Frammenti Nomadi

Razzismo e Hillary

Pubblicato su geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 14th, 2008

Hillary Clinton all’inizio delle primarie democratiche aveva un immagine da donna forte, decisa e comprensiva; espressione dell’elite Americana, ma capace di un certo contatto con il “popolo”.Oggi la sua immagine è totalmente distrutta. Per gran parte degli Americani e ancor più per gli osservatori stranieri l’ex first lady è la donna senza cuore, capace di piangere solo per convenienza elettorale, che farebbe qualunque cosa, compreso mentire o peggio, per il potere. Allora come si spiega la sua recente e schiacciante vittoria nel piccolo Stato del West Virginia? (a livello numerico conta poco e non cambia il vantaggio di Obama per i soli 28 delegati in palio)

La sipegazione della vittoria della Clinton salta agli occhi da sola se si considera chi sono gli elettori che maggiormente la premiano sin dall’inizio e che in West Virginia sono rappresentati in maniera emblematica.

Bianchi, ultra sessantenni, veterani militari, poco istruiti e parte della classe media.

Razzismo. Conservatorismo dogmatico che non ama il cambiamento. Razzismo militarista e vicinanza dei Clinton agli apparati statali. Più facilmente soggetti al populismo e al sottile razzismo degli attacchi di Hillary. Spaventati.

La strategia di Hillary è risvegliare le paure degli Americani per tutto ciò che Obama rappresenta: un nero che vuole cambiare le cose.

Obama aldilà delle sue intenzione, getta involontariamente un dubbio radicale su tutta la storia Americana e sul recente presente ed immediato futuro (in questo caso si tratta di una scelta deliberata ad es sull’Iran e il terrorismo)

Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.

Intanto proclama vittorie da mesi che in realtà sono deltutto insignificanti. Tutti gli stati che è riuscita a vincere o contavano pochissimo o li ha strappati per pochissimi voti, mentre Obama ormai ha consolidato un largo vantaggio (nonostante già ora un numero superiore di superdelegati appoggi la senatrice) e ha ottenuto molti più voti popolari complessivi. Ma cosa ancora più indicativa e la sua base elettorale storica composta oltre che dagli Afro Americani, dai giovani e dalle persone più istruite (l’america emrgente).

Da anni l’America risulta socialmete e geograficamente divisa tra repubblicani e Democratici, in queste primerie il razzismo (sopratutto) ha creato una nuova e profonda frattura nella società americana. Ma se i bookmakers (da notare che non hanno canbiato le cuote dopo il West Virginia) hanno ragione Obama, straforito sia per le primarie che per le elezioni presidenziali vere e proprie, forse sarà la risposta forte e vincente che il futuro dell’America manda ai suoi genitori attestati lungo fratture archaiche. Il razzismo in America è forte, ma il razzismo in America è intrecciato con la convivenza. La stessa persona (esperienza personale) può sostenere una discussione lunga ed informata contro i neri per poi due ore dopo abbracciare calorosamente l’ex commilitone nero.

(1) Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Primarie ed Iran in Americana

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 5th, 2008

Il New York Times rincuora i democratici Americani, dopo settimane di sondaggi che davano McCain in forte rimonta, una nuova indagine statistica afferma che i democratici sono in testa con qualsiasi candidato. Ma di questi giorni i sondaggi sono strumento di lotta politica, in una situazione, già di per se così instabile, che sarebbe difficile da fotografare anche senza secondi fini politici. (uno interessante dimostra che la stragrande maggioranza degli elettori non ritiene la Clinton una persona credibile, che dice quello che pensa, ma al contrario una capace di dire qualsiasi cosa per vincere)

Le primarie democratiche oggi fanno tappa in Carolina del Nord e Indiana. Nel primo stato il senatore Barack Obama sembra in netto vantaggio (dai 7 ai 10 punti), nel secondo la situazione è più incerta. Hillary Clinton, in caso di sconfitta, potrebbe ritirarsi visto che Obama, già ora, ha circa 136 delegati in più dell’ex first lady. Perdendo di poco in Carolina del nord, dove all’inizio aveva un fortissimo svantaggio, potrebbe, però, decidere di continuare. Ma la vittoria per il clan Clinton è sempre più un sogno lontano. I numeri parlano chiaro: non c’è margine di recupero in quanto a delegati eletti; Obama conquista continuamente nuovi superdelegati[1] mentre la Clinton, originariamente in forte vantaggio nel partito, ne perde di continuo; e la raccolta di fondi della senatrice è sempre più misera, mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record. (è da un po’ che scrivo che la testardaggine della Clinton sta solo danneggiando il partito visto che alla fine Obama continua a raccogliere maggiori preferenze tra i democratici e che già da un po’ la situazione è a suo netto vantaggio. La Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte del partito, scelta molto autodistruttiva. I Democratici alla fine dovranno riflettere sull’atteggiamento egoista e arrivista della senatrice e su quanto li ha danneggiati)

Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il pastore Jeremiah Wright, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazione del reverendo di famiglia, di tono razzista, avevano rallentato. Non era bastata, invece, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso (in Italiano qui). Forse perché il discorso puntava sull’americano di qualsiasi colore, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. I trend elettorali sono però diversi a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito che teme l’effetto razzismo nel caso, quasi certo, di una sfida McCain-Obama.

La notizia del giorno è, però, lo scontro in casa Democratica sull’Iran. Le differenze in politica estera forse sono le più marcate nei programmi dei due. Oggi due interviste hanno rilanciato il tema. Emerge chiaramente la differenza di approccio, poi come si tradurranno le parole, che restano cmq abbastanza sul vago, è tutto da vedersi. Clinton è in perfetta scia retorica e strategica con Bush e McCain, cambiano inezie e toni. Ad es. è vero chiede il ritiro dall’Iraq, ma dopo aver sostenuto la missione e con l’aria di chi non ne ha alcuna intenzione. Obama a parole è una netta discontinuità con la politica precedente sia a livello retorico che concreto.

La politica estera della senatrice si riassume in una frase lapidaria se Teheran usasse l’atomica contro Israele, per rappresaglia si dovrebbe distruggere l’Iran. (qui intervista completa la stampa)

Obama, senza escludere l’uso della forza, dichiara: Serve un dialogo diretto con il regime iraniano…Abbiamo avuto una politica estera di minacce e spade sguainate, e di decisioni strategiche che alla fine hanno rafforzato l’Iran.” (qui intervista completa la stampa)


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Mondo Obama

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Comunicazione e Sinistra

Pubblicato su Sinistra Nomade e Rivoluzionaria, comunicazione, cultura, media, politica e società by sparkaos su Aprile 25th, 2008

Appunti sparsi per una Sinistra Nomade e Rivoluzionaria

BABELE

Ogni atto comunicativo è in se un atto di trasformazione, ma perché ci sia comunicazione piena deve esserci condivisione di un qualcosa. Un messaggio anche condivisibile che si sente, percepisce, come estraneo viene scartato a priori. Il linguaggio della sinistra deve sposare il linguaggio della “massa” e non essere distinto e separato da esso in una elittistica purificazione o in codici snob fatti di parole vuotamente magiche ed incomprensibili ai più. Il linguaggio della sinistra deve rischiare di farsi commerciale per disvelare dall’interno e nelle stesse forme della comunicazione la mercificazione dell’uomo e il suo asservimento al consumo. Il linguaggio della sinistra deve essere moderno ed inventivo. Reinventare il linguaggio per reinventare il mondo. Reiventarlo nelle strade e nelle stesse pratica visuali di consumo, fare degli oppressivi marchi un dissacrante gesto liberatorio carico di significati rivoluzionari e non previsti. Sposare il sound bite per poi costringerlo a dilatarsi, una volta catturata l’attenzione; non cedere ad esso e neanche resistere ad esso, creolizzarsi accettare il rischio e inventare una nuova e liberatoria lingua. Essere dentro il conforme, l’omologato e al contempo fuori. Farlo esplodere dal di-dentro in un sabba dissacratorio.

Il linguaggio della sinistra deve essere polifonico. Premiare la partecipazione, favorire il dibattito. Ascoltare e imparare. Ma insieme deve premiare e riconoscere il merito, l’idea più creativa e profonda che emerge. Spingere al pensiero critico e divergente, non al conformismo valoriale di gruppo.

Tutto è comunicazione e tutto è quindi azione. L’azione mira alla trasformazione. Il simbolo da forma all’utopia e la rende palpabile, indossabile. Il simbolo fa l’utopia carne, identità rivoluzionaria.

La comunicazione oggi è immagine cangiante e interstiziale. L’immagine della sinistra è poesia, ossimoro. Deve dipingere il mondo astratto che verrà e sedurre anime funambole.

CONTINUA

Appunti sparsi per una Sinistra Nomade e Rivoluzionaria

Politica e Comunicazione Politica

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Hillary Clinton vince copiando Bush

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 23rd, 2008

Hillary Clinton vince le primarie nello stato della Pensilvenia, ma ottiene soltanto di restare ancora in corsa. Il distacco di Obama resta più o meno invariato. I vari conteggi fanno passare il vantaggio del senatire dell’Illinois da 150 a circa 130 delegati. La tappa deicsiva probabilmente è la prossima del 6 Maggio.

Molti pensano che sia riuscita a vincere grazie al suo ultimo spot elettorale che puntava a spaventare gli elettori con metodi simili a quelli usati da Bush. (il corriere delle sera). Obama ha risposto con un video del marito, Bill Clinton, che tempo fa invitava a votare per chi propone messaggi di speranza e non tenta di usare la paura delle persone per i suoi scopi.

La Clinton spera di sfruttare la vittoria per mettere a tacere le crescenti preoccupazioni del partito e le richieste che da più parti gli vengono di rinunciare, visto che Obama resta fortemente favorito. In più ha invitato i propri sostenitori a donare soldi per la campagna visto che Barack ha dinuovo raccolto più di lei grazie ai tanti piccoli contribbuti con cui ha rivoluzionato la raccolta fondi e si è slegato almeno in parte dalle influenze delle lobby. Argomento che ha usato contro Hillary ricordando che difficilmente può presentarsi come candidato dei lavoratori chi è così strettamente legato ai grandi interessi.

Hillary, ormai, sembra decisa a qualsiasi cosa pur di vincere; ma tutto ciò che riesce ad inventarsi è la solita e straripetuta accusa ad Obama che non è in grado di governare con l’aggiunta di toni sempre più bellicosi in politica estera. Ultimamente ha dichiarato in termini enfatici che non esiterebbe a bombardare l’Iran in risposta ad attacchi (col tono di chi parla di radere al suolo).

Obama intanto, consapevole di avere migliori possibilità, cerca di presentarsi già come il vincitore e di non cadere nei tranelli infidi dell’avversaria, anche se ultimamente qualche errore lo ha commesso e l’ha pagato in questo turno, visto che partendo da più di 20 punti di svantaggi aveva in pratica recuperato, ma poi alcune dichiarazioni hanno fermato la sua scesa (qui)

Il dato tragico è che una larga fetta degli elettori bianchi democratici continua a preferire la senatrice; e questo getta un ombra preoccupante per la porbabile futura sfida McCain - Obama. Sembra che la vera sfida delle Presidenziali Americane sia degli americani con se stessi, perchè, al contrario di quanto sostenuto da alcuni, Obama se non fosse nero sarebbe di certo da tempo il candidato democratico e avrebbe la vittoria quasi in tasca, se il colore della pelle lo ha avvantaggiato è stato solo nella fase iniziaòle in cui doveva conquistare visibilità.

In bocca al lupo Obama. In bocca al lupo America. In bocca al lupo Mondo.

P.S. qui un video con le dichiarazione dei due democratici dopo i risultati della Pennsylvania (in Italiano)

MONDO OBAMA Obama e la campagna infinita

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Obama e la campagna infinita

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società by sparkaos su Aprile 20th, 2008

La lunghissima campagna elettorale Americana si avvicina ad un svolta decisiva. Tra pochi giorni democratici voteranno in Pennsylvania, dove si assegnano 159 delegati che difficilmente saranno decisivi tranne clamorose sconfitte della Clinton (visto il distacco attuale tra i due, intorno ai 150, e il fatto che i delegati saranno ripartiti con metodo proporzionale indipendentemente da chi vincerà). Ma il 6 Maggio le primarie si sposteranno in Indiana e North Carolina con in palio circa duecento delegati e a quel punto dovrebbe essere abbastanza chiaro chi sarà il candidato democratico alla presidenza, anche perché si moltiplicano gli inviti ai superdelegati[1] affinché decidano e dichiarino da subito per chi voteranno; così da non sprecare tre mesi di campagna in litigi interni. L’ultimo è arrivato da Howard Dean, il presidente del Comitato nazionale democratico, che ha invitato il 35% dei superdelegati che non ha ancora deciso a farlo in fretta per non favorire il candidato Repubblicano John McCain che secondo tutti i sondaggi ha ormai colmato lo svantaggio iniziale.

Obama sembra ormai decisamente favorito per diversi fattori. Certamente uno dei più importanti è che nel confronto con McCain ha (quasi) sempre avuto risultati migliori sin dall’inizio. Ha dalla sua, anche, il consenso a livello nazionale tra gli elettori democratici, ormai sempre più netto il suo vantaggio è dato tra i 10 e i 15 punti percentuali (es. reuters, CNN). Ma più importante ancora è la tendenza che riguarda i superdelegati. “Dal 5 febbraio il senatore Obama ha ottenuto il sostegno di altri 83 super-delegati contro i 5 della senatrice Clinton“, ha sottolineato un portavoce del senatore dell’Illinois. In più ha incassato l’ennesimo sostegno da parte di membri del partito molto vicini all’avversaria (Robert Reich, ex-ministro del lavoro nel gabinetto Clinton ed amico di famiglia). E’ a suo favore anche la tendenza di voto in Pennsylvania, prossima tappa dello show) dove ha recuperato uno svantaggio iniziale di circa 20 punti e ora nonostante un errore grossolano sui contadini e la religione è vicinissimo alla Clinton. Mentre conduce nettamente in North Carolina, la tappa più importante del 6 Maggio, forse decisiva.

L’ultimo duello Tv tra i due democratico in apparenza è stato vinto dalla Clinton, ma forse finirà per favorire il senatore nero. Obama è stato duramente attaccato per i suoi rapporti con il reverendo Wright e altre amicizie scomode e per la sua presunta macanza di patriottismo. Spesso nella prima mezzora (gran parte passata ad accusarlo per il fatto che non porta la spilla con la bandiera sulla giacca) è stato costretto sulla difensiva, ma nella seconda parte si è ripreso e ha saputo ribattere punto su punto. Alla fine ha bruciato la Clinton con maestria <<Questo è proprio il tipo di politica a cui siamo stati abituati e che vogliamo cambiare. Il popolo americano non si farà distrarre dai problemi veri: il lavoro, l’assistenza sanitaria, i costi dell’università per i figli>>. Ciò nonostante Hillary ha da un punto di vista del semplice scontro verbale vinto, ma ha indispettito molti elettori democratici per la ferocia degli attacchi lanciati contro il senatore nero con l’aiuto degli stessi moderatori della Tv Abc, Charles Gibson e George Stephanopoulos (un ex-portavoce del presidente Bill Clinton ora passato alla Tv). Come ha scritto il Corriere della Sera: <<…la vittoria dialettica di Hillary non fa altro che rafforzare la percezione negativa che ha di lei una fetta crescente dell’opinione pubblica democratica, l’immagine di un candidato terminator, deciso a distruggere l’avversario, pur di strappare una nomination che i numeri fin qui le negano…>>.

Molti temono che la facile vittoria che i democratici si aspettavano dopo il disastro Bush sia svanità e che i Repubblicani alla fine verranno riconfermati. Gli argomenti principale di chi sostiene questa tesi al momento sono due. Il primo riguarda il prolungarsi delle primarie democratiche che da una parte offrono a McCain tempo per fare campagna e dall’altra rischiano di spaccare il partito. Certamente una così prolungata sfida in campo democratico sta iniziando ad essere un problema, anche se contemporaneamente offre molto spazio nei media. Sembra improbabile che la Clinton possa ottenere la candidatura, anche se il partito è preoccupato per la possibile defezione di una parte dell’elettorato (soprattutto bianchi) qualora il candidato fosse Barack Obama. Quindi se il Senatore riuscirà alla fine a farcela ed ad avere ancora la forza di continuare, a mio avviso, non potrà che essere avvantaggiato dalla lunga corsa in cui avrà dovuto già subire e rispondere ad ogni attacco possibile e che lo farà apparire ancora più vincente e solido. Il secondo riguarda una diversa percezione del’Iraq nell’elettorato Americano, che, dopo la relazione al Senato del generale Petreus e l’abbassamento del numero di vittime Americane, sembra più propenso a concedere più tempo alle truppe in Medioriente. MaCain da sempre sostenitore della linea Bush ci sguazza. Credo, però, che viste le proposte cmq moderate dei democratici, che parlano in semplicemente di tabella di marcia per il ritiro, la loro posizione sulla guerra sia più vantaggiosa perché non scontenta nessuno e non accontenta troppo nessuno e da cmq voce al dissenso. Le vere differenze tra i tre in politica estera sono sull’approccio generale. McCain segue la linea di Bush, ma si oppone alle torture e è più multilaterale. Clinton segue più o meno lo schema McCain nella sostanza, non nelle parole, ma chiede di stabilire degli impegni per altro vaghi per il ritiro (nessuno parla dirittiro immediato). Obama ha un approccio molto diverso. Vuole aprire un confronto aperto con l’Iran, senza però dimenticarsi di ricordare che un eventuale attacco Iraniano troverebbe una risposta dura da parte sua. Se riesce a convincere gli elettori di essere patriottico e che le accuse portate dagli avversari sono infondate probabilmente ha la linea di politica estera con più speranze di convincere, ma il vero confronto verterà sull’economia e li le proposte sono più magmatiche e in divenire.

Obama, probabilmente, sarà il candidato Democratico, ma poi dovrà riuscire a far vincere la paura agli Americani. La paura della guerra, della crisi economica, dell’altro, del diverso, del futuro. Se fallirà in questo MaCain ha già vinto; la paura favorisce il conosciuto, la speranza il cambiamento. Considerando le doti oratorie del senatore nero c’è da ben sperare. Ma le ultime elezioni americane si conclusero con un America chiaramente spaccata in due geograficamente, socialmente e culturalmente, sta al senatore riuscire a convincere i suoi concittadini che il tempo di una nuova rivoluzione americana è arrivato.

P.S: chi è il candidato più ricco? Ovviamente il repubblicano MaCain, che non vuole dichiarare il suo reddito; seguito dalla Clinton e in fine da Obama (che però negli ultimi due anni grazie al successo dei suoi libbri ha quadruplicato la dichiarazione dei redditi). Fonte: la stampa


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)


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Mondo Obama

I discorsi politici come atto di trasformazione del mondo

Pubblicato su comunicazione, cultura, curiosità, giornalismo, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 2nd, 2008

Ho deciso di raccogliere un po’ di discorsi di vari politici, per fare una specie di confronto.(ne ho visti un mare questi sono alcuni, quasi tutti americani perché credo che siano i più efficaci in questo tipo di comunicazione)

Un paio di cose risaltano subito i politici italiani odierni richiamano la storia e il futuro molto meno, sono molto più concentrati sull’immediato (anche se Veltroni cerca di correggere un po’). In ogni caso sono meno ritmati, gli Americani spesso sembrano poesie o canzoni (tanto che oggi dai discorsi di Obama si traggono canzoni).

Cmq fatevi un idea da soli(hanno tutti i sottotili tranne alcuni degli ultimi, ma è troppo).

Ma prima chiedetevi: a cosa serve un discorso?

Per me resta il fulcro di una campagna politica o di un qualsiasi evento politico forte. Ogni volta che la storia cambia c’è qualcuno che con un discorso sancisce quel cambiamento o a volte quasi lo provoca, toccando le corde tese della società

P.S.: sono quelli trovati non quelli che preferisco in assoluto

Continua

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La biografia di Obama

Pubblicato su comunicazione, curiosità, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Marzo 30th, 2008

Su rainews 24 uno speciale sulle elezioni americane davvero ricco di meteriali. Ad esempio un riassunto video della biografia in cui Barack Obama racconta la sua vita. (qui)

P.S. c’è anche uno speciale sulle elezioni Italiane

Politica e Comunicazione Politica

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La comunicazione/pubblicità personalizzata del PD e di Veltroni

Pubblicato su comunicazione, curiosità, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Marzo 27th, 2008

veltroni-schifato.jpg

Per comunicazione personalizzata si intende la tendenza della pubblicità politica o commerciale a farsi più mirata verso il singolo utente e ad esso adeguata.

Di solito si parla di comunicazione quando i contenuti del messaggio sono realmente personalizzati e si istaura un reale processo bidirezionale. Si parla di pubblicità o informazione al cliente/elettore quando il messaggio è mirato, ma non molto personalizzato e ci sono poche possibilità di risposta ad esso. Alcuni parlano di comunicazione solo qualora ci sia piana bidirezionalità e totale uguaglianza di potere nella scelta dei temi e dei modi della discussione.

 

Il Pd in molti modi sta puntando a questo tipo di Comunicazione Politica.

Esempio lampante e di moda: Fioriscono i blog di singoli, o monotematici. Veltroni sembra onnipresente e diffuso in molti siti e blog. Il blog è un mezzo più personale e più mirato a determinate tipologie di utilizzatori ( es. sostenitori ed attivisti o nel caso di blog tematici appassionati del tema o evento es. il blog sul giro d’Italia di Veltroni in Bus)

Ma il PD sta cercando di sfruttare tutti gli strumenti della rete: dai siti di social network, ai gruppi di discussione, alla classica email. Ho già scritto dei molti limiti dell’uso che il Pd fa della rete, in generale, e in particolare dei gruppi di discussione e dei blog (Partito Democratico, campagna online, media e comunicazione politica) ora vorrei aggiungere alcuni spunti sull’uso delle email e su un’interessante iniziativa che si svolgere questa sera alle 23:30 su www.democratica.tv.

 

Tempo fa inviai un’email al leader del PD in cui facevo delle domande. Dopo una quindicina di giorni ho ricevuto la risposta, cosa di per se degna di nota visto che ad oggi non mi ha mai risposto nessun’ altro esponente politico (ho provato ad inviare email a molti politici di sinistra in un giorno di noia).

Il brutto sta nella risposta. Mi si ringrazia per l’email senza rispondere a nessuna questione minimamente, il tema della mia email non esiste.

La risposta ha l’unico scopo di sembrare gentili, senza neanche riuscirci visto che si tratta di una risposta del tutto generica e non personalizzata, che contraddice l’enfasi verso l’apertura alla comunicazione bidirezionale che il PD pone nei suoi discorsi sin dal lancio del nuovo sito ad inizio campagna.

Per di più, con una certa durezza, mi si comunica che la risposta non può essere ripubblicata e questo mi suona strano visto che si tratta: si di una comunicazione personale, ma da parte di un partito politico in campagna elettorale che non vedo cosa dovrebbe temere dalla pubblicazione delle sue dichiarazioni se non ha qualcosa da nascondere (per di più era così priva di qualsiasi contenuto, aldilà della gentilezza, che una tale precisazione oltre che indispettire risulta del tutto inutile).

 

 

L’evento mediale di questa sera invece scopiazza da analoghe iniziative nel mondo (qualcosa di simile la fa anche Bertinotti qui).

Veltroni questa sera in diretta sulla tv del PD risponderà a domande inviate in vari modi dagli utenti della rete, in una specie di video chat.

Risalta subito che per avere una vera video chat o video conferenza il mezzo più adatto non è una TV online, ma i software specifici (es.camfrog). Ovviamente ciò avrebbe comportato una piena interattività con possibili critiche, mentre far porre le domande prima, lascia al PD la scelta di quelle degne di risposta e lo tutela dal diritto di replica.

Probabilmente un’ulteriore ragione è che nel modo scelto probabilmente il messaggio di Veltroni raggiungerà più persone (sia per ragioni di comodità, sia perché non richiede l’istallazione di nessun software) e inoltre rende più semplice alle TV nazionali riportare pezzi del discorso.

Nella scelta del PD risulta ancora una volta evidente un uso puramente strumentale della rete che mira più di tutto ad ottenere pubblicity[1] sugli altri media, che mostrano una attenzione spasmodica per la campagna online.

Altra curiosità interessante è il tono dell’invito a porre domande:

Se avete curiosità, indiscrezione, stranezze da soddisfare riguardo al giro dell’Italia Nuova e la vita sul pullman, lasciate un commento a questo post e sarete accontentati!!” (qui)

Da un po’ il senso globale di una falsa apertura alla partecipazione. Al cittadino interessa il gossip (sic!!! Da offendersi seriamente). I temi al manovratore che tanto per far vedere che è aperto al confronto scopiazza iniziative di partecipazione dal basso, ma non intende minimamente informare il cittadino sulle scelte del PD o a limite lo fa di sua volontà sui temi che sceglie o se proprio costretto.

E’ ovvio che durante la “videoconferenza” (domani! deve esistere una comune presenza in un luogo virtuale anche attraverso la semplice email, ma che sia interattiva e la TV online non mi sembra risponda a queste caratteristiche) Veltroni probabilmente parlerà, anche, di temi politici.

Il punto però che nei modi scelti un’iniziativa che dovrebbe mettere al centro della discussione le voci dei cittadini finisce per marginalizzarli.

Resta evidente che sono cmq apprezzabili le tante iniziative del PD in rete, ma fanno insieme rabbia per la sensazione di un evidente uso del tutto strumentale e alieno alle logiche di rete. Più di tutto, fa rabbia la sensazione che il Pd sembra vedere i navigatori come una comunità con delle proprie regole che si devono accettare per entrarci in contatto, ma non di certo per farne un’occasione di crescita e cambiamento delle strutture e dei modi di far politica.

La rete è per il PD uno strumento di informazione e parziale mobilitazione, ma più di tutto uno strumento per acquisire visibilità e consenso; non di certo per favorire la partecipazione politica attiva dei cittadini; e la trasparenza e l’innovazione degli apparati, delle culture e delle organizzazioni.

 

 



[1]   Si intende visibilità gratuita sui media. Di solito si ottiene con iniziative e pseudo eventi costruiti in modo da attirare l’attenzione ed essere fortemente notiziabili

 

Politica e Comunicazione Politica
Perchè non si può votare un bimbotto zozzo e piccioso? - Il pifferaio magico di Italica stirpe.

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Perchè non si può votare un bimbotto zozzo e piccioso? - Il pifferaio magico di Italica stirpe.

Pubblicato su comunicazione, cultura, curiosità, giornalismo, link, media, politica e società by sparkaos su Marzo 26th, 2008

I binbotti zozzi e picciosi ispirano sempre una grande simpatia, è questa la grande scopertà del pifferaio magico d’Italica stirpe.

Su questo ha costruito un personaggio senza tempo, moderno affabulatore e cantastorie di vecchi miti e legende popolari.

Sulla scia del grand eteatro burlesco dell’atavica patria. Come un folletto dispettoso è saltato fuori dal palco e col suo famelico sorriso ha distrutto per puro piacere ed interesse tutto ciò che incontrava.

E noi lì a sorridere che bel bimbotto, guarda che guanciotte.. uau ora con il nuovo parrucchino e la maschera stirata è ancora più figo.

L’uomo venuto dal nulla… self-made man…

Beh proprio dal nulla non direi.

Sapete cos’è la Banca Rasini? leggete un pò qui… tra un mafioso e l’altro il paparino del affascinante monello riusciva a trovare il tempo per prestare denaro al figlioletto picaro alle sue prime avventure… ma poi il monello prese il largo… e dalle oscure profondità della banca paterna passarono i capitali disconosciuta provenienza con cui l’uomo che si è fatto da solo inizio la sua scalata televisiva.

Ora però salverà l’Alitalia…. gli eredi del re, già pronti a nuove conquiste a spade sguainate, salveranno L’Italianità del compagnia in tracollo… quasi quasi tutti felici…

Il pifferaio magico ha un nuovo giocattolo… una nuova storia da raccontare… il conflitto d’interesse storia passata ora libero campo al monello che si compra tutta l’Italia per il nostro bene e per il bene della patria…. O forse è solo un’altra leggenda? un’altra storia da raccontare per un voto?

Bufalitalia
un altro motivo per votare questo dolce monello farabutto affascinante inossidabile cantastorie.

Un altro guizzo da folletto ed eccolo a rappresentarci nel mondo. Italiani gente simpatica contabballe appassionati qualunquisti e fascisti nell’anima ma sono bravi bimbi e che venditori inossidabile anche nei momenti peggiori il monello fascistello affascinante che li rappresenta non si dimentica di vendere il turismo patrio… svendere?… senza ritegno… senza vergogna lui continua imperterrito a raccontare la sua fiaba in cui Canale 5 sarebbe il covo dei comunisti.

Imperdibile show da vedere e rivedere all’infinito.

Scolaretto fuoriposto zozzosello e biricchino non si arrende e sorride facendo i picci e i litighetti con i monelli cattivi che non vogliono capire che è il più figo dell’universo e tutti sugli attenti.

non li vedete gli Italiani tutti intenti a godersi lo spettacolo del pifferaio magico, che lentamente col suo fascino furbetto e sognatore e la sua magica cedra  li guida al precipizio?

Ridono i deputati Europei ridono del monello ma ancor più di chi si lascia incantare.

Il pifferaio magico bimbotto zozzo e piccioso… amaro, dolce e desiderato risveglio … sarà mai?

 

 P.S: se poi il bimbotto non vi ha ancora convinto date un’occhiata qua, un confronto tra le scelte economiche dei passati governi fatto da giovani laureati in economia.

 

Politica e Comunicazione Politica

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Obama. In Italiano il video del discorso sul razzismo

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 25th, 2008

L’ormai storico discorso di Obama sul razzismo tradotto in Italiano.(video It)

Non si può che condividere il tentativo di togliere il velo all’ipocrisia di tanti che sperano di risolvere la questione razziale come un problema di linguaggio. La rabbia cova ancora nel cuore nero d’America nuovi Ku kuz Klan possono nascere ogni giorno

Impressiona  la diversità tra questo tipo di discorso e quello tipico dei politici Italiani (per un confronto più accurato) .


Clinton in caduta libera sulle bugie. Obama ancora accusato di razzismo. McCain resteremo in Iraq 25/03

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I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.

Pubblicato su comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 20th, 2008

La comunicazione politica storicamente si è affidata molto al discorso pubblico.

Una delle capacità più ricercate in un uomo politico è sempre stata il saper parlare, la retorica.

 

 

Dopo l’introduzione dei giornali, il discorso ebbe una più vasta platea; visto che spesso veniva in parte riportato da questi (solo quelli più importanti integralmente, pratica cmq più diffusa nel mondo anglosassone); ma insieme cambiò in parte caratteristiche.

 

Divenne meno focalizzato sulla specifica platea di spettatori presenti sul luogo della manifestazione, quindi più generalizzato ed indifferenziato; ed insieme per adeguarsi al nuovo mezzo di diffusione tese ad usare forme più adatta allo scritto e frasi ad effetto e brevi che potessero essere più spesso citate.

 

Ma divenne, anche, più dialogico (se pur in forma indiretta). Sui giornali spesso appariva con il commento di una firma di rilievo della redazione e spesso, poi, il politico rispondeva in successivi interventi alle critiche della stampa; creando un dialogo a distanza tra un numero ridotto di persone, ma sempre più ampio di prima. A cui si aggiungeva un sottofondo di discorso politico nelle classi più istruite che avendo accesso ai giornali disponevano di maggiori informazioni per interagire consapevolmente ed efficacemente con lo stato.

 

E’ la nascita della Sfera Pubblica di Habermas.

In cui i cittadini borghesi informati discutono e partecipano alla vita pubblica.

 

 

Con l’avvento della Radio e poi della Televisione, alcune tendenze in atto sul discorso politico sono accelerate, altre mutano per adeguarsi ai linguaggi specifici del mezzo.

L’allargamento della quantità di informazioni disponibile e della possibilità di partecipazione alla vita pubblica è evidente; ma si basa su presupposti molto meno razionali e dialogici.

Il discorso politico si frantuma sempre più in brevi battute ad effetto, l’immagine spesso conta più della parola; i contenuti emotivi, coinvolgenti e il personale del candidato divengono sempre più la parte principale della comunicazione politica.

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