Frammenti Nomadi

Razzismo e Hillary

Pubblicato su geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 14th, 2008

Hillary Clinton all’inizio delle primarie democratiche aveva un immagine da donna forte, decisa e comprensiva; espressione dell’elite Americana, ma capace di un certo contatto con il “popolo”.Oggi la sua immagine è totalmente distrutta. Per gran parte degli Americani e ancor più per gli osservatori stranieri l’ex first lady è la donna senza cuore, capace di piangere solo per convenienza elettorale, che farebbe qualunque cosa, compreso mentire o peggio, per il potere. Allora come si spiega la sua recente e schiacciante vittoria nel piccolo Stato del West Virginia? (a livello numerico conta poco e non cambia il vantaggio di Obama per i soli 28 delegati in palio)

La sipegazione della vittoria della Clinton salta agli occhi da sola se si considera chi sono gli elettori che maggiormente la premiano sin dall’inizio e che in West Virginia sono rappresentati in maniera emblematica.

Bianchi, ultra sessantenni, veterani militari, poco istruiti e parte della classe media.

Razzismo. Conservatorismo dogmatico che non ama il cambiamento. Razzismo militarista e vicinanza dei Clinton agli apparati statali. Più facilmente soggetti al populismo e al sottile razzismo degli attacchi di Hillary. Spaventati.

La strategia di Hillary è risvegliare le paure degli Americani per tutto ciò che Obama rappresenta: un nero che vuole cambiare le cose.

Obama aldilà delle sue intenzione, getta involontariamente un dubbio radicale su tutta la storia Americana e sul recente presente ed immediato futuro (in questo caso si tratta di una scelta deliberata ad es sull’Iran e il terrorismo)

Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.

Intanto proclama vittorie da mesi che in realtà sono deltutto insignificanti. Tutti gli stati che è riuscita a vincere o contavano pochissimo o li ha strappati per pochissimi voti, mentre Obama ormai ha consolidato un largo vantaggio (nonostante già ora un numero superiore di superdelegati appoggi la senatrice) e ha ottenuto molti più voti popolari complessivi. Ma cosa ancora più indicativa e la sua base elettorale storica composta oltre che dagli Afro Americani, dai giovani e dalle persone più istruite (l’america emrgente).

Da anni l’America risulta socialmete e geograficamente divisa tra repubblicani e Democratici, in queste primerie il razzismo (sopratutto) ha creato una nuova e profonda frattura nella società americana. Ma se i bookmakers (da notare che non hanno canbiato le cuote dopo il West Virginia) hanno ragione Obama, straforito sia per le primarie che per le elezioni presidenziali vere e proprie, forse sarà la risposta forte e vincente che il futuro dell’America manda ai suoi genitori attestati lungo fratture archaiche. Il razzismo in America è forte, ma il razzismo in America è intrecciato con la convivenza. La stessa persona (esperienza personale) può sostenere una discussione lunga ed informata contro i neri per poi due ore dopo abbracciare calorosamente l’ex commilitone nero.

(1) Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Tibet e Cina - Competenza ed elite in America (link)

Pubblicato su geopolitica, link, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 8th, 2008

<<“Ma dove erano tutti I pro democrazia negli anni delle altre olimpiadi” Perche’ in ogni paese in cui si sono tenute le olimpiadi ci sono vergognosi comportamenti anti-democratici,. Perche’ e’ facile condannare la cina, lontana dalla nostra cultura e con un governo palesemente anti-democratico, e allo stesso tempo dimenticare le vergogne che I nostril paesi “cosiddetti democratic” commettono ogni giorno.>>

Leggi tutto l’articolo qui

<<Esattamente come un principe medievale, egli rivendica non solo l’indipendenza del Tibet, ma anche il ruolo di sovrano ereditario per investitura divina. Molto comodo! Le sette dissenzienti all’interno della sua fede vengono perseguitate, ed egli esercita un potere assoluto all’interno di una enclave in territorio indiano; dice cose assurde sul sesso e sul cibo, e durante i suoi viaggi a Hollywood alla ricerca di fondi consacra santi i donatori più generosi>>

Un articolo interessante sul Tibet e il poco che si sa di reale in occidente sulla sua realtà. Nella citazione si parla del Dalai Lama –> qui

Le primarie Amaricane tra accuse di elittismo ed incompetenza gettano una luce inquietante sul populismo anti-intellettuale sempre più diffuso –> qui

Primarie ed Iran in Americana

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 5th, 2008

Il New York Times rincuora i democratici Americani, dopo settimane di sondaggi che davano McCain in forte rimonta, una nuova indagine statistica afferma che i democratici sono in testa con qualsiasi candidato. Ma di questi giorni i sondaggi sono strumento di lotta politica, in una situazione, già di per se così instabile, che sarebbe difficile da fotografare anche senza secondi fini politici. (uno interessante dimostra che la stragrande maggioranza degli elettori non ritiene la Clinton una persona credibile, che dice quello che pensa, ma al contrario una capace di dire qualsiasi cosa per vincere)

Le primarie democratiche oggi fanno tappa in Carolina del Nord e Indiana. Nel primo stato il senatore Barack Obama sembra in netto vantaggio (dai 7 ai 10 punti), nel secondo la situazione è più incerta. Hillary Clinton, in caso di sconfitta, potrebbe ritirarsi visto che Obama, già ora, ha circa 136 delegati in più dell’ex first lady. Perdendo di poco in Carolina del nord, dove all’inizio aveva un fortissimo svantaggio, potrebbe, però, decidere di continuare. Ma la vittoria per il clan Clinton è sempre più un sogno lontano. I numeri parlano chiaro: non c’è margine di recupero in quanto a delegati eletti; Obama conquista continuamente nuovi superdelegati[1] mentre la Clinton, originariamente in forte vantaggio nel partito, ne perde di continuo; e la raccolta di fondi della senatrice è sempre più misera, mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record. (è da un po’ che scrivo che la testardaggine della Clinton sta solo danneggiando il partito visto che alla fine Obama continua a raccogliere maggiori preferenze tra i democratici e che già da un po’ la situazione è a suo netto vantaggio. La Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte del partito, scelta molto autodistruttiva. I Democratici alla fine dovranno riflettere sull’atteggiamento egoista e arrivista della senatrice e su quanto li ha danneggiati)

Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il pastore Jeremiah Wright, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazione del reverendo di famiglia, di tono razzista, avevano rallentato. Non era bastata, invece, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso (in Italiano qui). Forse perché il discorso puntava sull’americano di qualsiasi colore, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. I trend elettorali sono però diversi a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito che teme l’effetto razzismo nel caso, quasi certo, di una sfida McCain-Obama.

La notizia del giorno è, però, lo scontro in casa Democratica sull’Iran. Le differenze in politica estera forse sono le più marcate nei programmi dei due. Oggi due interviste hanno rilanciato il tema. Emerge chiaramente la differenza di approccio, poi come si tradurranno le parole, che restano cmq abbastanza sul vago, è tutto da vedersi. Clinton è in perfetta scia retorica e strategica con Bush e McCain, cambiano inezie e toni. Ad es. è vero chiede il ritiro dall’Iraq, ma dopo aver sostenuto la missione e con l’aria di chi non ne ha alcuna intenzione. Obama a parole è una netta discontinuità con la politica precedente sia a livello retorico che concreto.

La politica estera della senatrice si riassume in una frase lapidaria se Teheran usasse l’atomica contro Israele, per rappresaglia si dovrebbe distruggere l’Iran. (qui intervista completa la stampa)

Obama, senza escludere l’uso della forza, dichiara: Serve un dialogo diretto con il regime iraniano…Abbiamo avuto una politica estera di minacce e spade sguainate, e di decisioni strategiche che alla fine hanno rafforzato l’Iran.” (qui intervista completa la stampa)


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Mondo Obama

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La destra avanza in Eruopa e i Laburisti Inglesi vengono travolti

Pubblicato su curiosità, geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 2nd, 2008

Per la prima volta da 40 anni Il New Labor è il terzo partito del paese. Nelle elezioni amministartive ha subito una sonora sconfitta riuscendo a farsi superrare non solo dai Conservatori, che esultano in vista delle politiche, ma anche dai Liberal Democratici. (reuters) Forse però il sindaco laburista di londra, Ken Livingstone, potrebeb ottenere un terzo mandato, ma il testa a testa con Boris Johnson è ancora serrato.

La destra avanza in tutta Europa e le ragioni sono strutturali riguardano le sfide economiche  e politiche che gli Europei si rifiutano di affrontare votando il populismo nazionalista, ma proprio facendo ciò in così tanti paesi contemporaneamente dimostrano l’ineluttabiulità delle’Europa.

Da decenni i governi europei tendono sempre maggiormente ad avere colori politici simili. Con ciò non significa che la realtà nazionale non ha influenza, tanto è vero che non c’è ancora mai stato un periodo in cui tutti i governi avessero lo stesso colore; ma che ha sempre meno peso sulle scelte degli elettori che casomai inconsapevolmente, ma si trovano a vivere problemi sempre più simili e comuni e a reaggire in maniera sempre più coordinata invoilontariamente.

E’ ora che l’inconsapevole diventi consapevole e che i movimenti politici si rendano conto di ciò e aggreghino il consenso o il idssenso in un orizzonte ideale Europeo.

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Le elezioni Romane e l’anima assente del PD

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 26th, 2008

Interessante video opinone di un opinionista del Riformista. Parla delle elzioni Romane e delle eventuali conseguenze di una scomnfitta di rutelli sul PD che a suo avviso non ha alcuna identità(anche a mio avviso). Il Pd cerca di imitare la Democrazia cristiana ma non può. Molto Interessante

Qui il video su sherpa.

Resistenza, Stupri ed elezioni Romane.

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Resistenza, stupri e le elezioni Romane

Pubblicato su cultura, curiosità, giornalismo, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 25th, 2008

Molto interessante il servizio del TG3 sulla giornata dei due candidati sindaci a Roma.
Alemanno commemora la Resistenza ricordando un carabiniere, Salvo D’Acquisto, che salvo la vita a molti civili.

Rutelli commera un prete che nella Roma occupata con coraggio cercò di fare quello che poteva. Dopo la morte la sua storia fu raccontata con maestria da Rossellini nel suo capolavoro “Roma città aperta“.

In pratica secondo loro la resistenza l’hanno fatta preti e carabinieri. Giustissimo celebrare chiunque abbia avuto un simile coraggio, ma non si può dimenticare che la Resistenza fu faccenda di popolo e che ebbe in essa un ruolo molto maggiore il Partito D’Azione e il Partito Comunista.

Ma oggi l’importante per Rutelli è inchinarsi al Vaticano e far definitivamente fuori la memoria storica della sinistra e per Alemanno sottolineare che nella divisa sta la libertà dell’Italia (mi sembrava di ricordare una storia molto diversa e lezioni sulla Resistenza da un fascista è del tutto ridicolo)(qui il video dal minuto 5)

Se poi a questo si aggiungono le voci sullo stupro avvenuto a Roma, proprio in prossimità con le elezioni e con il lancio del programma di sicurezza di Alemanno (sul palco insieme all’uomo ch eha dato l’allarme) si ha un chiaro quadro dello stravolgimento della realtà storica che porta all’inevitabilke ritorno del rimosso. Perchè almeno qualche dubbio quando amici della ragazza stuprata sostengono che non c’è stata violenza e il presunto stupratore, nulla tenente, si trova un avvocato di grido, dopo mezz’ora, con trascorsi nell’MSI ti viene. (qui l’articolo su La Repubblica).

E’ tempo di avere un minimo di coraggio e pretendere che la storia non si ripeta, sotto maschere leggermente diverse.

Politica e Comunicazione Politica

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Hillary Clinton vince copiando Bush

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 23rd, 2008

Hillary Clinton vince le primarie nello stato della Pensilvenia, ma ottiene soltanto di restare ancora in corsa. Il distacco di Obama resta più o meno invariato. I vari conteggi fanno passare il vantaggio del senatire dell’Illinois da 150 a circa 130 delegati. La tappa deicsiva probabilmente è la prossima del 6 Maggio.

Molti pensano che sia riuscita a vincere grazie al suo ultimo spot elettorale che puntava a spaventare gli elettori con metodi simili a quelli usati da Bush. (il corriere delle sera). Obama ha risposto con un video del marito, Bill Clinton, che tempo fa invitava a votare per chi propone messaggi di speranza e non tenta di usare la paura delle persone per i suoi scopi.

La Clinton spera di sfruttare la vittoria per mettere a tacere le crescenti preoccupazioni del partito e le richieste che da più parti gli vengono di rinunciare, visto che Obama resta fortemente favorito. In più ha invitato i propri sostenitori a donare soldi per la campagna visto che Barack ha dinuovo raccolto più di lei grazie ai tanti piccoli contribbuti con cui ha rivoluzionato la raccolta fondi e si è slegato almeno in parte dalle influenze delle lobby. Argomento che ha usato contro Hillary ricordando che difficilmente può presentarsi come candidato dei lavoratori chi è così strettamente legato ai grandi interessi.

Hillary, ormai, sembra decisa a qualsiasi cosa pur di vincere; ma tutto ciò che riesce ad inventarsi è la solita e straripetuta accusa ad Obama che non è in grado di governare con l’aggiunta di toni sempre più bellicosi in politica estera. Ultimamente ha dichiarato in termini enfatici che non esiterebbe a bombardare l’Iran in risposta ad attacchi (col tono di chi parla di radere al suolo).

Obama intanto, consapevole di avere migliori possibilità, cerca di presentarsi già come il vincitore e di non cadere nei tranelli infidi dell’avversaria, anche se ultimamente qualche errore lo ha commesso e l’ha pagato in questo turno, visto che partendo da più di 20 punti di svantaggi aveva in pratica recuperato, ma poi alcune dichiarazioni hanno fermato la sua scesa (qui)

Il dato tragico è che una larga fetta degli elettori bianchi democratici continua a preferire la senatrice; e questo getta un ombra preoccupante per la porbabile futura sfida McCain - Obama. Sembra che la vera sfida delle Presidenziali Americane sia degli americani con se stessi, perchè, al contrario di quanto sostenuto da alcuni, Obama se non fosse nero sarebbe di certo da tempo il candidato democratico e avrebbe la vittoria quasi in tasca, se il colore della pelle lo ha avvantaggiato è stato solo nella fase iniziaòle in cui doveva conquistare visibilità.

In bocca al lupo Obama. In bocca al lupo America. In bocca al lupo Mondo.

P.S. qui un video con le dichiarazione dei due democratici dopo i risultati della Pennsylvania (in Italiano)

MONDO OBAMA Obama e la campagna infinita

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Giordano battuto da Ferrero - Nucleare l’ENEL è pronta (video)

Pubblicato su curiosità, economia, giornalismo, link, media, politica e società by sparkaos su Aprile 21st, 2008

Giordano: «Ripartiamo da una costituente di Sinistra vera»

Il segretario dimissionario è stato battuto da Ferrero alla riunione del partito: «Amareggiato, ma la sconfitta è di tutti. La sfida ora è sul territorio». Qui il VIDEO (sherpa)

«Siamo pronti». Così l’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Fulvio Conti, accoglie le voci sempre più intense in favore di un ritorno dell’Italia al nucleare. Qui il VIDEO(sherpa)

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L’America, gli amici di Al Qaeda e il sogno Imperiale

Pubblicato su X-Files, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 21st, 2008

La stampa riporta che l’86% degli attentati terroristici degli ultimi 25 anni si è verificato a partire dal 2001; e il più alto numero annuale di attacchi è stato registrato dal 2004 ad oggi. Anche considerando che un nemico in difficoltà può tentare, usando le sue ultime risorse, un colpo di coda e spinto dalla disperazione provocare un ultima esplosione di violenza prima della resa, non mi sembra esistano ragioni per sostenere, oggi, questa ipotesi. La strategia contro il terrorismo, post 11 settembre, che ha portato alla guerra in Afghanistan e in Iraq, e a scontri nascosti molto più diffusi a livello planetario, o è un evidente fallimento oppure nasconde scopi ben diversi.

Un numero sempre più folto di persone di ogni tipo (tra cui professori delle migliori università Americane e mondiali, diplomatici di diversi paesi, giornalisti, ex agenti segreti e militari) pensa che in realtà il terrorismo sia una scusa, usata per due principali scopi. Il primo: miliardi di guadagni per l’apparato industriale-militare USA, che sempre più si configura come una sorta di governo ombra privato del mondo. Il secondo: consolidare l’impero americano ed impedire che si formi in Euro-Asia un blocco continentale in grado di contrapporsi allo strapotere USA. Assicurarsi i rifornimenti di petrolio e tenere sotto controllo i miliardi di dollari degli Emiri, tenendogli il fiato sul collo, sono solo obiettivi intermedi verso questa strategia; che dal Caucaso, all’Europa dell’ est, al Medioriente tenta di limitare l’influenza Cinese e Russa sottraendogli spazio geopolitico e risorse; e circondando i due paesi di statarelli formalmente liberi, ma strettamente legati agli interessi dei grandi gruppi privati americani e pesantemente influenzati dalla CIA. In quest’ottica il caos odierno del Medioriente è del tutto funzionale ad impedire aggregazioni pericolose tra i paesi Arabi; tenere nell’area forze USA per possibili interventi contro le potenze emergenti di Cina e India e la risorgente forza della Russia; e creare tensione nell’area.

Russia e Cina hanno abbozzato un primo tentativo di costruzione di un blocco di paesi alleati in grado di contrastare la geopolitica del caos americana attraverso manovre militari congiunte e il sempre crescente ruolo della Shangai Cooperation Organization[1] (SCO). L’organizzazione ha scopi variabili ed in evoluzione (non sempre trasparenti) sia di carattere economico che militare; e sembra possa rappresentare una sorta di risposta alla nuova NATO. Recentemente l’organizzazione è stata tirata in ballo da Musharraf, presidente sempre più in bilico del Pakistan, che ha chiesto un suo maggiore impegno in Afghanistan (Alcuni analisti sostengono che Cina e Russia stiano da tempo giocando una partita propria nel paese).

”. Vista in quest’ottica interpretativa la maggiore quantità di attentati terroristici potrebbe andare a tutto vantaggio degli intenti nascosti degli USA. Definire un area d’ordine, l’occidente, e una di caos, l’oriente; così da impedire un assetto più multipolare del mondo sia limitando il potere dei singoli colossi Asiatici e seminando discordia e conflitto nell’area; sia impedendo la formazione di un blocco Europeo coeso e realmente indipendente . Molti esponenti delll’elite Americana, da tempo, dichiarano che la vera minaccia alla superpotenza è la creazione di una Federazione Europea. Altri fanno notare che la spinta all’unità europea è arrivata proprio dagli Americani dopo la seconda Guerra Mondiale, ma mostrano di non aver capito che la globalizzazione e la fine dell’URSS hanno cambiato completamente lo scenario e le priorità strategiche (all’interno di un impostazione strategica le cui fondamenta sono antichissime e continuamente aggiornate, che al succo si traduce nella precedente affermazione in neretto). Sotto questa luce i frequenti segnali di un possibile attacco all’Iran (anche esso in odore di SCO e con una posizione strategica di apertura al Caspio, ricco di petrolio, al Caucaso e alla Russia stessa) e a zone limitate del Pakistan (la stampa riporta l’ennesima richiesta di maggiore libertà di azione nelle aree tribali del Pakistan da parte dei militari USA) assumono nuovi inquietanti significati. Da una parte mostra la decisione assoluta dell’attuale amministrazione ad andare avanti con il suo piano di ridisegno del mondo, dall’altro l’assoluta mancanza di una direzione precisa, giusta o sbagliata che sia. L’America da una parte ha bisogno del Pakistan per non perdere il controllo del mostro Islamista che ha creato (e per questo rifiuta l’autorizzazione a procedere) dall’altra ha tutti gli interessi a causare una deflagrazione di tale portata che di certo influenzerebbe tutta l’area, creando non pochi problemi alle potenze asiatiche vicine e rendendo nulli per un pezzo qualsiasi progetto Pan Arabo. Ottenendo in premio l’effetto accessorio che, a quel punto, l’Europa dovrà prendere una posizione più decisa e con ogni probabilità sceglierà di affidarsi al “materno ombrello americano

In quest’ottica il terrorismo è il migliore alleato degli USA e il numero maggiore di attentati, come i tanti errori strategici americani, sono del tutto comprensibili. Da tempo circolano voci e indizi su stretti legami economici e politici tra l’amministrazione Bush, l’apparato industriale e militare USA e Bin Laden. Da tempo sono stati sollevati forti dubbi sulla versione ufficiale dell’undici settembre (ci tornerò in seguito). Ma molti liquidano il tutto increduli con la lapidaria frase, il governo americano non permetterebbe mai un simile attentato contro i suoi cittadini. Esistono fondati motivi per ritenere che al contrario non solo l’ha permesso, ma l’ha addirittura organizzato e che non sia stato l’unico, ne l’utimo. Di libri su simili argomenti ne sono stati scritti tanti e di ipotesi ne sono state fatte davvero infinite. Alcuni dei dubbi sollevati sono ormai di pubblico dominio, ma ci sono particolari che sono sfuggiti. Basta ricordarne solo alcuni per rendersi conto che la teoria della grande cospirazione non è poi così infondata. Molti storici (anche americani)sostengono che gli Stati Uniti abbiano usato diverse volte attacchi nemici, non contrastandoli o inscenandoli, al fine di mobilitare l’opinione pubblica e giustificare le proprie politiche. (accusa spesso formulata è che ad es. sapessero di Pearl Harbor) E’ provato che il governo USA ha usato gli americani come cavie ripetutamente al fine di raggiungere i propri scopi (LSD, atomiche, etc) e ciò smentisce chi, ingenuamente, sostiene che non avrebbe mai permesso la morte di tanti americani a New York. E’ accertato che gli enti preposti al controllo del traffico aereo non hanno adottato, quella mattina, le più elementari misure di sicurezza avendone tutto il tempo; e che nei mesi precedenti avevano più volte svolto esercitazioni su scenari simili. Il presidente Bush, oltre ad un paio di dichiarazioni che potrebbero indicare che già sapesse, fu tenuto per tutto il giorno in volo, mentre altri, il suo vice Dick Sceney, coordinavano la reazione americana che fu in pratica nulla e contraria ad ogni logica e procedura operativa. Molti dei presunti terroristie delle presunte vittime risultano vive e vegete e per nulla coinvolte. (es. una delle passeggere che si disse erano riuscite a chiamare qualcuno da uno degli aerei dirottati è stata arrestata in Europa). Il governo USA, sia negli ultimi anni che storicamente, ha più volte mentito apertamente all’opinione pubblica e ancora più spesso ha cercato di manipolarla (per un es. recente: la stampa, per le bugie basta ricordare le fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq). Le due torri subirono lavori di ristrutturazione proprio nei piani che furono colpiti dagli aerei e numerosi esperti sostengono che il crollo per come è avvenuto non può essere stato causato dall’impatto degli aerei. E si potrebbe andare avanti per un bel pezzo.

Tempo fa rimasi sorpreso dalle dichiarazioni nette di Stanley Hilton, noto avvocato statunitense, già esponente del Partito Repubblicano e consigliere capo del senatore Bob Dole. Attualmente difende gli interessi di molti familiari delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 che hanno fatto causa al governo per quei tragici fatti; quindi è di certo una persona di parte, ma ben informata e non un fanatico antiamericano. Ha affermato più volte con assoluta chiarezza che il governo americano ha ordinato l’attentato alle Torri Gemelle.

E’ davvero così? L’America è stata attaccata dal suo stesso governo per un misto di interessi privati e geostrategici? Forse rispondere con certezza a questa domanda è difficile, ma di certo si può affermare che moltissimi noti e non noti laureati USA hanno dichiarato che il circolo di neocon, che ha ispirato la guerra al terrorismo, negli anni universitari discuteva apertamente di provocare un attentato per poter poi ridefinire gli assetti globali. E che di particolari stonati, che non tornano, in questa storia ce ne sono troppi, basta cercarli sparsi nel mondo… come piccoli semi di una strategia globale di dominio attuata da una ristretta elite.

Pensiamo ad alcune strane avventure legate alle Filippine; indipendenti dal 1946 e fino ad allora sotto controllo USA che, nel 1898, a seguito della guerra ispano-americana, le strapparono agli spagnoli.

Abu Sayyaf è un gruppo Islamista, fondato da un gruppo di veterani afgani estremisti, direttamente legato ad Al Qaeda, che agisce contro il governo filippino dall’inizio degli anni 90. Un senatore filippino ha accusato in Senato la CIA di aver creato il gruppo. Due episodi sembrano confermare la tesi del senatore.

Nel dicembre 1994, Mohammed Jamal Khalifa venne arrestato in America per violazioni alle leggi sull’immigrazione. L’FBI inizio subito ad investigare su di lui perché erano più che noti i suoi legami con il gruppo Abu Sayyaf e Al Qaeda. Khalifa, cognato di Bin Laden, è una figura chiave per il finanziamento delle operazioni di Al Qaeda su scala mondiale e il, probabile, finanziatore della costola Filippina. Il Segretario di Stato Warren Christopher (del primo mandato Clinton)scrisse personalmente una lettera al Procuratore Generale chiedendo che venisse approvata la richiesta di estradizione in Giordania presentata dagli avvocati del detenuto. L’investigazione dell’FBI venne cancellata.

Michael Meiring, un cittadino americano, appena arrivato nelle Filippine nel 1992 strinse rapporti opachi con ufficiali del governo e con membri del gruppo Abu Sayyaf. Nel 2002, mentre il gruppo Islamista compiva molti attentati, Meiring accidentalmente fece esplodere una bomba nella sua camera di albergo a Mindao, causandosi ferite gravi che richiesero un immediato ricovero ospedaliero. Poi dopo una serie di strani spostamenti e decisioni Meiring venne rimpatriato in tutta fretta negli Stati Uniti. Gli USA da allora rifiutano di concedere l’estradizione perché sia processato nelle Filippine .

Perché gli USA dovrebbero organizzare attentati nelle Filippine?

Nel 1991, anno di fondazione del gruppo Islamista, il senato delle Filippine aveva approvato la chiusura di tutte le basi USA sul territorio del paese. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni di Abu Sayyaf, l’esercito statunitense venne invitato a tornare nel paese per partecipare ad un’operazione militare congiunta tra Filippine e Stati Uniti, con lo scopo di eliminare il terrorismo.

Si può affermare che il Governo USA stia attuando, in collaborazione con Al Qaeda, una strategia globale per interessi economici e di dominio?

Si può affermare che ciò è possibile, se non probabile.

E le elezioni Americane come influiranno su tutto ciò?

Sembra improbabile che McCain, fermo sostenitore di Bush, possa rappresentare un cambiamento. Hillary, grande amica delle multinazionali, ed erede di Bill, che come ancora una volta il caso delle filippine dimostra non è di certo estraneo ad una simile possibile strategia, probabilmente finirebbe per rappresentare una maschera più accettabile per strategie non dissimili. Resta Obama. Almeno sulla carta non è sospettabile di connivenze con l’apparato industriale e militare e con simili progetti imperiali (tranne se non è stato programmato sin da piccolo per sembrare questo dalla CIA, scherzo non c’è nessun indizio in tal senso). Ma ammesso che riesca a farsi eleggere avrà la forza di opporsi al governo ombra privato del Mondo? E riuscirà a sopravvivere?

Credo che, se fossi Americano, voterei Obama e poi andrei a scommettere sulla sua morte.


[1] Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina; hanno ruolo riconosciuto di osservatori Mongolia, Pakistan, India e Iran . si è parlato anche di una possibile adesione dell’afghanistan.

Mondo

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Obama e la campagna infinita

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società by sparkaos su Aprile 20th, 2008

La lunghissima campagna elettorale Americana si avvicina ad un svolta decisiva. Tra pochi giorni democratici voteranno in Pennsylvania, dove si assegnano 159 delegati che difficilmente saranno decisivi tranne clamorose sconfitte della Clinton (visto il distacco attuale tra i due, intorno ai 150, e il fatto che i delegati saranno ripartiti con metodo proporzionale indipendentemente da chi vincerà). Ma il 6 Maggio le primarie si sposteranno in Indiana e North Carolina con in palio circa duecento delegati e a quel punto dovrebbe essere abbastanza chiaro chi sarà il candidato democratico alla presidenza, anche perché si moltiplicano gli inviti ai superdelegati[1] affinché decidano e dichiarino da subito per chi voteranno; così da non sprecare tre mesi di campagna in litigi interni. L’ultimo è arrivato da Howard Dean, il presidente del Comitato nazionale democratico, che ha invitato il 35% dei superdelegati che non ha ancora deciso a farlo in fretta per non favorire il candidato Repubblicano John McCain che secondo tutti i sondaggi ha ormai colmato lo svantaggio iniziale.

Obama sembra ormai decisamente favorito per diversi fattori. Certamente uno dei più importanti è che nel confronto con McCain ha (quasi) sempre avuto risultati migliori sin dall’inizio. Ha dalla sua, anche, il consenso a livello nazionale tra gli elettori democratici, ormai sempre più netto il suo vantaggio è dato tra i 10 e i 15 punti percentuali (es. reuters, CNN). Ma più importante ancora è la tendenza che riguarda i superdelegati. “Dal 5 febbraio il senatore Obama ha ottenuto il sostegno di altri 83 super-delegati contro i 5 della senatrice Clinton“, ha sottolineato un portavoce del senatore dell’Illinois. In più ha incassato l’ennesimo sostegno da parte di membri del partito molto vicini all’avversaria (Robert Reich, ex-ministro del lavoro nel gabinetto Clinton ed amico di famiglia). E’ a suo favore anche la tendenza di voto in Pennsylvania, prossima tappa dello show) dove ha recuperato uno svantaggio iniziale di circa 20 punti e ora nonostante un errore grossolano sui contadini e la religione è vicinissimo alla Clinton. Mentre conduce nettamente in North Carolina, la tappa più importante del 6 Maggio, forse decisiva.

L’ultimo duello Tv tra i due democratico in apparenza è stato vinto dalla Clinton, ma forse finirà per favorire il senatore nero. Obama è stato duramente attaccato per i suoi rapporti con il reverendo Wright e altre amicizie scomode e per la sua presunta macanza di patriottismo. Spesso nella prima mezzora (gran parte passata ad accusarlo per il fatto che non porta la spilla con la bandiera sulla giacca) è stato costretto sulla difensiva, ma nella seconda parte si è ripreso e ha saputo ribattere punto su punto. Alla fine ha bruciato la Clinton con maestria <<Questo è proprio il tipo di politica a cui siamo stati abituati e che vogliamo cambiare. Il popolo americano non si farà distrarre dai problemi veri: il lavoro, l’assistenza sanitaria, i costi dell’università per i figli>>. Ciò nonostante Hillary ha da un punto di vista del semplice scontro verbale vinto, ma ha indispettito molti elettori democratici per la ferocia degli attacchi lanciati contro il senatore nero con l’aiuto degli stessi moderatori della Tv Abc, Charles Gibson e George Stephanopoulos (un ex-portavoce del presidente Bill Clinton ora passato alla Tv). Come ha scritto il Corriere della Sera: <<…la vittoria dialettica di Hillary non fa altro che rafforzare la percezione negativa che ha di lei una fetta crescente dell’opinione pubblica democratica, l’immagine di un candidato terminator, deciso a distruggere l’avversario, pur di strappare una nomination che i numeri fin qui le negano…>>.

Molti temono che la facile vittoria che i democratici si aspettavano dopo il disastro Bush sia svanità e che i Repubblicani alla fine verranno riconfermati. Gli argomenti principale di chi sostiene questa tesi al momento sono due. Il primo riguarda il prolungarsi delle primarie democratiche che da una parte offrono a McCain tempo per fare campagna e dall’altra rischiano di spaccare il partito. Certamente una così prolungata sfida in campo democratico sta iniziando ad essere un problema, anche se contemporaneamente offre molto spazio nei media. Sembra improbabile che la Clinton possa ottenere la candidatura, anche se il partito è preoccupato per la possibile defezione di una parte dell’elettorato (soprattutto bianchi) qualora il candidato fosse Barack Obama. Quindi se il Senatore riuscirà alla fine a farcela ed ad avere ancora la forza di continuare, a mio avviso, non potrà che essere avvantaggiato dalla lunga corsa in cui avrà dovuto già subire e rispondere ad ogni attacco possibile e che lo farà apparire ancora più vincente e solido. Il secondo riguarda una diversa percezione del’Iraq nell’elettorato Americano, che, dopo la relazione al Senato del generale Petreus e l’abbassamento del numero di vittime Americane, sembra più propenso a concedere più tempo alle truppe in Medioriente. MaCain da sempre sostenitore della linea Bush ci sguazza. Credo, però, che viste le proposte cmq moderate dei democratici, che parlano in semplicemente di tabella di marcia per il ritiro, la loro posizione sulla guerra sia più vantaggiosa perché non scontenta nessuno e non accontenta troppo nessuno e da cmq voce al dissenso. Le vere differenze tra i tre in politica estera sono sull’approccio generale. McCain segue la linea di Bush, ma si oppone alle torture e è più multilaterale. Clinton segue più o meno lo schema McCain nella sostanza, non nelle parole, ma chiede di stabilire degli impegni per altro vaghi per il ritiro (nessuno parla dirittiro immediato). Obama ha un approccio molto diverso. Vuole aprire un confronto aperto con l’Iran, senza però dimenticarsi di ricordare che un eventuale attacco Iraniano troverebbe una risposta dura da parte sua. Se riesce a convincere gli elettori di essere patriottico e che le accuse portate dagli avversari sono infondate probabilmente ha la linea di politica estera con più speranze di convincere, ma il vero confronto verterà sull’economia e li le proposte sono più magmatiche e in divenire.

Obama, probabilmente, sarà il candidato Democratico, ma poi dovrà riuscire a far vincere la paura agli Americani. La paura della guerra, della crisi economica, dell’altro, del diverso, del futuro. Se fallirà in questo MaCain ha già vinto; la paura favorisce il conosciuto, la speranza il cambiamento. Considerando le doti oratorie del senatore nero c’è da ben sperare. Ma le ultime elezioni americane si conclusero con un America chiaramente spaccata in due geograficamente, socialmente e culturalmente, sta al senatore riuscire a convincere i suoi concittadini che il tempo di una nuova rivoluzione americana è arrivato.

P.S: chi è il candidato più ricco? Ovviamente il repubblicano MaCain, che non vuole dichiarare il suo reddito; seguito dalla Clinton e in fine da Obama (che però negli ultimi due anni grazie al successo dei suoi libbri ha quadruplicato la dichiarazione dei redditi). Fonte: la stampa


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)


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Mondo Obama

Massimiliano Fuksas e la sinistra imborghesita

Pubblicato su comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 18th, 2008

Massimiliano Fuksas ad Anno Zero di Santoro (qui il video) intervenendo sulle ragioni della vittoria della destra addita come ragione fondamnetale la mancanza di cultura in Italia.

Di per se l’affermazione è condivisibile (qui), ma l’atteggiamento per niente.

Con superbia e spocchia interroga con aria superiore, per di più mostrando una concezione piuttosto nozionistica della cultura.

Parla di apertura al mondo e Cina, ma dimentica del tutto che non tutti viaggiano in prima classe.

Parla di cultura, ma dimentica del tutto la sua fortuna nell’averla. E invece di farne uno strumento di comprensione dell’altro, ne fa un arma di spocchiosa e presunta superiorità morale ed accusa verso gli altri.

Questo è uno dei drammi della sinistra.

Oggi va di moda Pisolini, ma mi sa che pochi hanno capito quello che scrisse sul 68 (faceva male, ma vero o falso che fosse nell’insieme conteneva certamente elementi di profonda verità).

P.S: riporto alcuni passi di una sua famosa poesia

“”Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, urbane o contadine che siano. Quanto a me, conosco assai bene, il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. E poi, guardateli come si vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha eguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri”. “Una sola cosa gli studenti realmente conoscono: il moralismo del padre magistrato o professionista, la violenza conformista del fratello maggiore (naturalmente avviato per la strada del padre), l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini contadine, anche se già lontane. Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere”. “Ecco, gli Americani, vostri adorabili coetanei, coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando, loro, un linguaggio rivoluzionario ‘nuovo’! Se lo inventano giorno per giorno! Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno: potreste ignorarlo? Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione del ‘Time’ e del ‘Tempo’). Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, ‘più a sinistra’. Strano, abbandonando il linguaggio rivoluzionario del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale, Partito Comunista, ne avete adottato una variante ereticale ma sulla base del più basso idioma referenziale dei sociologi senza ideologia. Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l’applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti! Che la buona stella della borghesia vi assista!”.

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