Resistenza, stupri e le elezioni Romane
Molto interessante il servizio del TG3 sulla giornata dei due candidati sindaci a Roma.
Alemanno commemora la Resistenza ricordando un carabiniere, Salvo D’Acquisto, che salvo la vita a molti civili.
Rutelli commera un prete che nella Roma occupata con coraggio cercò di fare quello che poteva. Dopo la morte la sua storia fu raccontata con maestria da Rossellini nel suo capolavoro “Roma città aperta“.
In pratica secondo loro la resistenza l’hanno fatta preti e carabinieri. Giustissimo celebrare chiunque abbia avuto un simile coraggio, ma non si può dimenticare che la Resistenza fu faccenda di popolo e che ebbe in essa un ruolo molto maggiore il Partito D’Azione e il Partito Comunista.
Ma oggi l’importante per Rutelli è inchinarsi al Vaticano e far definitivamente fuori la memoria storica della sinistra e per Alemanno sottolineare che nella divisa sta la libertà dell’Italia (mi sembrava di ricordare una storia molto diversa e lezioni sulla Resistenza da un fascista è del tutto ridicolo)(qui il video dal minuto 5)
Se poi a questo si aggiungono le voci sullo stupro avvenuto a Roma, proprio in prossimità con le elezioni e con il lancio del programma di sicurezza di Alemanno (sul palco insieme all’uomo ch eha dato l’allarme) si ha un chiaro quadro dello stravolgimento della realtà storica che porta all’inevitabilke ritorno del rimosso. Perchè almeno qualche dubbio quando amici della ragazza stuprata sostengono che non c’è stata violenza e il presunto stupratore, nulla tenente, si trova un avvocato di grido, dopo mezz’ora, con trascorsi nell’MSI ti viene. (qui l’articolo su La Repubblica).
E’ tempo di avere un minimo di coraggio e pretendere che la storia non si ripeta, sotto maschere leggermente diverse.
Comunicazione e Sinistra
Appunti sparsi per una Sinistra Nomade e Rivoluzionaria
Ogni atto comunicativo è in se un atto di trasformazione, ma perché ci sia comunicazione piena deve esserci condivisione di un qualcosa. Un messaggio anche condivisibile che si sente, percepisce, come estraneo viene scartato a priori. Il linguaggio della sinistra deve sposare il linguaggio della “massa” e non essere distinto e separato da esso in una elittistica purificazione o in codici snob fatti di parole vuotamente magiche ed incomprensibili ai più. Il linguaggio della sinistra deve rischiare di farsi commerciale per disvelare dall’interno e nelle stesse forme della comunicazione la mercificazione dell’uomo e il suo asservimento al consumo. Il linguaggio della sinistra deve essere moderno ed inventivo. Reinventare il linguaggio per reinventare il mondo. Reiventarlo nelle strade e nelle stesse pratica visuali di consumo, fare degli oppressivi marchi un dissacrante gesto liberatorio carico di significati rivoluzionari e non previsti. Sposare il sound bite per poi costringerlo a dilatarsi, una volta catturata l’attenzione; non cedere ad esso e neanche resistere ad esso, creolizzarsi accettare il rischio e inventare una nuova e liberatoria lingua. Essere dentro il conforme, l’omologato e al contempo fuori. Farlo esplodere dal di-dentro in un sabba dissacratorio.
Il linguaggio della sinistra deve essere polifonico. Premiare la partecipazione, favorire il dibattito. Ascoltare e imparare. Ma insieme deve premiare e riconoscere il merito, l’idea più creativa e profonda che emerge. Spingere al pensiero critico e divergente, non al conformismo valoriale di gruppo.
Tutto è comunicazione e tutto è quindi azione. L’azione mira alla trasformazione. Il simbolo da forma all’utopia e la rende palpabile, indossabile. Il simbolo fa l’utopia carne, identità rivoluzionaria.
La comunicazione oggi è immagine cangiante e interstiziale. L’immagine della sinistra è poesia, ossimoro. Deve dipingere il mondo astratto che verrà e sedurre anime funambole.
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Appunti sparsi per una Sinistra Nomade e Rivoluzionaria
Politica e Comunicazione Politica
Appunti sparsi per una Sinistra Nomade e Rivoluzionaria
L’essenza ultima dell’essere di sinistra può essere ridotta al voler sperimentare continuamente forme innovative di convivenza che rendano più felice e libero l’uomo. Il dogma, di per se, non può che essere conservatore.
Una sinistra che tutto ciò che fa è difendere i diritti acquisiti e tenersi stretto il feticcio culturale antico non è altro che un partito conservatore e moralista con un idea assoluta di giusto e sbagliato, del tutto simile a quella cattolica.
La politica di una sinistra rivoluzionaria non può che oscillare tra la follia e la realtà. Tra l’ utopia e il realismo machiavellico. La sinistra è follia sperimentale che trasforma il mondo accettandolo e insieme combattendolo. La sinistra è un paradosso e solo accettando il rischio di perdersi e tradirsi può sognare senza essere vacua.
La verità è una costruzione sociale, un accordo sociale su ciò che è giusto. La verità è un armata pretesa totalitaria.
Rivoluzione è rottura, frattura con ogni verità e sperimentazione concreta dei sogni dell’uomo. Rivoluzione è un attimo di rabbia insensata che inventa un nuovo modo di percepire e sentire, non una nuova realtà, non una nuova verità. Il primo passo di mille altri.
Marx scrisse:
“La storia di tutta la società, svoltasi fin qui, è la storia delle lotte delle classi. Liberi e schiavi, petrizii e plebei, baroni e servi della gleba, maestri capi delle arti ed artigiani addetti alla compagnia, in una parola, oppressi ed oppressori…” (Marx-Engels “Manifesto del Partito Comunista”)
Oggi molti criticano ciò come una visione semplificatoria di una società molto più complessa allora ed ancor più oggi. Certamente le classi sociali sono invenzioni, stereotipi, e certamente nella società attuale sembrano sparite. Come è altrettanto vero che tra patrizi e plebei ci fu alleanza, almeno quanto guerra. Molti altri fattori, soprattutto identitari, entrano in gioco nella storia e nelle scelte di campo degli attori sociali. Lo stesso concetto di classe stabilità in base alla proprietà è del tutto fuorviante e se proprio volessimo rincorrerlo, forse, le classi, oggi, dovrebbero essere rintracciate nelle attività di consumo e non di produzione.
Ma non ne vedo necessità.
La frase di Marx è errata perché troppo ottimista. Al di sopra del “comune capitalista”, al di sopra del “comune barone” c’è sempre stata e sempre ci sarà una ristrettissima elite che sempre più si configura come un vero governo ombra mondiale, che, anche quando finge di scontrarsi, tutto ciò che fa è accrescere il proprio potere. Potere non banale profitto. E il potere non ha forma è proprietà di un qualcosa di fisico o astratta conoscenza, ma più di tutto è relazione. Potere relazionale, potere di decidere, potere ogni cosa.
Potere di fare che dovrebbe rendere liberi. Ma la realtà del dominio imprigiona anche chi lo attua. Schiavi del proprio stesso potere e della paura di perderlo. L’individualismo possessivo al suo ultimo atto, la costruzione dell’IO in base a ciò che possiedi, mostra il suo limite intrinseco, la sua fragilità e falsa liberazione.
La schiavitù è un virus, la schiavitù è tristezza che si propaga.
Oggi siamo tutti tristi, perché siamo tutti schiavi delle nostre paure.
La storia della società è un caotico fluire di emozioni ed aggregazioni temporanee e mutevoli.
La storia della società non è un missile sparto verso il progresso, se questo termine ha senso.
La storia della società è ciò che il caso e l’uomo fanno di essa.
La storia della società dall’inizio dei tempi ad oggi ha creato e consolidato una frattura profonda tra chi domina e può e chi ha fame. Fame nel senso di fame fisica e reale e nel senso più complesso di deprivazione relativa, mancanza di un qualcosa, mancanza di potere, mancanza di libertà.
Mille altre fratture solcano la carne sociale, ma una spicca su tutte come umana costante. Padroni e schiavi.
Che l’uomo veda o no le sue catene, la storia insegna che nel mondo sempre esiste chi quelle catene le porta e chi le forgia, restandone a sua volta inconsapevolmente prigioniero.
La rivoluzione è rottura delle catene tutte, una per una e tutte quelle che ancora dovranno nascere.
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Papa, nazismo e discriminazione
Benedetto XVI durante il suo viaggio in america ha parlato della sua adolescenza sotto il Nazismo.
“I miei anni da ‘teen-ager’ sono stati rovinati da un regime malvagio che credeva di avere tutte le risposte”
Stranamente non nota però l’analogo atteggiamento della religione che rappresenta e suo in particolare. Da quando è papa non fa che ribadire la superiorità della religione su tutto il resto (politica o scienza che sia). Una religione monoteista è esattamente questo un modo di guardare al mondo che pretende esista una sola verità assoluta. (tanto è vero che ci sono somiglianze con il Nazismo, che come è noto questo si ispiro in molti modi alla chiesa). Ma l’analogia è più profonda. Lo dica prorpio il papa, solo che o non se ne accorge o finge di non farlo.
Il nazismo ha accresciuto “la sua influenza, infiltrandosi nelle scuole ed in tutte le istituzioni civiche, nella politica e persino nella religione, prima che si riconoscesse in pieno la mostruosita‘ che era”.
Stessa pretesa di pretendere di avere la verità assoluta, stesso modo di imporla.
(qui)
E’ di oggi una notizia che mostra gli effetti delle verità assolute del papa in termini di discriminazioni verso chi non accetta quella verità assoluta. A Padvova, il nuovo regolamento per gli asili nido comunali stabilisce: «I figli nati in un contesto familiare regolare hanno un canale preferenziale rispetto agli altri” (qui)
Quindi le verità assolute che predica ancora una volta non sono per niente innocue ed influiscono sulla vita di tutti, fedeli e non.
Ed è difficile pensare che il papa sia qualcosa di più di un essere disposto ad ogni cosa per il potere. Parlando dei tanti casi di preti pedofili in America, la cosa che più ci teneva a dire è stata:
“Ho già avuto occasione di parlare di questo e dei danni che ne sono derivati alla comunità dei fedeli - ha affermato - Mi giungo a voi in preghiera perché questo sia un tempo di purificazione per ogni chiesa e comunità religiosa, e un tempo di guarigione” (qui)
I bimbi non esistono, esiste solo la chiesa che non deve essere indebolità dallo scandalo. L’uomo come al solito per la chiesa non esiste come concreto essere ma solo come mezzo per il potere da controllare e sfruttare. Conferma l’atteggiamento tenuto da questo (coinvolto direttamente nella risoluzione dello scandalo) e il precedente papa che ha mirato a patteggiare con le vittime il meno possibile, mettere a tacere lo scandalo e riformare il sistema economico delle chiese americane. Ora ogni chiesa è del tutto indipendente finanziariamente così se un prete violenta un bimbo e qualcuno chiede un risarcimento la chiesa centrale non è tenuta a pagare perchè non centra nienete con la singola chiesa, che può essere lasciata fallire se non riesce a pagare il risarcimento senza nessun danno e senza che quei soldi si possano pretendere dal vaticano o dal vescovato americano.
Queste sono le vere priorità del papa:
- finanze ricche ed in ordine
- mantenimento del controllo sulle coscienze e nuove conquiste
P.S. qui riesce a dire di tutto nel video del discorso all’ONU. Es. La scienza minaccia la vita
Kilombo inizia a puzzare
Stamattina mi ritrovo tre email della redazione.
La prima, perfettamente condivisibile, chiede ad un blogger di inserire una verifica ad un post in cui si afferma che tutta la comunita LGBT appoggia Rutelli sindaco. Cosa evidentemente falsa dalle dichiarazione della comunità stessa e dai giornali: ognuno per me è libero di scrivere quello che vuole se parliamo di opinioni, ma esiste anche regole minime di verità per un post che non possono che ispirarsi a quelle del giornalismo se riporti fatti non opinioni. per di più un aggregatore serve a stimolare una discussione che non può mai nascere da una così evidente menzogna. Quindi condivido pienamente la richiesta.
Guardo bene e trovo l’email di risposta dell’altro redattore incriminato. e siamo alla burocrazia pura che sinceramente non so stabilire minimamente se sia stata rispettata o no, ma ritengo superiore un minimo criterio di realtà che in questo caso ha poco a che fare con procedure burocratiche e molto col fatto che chiunque non vuole fingere sa che ha scirtto una cavolata. Tanto più che anche all’interno di Kilombo e della bloggosfera, come dell’associazionismo, la voce della comunità si fa sentire fortemente contro rutelli. Una rettifica è la minima correttezza per restare se no per me ti possono pure cacciare perchè un conto sono le opinioni Valerio, che non condivido ma difendo la tua libertà di esprimerle qui e altrove, un conto è mentire e pretendere di parlare per altri.
Poi leggo la terza. La redazione esprime solidarietà per qiualcosa che è accaduto. (per me di gravità inaudita) Ma kilombo mi sa che non è la dittatura di chi viene eletto, così che possa portare avanti le sue opinioni. Kilombo è un luogo di discussione dove la redazione garantisce un minimo di coordinamento e correttezza, questo significa che per solidarietà o altre iniziative a chiaro carattere politico la redazione non ha alcun diritto.
Se a questo ci aggiungiamo che negli ultimi giorni anche oggi noto che alcune persone aggregano più di un post costantemente, quando ciò è vietato. (a me è capitato la prima volta e subito email e una volta per errore e subito secnda email) (il bello è che per me si potrebbe anche stabilire una regola più flessibile ad una persona può capitare di avere due cose interessanti da dire, ma non che chi comanda ne mette di più degli altri)
Allora mi chiedo, ma questo è un posto per discutere o per imporre le proprie idee ad altri?
Da una parte si scontra una parte di Kilombo quasi di destra e bugiarda dall’altra un’altra parte che ha temi molto più condivisibili, che però porta avanti in modi che io non condivido per niente e sfiorano il fascismo.
Kilombo deve essere vicino al Circolo Mario Mieli? per me dovremmo mettere un bel bannere grande quanto una casa, ma prima dobbiamo votarlo o dobbbiamo cambiare la carta e fare della redazione una sorta di comitato politico. Io non sarei d’accordo perchè deve essere un posto dove chiunque può discutere senza fazioni, ma se proprio le volete allora fondiamole su un procedimento approvato e condiviso di funzionamento “democratico” non sull’arbitrio del potere e gli interessi politici o personali dei singoli.
Io sono per votare su temi come questi. inserire sondaggi ci vogliono due minuti e se no, più semplicemente lo facciamo per email chi risponde in un certo tempo almeno 36 ore vota chi no si frega. Ma altri arbitri del potere vi prego basta o questo aggregatore diventa di destra non per i temi per il concreto comportamento delle persone. Questo sarebbe dialogo? che cazzo sperate di ottenere così? io mi sto proprio rompendo.
Kilombo puzza di marcio come la sinistra che è stata sconfitta sempre più. Ognuno chiuso nella sua verità assoluta da difendere in ogni modo anche contro l’evidenza dei fatti nudi e crudi.
Valerio la comunità LGBT non è un’ astrazione sono persone concrete e quelle ti smentiscono, quindi hai torto marcio.
Alla redazione altra mi sono rotto della vostra gestione personalistica del potere.
In ogni caso se ricevo altre simili email mi inaczzo sul serio. I litighetti da bimbi fateli altrove non nella mia casella email.
Massimiliano Fuksas e la sinistra imborghesita
Massimiliano Fuksas ad Anno Zero di Santoro (qui il video) intervenendo sulle ragioni della vittoria della destra addita come ragione fondamnetale la mancanza di cultura in Italia.
Di per se l’affermazione è condivisibile (qui), ma l’atteggiamento per niente.
Con superbia e spocchia interroga con aria superiore, per di più mostrando una concezione piuttosto nozionistica della cultura.
Parla di apertura al mondo e Cina, ma dimentica del tutto che non tutti viaggiano in prima classe.
Parla di cultura, ma dimentica del tutto la sua fortuna nell’averla. E invece di farne uno strumento di comprensione dell’altro, ne fa un arma di spocchiosa e presunta superiorità morale ed accusa verso gli altri.
Questo è uno dei drammi della sinistra.
Oggi va di moda Pisolini, ma mi sa che pochi hanno capito quello che scrisse sul 68 (faceva male, ma vero o falso che fosse nell’insieme conteneva certamente elementi di profonda verità).
P.S: riporto alcuni passi di una sua famosa poesia
“”Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, urbane o contadine che siano. Quanto a me, conosco assai bene, il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. E poi, guardateli come si vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha eguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri”. “Una sola cosa gli studenti realmente conoscono: il moralismo del padre magistrato o professionista, la violenza conformista del fratello maggiore (naturalmente avviato per la strada del padre), l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini contadine, anche se già lontane. Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere”. “Ecco, gli Americani, vostri adorabili coetanei, coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando, loro, un linguaggio rivoluzionario ‘nuovo’! Se lo inventano giorno per giorno! Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno: potreste ignorarlo? Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione del ‘Time’ e del ‘Tempo’). Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, ‘più a sinistra’. Strano, abbandonando il linguaggio rivoluzionario del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale, Partito Comunista, ne avete adottato una variante ereticale ma sulla base del più basso idioma referenziale dei sociologi senza ideologia. Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l’applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti! Che la buona stella della borghesia vi assista!”.
Nazirock, Forza Nuova e il fallimento della sinistra
Stasera ho visto il documentario sull’estrema destra Italiana cha di recente Forza Nuova è riuscita a bloccarne la proiezione, con un’azione legale per presunte lesioni di immagine.
Ho letto in rete commenti vari e tutti alla fine sottolineavano lo sdoganamento del Ventennio Fascista e del Nazismo; a me ha colpito tutt’altro. Sara perchè di amici di estrema destra, per puro caso, ne ho avuti diversi e una cosa già da un pò mi è estremamente chiara. Proprio l’aver impedito una libera espressione di opinioni fasciste, per tanti anni, ha contribuito a creare verso quei simboli un potenziale di aggregazione della rabbia sociale; sono puri, non corrotti, dallo schifo del mondo attuale, il passato è un mondo lontano facile da reinventare e si portano dietro un aura di puro e duro ideale.
La svastica non è più un dogma da tanto, anche, per chi ha idee diverse resta una compagna casuale di viaggio che si incontra in giro casomai con fastidio o a volte con una sorta di fascino per il simbolo, quasi slegata dalla sua storia. Per altri la svastica è il simbolo tagliente di qualcosa di profondamente diverso. Ma la svastica, infondo, è marginale, nel semplice senso che per tanti Skin va benissimo la croce celtica; ma insieme nella rinuncia, nel portarla più nascosta, diventa ancora più forte la rabbia di sentirsi non voluti, discriminati.
Come non è stata una novità scoprire che la vita concreta di un attivista di Forza Nuova è molto simile a quella che un tempo era la vita di un attivista della sinistra extraparlamentare. Vita in comune ed impegno politico. La nuova destra copia la sinistra estrema nelle forme di organizzazione; copia i centri sociali a Roma, copia gli stili musicali alternati, da cui il documentario prende il titolo. Organizza campeggi e struttura la vita quotidiana degli attivisti con impegni quotidiani e settimanali. Li istruisce in modo evidente su come parlare alle telecamere; gli fornisce i libri attraverso case editrici amiche, magliette, spille ed ogni altro gadget per creare comunità e simboli di riconoscimento. Tutto ciò che la sinistra ha rinunciato a fare chiudendosi nei palazzi.
Ma sono anche più furbi e avanti. Mentre tutti noi stiamo a scombattere su che Europa deve essere, loro ne hanno una precisa idea del tutto coerente e una rete di alleanze internazionali ben fornita; più ovviamente gli inevitabili nemici: dagli storici ebrei, comunisti e omosessuali agli immigrati, i vigliacchi, ovvero comunisti e politicanti vari, e agi Americani che diventano, in un certo senso, il collante per trasformare il nazionalismo in Nazionalismo Pan-Europeo andando a braccetto con Neo-Nazi tedeschi, Falangisti Spagnoli e Rumeni. Ma le alleanze e i nemici sono definiti anche ad un livello extraeuropeo ad es. con la Falange Cristiana Libanese e una certa vicinanza alla causa palestinese. (N.B. croce di cristo sempre presente in simili luoghi)
Offrono risposte chiare e semplici, radicate nella sottocultura Italiana, ma insieme aggiornate e moderne; e lo fanno in un contesto di allegra aggregazione di giovani. La gioventù Italiana è frustrata e loro gli offrono tutto ciò che serve per sfogare la rabbia e sentirsi parte di una grande e calda famiglia.
Fanno quello che la sinistra non fa più: raccogliere la rabbia sociale e farla esprimere. Si parla di estrema destra, ma il documentario mi ha colpito per quello che lascia capire dell’Italia in generale a partire dalle colpe senza fine dello Stato, a quelle della scuola e al perchè la sinistra è sempre più vecchia e lontana dalla realtà. Colpisce tanto l’intelligenza del tutto, di come è organizzato, di ciò che propone ai militanti e di come sono riusciti a ricreare una cultura, in un qualche senso, coerente su cui fondare un’identità ancorata nel passato, ma nuova e dinamica. Più di tutto colpisce l’aria che si respira.
Al nocciolo: da una parte, per chi vive la cosa da dentro, c’è calore, risposte, gruppo, identità e libero sfogo della rabbia in un contesto che non solo la giustifica, ma l’esalta come strumento di distinzione, liberando dal senso di colpa; dall’altra vuoto, dogmi morali assoluti e nessuna risposta. Nessuno sfogo di rabbia nella sinistra imborghesita e pacifizzata è concesso. Per strada la rabbia c’è.
Come mi è capitato di avere diversi amici Skin?
Perché vagamente skin ce ne sono tanti. Perchè erano (e quelli con cui sono ancora in contato sono) alcune delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto. Fermarsi all’idea assurda, all’atto casomai sbagliato o ignobile che possono aver compiuto è facile; a me non è stato concesso; semplicemente erano là e per ragioni che non contano non potevo evitarli e li ho conosciuti. Chi erano? Ragazzi più sensibili della media con tanta rabbia in corpo, quasi sempre nata per giustissimi motivi o semplicemente per l’aria pesante che si respira nelle strade un pò più in là di via Veneto; che un giorno erano stati colpiti da un simbolo tagliente, da una risposta sicura e semplice o dalla semplice voglia di fare a cozzotti e “gli skin fanno a cazzotti”.
Ciò significa che giustifico certe idee o azioni?
No neanche per idea, ma vedere solo la svastica e non le ragioni è comportarsi come Bush e bombardare l’intero Afghanistan per non guardare in faccia le ragioni del terrorismo.
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La favola Dio. (Adamo, Eva e la schiavitù umana)
La favola di Adamo ed Eva è una di quelle che ha generato più interpretazioni in assoluto e uno degli angoli visuali più interessanti da cui guardare alla religione cristiana.
La maggioranza delle Chiese Cattoliche sono ferme all’interpretazione, più becera, di un racconto esatto della creazione dell’universo (anche se si affacciano interpretazioni più metaforiche di essa nello stesso ambito religioso). Negli ultimi anni il Creazionismo[1] è diventato un fenomeno non più trascurabile e già, oggi, un numero incredibile di bimbi crescono nella totale ignoranza del Darwinismo, rigettato dai genitori in favore della favola adamitica. Si torna all’oscurantismo che portò al processo a Galileo e al rifiuto della scienza.
Ma il nemico più infido del Darwinismo è la teoria del cosiddetto Disegno Intelligente. Come afferma uno dei suoi esponenti, Behe, Michael: «alcune caratteristiche dell’universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente, non attraverso un processo non pilotato come la selezione naturale». Questo tipo di affermazioni sono totalmente false, per quanto non possediamo ancora tutti i tasselli, Darwin ha dimostrato chiaramente che il caso è il motore dell’evoluzione e null’altro che il caso. I più adatti sopravvivono e si riproducono trasmettendo il proprio patrimonio genetico che così si evolve e seleziona. Tali affermazioni rappresentano il tentativo di credenti più avveduti di ravvivare l’ideologia cattolica per avvicinarla alla realtà odierna. Visto che la favola di Adamo ed Eva diventa sempre meno credibile per un numero crescente di persone, le si da un interpretazione più metaforica come il racconto semplificato che Dio fa agli uomini della sua opera di creazione, che non potrebbero capire in una forma più complicata. Dio sarebbe la mano oscura, il disegno intelligente, che guida l’evoluzione e tutta la nostra vita. Un tentativo di rivedere l’ideologia cattolica che va incontro al comune sentire e alla sensibilità dei tempi, così da poter conquistare nuove menti e ripartire con l’opera evangelizzatrice dei barbari infedeli. Pubblicità per la conquista delle coscienze null’altro che questo. Darwin porta prove e ragionamenti, loro solo chiacchiere.
Ma oltre all’interpretazione religiosa della favoletta ne esistono altre.
Gli Atei e i non credenti interpretano ciò come un semplice racconto fantastico del tutto uguale a cenerentola o al mito delle valchirie. E fanno notare ad esempio che ha molte cose in comune con le fiabe più antiche, a partire da certe strutture narrative ad arrivare a temi presenti in moltissime leggende. Per loro Adamo ed Eva sono i personaggi di un antica Fiction fantastica.(bravi)
Poi ci sono un gruppo di studiosi, sempre più folti, che inizia ad interpretare i manoscritti antichi cercando traccia di possibili civiltà aliene venute sulla terra in quell’epoca. Molti testi recano tracce che sembrano provarlo (una quantità davvero enorme di indizi in tal senso è stata messa insieme ne ho letto un bel po’ e di certo non è una teoria del tutto campata in aria). In quest’ottica il dio della bibbia sarebbe un dominatore alieno, probabilmente a caccia di minerali, che giunto sulla terra avrebbe modificato geneticamente i primi uomini per renderli più adatti ad essere sfruttati e schiavizzati. La storia di Adamo ed Eva porterebbe tracce di un antica ribellione e della sua punizione da parte di un dittatore sanguinolento. Il peccato commesso sarebbe quello dell’unione sessuale e della riproduzione, questo perché l’alieno non voleva che il DNA alieno con cui gli uomini erano stati modificati si trasmettesse e perché controllare la riproduzione dell’uomo, tramite clonazione, era controllare l’intera razza umana. (di simile cose si accenna in moltissimi testi antichi in modo alquanto chiaro, come sorprendenti sono le descrizione di Carri Divini che sono identici agli UFO di oggi) La punizione del dio biblico è la fatica-lavoro e la morte. In pratica l’alieno li condanno a lavorare senza più l’ausilio delle macchine aliene (paradiso perduto di abbondanza tecnologica) e alla morte, che può essere interpretata come la negazione delle cure mediche aliene, probabilmente molto avanzate.
Esistono poi fedeli che risponderebbero più o meno così “non credo a queste favole di Adamo ed Eva, credo nel messaggio di speranza che dio ci da nella Bibbia”
L’interpretazione religiosa della favoletta di Adamo ed Eva è che un Dio, onnipotente e buono, ci aveva creato e ci aveva donato una vita felice e semplice, vietandoci un’unica cosa. Per colpa della nostra disubbidienza fummo cacciati dal paradiso terrestre e ora attendiamo di essere riammessi nella luce di dio dopo la morte, se ovviamente faremo i bravi ed ubbidiremo all’”onnipotente”.
Ma cos’è che ci vietò questo fantomatico Dio? Il frutto dell’”albero della conoscenza. Cioè siate bruti, ignoranti, privi di qualsiasi alito di curiosità e inconsapevoli di voi stessi, rispettate la mia regola e il mio imperio e non osate sfidarmi.
“Dio” pone una regola assurda (perché questo è dire a qualcuno quella cosa è lì ma non prenderla). Lì c’è la mela che può darvi la conoscenza, ma non dovete mangiarla. E’ una regola posta all’unico scopo di mettere alla prova la cieca fedeltà dell’uomo che così avrebbe confermato di essere obbediente (come l’asino). In più è una regola che dice all’uomo sii ignorante e affidati ciecamente a me. (Chi crede che ciò sia il racconto della venuta di una civiltà aliena sulla terra interpreta ciò come il divieto ad apprendere la loro conoscenza e tecnologia. calza a pennello). Dio che caccia Adamo sembra un imperatore schiavista che detta una regola assurda per il gusto sadico di giocare con la vita dell’uomo e per metterlo alla prova. Poi carico di rabbia e rancore lo punisce con la morte, non solo lui ma anche i suoi discendenti, tutto per l’autorità offesa e per la curiosità umana di sapere. E’ come se io ammazzo qualcuno e lo stato, la società decide che tutti i miei discendenti appena nati abbiano l’ergastolo. Più malvagio di ciò non so se c’è qualcosa. Il tanto caritatevole dio biblico, se anche esistesse, sarebbe semplicemente un dittatore venuto chi sa da dove; che per il suo essere diverso, casomai tecnologico, o più evoluto fisicamente o mentalmente; i nostri barbari avi scambiarono per onnipotente.
La bibbia è così carica di vendetta, odio, superbia e, non degli uomini, del cosiddetto dio. Il suo messaggio di fondo è fate i bravi, obbedite, soffrite, non disturbate il manovratore, rispettate precetti senza senso se non quello di togliervi ogni gioia e vitalità per controllarvi meglio, e poi forse… Se esistesse uno così, che sia dio o no, a me starebbe solo sul bip e gli darei un calcio nel culo. Dio non la Chiesa (che ha poco a che fare con la fede), dio inteso come ciò che c’è scritto nei libri sacri delle religioni monoteiste è un sire vendicativo che ordina guerra. O nel vangelo un dogmatico retore masochista, innamorato dell’immagine di se come salvatore, il figlio; e, il padre, uno stronzo che usa suo figlio, latore di assurdi messaggi che dietro la speranza nascondono una trappola di falso amore, in quanto non umano nella sua formulazione; per sembrare caritatevole e fotterci meglio.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” è il dogma irraggiungibile (perché anche chi sembra tanto pio serve solo un immagine di se stesso come santo) che si tramuta nel suo contrario, perché è frustrante ed inumano. Dalla frustrazione nasce la violenza. I pii uomini che tanto si impegnano a moralizzare e salvare il mondo in realtà sono i più infidi e per la loro verità oppressiva e dogmatica giustificano ogni cosa, i pirati senza dio nel loro caotico non senso conoscono umana convivenza infinitamente più sensata e altruista dei pii uomini di dio che con le loro armate avanzano. L’uomo nei suoi primi barbari giorni scopri altruismo/egoista naturale del lupo. Insieme sopravviviamo meglio. Questo è tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno per convivere bene; non assurdi messaggi castranti e frustranti.
Tutta la bibbia è un continuo messaggio di sottomissione e null’altro. L’unico vero messaggio della bibbia è sottomettevi e non osate sfidarmi o sarete puniti col fuoco infernale. In pratica il succo della bibbia è siate schiavi e obbedite ciecamente senza porvi domande.
Allora mi chiedo qual è il messaggio positivo della bibbia? E non abbiamo minimamente parlato della concreta Chiesa che in nome del proselitismo armò ed arma crociate. (qui e qui)
Il messaggio positivo della chiesa è soffrite oggi tanto poi c’è il paradiso?
Questo è il succo della religione: una risposta consolatoria alle paure e alla sofferenza umana. Un paradiso artificiale in cui credere per sperare, mentre i preti e i politici loro alleati sfruttano la falsa speranza religiosa per dominarci, favoriti dal messaggio di sottomissione, in essa, sempre presente. Tutti gli studiosi di Religione sono concordi nel dire che la religione nasce come tentativo di dare una risposta alla morte e di trovare consolazione al tribolare della vita. Ben presto i religiosi si allearono al potere per controllare meglio le persone, la religione era il collante della comunità che giustificava tutto ciò che avveniva in esso dalla morte, all’esistenza del potere. Problemi terreni e null’altro; a cui la fantasia umana diede una spiegazione e giustificazione divina, soprannaturale perchè non era in grado di capire.
Oggi molti per dimostrare l’esistenza di Dio dicono: “per quanto la scienza possa trovare risposta, non potrà mai spiegare l’inizio di tutto Dio è quell’inizio” E che cavolo di ragionamento è? E Dio da dove esce? In pratica non spieghi una cavolo cmq e mi sembra più assurdo di tutto pensare che l’inizio dal nulla sia apparso un dio onnipotente ed in forma umana. Mi sembra molto più probabile che l’inizio sia materia informe o energia o particelle o chi sa che. Resta una risposta semplificatoria e banale per non restare nell’incertezza.
L’uomo creo Dio per rinnegare la sua mortalità, il suo corpo carico di sofferenza e piacere, e vincere le sue paure. Io sposo la carne e il suo libero piacere, unica realtà. Ho cercato in me stesso e in ogni luogo e dio non l’ho sentito, tutto ciò che ho sentito è la strana sensazione che il peccato sia la scusa per poter giustificare il male e la sofferenza e consolarsi con paradisi fantastici. Per me la religione resta l’oppio dei popoli, non solo perché si allea al potere repressivo ed ingiusto, ma più di tutto perché è come la droga una fuga dalla realtà.
Come mai le persone che nascono in un luogo tendono per la maggioranza a ritenere giusta sempre la religione dominante nel loro paese? Perché come apprendono la lingua che è una creazione umana, apprendono a credere in una determinata favola.
Dio non esiste e se esistesse il dio biblico io mi schiererei con satana, pienamente convinto, perché la bibbia è la più grande ideologia schiavista mai scritta e niente altro che questo. (che poi se fosse vera la storia degli alieni probabilmente satana sarebbe uno di loro che si è ribellato mettendosi dalla parte degli uomini/schiavi) E tutto questo è soltanto una favola inventata dagli uomini per trovare senso e null’altro che questo, e chi dice di sentire dio in se non sente altro che ciò che vuol sentire. Non c’è ragione ne istinto che mi spinga a pensare minimamente che l’ipotesi “dio” sia vera. (per l’alieno dittatore l’archeologia un giorno risponderà) e se proprio dovessi credere al sacro crederei allora nell’energia naturale che unisce e muove ogni cosa, che è un ipotesi molto più affascinante, molto meno presuntuosa ed armata nella sua pretesa di verità, e molto più probabile
Dio è la giustificazione della schiavitù e del dominio.
Dio è un invenzione consolatoria.
Dio è il controllo sociale.
Dio è la droga più diffusa nel mondo.
Liberiamo il mondo dalla menzogna Dio.
[1] E’ la teoria per cui la creazione sarebbe avvenuta esattamente come è scritto nella bibbia, i creazionisti si batto per l’insegnamento di questa teoria all’interno delle scuole a fianco o in sostituzione del Darwinismo
Sfera pubblica e New Media
Sfera pubblica e New Media
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (4)
La prima formulazione del concetto di sfera pubblica si deve ad Habermas, da allora spopola in ogni libro sui media e nei discorsi pubblici dei non esperti.
La sfera pubblica è semplicemente lo spazio metaforico in cui i cittadini discutono sugli argomenti di interesse pubblico, anche al fine di esercitare un controllo attivo sull’ operato del governo. Sin dall’inizo (anche se Habermas si riferiva della sfera pubblica borghese dei caffè del XVIII secolo) il ruolo dei media è stato di fondamentale importanza; sia come stimolo e socializzazione della conversazione, sia come segnalazione dei temi più importanti, sia come fornitori di argomentazioni e punti di vista. Proprio per questo Hebermas è scettico sulla democrazia moderna. “… i media tendono a manipolare il loro pubblico piuttosto che aiutarlo nella formazione di un’opinione razionale…”
I media costituiscono la principale fonte di informazione per i cittadini e con l’avanzare della mediatizzazione della società si è iniziato a parlare di Sfera Pubblica Mediatizzata o, con l’ingresso dei nuovi media interattivi, di Sfera Pubblica Dialogica. Proprio chi ha abbracciato questa teoria del ruolo dei media ha, spesso, visto nella rete l’occasione di rinascita di forme più avanzate di democrazia; grazie alla più libera e cosciente partecipazione dei cittadini e allo sfaldarsi del falso dialogo unidirezionale dei Media Tradizionali, sostituito dal polifonismo della società civile che riacquista facoltà di parola.
Molti hanno invece criticato gli apologeti della rete per svariate ragioni, tacciandoli di ottimismo. (le principali)
La critica più forte riguarda il fatto che un dialogo non è mai paritario, ma intriso del potere sociale, dello status e delle capacità culturali dei diversi partecipanti. In rete si riproducono gli squilibri di potere della società e le elite mantengono nel dialogo virtuale il potere fondamentale di definire la realtà. Ovviamente si creano anche opportunità di definizioni oppositive, ma vale anche in questo caso il discorso del Digital Divide (qui) e della difficoltà ad ottenere contatti.
C’è poi da considerare che, anche se molti possono prendere la parola, tutti formano le proprie opinioni cmq in base ad informazioni ed opinioni (frame) provenienti dai media professionali. (la quantità di realtà che esperiamo direttamente è sempre più ridotta, osserviamo il mondo quasi solo attraverso la finestra dei media)
Ancor più, c’è da considerare il differente potere dei media (e delle elite) rispetto ai comuni cittadini di influire sulla scelta dei temi all’ordine del giorno (per cenni approssimativi sulla teoria dell’Agenda setting). L’agenda discussa nella sfera pubblica ricalca quasi in pieno quella dei media (di solito in confronto competizione con quella dei politici), mentre per i comuni cittadini risulta difficile, anche in rete, imporre un tema e per di più, di solito, confermando il rapporto parassitario che ci intrattengono, i siti non professionali tendono a strutturarsi secondo la stessa agenda proposta dai media professionali. Quindi, a limite, la rete aumenta le opportunità di discussione per tutti, ma i temi in discussione sono ancora fortemente decisi dalle solite minoranze e dai media mainstream. Molti invece credono che la possibilità di diffusione virale della rete abbatta questo meccanismo e portano esempi eclatanti di temi nati dal basso che alla fine sono riusciti ad entrare in agenda. Sembra poco probabile che una modalità di diffusione, che raggiunge la grande massa dei cittadini solo in rarissimi casi, possa davvero sbilanciare questo rapporto di potere almeno nell’immediato (sono fortemente scettico anche sul più lungo periodo).
E, forse, c’è da considerare che, come afferma la Teoria della Spirale del Silenzio, le persone tendono ad esprimere più facilmente le opinioni personali che sembrano maggioritarie nella società e deducono il clima di opinione principalmente dalla presentazione che i media fanno dell’opinione pubblica. Questo significa che in rete si troveranno molti più interventi di persone che condividono gli atteggiamenti dominanti che di persone fortemente critiche.
La rete ha anche un forte impatto sul controllo che l’opinione pubblica e i media possono avere sul governo. Da una parte l’amministrazione deve stare molto più attenta ai suoi utenti, che sono tutti potenziali creatori di scandali; quindi il cittadino può direttamente controllare l’efficacia dell’azione di governo e dell’amministrazione. Dall’altra i media professionali più che a controllare il governo, spinti anche dalla crisi delle redazioni, rinunciano al tradizionale ruolo di cani da guardia del potere (watchdog) e sposano più che altro la filosofia del “bad news, is good news” alimentando il cinismo e rinunciando ad un reale controllo dell’operato del potere, molto più impegnativo. Inoltre, affidandosi sempre più a fonti partitiche e di parte, come fossero fonti obiettive, si fanno strumento di propaganda, anche involontaria, del potere e di certo non di suo controllo (alcuni parlano di stretta fratellanza tra giornalisti e politici). Tutto questo precipita a cascata sul dibattito pubblico che assume i contorni dell’antipolitica e del cinismo, in cui, anche, i produttori indipendenti, spesso, scadono; finendo per passare dal controllo allo sfogo vuoto e cinico o alla pura difesa cieca di interessi di nicchia. Anche in considerazione del fatto che la precarizzazione della professione giornalistica e i licenziamenti rendono rarissimi i casi di inchieste approfondite e specializzate sull’amministrazione, che difficilmente possono essere sostituite dal generoso impegno di tanti professionisti che mettono la loro esperienza a disposizione degli altri in rete sia dall’interno delle istituzioni che da posizione lavorative che offrono uno sguardo privilegiato sullo stato (uno dei fenomeni più interessanti della rete che offre approfondimenti da punti di vista interni e specializzati)
Sommando tutti i limiti della sfera pubblica mediatizzata, si può certamente affermare che il differente potenziale di influenza sul dibattito pubblico resta sostanzialmente invariato, si assiste semplicemente ad un lieve spostamento verso classi sociali non appartenenti direttamente alle elite, ma cmq già privilegiate e inserite nel dibattito pubblico.
Colpisce il risultato di una ricerca Americana che, qualche anno fa, ha indagato sull’uso che i giovani dei ghetti facevano delle postazioni pubbliche di accesso alla rete. La maggioranza ne faceva un occasione ulteriore di chiacchiera con amici e simili o di raccolta di informazione su temi già di suo interesse come la musica o anche il quartiere da cui non erano mai usciti. A queste condizioni, oggi, sembra del tutto ideologico voler vedere nel web una grande occasione di partecipazione e democratizzazione. (e non abbiamo ancora toccato il presupposto implicito, alla base di quasi tutte le teorie trattate, del cittadino informato che tratteremo più avanti)
CONTINUA PROSSIMAMENTE
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)
La responsabilità sociale dei media (2)
La giustificazione della censura e del controllo culturale (3)
Media e Società










