-russa. Questo probabilmente significherrebbe una guerra Georgia-Russia, con conseguenze difficilmente prevedibili.

P.S. un interessante articolo che parla dell’assenza della politica estera dalla campagna Italiano e dai non chiari impegni di spesa militare che si apprestano a diventare la nuova sfida Europea: I buchi neri di Esteri e Difesa

P.S.2: un interessante articolo su un possibile cambiamento del modello di sviluppo economico cinese, su una possibile rivalutazione della moneta e sul Tibet e le Olimpiadi: BUONGIORNO ASIA 11/4/08

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Europa, la Nato, la Russia e l’America. Identità in sommovimento e conflitto

Pubblicato su comunicazione, cultura, curiosità, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, politica e società by sparkaos su Aprile 3rd, 2008

Sembra ormai scontato che, qualsiasi definizione d’Europa si voglia dare, lo si debba fare per forza in opposizione confronto con la Russia.

 

Fior di studiosi si sono affannati a discutere dell’identità storica Russa che si sarebbe da sempre definita in opposizione/alterità emulativa con l’occidente Europeo. Cioè l’identità russa discenderebbe da un miscuglio di oriente e di occidente, che è sia una posizione geografica sia una scelta culturale.

 

Ma ogni processo identitario oppositivo/competitivo influisce sul processo identitario dell’altro; così anche l’Europa liberale spesso si è definita in contrapposizione al dispotismo asiatico e russo. (Come altri hanno scritto) L’Occidentale creando l’esotico orientale crea e definisce se stesso in quanto Occidente in opposizione ad un oriente altro e diverso oggetto di fascinazione universalista e dominio, ma comunque  altro.

 

 

 

Per l’Europa l’altro è stato, per tutta la Guerra Fredda, la Russia e l’Europa dell’Est.

 

Quest’ultima, però, è stata presto riassorbita, se anche con problemi, nella sfera intima e del noi europei, anche se un noi anomalo solo parzialmente rassicurante per quel permanere dell’Est; fosse solo simbolico, cmq carico di storia divisa, cmq altro almeno in minima parte.

 

La Russia è l’altro dell’Europa di oggi.

La Cina, l’India, lo stesso Medioriente così vicino geograficamente sono l’altro ma più distante, più comprensibile nel suo essere diverso e lontano; qualcosa che esiste.

La Russia è l’enigma, qualcosa di vicino e incomprensibile. Oriente o Occidente. Europa o Asia. Nemico o Amico.

In ogni caso ogni giorno vicino, quando accendo il gas o quando faccio affari, o quando discuto di politica Europea ad un qualsiasi livello, su un qualsiasi tema.

In ogni caso ogni giorno lontano, per troppe cose che mi respingono e per troppi interessi divergenti che fossero anche meno degli interessi convergenti, nei meandri delle identità oppositive, sembrerebbero enormi.

 

 

L’Europa, sempre sull’orlo di nascere, incastrata in questo gioco identitario e di potere, forzata dall’alleato ingombrante e prezioso; appoggia pienamente il controverso progetto di scudo spaziale voluto dagli Americani; e che ubbidienti ed interessati i governi ceco e polacco hanno già (i polacchi tirano sul prezzo) accettato, nonostante popolazioni non proprio favorevoli.

 

In questo marciano al fianco degli Americani che dopo una fase di distensione e collaborazione ora sono sempre più di nuovo in conflitto con il nuovo Zar delle Russie.

 

Poi però gli Europei preoccupati dal grande vicino (che qualcuno forse preferirebbe usare come strumento di riequilibrio contro gli Americani per sganciare l’Europa da un’Alleanza, a queste condizioni, sempre più scomoda) costringono Bush a rimandare l’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato; un piccolo regalo di distensione, forse per la nuova speranza, il delfino dello Zar.

 

I temi di forte contrasto tra gli Europei e i Russi sono tanti e acuiti dalla crisi nei rapporti tra quest’ultima e l’ America. Crisi alquanto seria; tanto che da parte Russa nelle dichiarazioni pre-vertice sono volate parole come “profonda crisi””gioco molto pericoloso” e da parte americana parole altrettanto grosse per bocca del comandante in Capo “Washington sostiene con forza…”

 

 

 

Identità ed interessi in ricomposizione.

Europa che verrà.

Patti oceanici sempre più deboli in attesa del messia nero che forse sarà.

Scintille continue da nodi storici mai sciolti.

Eredità passate, incubi, nuovi sogni ed identità.

 

 

 

Intanto i Tedeschi e i francesi vanno avanti da soli.

Da decenni ci sono incontri bilaterali tra ministri e primi ministri dei due paesi per discutere e coordinare le politiche dei due paesi sui più svariati temi.

Tanto che qualcuno non esita a parlare di qualcosa di simile ad una confederazione a maglie larghe, già oggi, esistente nei fatti tra le due nazioni.

Ora Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno proposto ai leader della Nato di organizzare congiuntamente il Vertice 2009 dell’Alleanza.

Simbolo potente di unione di intenti tra due paesi. L’iperattivo Sarko si è spinto a dichiarare (in una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco) che Francia e Germania ”parlano con una voce sola”.

 

 

 

 

L’Europa, la vecchia Europa è tutto un fermento.

Ciò che nella percezione è statico è un caos magmatico in pieno e lento sommovimento.

 

Non c’è stato che non conosca gravi crisi istituzionali e ripensamenti.

Zapatero si affanna a cancellare i resti ultimi della dittatura, gli Inglesi cercano di chiudere con il conservatorismo Reganiano e la falsa sinistra del menestrello, e Sarko salta dalle braccia degli inglesi, a quelle dei tedeschi e quelle dell’Europa e intanto propone riforme della Nazione a più non posso; cercando una nuova identità Francese e un nuovo stato, quasi folle le tenta tutte, forse con un assurda estrema coerenza di intenti molteplici. Mentre l’Italia e la Germania attraversano una crisi di immobilismo, di diverso grado, ma ugualmente dirompete.

 

I nazionalismi e gli indipendentismi, sono dentro e fuori l’Europa ovunque, proprio mentre gli europei cercano di andare verso una nuova identità più cosmopolita ed aperta, più sovranazzionale, interetnica e multiculturale.

Dal Kosovo alla Bosnia, ai Paesi Baschi, all’Irlanda del nord, alla Scozzia, alla Padania, al Belgio diviso fino alle regioni russe della Giorgia e al Caucaso è in corso una straordinaria battaglia di potere ed identità. Nessuno stato Europeo può più essere così certo della sua definizione di identità nazionale stretto tra i separatismi etnici e i localismi da una parte e l’identità europea emergente  (storica necessità) dall’altra.

 

 

 

L’Europeo emerge più per lento scorrere della storia e in contrapposizione a ciò che si sente sempre più come diverso.

 

Nasce da orientalismi presenti e passati e da altrui veneree definizioni.

L’Europeo oggi è diverso dal Cinese, dal Russo, dall’Indiano e dall’Iraniano; ma forse più di tutto nell’istante di oggi è, e si sente, diverso dal Fratello Occidentale Americano.

Teniamo i piedi nelle due classiche staffe.

La politica europea di oggi non concordata, che nasce a cascata per iniziativa di singoli simboli incarnati e di dinamiche storiche, copia e rivede la storica strategia Tedesca.

 

I tedeschi hanno, dopo la seconda guerra mondiale, basato la propria sicurezza e fortuna su due pilastri reali ed identitari allo stesso tempo: la stretta alleanza con gli americani e l’integrazione Europea.

Sarko e la politica europea degli ultimi tempi, che un po’ scivola dietro di lui, rinsalda il legame Atlantico, anche dicendo si allo scudo antimissile ed inviando nuove truppe in Afghanistan, ed insieme rafforza il legame Europeo, stringendo i rapporti con i partner più importanti e proponendo nuove integrazioni europee (ovviamente) nell’ottica gollista di Europa delle Nazioni e non della, più avanzata e sensata, Federazione Europea, da tanti sognata.

 

In pratica la politica tedesca rivista alla luce dei tempi odierni.

L’America non vede di buon occhi una più “unita” Unione Europea.

Dietro i sorrisi i commentatori americani non si vergognano a dire che una Federazione Europea sarebbe un grave rischio alla leadership mondiale Americana, per alcuni il più serio di tutti (altro che Cina, India o Russia).