Nuovo asse Asiatico: Cina-Giappone?
La recente visita (dopo dieci anni) del presidente cinese Hu Jintao in Giappone aprè scenari strategici nuovi in Asia.
A dividere i due paesi oltre i temi di più stretta attualità resta la ‘memoria storica’ riguardante la seconda guerra mondiale e le guerre giapponesi nella regione.Tema scottante alla luce dei risorgenti nazionalismi nella regione. Ma il documento siglato dal presidente cinese e dal premier giapponese fa pensare ad una crescita delle relazioni tra i due paesi.
Il documento si basa su tre punti principali.
- Mutua fiducia nelle nuove relazioni fra Cina e Giappone, Entrambi si riconoscono un ruolo positivo nel sistema internazionale e pensano a campi di possibili collaborazioni. Ad es sul ruolo delel Nazioni Unite nella lotta al cambiamento climatico. Pechino potrebbe rimuovere il suo veto alle richieste giapponesi per un ruolo più forte al Consiglio di sicurezza. O anche sulla crisi nucleare nordcoreana
- Sviluppo dei rapporti economici, tecnologici e commerciali,
- Forte cooperazione intensa in materia di energia, la protezione ambientale.
Di problemi tra i due paesi ne restano molti, ma le tante sinergie attivabili da rapporti più stretti fanno pensare che nel medio perido i due paesi hanno un forte interesse a risolverli.
Ad es per il Giappone la Cina può rappresentare il mercato privilegiato con cui sostituire quello Americano in caso di crisi ed in cui investire. Mentre la Cina avrebbe tutto l’interesse ad attirare investimenti economici Giapponesi anche al fine di trasferimenti tecnologici. La cina presto dovrà affrontare la conversione economica verso un sistema industriale più basato sulla qualità che sulla quantità a causa del progressivo trasferimento die fabbriche in altri paesi dell’ Asia causato dall’aumento dei costi del lavoro. In questa prospettiva l’avanzatissima tecnologia giapponese giustifica agli occhi di Pechino anche la rinuncia alle accese dispute storiche.
L’Asia di certo sta attraversando un periodo di profonda ridefinizione geopolitica e cosa ne verrà fuori è difficile dirlo, ma è di importanza fondamentale per il mondo intero.
Il Governo Ombra del Mondo
Molto spesso si parla dello strapotere delle multinazionali private e di potenti famiglie di baroni economici. Alcuni ricercatori sono da anni convinti che alcune associazioni private siano una specie di organo di governo ombra del Mondo. C’è chi cita un organizzazione che si riunisce in Svizzera annualmente, dove numerosi ex presidenti Americani si sono recati un anno prima di essere eletti. C’è chi più generalmente parla di apparato industriale e militare americano. C’è chi parla di un organizzazione che tra l’altre cose sarebbe legata ed interessata a manufatti alieni. C’è chi parla del Gruppo Bilderberg. C’è chi si spinge molto più in là.
La maggioranza delle persone solitamente prendono queste come stupidaggini da ragazzini fissati, anche perchè di teorie cospirative ne fioriscono così tante e così strambe da screditare tutti quelli che si occupano di simili ipotesi. Spesso, però, si dimentica che chi formula queste teorie a volte ha incarichi professionali di tutto rispetto in cui viene ritenuto persona intelligente e fidata. E che queste teorie, spesso scarse di prove, sono, però, almeno in alcuni casi, del tutto logiche e del tutto immaginabili nell’evoluzione storica della società attuale. E’ tempo di cercare di guardare al mondo con occhi più smaliziati, aperti all’insolito e senza pregiudizi, perché il punto fondamentale non è se queste teorie sono errate, ma quanto sarebbe grave se fossero vere.
Uno dei nomi che ricorre più spesso nelle teorie complottistiche di ogni genere è quello dei Rockefeller, potente famiglia di capitalisti americani. David Rockfeller, nel 1973, ha fondato la Trilateral Commission (Commissione Trilaterale), il cui documento costitutivo spiega: «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni». Proprio quest’anno sono state ammesse la Cina e l’India. Creata per il declino del think tank americano Council on Foreign Relations (a causa del suo sostegno alla guerra del Vietnam che scontentò molti americani) è un organizzazione dall’ideologia mondialista che molti vedono come la vera regia della globalizzazione.
Quindi si tratta di un gruppo di privati cittadini tra i più influenti al mondo che si riunisce per discutere delle vicende fondamentali del mondo. Fin qui niente da dire, ma c’è da considerare: la segretezza delle riunioni a cui i pochi giornalisti ammessi sono membri della Trilaterale, che come tutti gli altri non parlano delle riunioni; e la grande influenza dei membri. (qui un articolo con indiscrezioni sulle decisioni di quest’anno)
P.S. se vi fate un giro in rete sui Rockfeller, spesso in combutta con altri nomi noti come i Bush, trovate un mare di indizi di collegamenti con ogni genere di cosa, dai nazisti, agli alieni, alla rivoluzione agricola che ha cambiato il mondo, all’eugenetica etc. E’ evidente che tante di queste cose sono solo chiacchiere ed invidia, ma se avete pazienza di inoltrarvi in questo mondo scoprirete che alcune cose se non provate sono supportate almeno da forti indizi.(due esempi qui e qui)
P.S.2: per un esempio di persone di tutto rispetto (ministri ed ex ministri) che alle teorie del complotto credono tanto da rischiare la propria faccia un es. qui
P.S.3:ho trovato quest’altro articolo interessante sul prezzo del petrolio e il Gruppo Bilderberg–>qui
La censura Russa e l’amicizia Berlusconi-Putin
Dopo il caso del direttore licenziato dal proprio editore per aver pubblicato le voci di un possibile divorzio dello Zar di tutte le Russie e di una sua presunta love story con un ex campionessa di pattinaggio, Аlina Kabaeva, il Cremino si lancia sempre più alla conquista e al controllo dell’etere. Forse consigliato dall’amico Berlusconi, nell’incontro provato dei giorni scorsi, Putin ha deciso di porre un’ulteriore stretta alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione, oltre che portare un ulteriore campo dell’economia Russa sotto stretto controllo dell’oligarchia al potere.
La camera bassa Russa ha approvato un testo, con un solo voto contrario, che prevede la sospensione o chiusura dei mezzi d’informazione che abbiano «diffuso informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Ora tocca al senato, dove l’esito è quasi scontato. (alice.it)
Intanto nasce un nuovo colosso dei media che sarà a libro-paga della presidenza Russa.(NMG - Mediagroup nazionale) e comprenderà una rete di ben 864 stazioni russe che diffondono attualmente i loro programmi in Russia, nelle nazioni della Csi e nei paesi del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). Izvestija, il quotidiano più vicino a Putin, avrà un ruolo notevole nella gestione economica della NMG. (qui)
L’effetto combinato delle due iniziative, in una situazione in cui la libertà di espressione già subiva evidenti limitazioni e in un paese con un alto tasso di mortalità tra i giornalisti, avrà un impatto devastante sulla presunta democraticità della Russia. Molti hanno notato che la successione al potere in Russia poteva comportare, anche, una maggiore democraticità dello Stato e una più equilibrata spartizione di potere. Queste sognanti affermazioni si scontrano contro la realtà di un oligarchia che governa con autorità il paese e di molti russi che sono disposti ad accettarla per l’evidente ruolo riconquistato dalla Russia nel sistema mondiale. Il nazionalismo favorisce l’oligarchia, concentratasi intorno a Putin e uscita dalle scuole del KGB, i media gli permettono, e permetteranno, di alimentare tale sentimento e sfasare la percezione che i russi hanno del mondo e della realtà. Il potere cambia forma per controllare più strettamente tutto.
Voci parlano di un interesse della berlusconiana Mediaset che potrebbe a breve aprire un suo ufficio moscovita e avviare trattative organiche con il Cremlino e con la nuova holding NMG. Si spiegherebbero, pertanto, i colloqui a porte chiuse tra i due amici.
C’è quasi una sorta di contagio tra i due, entrambi intenzionati a mantenere il potere ad ogni costo e poco inclini alle critiche. Le somiglianze tra i due sono infinite, almeno quanto le differenze. Eppure condividono ciò che più conta: una gestione personalistica del potere che sfiora la megalomania e che nel populismo nazionalista trova la scintilla per far emergere il consenso popolare, costruito precedentemente con il potere economico, mediale od energetico che sia. Entrambi liberali a parole. Entrambi poco inclini a sopportare una liberà stampa. Entrambi con la presunzione di sedere tra i grandi della storia.
E’ l’inizio di una nuova epoca di rapporti tra Russia ed Italia, sempre più distante dall’Europa?
P.S. per i rapporti tra la Russia e L’Europa vedere: Conflitti in Europa e Identità Europea
P.S.2: per le sfide della Russia di oggi e il cambio al vertice:Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi
Giordano battuto da Ferrero - Nucleare l’ENEL è pronta (video)
Giordano: «Ripartiamo da una costituente di Sinistra vera»
Il segretario dimissionario è stato battuto da Ferrero alla riunione del partito: «Amareggiato, ma la sconfitta è di tutti. La sfida ora è sul territorio». Qui il VIDEO (sherpa)
«Siamo pronti». Così l’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Fulvio Conti, accoglie le voci sempre più intense in favore di un ritorno dell’Italia al nucleare. Qui il VIDEO(sherpa)
L’America, gli amici di Al Qaeda e il sogno Imperiale
La stampa riporta che l’86% degli attentati terroristici degli ultimi 25 anni si è verificato a partire dal 2001; e il più alto numero annuale di attacchi è stato registrato dal 2004 ad oggi. Anche considerando che un nemico in difficoltà può tentare, usando le sue ultime risorse, un colpo di coda e spinto dalla disperazione provocare un ultima esplosione di violenza prima della resa, non mi sembra esistano ragioni per sostenere, oggi, questa ipotesi. La strategia contro il terrorismo, post 11 settembre, che ha portato alla guerra in Afghanistan e in Iraq, e a scontri nascosti molto più diffusi a livello planetario, o è un evidente fallimento oppure nasconde scopi ben diversi.
Un numero sempre più folto di persone di ogni tipo (tra cui professori delle migliori università Americane e mondiali, diplomatici di diversi paesi, giornalisti, ex agenti segreti e militari) pensa che in realtà il terrorismo sia una scusa, usata per due principali scopi. Il primo: miliardi di guadagni per l’apparato industriale-militare USA, che sempre più si configura come una sorta di governo ombra privato del mondo. Il secondo: consolidare l’impero americano ed impedire che si formi in Euro-Asia un blocco continentale in grado di contrapporsi allo strapotere USA. Assicurarsi i rifornimenti di petrolio e tenere sotto controllo i miliardi di dollari degli Emiri, tenendogli il fiato sul collo, sono solo obiettivi intermedi verso questa strategia; che dal Caucaso, all’Europa dell’ est, al Medioriente tenta di limitare l’influenza Cinese e Russa sottraendogli spazio geopolitico e risorse; e circondando i due paesi di statarelli formalmente liberi, ma strettamente legati agli interessi dei grandi gruppi privati americani e pesantemente influenzati dalla CIA. In quest’ottica il caos odierno del Medioriente è del tutto funzionale ad impedire aggregazioni pericolose tra i paesi Arabi; tenere nell’area forze USA per possibili interventi contro le potenze emergenti di Cina e India e la risorgente forza della Russia; e creare tensione nell’area.
Russia e Cina hanno abbozzato un primo tentativo di costruzione di un blocco di paesi alleati in grado di contrastare la geopolitica del caos americana attraverso manovre militari congiunte e il sempre crescente ruolo della Shangai Cooperation Organization[1] (SCO). L’organizzazione ha scopi variabili ed in evoluzione (non sempre trasparenti) sia di carattere economico che militare; e sembra possa rappresentare una sorta di risposta alla nuova NATO. Recentemente l’organizzazione è stata tirata in ballo da Musharraf, presidente sempre più in bilico del Pakistan, che ha chiesto un suo maggiore impegno in Afghanistan (Alcuni analisti sostengono che Cina e Russia stiano da tempo giocando una partita propria nel paese).
”. Vista in quest’ottica interpretativa la maggiore quantità di attentati terroristici potrebbe andare a tutto vantaggio degli intenti nascosti degli USA. Definire un area d’ordine, l’occidente, e una di caos, l’oriente; così da impedire un assetto più multipolare del mondo sia limitando il potere dei singoli colossi Asiatici e seminando discordia e conflitto nell’area; sia impedendo la formazione di un blocco Europeo coeso e realmente indipendente . Molti esponenti delll’elite Americana, da tempo, dichiarano che la vera minaccia alla superpotenza è la creazione di una Federazione Europea. Altri fanno notare che la spinta all’unità europea è arrivata proprio dagli Americani dopo la seconda Guerra Mondiale, ma mostrano di non aver capito che la globalizzazione e la fine dell’URSS hanno cambiato completamente lo scenario e le priorità strategiche (all’interno di un impostazione strategica le cui fondamenta sono antichissime e continuamente aggiornate, che al succo si traduce nella precedente affermazione in neretto). Sotto questa luce i frequenti segnali di un possibile attacco all’Iran (anche esso in odore di SCO e con una posizione strategica di apertura al Caspio, ricco di petrolio, al Caucaso e alla Russia stessa) e a zone limitate del Pakistan (la stampa riporta l’ennesima richiesta di maggiore libertà di azione nelle aree tribali del Pakistan da parte dei militari USA) assumono nuovi inquietanti significati. Da una parte mostra la decisione assoluta dell’attuale amministrazione ad andare avanti con il suo piano di ridisegno del mondo, dall’altro l’assoluta mancanza di una direzione precisa, giusta o sbagliata che sia. L’America da una parte ha bisogno del Pakistan per non perdere il controllo del mostro Islamista che ha creato (e per questo rifiuta l’autorizzazione a procedere) dall’altra ha tutti gli interessi a causare una deflagrazione di tale portata che di certo influenzerebbe tutta l’area, creando non pochi problemi alle potenze asiatiche vicine e rendendo nulli per un pezzo qualsiasi progetto Pan Arabo. Ottenendo in premio l’effetto accessorio che, a quel punto, l’Europa dovrà prendere una posizione più decisa e con ogni probabilità sceglierà di affidarsi al “materno ombrello americano
In quest’ottica il terrorismo è il migliore alleato degli USA e il numero maggiore di attentati, come i tanti errori strategici americani, sono del tutto comprensibili. Da tempo circolano voci e indizi su stretti legami economici e politici tra l’amministrazione Bush, l’apparato industriale e militare USA e Bin Laden. Da tempo sono stati sollevati forti dubbi sulla versione ufficiale dell’undici settembre (ci tornerò in seguito). Ma molti liquidano il tutto increduli con la lapidaria frase, il governo americano non permetterebbe mai un simile attentato contro i suoi cittadini. Esistono fondati motivi per ritenere che al contrario non solo l’ha permesso, ma l’ha addirittura organizzato e che non sia stato l’unico, ne l’utimo. Di libri su simili argomenti ne sono stati scritti tanti e di ipotesi ne sono state fatte davvero infinite. Alcuni dei dubbi sollevati sono ormai di pubblico dominio, ma ci sono particolari che sono sfuggiti. Basta ricordarne solo alcuni per rendersi conto che la teoria della grande cospirazione non è poi così infondata. Molti storici (anche americani)sostengono che gli Stati Uniti abbiano usato diverse volte attacchi nemici, non contrastandoli o inscenandoli, al fine di mobilitare l’opinione pubblica e giustificare le proprie politiche. (accusa spesso formulata è che ad es. sapessero di Pearl Harbor) E’ provato che il governo USA ha usato gli americani come cavie ripetutamente al fine di raggiungere i propri scopi (LSD, atomiche, etc) e ciò smentisce chi, ingenuamente, sostiene che non avrebbe mai permesso la morte di tanti americani a New York. E’ accertato che gli enti preposti al controllo del traffico aereo non hanno adottato, quella mattina, le più elementari misure di sicurezza avendone tutto il tempo; e che nei mesi precedenti avevano più volte svolto esercitazioni su scenari simili. Il presidente Bush, oltre ad un paio di dichiarazioni che potrebbero indicare che già sapesse, fu tenuto per tutto il giorno in volo, mentre altri, il suo vice Dick Sceney, coordinavano la reazione americana che fu in pratica nulla e contraria ad ogni logica e procedura operativa. Molti dei presunti terroristie delle presunte vittime risultano vive e vegete e per nulla coinvolte. (es. una delle passeggere che si disse erano riuscite a chiamare qualcuno da uno degli aerei dirottati è stata arrestata in Europa). Il governo USA, sia negli ultimi anni che storicamente, ha più volte mentito apertamente all’opinione pubblica e ancora più spesso ha cercato di manipolarla (per un es. recente: la stampa, per le bugie basta ricordare le fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq). Le due torri subirono lavori di ristrutturazione proprio nei piani che furono colpiti dagli aerei e numerosi esperti sostengono che il crollo per come è avvenuto non può essere stato causato dall’impatto degli aerei. E si potrebbe andare avanti per un bel pezzo.
Tempo fa rimasi sorpreso dalle dichiarazioni nette di Stanley Hilton, noto avvocato statunitense, già esponente del Partito Repubblicano e consigliere capo del senatore Bob Dole. Attualmente difende gli interessi di molti familiari delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 che hanno fatto causa al governo per quei tragici fatti; quindi è di certo una persona di parte, ma ben informata e non un fanatico antiamericano. Ha affermato più volte con assoluta chiarezza che il governo americano ha ordinato l’attentato alle Torri Gemelle.
E’ davvero così? L’America è stata attaccata dal suo stesso governo per un misto di interessi privati e geostrategici? Forse rispondere con certezza a questa domanda è difficile, ma di certo si può affermare che moltissimi noti e non noti laureati USA hanno dichiarato che il circolo di neocon, che ha ispirato la guerra al terrorismo, negli anni universitari discuteva apertamente di provocare un attentato per poter poi ridefinire gli assetti globali. E che di particolari stonati, che non tornano, in questa storia ce ne sono troppi, basta cercarli sparsi nel mondo… come piccoli semi di una strategia globale di dominio attuata da una ristretta elite.
Pensiamo ad alcune strane avventure legate alle Filippine; indipendenti dal 1946 e fino ad allora sotto controllo USA che, nel 1898, a seguito della guerra ispano-americana, le strapparono agli spagnoli.
Abu Sayyaf è un gruppo Islamista, fondato da un gruppo di veterani afgani estremisti, direttamente legato ad Al Qaeda, che agisce contro il governo filippino dall’inizio degli anni 90. Un senatore filippino ha accusato in Senato la CIA di aver creato il gruppo. Due episodi sembrano confermare la tesi del senatore.
Nel dicembre 1994, Mohammed Jamal Khalifa venne arrestato in America per violazioni alle leggi sull’immigrazione. L’FBI inizio subito ad investigare su di lui perché erano più che noti i suoi legami con il gruppo Abu Sayyaf e Al Qaeda. Khalifa, cognato di Bin Laden, è una figura chiave per il finanziamento delle operazioni di Al Qaeda su scala mondiale e il, probabile, finanziatore della costola Filippina. Il Segretario di Stato Warren Christopher (del primo mandato Clinton)scrisse personalmente una lettera al Procuratore Generale chiedendo che venisse approvata la richiesta di estradizione in Giordania presentata dagli avvocati del detenuto. L’investigazione dell’FBI venne cancellata.
Michael Meiring, un cittadino americano, appena arrivato nelle Filippine nel 1992 strinse rapporti opachi con ufficiali del governo e con membri del gruppo Abu Sayyaf. Nel 2002, mentre il gruppo Islamista compiva molti attentati, Meiring accidentalmente fece esplodere una bomba nella sua camera di albergo a Mindao, causandosi ferite gravi che richiesero un immediato ricovero ospedaliero. Poi dopo una serie di strani spostamenti e decisioni Meiring venne rimpatriato in tutta fretta negli Stati Uniti. Gli USA da allora rifiutano di concedere l’estradizione perché sia processato nelle Filippine .
Perché gli USA dovrebbero organizzare attentati nelle Filippine?
Nel 1991, anno di fondazione del gruppo Islamista, il senato delle Filippine aveva approvato la chiusura di tutte le basi USA sul territorio del paese. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni di Abu Sayyaf, l’esercito statunitense venne invitato a tornare nel paese per partecipare ad un’operazione militare congiunta tra Filippine e Stati Uniti, con lo scopo di eliminare il terrorismo.
Si può affermare che il Governo USA stia attuando, in collaborazione con Al Qaeda, una strategia globale per interessi economici e di dominio?
Si può affermare che ciò è possibile, se non probabile.
E le elezioni Americane come influiranno su tutto ciò?
Sembra improbabile che McCain, fermo sostenitore di Bush, possa rappresentare un cambiamento. Hillary, grande amica delle multinazionali, ed erede di Bill, che come ancora una volta il caso delle filippine dimostra non è di certo estraneo ad una simile possibile strategia, probabilmente finirebbe per rappresentare una maschera più accettabile per strategie non dissimili. Resta Obama. Almeno sulla carta non è sospettabile di connivenze con l’apparato industriale e militare e con simili progetti imperiali (tranne se non è stato programmato sin da piccolo per sembrare questo dalla CIA, scherzo non c’è nessun indizio in tal senso). Ma ammesso che riesca a farsi eleggere avrà la forza di opporsi al governo ombra privato del Mondo? E riuscirà a sopravvivere?
Credo che, se fossi Americano, voterei Obama e poi andrei a scommettere sulla sua morte.
[1] Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina; hanno ruolo riconosciuto di osservatori Mongolia, Pakistan, India e Iran . si è parlato anche di una possibile adesione dell’afghanistan.
Papa, nazismo e discriminazione
Benedetto XVI durante il suo viaggio in america ha parlato della sua adolescenza sotto il Nazismo.
“I miei anni da ‘teen-ager’ sono stati rovinati da un regime malvagio che credeva di avere tutte le risposte”
Stranamente non nota però l’analogo atteggiamento della religione che rappresenta e suo in particolare. Da quando è papa non fa che ribadire la superiorità della religione su tutto il resto (politica o scienza che sia). Una religione monoteista è esattamente questo un modo di guardare al mondo che pretende esista una sola verità assoluta. (tanto è vero che ci sono somiglianze con il Nazismo, che come è noto questo si ispiro in molti modi alla chiesa). Ma l’analogia è più profonda. Lo dica prorpio il papa, solo che o non se ne accorge o finge di non farlo.
Il nazismo ha accresciuto “la sua influenza, infiltrandosi nelle scuole ed in tutte le istituzioni civiche, nella politica e persino nella religione, prima che si riconoscesse in pieno la mostruosita‘ che era”.
Stessa pretesa di pretendere di avere la verità assoluta, stesso modo di imporla.
(qui)
E’ di oggi una notizia che mostra gli effetti delle verità assolute del papa in termini di discriminazioni verso chi non accetta quella verità assoluta. A Padvova, il nuovo regolamento per gli asili nido comunali stabilisce: «I figli nati in un contesto familiare regolare hanno un canale preferenziale rispetto agli altri” (qui)
Quindi le verità assolute che predica ancora una volta non sono per niente innocue ed influiscono sulla vita di tutti, fedeli e non.
Ed è difficile pensare che il papa sia qualcosa di più di un essere disposto ad ogni cosa per il potere. Parlando dei tanti casi di preti pedofili in America, la cosa che più ci teneva a dire è stata:
“Ho già avuto occasione di parlare di questo e dei danni che ne sono derivati alla comunità dei fedeli - ha affermato - Mi giungo a voi in preghiera perché questo sia un tempo di purificazione per ogni chiesa e comunità religiosa, e un tempo di guarigione” (qui)
I bimbi non esistono, esiste solo la chiesa che non deve essere indebolità dallo scandalo. L’uomo come al solito per la chiesa non esiste come concreto essere ma solo come mezzo per il potere da controllare e sfruttare. Conferma l’atteggiamento tenuto da questo (coinvolto direttamente nella risoluzione dello scandalo) e il precedente papa che ha mirato a patteggiare con le vittime il meno possibile, mettere a tacere lo scandalo e riformare il sistema economico delle chiese americane. Ora ogni chiesa è del tutto indipendente finanziariamente così se un prete violenta un bimbo e qualcuno chiede un risarcimento la chiesa centrale non è tenuta a pagare perchè non centra nienete con la singola chiesa, che può essere lasciata fallire se non riesce a pagare il risarcimento senza nessun danno e senza che quei soldi si possano pretendere dal vaticano o dal vescovato americano.
Queste sono le vere priorità del papa:
- finanze ricche ed in ordine
- mantenimento del controllo sulle coscienze e nuove conquiste
P.S. qui riesce a dire di tutto nel video del discorso all’ONU. Es. La scienza minaccia la vita
Anarchy
Orrido e blasfemo
Idolo metallico
Adorano,
Famelici assassini incravattati.
Mostri,
Lontanamente antropomorfi,
Prodotti eccelsi di fanciullesco illuminismo,
Divorano
La fonte stessa del loro essere.
Urlo,
Silente,
Dal lago più profondo della mia anima incatenata.
Frenesia,
Mortifere aspirazioni,
Desideri inculcati,
Mortifero possesso,
Illusorio controllo,
Ordine apparente,
Dominazione,
Infanticidio.
Genocidio Umano.
Decadenza,
Tristezza e frustrazione,
Apatia e noia,
Vuoto e morte.
Urlo,
Silente,
Dal lago più profondo della mia anima incatenata.
Furenti imperatori celesti,
Maschere di clericale affabulatore,
Costruttori di interiore sottomissione,
Castrano
Efebi inanimati.
Invertebrati,
Coscientemente illusi,
Vite perdute
Consolano
In beatitudine celeste
Catena eterna,
Consolatorio altrove,
Fascinosa oppressione,
Repressiva falsità,
Armato amore,
Asessuata vita,
Moralità contorta,
Castrante dogma,
Reazionaria ideologia,
Razzismo rivelato,
Presunzione guerriera.
Urlo,
Strozzato,
Dal lago più profondo della mia anima incatenata.
Urlo,
Silente,
Dal baratro dannato.
Rabbia,
Rivoluzione,
Kaos,
Distruzione,
Libertà ed anarchia.
La politica estera Cinese - L’Italia e l’industria delle armi
L’ ARMONIOSO GRANDE GIOCO DI PECHINO 8/4/08
Penetrazione commerciale, cooperazione e abili relazioni diplomatiche nella pacifica offensiva internazionale a tutto campo dell’Impero di mezzo (lettera22.it)
L’ITALIA E IL COMMERCIO DELLE ARMI 9/4/08
Analisi di una scelta nazionale: nel 2007 un livello record di export militare italiano, che segue il notevole incremento del 2006 rispetto all’anno precedente.(lettera22.it)
altri link:
Egemonia americana, “Stati falliti” e guerra al terrorismo: quali implicazioni per l’Africa?
Due giornalisti italiani analizzano la campagna elettorale Italiana di Veltroni e Berlusconi in una video intervista: qui e qui
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)
Da quando la rete è nata, uno dei temi più dibattuti è la possibile scomparsa dei giornali cartacei e le trasformazione che questa ha imposto alla professione giornalistica e alle “news” in quanto tali. (ne parla, anche, un articolo molto interessante su The New Yorker, sintetizzato al massimo in italiano qui)
Il dibattito tocca alla larga temi vastissimi e di importanza vitale per la società. Quindi non bisogna perdere di vista le poche certezze che si hanno. Una di queste è che, attualmente: anche i giornali cartacei, che hanno per primi e con migliori risultati accettato la sfida della rete, stanno affrontando profonde crisi economiche; perché gli introiti provenienti dalla rete come pubblicità (e in alcuni casi tariffe d’accesso) non compensano la perdita degli introiti che un tempo provenivano dalla vendita delle copie e dalla pubblicità su carta (questo nonostante i maggiori investimenti in pubblicità on-line da parte delle aziende, ma nel solco di tante aziende che in rete dopo primi trionfi stentano a trovare un modello economico che senza chiudersi alla forma aperta e collaborativi della rete sia sostenibile da un punto di vista di bilancio).
In una sorta di paradosso, le notizie delle testate on-line spesso trovano una diffusione ampissima, rimbalzano sui blog e aprono discussioni accese, ma non generano profitti. Hanno la possibilità di raggiungere una quota potenziale di lettori molto più vasta; ma, anche nei casi in cui riescono in questa diffusione virale, raramente generano introiti per il produttore sufficienti a coprire le spese e guadagnarci abbastanza perché i capitali restino investiti in simili attività economiche. Spesso generano molti più profitti iniziative di giornalismo partecipativo che prevedono il diretto intervento dei lettori e che privi di una propria struttura di raccolta informativa si appoggiano alle grandi testate, come fonti primarie, e ai contenuti dal basso. Alcuni fanno notare che blog e siti sociali per la maggioranza non fanno che commentare e rilanciare il contenuto dei giornali o dei media in generale e che sono come dei parassiti che sopravvivano rubando il lavoro di altri.
Storicamente la professione del giornalismo ha generato grandi dibattiti, visioni deontologiche ed ideali opposte e discussioni accese sul ruolo stesso della professione da cui sono discesi diversi tipi di giornalismo, che emergevano quasi sempre in concomitanza di grandi cambiamenti sociali o tecnologici. Cosa debba essere un giornalista, è un tema molto dibattuto perché dalla risposta, che si da a questa domanda, discendono visioni opposte di società e democrazia. Una delle poche certezze, di cui parlavo, è che dalla qualità della stampa dipende la qualità della vita politica e del suo strutturarsi in una sfera pubblica di discussione sempre più mediatizzata e virtuale.
Una delle prime teorie sul ruolo della stampa può essere riassunta sotto l’etichetta generale di Libertà di Stampa, Quarto Potere o Mercato delle Idee. Affonda le radici nella filosofia politica liberale e utilitaristica. In questa ottica la libera stampa è il fondamento della democrazia, in cui il cittadino informato, dalla stampa, può tutelare i suoi interessi. Il libero mercato delle idee e delle opinioni farà di certo trionfare la verità sull’errore. Questa visione idealistica stava per essere abbandonata definitivamente, quando qualche apologeta della rete ha annunciato l’avvento imminente (grazie al web, al giornalismo partecipativo, alla sfera pubblica dialogica della realtà virtuale moderna) di questo libero mercato delle idee, dimenticando come i suoi ottimistici predecessori parecchie cose.
La più scontata e antica critica a questo presunto libero mercato delle idee è che di libero non ha proprio niente.
Nell’epoca della comunicazione di massa generalista la poca libertà del mercato delle idee era reso evidente dal flusso verticale ed unidirezionale della comunicazione. Poche redazioni selezionavano per tutti quale parte del mondo doveva divenire “news”, cioè acquisire importanza sociale, e dava i primi imput su come la notizia doveva essere interpretata. Cioè come si direbbe oggi offrivano (ed offrono) la cornice culturale, il quadro cognitivo, la narrazione generale in cui inquadrare il singolo evento (framing). Per di più, l’appartenenza sociale degli operatori delle redazioni molto diversa dalla composizione sociale della popolazione, il contesto aziendale che presuppone la sopravvivenza dell’azienda, cioè del mercato e del capitalismo; gli introiti pubblicitari che condizionano la redazione e la proprietà dell’azienda con propri interessi personali e di classe/gruppo sociale; erano (e sono) un pesante condizionamento che crea una sorta di monopolio dell’informazione, contro l’ideologia del libero mercato
L’avvento della rete spezza la verticalità e favorisce la partecipazione del lettore senza alcun dubbio, ma contro ogni apologia la realtà resta un monopolio o al massimo un oligopolio. La selezione di ciò che avviene nella realtà affinché divenga notizia è forse ancora più faccenda di ristrette elite di prima. E’ ovvio che la rete offre a chiunque di lanciare un tema, ma il punto è farlo diventare notizia.
Eloquente a riguardo la storia del Watergate, uno dei più grandi scandali e successi della stampa statunitense. Per mesi i due reporter scrissero della vicenda sul Washington Post senza suscitare grandi reazioni. Solo grazie alla caparbietà dei due e del giornale, alla fine, il tema entro nell’agenda pubblica e divenne rilevante per l’opinione pubblica portando alle dimissioni del presidente Americano.
Non basta scrivere qualcosa perché si tratti di notizia: primo deve rispettare criteri professionali che ne garantiscano la qualità; secondo deve essere percepita come una notizia vera, scritta da una fonte affidabile; e terzo acquisire di una certa visibilità, pena il diventare uno sfogo personale che nessuno ha letto. La rete da accesso a molti ad uno spazio, ma in questo spazio continuano a valere le regole del mondo esterno, semplicemente deformate/forzate dalle caratteristiche proprie del mezzo. In questo spazio contano i contatti, senza contatti non esisti. La maggioranza dei contatti, di utenti che cercano news, va verso grandi motori di ricerca e siti professionali di testate on-line, che spesso sono il volto immateriale di versioni cartacee. In questo spazio, che di per se sarebbe tendente a quel libero mercato, si formano nuovi oligopoli informativi basati sulla capacità di attrarre, infinitamente superiore se si possiede un marchi storico di riconosciuta affidabilità e professionalità, capitali ingenti e professionisti del marketing. La possibilità di farsi diffusore di notizie viene in gran parte vanificata dalla difficoltà di attrarre contatti.
La rete si dimostra a volte più efficace nell’attività di framing e commento interpretativo, che oggi è quanto minimo un dialogo a più voci. Ma un dialogo è un atto intriso di potere e il potere resta nelle mani delle grandi Media Company, nonostante la brutta situazione economica in cui versano.
Per di più la raccolta informativa, chi sceglie per primo i pezzi di mondo da rendere disponibili e da illuminare, è un attività sempre più chiusa e spartita tra poche grandi agenzie mondiali. Da queste poche fonti tutti gli altri scelgono e commentano. Queste fonti, sempre più, si affidano agli uffici PR di enti ed associazioni, che per proprio carattere intrinseco hanno natura pubblicitaria e non informativa, e senza alcuna verifica o analisi fanno passare i comunicati di parte come notizia oggettiva. Questi due processi messi insieme ed amplificati dalla crisi economica delle redazioni, che hanno reagito tagliando ulteriormente le informazioni raccolte di prima mano e i corrispondenti, portano quasi ad una restrizione della pluralità delle fonti di informazione ed ad una moltiplicazione infinita di commenti ed opinioni nel cui mare magnum diventa sempre più difficile orientarsi. Ciò resta vero nonostante la tendenza crescente di siti non professionali che riescono a dare notizie in esclusiva o rilanciare notizie passate quasi inosservate.
La rete non è una soluzione neanche per i condizionamenti dovuti alla pubblicità, sia per il crescente fenomeno di siti non professionali che guadagnano da essa, sia per il già citato aspetto della grande quantità di siti non professionali che tendono a rilanciare temi presi dai grandi media e che quindi hanno già subito l’influenza commerciale (anche maggiore visto che ora la pubblicità è l’unica antrata di aziende che prima si finanziavano anche con l’acqisto della copia cartacea).
Riesce invece ad offrire una platea maggiore, con i limiti già detti, a temi contrari al sistema economico vigente, che difficilmente grandi aziende possono mettere in dubbio senza una certa tendenza suicida. Ma i limiti restano nella difficoltà di emergere dal caos in un contesto in cui pochi continuano ad accaparrarsi la maggioranza degli sguardi.
Forse però la delusione peggiore della rete è la mancata realizzazione di quella partecipazione, presa di parola per tutti, che tanti avevano annunciato come certezza.
Il Digital Divide è una realtà e sembra che tenda a stabilizzarsi. Il Digital Divide riguarda, si, la differente possibilità di accesso alla tecnologia e ai media, ma, nelle sue più avvedute formulazioni, riguarda anche la capacità di usare quelle tecnologie. Oggi il Digital Divode riguarda più il diverso uso che della rete fanno i diversi gruppi socio-culturali. La maggioranza delle persone naviga in rete attraverso pochissimi nodi, quasi sempre di grandi multinazionali, e tende a vedere nella rete un mezzo per fruire di video e musica attraverso nuovi canali, ma con metodi tradizionali e poco interattivi; o un mezzo per coltivare piccole discussioni di nicchia, spesso superficiali e simili alla chiacchiere di quartiere e al gossip. In rete quello che va è il sesso, il gossip e il pruriginoso. Solo una piccola fetta di utenti sfrutta pienamente le potenzialità rivoluzionarie della rete, e questa fetta di utenti ha specifiche caratteristiche in termini di età, condizione economica, residenza ed istruzione. La sfera pubblica mediatizzata della rete, oggi , è quasi più classista. Esclude totalmente una parte delle persone e offre maggiori potenzialità di influenza a cittadini già privilegiati, che di solito erano già attivi prima e disponevano già di influenza sociale.
Continua prossimamente –>qui
P.S.un bell’articolo sui media condivisi da Pourparler
P.S.un altro articolo interessante sull’accordo tra il NYTimes e Google Earth che va verso la diffusione dei contenuti attraverso piattaforme e canali molteplici e la piena accettazzione e valorizzazione del Web da parte di uno dei giornali più attivi in rete –> qui
Omicidio e Chiesa Cattolica - Il Petrolio e la Nuova Guerra Fredda
LA RELIGIONE DELLA VITA - TEORIA E PRATICA DELL’OMICIDIO NELLA CHIESA CATTOLICA
un bel riassunto storico sugli omicidi e le stargi compiuti in nome della religione cattolica che vorrebbe presentarsi come religione che difende la Vita, ma difese sempre e solo il suo potere con le sue armate evangelizzatrici.
“…L’imperatore Giuliano, ultimo a tentare di restaurare il paganesimo, diceva nel suo scritto del 363 Contro i cristiani che “la settaria dottrina dei Galilei è una invenzione messa insieme dalla malizia umana”, sfrutta “la parte irragionevole dell’anima nostra” ed “è proclive al favoloso e al puerile…”
LA “NUOVA GUERRA FREDDA” NON È NIENTE DI NUOVO
da limes la storia del confronto tra Urss e Usa durante la guerra fredda per il petrolio e il nuovo confronto tra le due potenze per cui alcuni parlano di nuova guerra fredda altri di guerra fredda mai finita











