Frammenti Nomadi

Tibet e Cina - Competenza ed elite in America (link)

Pubblicato su geopolitica, link, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 8th, 2008

<<“Ma dove erano tutti I pro democrazia negli anni delle altre olimpiadi” Perche’ in ogni paese in cui si sono tenute le olimpiadi ci sono vergognosi comportamenti anti-democratici,. Perche’ e’ facile condannare la cina, lontana dalla nostra cultura e con un governo palesemente anti-democratico, e allo stesso tempo dimenticare le vergogne che I nostril paesi “cosiddetti democratic” commettono ogni giorno.>>

Leggi tutto l’articolo qui

<<Esattamente come un principe medievale, egli rivendica non solo l’indipendenza del Tibet, ma anche il ruolo di sovrano ereditario per investitura divina. Molto comodo! Le sette dissenzienti all’interno della sua fede vengono perseguitate, ed egli esercita un potere assoluto all’interno di una enclave in territorio indiano; dice cose assurde sul sesso e sul cibo, e durante i suoi viaggi a Hollywood alla ricerca di fondi consacra santi i donatori più generosi>>

Un articolo interessante sul Tibet e il poco che si sa di reale in occidente sulla sua realtà. Nella citazione si parla del Dalai Lama –> qui

Le primarie Amaricane tra accuse di elittismo ed incompetenza gettano una luce inquietante sul populismo anti-intellettuale sempre più diffuso –> qui

Primarie ed Iran in Americana

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 5th, 2008

Il New York Times rincuora i democratici Americani, dopo settimane di sondaggi che davano McCain in forte rimonta, una nuova indagine statistica afferma che i democratici sono in testa con qualsiasi candidato. Ma di questi giorni i sondaggi sono strumento di lotta politica, in una situazione, già di per se così instabile, che sarebbe difficile da fotografare anche senza secondi fini politici. (uno interessante dimostra che la stragrande maggioranza degli elettori non ritiene la Clinton una persona credibile, che dice quello che pensa, ma al contrario una capace di dire qualsiasi cosa per vincere)

Le primarie democratiche oggi fanno tappa in Carolina del Nord e Indiana. Nel primo stato il senatore Barack Obama sembra in netto vantaggio (dai 7 ai 10 punti), nel secondo la situazione è più incerta. Hillary Clinton, in caso di sconfitta, potrebbe ritirarsi visto che Obama, già ora, ha circa 136 delegati in più dell’ex first lady. Perdendo di poco in Carolina del nord, dove all’inizio aveva un fortissimo svantaggio, potrebbe, però, decidere di continuare. Ma la vittoria per il clan Clinton è sempre più un sogno lontano. I numeri parlano chiaro: non c’è margine di recupero in quanto a delegati eletti; Obama conquista continuamente nuovi superdelegati[1] mentre la Clinton, originariamente in forte vantaggio nel partito, ne perde di continuo; e la raccolta di fondi della senatrice è sempre più misera, mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record. (è da un po’ che scrivo che la testardaggine della Clinton sta solo danneggiando il partito visto che alla fine Obama continua a raccogliere maggiori preferenze tra i democratici e che già da un po’ la situazione è a suo netto vantaggio. La Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte del partito, scelta molto autodistruttiva. I Democratici alla fine dovranno riflettere sull’atteggiamento egoista e arrivista della senatrice e su quanto li ha danneggiati)

Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il pastore Jeremiah Wright, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazione del reverendo di famiglia, di tono razzista, avevano rallentato. Non era bastata, invece, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso (in Italiano qui). Forse perché il discorso puntava sull’americano di qualsiasi colore, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. I trend elettorali sono però diversi a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito che teme l’effetto razzismo nel caso, quasi certo, di una sfida McCain-Obama.

La notizia del giorno è, però, lo scontro in casa Democratica sull’Iran. Le differenze in politica estera forse sono le più marcate nei programmi dei due. Oggi due interviste hanno rilanciato il tema. Emerge chiaramente la differenza di approccio, poi come si tradurranno le parole, che restano cmq abbastanza sul vago, è tutto da vedersi. Clinton è in perfetta scia retorica e strategica con Bush e McCain, cambiano inezie e toni. Ad es. è vero chiede il ritiro dall’Iraq, ma dopo aver sostenuto la missione e con l’aria di chi non ne ha alcuna intenzione. Obama a parole è una netta discontinuità con la politica precedente sia a livello retorico che concreto.

La politica estera della senatrice si riassume in una frase lapidaria se Teheran usasse l’atomica contro Israele, per rappresaglia si dovrebbe distruggere l’Iran. (qui intervista completa la stampa)

Obama, senza escludere l’uso della forza, dichiara: Serve un dialogo diretto con il regime iraniano…Abbiamo avuto una politica estera di minacce e spade sguainate, e di decisioni strategiche che alla fine hanno rafforzato l’Iran.” (qui intervista completa la stampa)


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)

Mondo Obama

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Hillary Clinton vince copiando Bush

Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 23rd, 2008

Hillary Clinton vince le primarie nello stato della Pensilvenia, ma ottiene soltanto di restare ancora in corsa. Il distacco di Obama resta più o meno invariato. I vari conteggi fanno passare il vantaggio del senatire dell’Illinois da 150 a circa 130 delegati. La tappa deicsiva probabilmente è la prossima del 6 Maggio.

Molti pensano che sia riuscita a vincere grazie al suo ultimo spot elettorale che puntava a spaventare gli elettori con metodi simili a quelli usati da Bush. (il corriere delle sera). Obama ha risposto con un video del marito, Bill Clinton, che tempo fa invitava a votare per chi propone messaggi di speranza e non tenta di usare la paura delle persone per i suoi scopi.

La Clinton spera di sfruttare la vittoria per mettere a tacere le crescenti preoccupazioni del partito e le richieste che da più parti gli vengono di rinunciare, visto che Obama resta fortemente favorito. In più ha invitato i propri sostenitori a donare soldi per la campagna visto che Barack ha dinuovo raccolto più di lei grazie ai tanti piccoli contribbuti con cui ha rivoluzionato la raccolta fondi e si è slegato almeno in parte dalle influenze delle lobby. Argomento che ha usato contro Hillary ricordando che difficilmente può presentarsi come candidato dei lavoratori chi è così strettamente legato ai grandi interessi.

Hillary, ormai, sembra decisa a qualsiasi cosa pur di vincere; ma tutto ciò che riesce ad inventarsi è la solita e straripetuta accusa ad Obama che non è in grado di governare con l’aggiunta di toni sempre più bellicosi in politica estera. Ultimamente ha dichiarato in termini enfatici che non esiterebbe a bombardare l’Iran in risposta ad attacchi (col tono di chi parla di radere al suolo).

Obama intanto, consapevole di avere migliori possibilità, cerca di presentarsi già come il vincitore e di non cadere nei tranelli infidi dell’avversaria, anche se ultimamente qualche errore lo ha commesso e l’ha pagato in questo turno, visto che partendo da più di 20 punti di svantaggi aveva in pratica recuperato, ma poi alcune dichiarazioni hanno fermato la sua scesa (qui)

Il dato tragico è che una larga fetta degli elettori bianchi democratici continua a preferire la senatrice; e questo getta un ombra preoccupante per la porbabile futura sfida McCain - Obama. Sembra che la vera sfida delle Presidenziali Americane sia degli americani con se stessi, perchè, al contrario di quanto sostenuto da alcuni, Obama se non fosse nero sarebbe di certo da tempo il candidato democratico e avrebbe la vittoria quasi in tasca, se il colore della pelle lo ha avvantaggiato è stato solo nella fase iniziaòle in cui doveva conquistare visibilità.

In bocca al lupo Obama. In bocca al lupo America. In bocca al lupo Mondo.

P.S. qui un video con le dichiarazione dei due democratici dopo i risultati della Pennsylvania (in Italiano)

MONDO OBAMA Obama e la campagna infinita

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Obama e la campagna infinita

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società by sparkaos su Aprile 20th, 2008

La lunghissima campagna elettorale Americana si avvicina ad un svolta decisiva. Tra pochi giorni democratici voteranno in Pennsylvania, dove si assegnano 159 delegati che difficilmente saranno decisivi tranne clamorose sconfitte della Clinton (visto il distacco attuale tra i due, intorno ai 150, e il fatto che i delegati saranno ripartiti con metodo proporzionale indipendentemente da chi vincerà). Ma il 6 Maggio le primarie si sposteranno in Indiana e North Carolina con in palio circa duecento delegati e a quel punto dovrebbe essere abbastanza chiaro chi sarà il candidato democratico alla presidenza, anche perché si moltiplicano gli inviti ai superdelegati[1] affinché decidano e dichiarino da subito per chi voteranno; così da non sprecare tre mesi di campagna in litigi interni. L’ultimo è arrivato da Howard Dean, il presidente del Comitato nazionale democratico, che ha invitato il 35% dei superdelegati che non ha ancora deciso a farlo in fretta per non favorire il candidato Repubblicano John McCain che secondo tutti i sondaggi ha ormai colmato lo svantaggio iniziale.

Obama sembra ormai decisamente favorito per diversi fattori. Certamente uno dei più importanti è che nel confronto con McCain ha (quasi) sempre avuto risultati migliori sin dall’inizio. Ha dalla sua, anche, il consenso a livello nazionale tra gli elettori democratici, ormai sempre più netto il suo vantaggio è dato tra i 10 e i 15 punti percentuali (es. reuters, CNN). Ma più importante ancora è la tendenza che riguarda i superdelegati. “Dal 5 febbraio il senatore Obama ha ottenuto il sostegno di altri 83 super-delegati contro i 5 della senatrice Clinton“, ha sottolineato un portavoce del senatore dell’Illinois. In più ha incassato l’ennesimo sostegno da parte di membri del partito molto vicini all’avversaria (Robert Reich, ex-ministro del lavoro nel gabinetto Clinton ed amico di famiglia). E’ a suo favore anche la tendenza di voto in Pennsylvania, prossima tappa dello show) dove ha recuperato uno svantaggio iniziale di circa 20 punti e ora nonostante un errore grossolano sui contadini e la religione è vicinissimo alla Clinton. Mentre conduce nettamente in North Carolina, la tappa più importante del 6 Maggio, forse decisiva.

L’ultimo duello Tv tra i due democratico in apparenza è stato vinto dalla Clinton, ma forse finirà per favorire il senatore nero. Obama è stato duramente attaccato per i suoi rapporti con il reverendo Wright e altre amicizie scomode e per la sua presunta macanza di patriottismo. Spesso nella prima mezzora (gran parte passata ad accusarlo per il fatto che non porta la spilla con la bandiera sulla giacca) è stato costretto sulla difensiva, ma nella seconda parte si è ripreso e ha saputo ribattere punto su punto. Alla fine ha bruciato la Clinton con maestria <<Questo è proprio il tipo di politica a cui siamo stati abituati e che vogliamo cambiare. Il popolo americano non si farà distrarre dai problemi veri: il lavoro, l’assistenza sanitaria, i costi dell’università per i figli>>. Ciò nonostante Hillary ha da un punto di vista del semplice scontro verbale vinto, ma ha indispettito molti elettori democratici per la ferocia degli attacchi lanciati contro il senatore nero con l’aiuto degli stessi moderatori della Tv Abc, Charles Gibson e George Stephanopoulos (un ex-portavoce del presidente Bill Clinton ora passato alla Tv). Come ha scritto il Corriere della Sera: <<…la vittoria dialettica di Hillary non fa altro che rafforzare la percezione negativa che ha di lei una fetta crescente dell’opinione pubblica democratica, l’immagine di un candidato terminator, deciso a distruggere l’avversario, pur di strappare una nomination che i numeri fin qui le negano…>>.

Molti temono che la facile vittoria che i democratici si aspettavano dopo il disastro Bush sia svanità e che i Repubblicani alla fine verranno riconfermati. Gli argomenti principale di chi sostiene questa tesi al momento sono due. Il primo riguarda il prolungarsi delle primarie democratiche che da una parte offrono a McCain tempo per fare campagna e dall’altra rischiano di spaccare il partito. Certamente una così prolungata sfida in campo democratico sta iniziando ad essere un problema, anche se contemporaneamente offre molto spazio nei media. Sembra improbabile che la Clinton possa ottenere la candidatura, anche se il partito è preoccupato per la possibile defezione di una parte dell’elettorato (soprattutto bianchi) qualora il candidato fosse Barack Obama. Quindi se il Senatore riuscirà alla fine a farcela ed ad avere ancora la forza di continuare, a mio avviso, non potrà che essere avvantaggiato dalla lunga corsa in cui avrà dovuto già subire e rispondere ad ogni attacco possibile e che lo farà apparire ancora più vincente e solido. Il secondo riguarda una diversa percezione del’Iraq nell’elettorato Americano, che, dopo la relazione al Senato del generale Petreus e l’abbassamento del numero di vittime Americane, sembra più propenso a concedere più tempo alle truppe in Medioriente. MaCain da sempre sostenitore della linea Bush ci sguazza. Credo, però, che viste le proposte cmq moderate dei democratici, che parlano in semplicemente di tabella di marcia per il ritiro, la loro posizione sulla guerra sia più vantaggiosa perché non scontenta nessuno e non accontenta troppo nessuno e da cmq voce al dissenso. Le vere differenze tra i tre in politica estera sono sull’approccio generale. McCain segue la linea di Bush, ma si oppone alle torture e è più multilaterale. Clinton segue più o meno lo schema McCain nella sostanza, non nelle parole, ma chiede di stabilire degli impegni per altro vaghi per il ritiro (nessuno parla dirittiro immediato). Obama ha un approccio molto diverso. Vuole aprire un confronto aperto con l’Iran, senza però dimenticarsi di ricordare che un eventuale attacco Iraniano troverebbe una risposta dura da parte sua. Se riesce a convincere gli elettori di essere patriottico e che le accuse portate dagli avversari sono infondate probabilmente ha la linea di politica estera con più speranze di convincere, ma il vero confronto verterà sull’economia e li le proposte sono più magmatiche e in divenire.

Obama, probabilmente, sarà il candidato Democratico, ma poi dovrà riuscire a far vincere la paura agli Americani. La paura della guerra, della crisi economica, dell’altro, del diverso, del futuro. Se fallirà in questo MaCain ha già vinto; la paura favorisce il conosciuto, la speranza il cambiamento. Considerando le doti oratorie del senatore nero c’è da ben sperare. Ma le ultime elezioni americane si conclusero con un America chiaramente spaccata in due geograficamente, socialmente e culturalmente, sta al senatore riuscire a convincere i suoi concittadini che il tempo di una nuova rivoluzione americana è arrivato.

P.S: chi è il candidato più ricco? Ovviamente il repubblicano MaCain, che non vuole dichiarare il suo reddito; seguito dalla Clinton e in fine da Obama (che però negli ultimi due anni grazie al successo dei suoi libbri ha quadruplicato la dichiarazione dei redditi). Fonte: la stampa


[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)


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Mondo Obama

Medioriente oggi. Nuovi dubbi sull’11 Settembre. Primarie Americane la rimonta dei repubblicani. Il petrolio e gli indios. I giornalisti in Tibet. (link del 28/03)

Pubblicato su comunicazione, curiosità, economia, geopolitica, giornalismo, link, media, politica e società by sparkaos su Marzo 28th, 2008

Link del giorno 28/03:

interessante analisi sui retroscena della politica in Iraq

Il numero due del Pentagono John Negroponte e il suo sottosegretario Richard Boucher, sono andati a far visita a diversi capi tribù della Frontiera Pachistana

il vertice della lega spiegato da Limes

 

 

altri dubbi sull’attentato che distruggendo le Torri gemelle ha sconvolto il mondo

 

 

Il petrolio contro le popolazioni locali del delta del Delta del Niger e gli indios in Venezuela (Il caso Yasuni e il territorio Waorani).

 

 

La falsa apertura alla stampa estera del Tibet da parte delle autorità cinesi

 

 

  • Elezioni Usa:

Sondaggi democratici: qui e qui    -    Sondaggi generali: McCain vs Obama e McCain vs Clinton e Qui

I democratici fiacchi (i sondaggi iniziano solo ora a registrare l’effetto delle bugie di Hillary che sembrano averla definitivamente sconfitta). Repubblicani momentaneamente in grande rimonta per le divisioni democratiche e la stanchezza, ma sembra probabile un cambiamento di clime una volta deciso il candidato democratico. Intanto Hillary e Nancy Pelosi litigano per i superdelegati (“Cara Nancy, stai fuori dalla battaglia per i superdelegati”)

 

 

Per chi è curioso. “La lista italiana del Liechtenstein è pubblica. Le 157 posizioni, a cui corrispondono 390 nominativi e un ammontare complessivo di 1,3 miliardi (1.337.250.000) sono stati resi noti ieri.”

 

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    Clinton in caduta libera sulle bugie. Obama ancora accusato di razzismo. McCain resteremo in Iraq 25/03

    Pubblicato su comunicazione, giornalismo, media, politica e società, religione by sparkaos su Marzo 25th, 2008

    In America Hillary ha, forse, compiuto l’errore che le costerà le residue speranze di riuscire ad ottenere la Nomination.

    Il Washington Post la definisce «un Pinocchio di quarto grado». Per dimostrare che aveva maggiori esperienza come Comandante in Capo, rispetto all’avversario alla nomination democratica, aveva affermato di aver avuto un ruolo di rilievo con una mediazione cruiciale per la pace nell’Irlanda del nord nel ’98; e di essere andata in Bosnia al posto del marito che correva troppi pericoli, lì sarebbe stata accolta da spari. Entrambe le affermazioni sono state smentite dall’importante giornale americano grazie a giornalisti presenti sul posto in Bosnia e addirittura al premier irlandese Ahren, secondo cui non partecipò ai negoziati.

    Intanto Obama ha recuperato un pò di consenso dopo il discorso con cui ha risposto alle accuse di razzismo mossegli dopo le dichiarazioni forti del reverendo della sua Jeremiah Wright, che ha bollato le operazioni militari americane e israeliane come “terrorismo”; ha accusato il governo di diffondere l’Aids e ha esortato i neri a cantare “Dio maledica l’America”.

    Obama in un bellissimo discorso (I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.)ha negato di condividere quelle dichiarazioni cercando di inquadrare la situazione nella storica discriminazione raziale. Negli anni in cui il reverendo è cresciuto era fortissima; questa discriminazione ha generato l’odio di quella generazione, ma propio lui e la nuova generazione di Afro-Americani sono la prova che le cose sono migliorate e che possono farlo ancora. In pratica senza rinnegare l’amicizia per il reverendo ha cercato di spiegare la reala dei neri Americani, senza finire nel razzismo al contrario. Ciò nonostante il messaggio non è arrivato a tutti e le accuse di antipratiottismo piovono.

    Intanto lo scandalo dei passaporti dei candidati spiati da funzionari del Dipartimento di Stato resta poco chiaro. Sembra probabile che l’ordine sia partito dallo staff dell’attuale presidente, ma i tre uomini coinvolti per quanto più legati all’attuale amministrazione e ai repubblicani, hanno avuto contatti anche con i due sfidanti democratici; quindi chi siano i mandanti di questa raccolta di informazioni non è chiaro.

    Obama incassa l’endorsement (tipica dichiarazione negli USA con cui un giornale o un  personaggio pubblico si schiera a favore di un candidato) di Bill Richardson, ex ambasciatore all’Onu ed ex ministro dell’energia ai tempi di Bill Clinton. Richardson è l’unico governatore ispanico e il suo appoggio potrebbe aiutare il senatore a conquistare l’elettorato latino (che vede i neri con grande diffidenza e ha sempre favorito Hillary), anche perché potrebbe essere il candidato vicepresidente di Barack.

    Ma le notizie buone  per il senatore nero non si fermano qui.

    Mark Halperin, giornalista di Time, che segue la campagna da molto vicino, spiega in 14 punti perchè Hillary non vincerà. (es. “Questa è l’elezione dei cambiamenti, e Bush-Clinton-Bush-Clinton non sarà mai un vero cambiamento”) e tutta la maggioranza della stampa USA senbra non lasciare spèeranza all’ex First Lady.

    La speaker della Camera Nancy Pelosi, che presiederà la convention democratica di Denver non vuole prendere posizione per l’uno o per l’altro candidato, ma sta premendo dietro le quinte per evitare che il duello si prolunghi troppo a lungo, favorendo i repubblicani. E recentemente ha dichiarato: “Se i voti dei super-delegati non rifletteranno quanto avvenuto nelle elezioni, sarà dannoso per il partito“.  Dando ragione ad Obama.

    Obama, inoltre, ha raccolto più finanziamenti della Clinto.

    Le primarie USA non smettono di appassionare come una vera saga televisiva con continui colpi di scena, ma si finisce per perdere il senso delle scelte da fare affannati come sono i media a raccontarci una corsa di cavalli galoppanti.

    Intanto McCain sale nei sondaggi e fa dichiarazioni sulla guerra in Iraq quasi identiche a quelle di Bush. (l’Iraq al centro della campagna elettorale)

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    Obama vince nello stato più femminista d’America

    Pubblicato su Uncategorized by sparkaos su Marzo 9th, 2008

    Obama vince in Wyoming. Lo Stato , noto solo per il parco di Yellowstone, ha una forte tradizione «femminista». Concesse per primo il voto alle donne, nel 1869, anche se lo fece per avere abbastanza elettori per diventare uno stato. Ma fu anche il primo ad avere un giudice di pace donna e un governatore donna, nel 1925.

    L’ennesima sconfitta per Hillary e per la sua idea di femminismo e politica.

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    Vietato ai deboli di cuore. Primarie USA: sfida all’ultimo voto.

    Pubblicato su giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Marzo 5th, 2008

    Hillary Clinton ha nella notte vinto in quattro stati compresi Texas e Ohio, mentre Obama si è aggiudicato il Vermount e i caucuses in Texas (in questo stato lo stesso elettore può votare prima nelle comuni primarie e poi prendere parte a delle discussioni pubbliche ed esprimere un voto per alzata di mano anche diverso dal precedente).

    Obama resta saldamente in testa in quanto a delegati.
    CNN–>                                                               Obama 1451  -  Clinton  1365

    The New York Times–>                                  Obama 1311  -  Clinton  1211

    The Associated Press fonte nytimes–>         Obama 1477  -  Clinton  1391

    CBS–>                                                                 Obama 1512  -  Clinton  1423

    NBC–>                                                                Obama 1307  -  Clinton  1175

    Va dato atto ad Hillary di essere riuscita dopo undici sconfitte consecutive a tener duro, ma in stati che sono sempre rimasti a lei fedeli, mi sembra difficile vedere in questo una sua rimonta anche perché non ha vinto con un distacco che le permettesse di  rimontare davvero.

    Gli ispanici continuano a non fidarsi di un presidente nero(guerra tra poveri) ed entrano, con queste primarie, confermano di essere una componente della società americana di cui tener sempre più conto.

    Obama si conferma re dei caucuses e ottiene ottimi risultati ovunque. Naturalmente il suo vantaggio è diminuito e dopo una fase di dominazione assoluta registra una battuta di arresto, a mio avviso non tanto preoccupante.

    Primo. Obama ha perso in tutti gli stati più popolosi, meno il suo Illinois; e questo non gli ha impedito di arrivare dove è ora.

    Secondo. Come già accennato la sconfitta nei due stati più importanti (Texas eOhio) era cosa risaputa ed è riuscito a contenerla.

    Terzo gli attacchi di Hillary hanno colpito le paure degli americani, ma credo che siano stufi di aver paura.

    Quarto. Dopo una così accesa campagna e una tale esaltazione sulla sua persona, Obama doveva per forza scontare la sovraesposizione, ma si tratta di reagire per dimostrare che al contrario di come lo dipingono è capace di sopportare la pressione.

    Sembra, semplicemente, una fase di riflusso di breve durata, forse condizionata anche dalle minacce alla sua sicurezza (che hanno un pò spento i facili entusiasmi)

    In ogni caso continuo a pensare che Hillary sarebbe una sciagura per i democratici, anche al di là di motivi ideali, perché l’alone di sconfitta che si porta dietro non potra più toglierselo neanche se conquistasse la candidatura, che era data per scontata, dopo tante peripezie.

    Come da mesi dicono i sondaggi tra McCain e i due.

    Obama ha molte più possibilità di battere i repubblicani

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    Preoccupazioni per la sicurezza di Obama e tiri mancini

    Pubblicato su giornalismo, politica e società, religione by sparkaos su Febbraio 25th, 2008

    I sostenitori del senatore nero esprimono preoccupazioni per la sua sicurezza. Di certo i sevizi segreti gli hanno concesso la scorta molto più in fretta di come avviene solitamente per i candidati alle primarie. (La Stampa)

    Hillary alla frutta continua ad accusare l’avversario di ogni cosa gli viene in mente, dando sempre più l’impressione di un cedimento di nervi e dello staff della sua campagna. Oggi, alle solite accuse di inesperienza, ha aggiunto un colpo basso. Dal suo seguito sono partite le email, contenenti foto di Obama in abiti tradizionali somali, inviate ad un noto giornale online di pettegolezzi (qui). L’accusa al senatore di Chicago è di essere un mussulmano. (esempio di multiculturalismo l’ex first lady)

    Il fenomeno dei repubblicani che appoggiano Obama cresce e, dopo Susan Eisenhower, nipote del generale-presidente, che da tempo lo sostiene, sembra stia contagiando anche Colin Powell e addirittura uno degli strateghi di McCain, che ha dichiarato che si dimetterà se la sfida sarà tra i due.

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    Obama conquista il 75% dei voti dei bianchi sotto i 30 anni, vincendo in altri due Stati.

    Pubblicato su giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Febbraio 20th, 2008

    Obama ottiene l’ennesima vittoria sulla rivale Hillary Clinton a cui ormai non resta che aggrapparsi al voto del 4 Marzo in Ohio e Texas. Per la prima volta, però, alcuni sondaggi danno Obama in testa anche in Texas; nonostante l’ampia presenza nello stato della comunità messicana, che in queste elezioni ha sempre favorito la senatrice di NY(48% a 42% per Barack, ma molti continuano a dare favorita lei).

    Vince con ottime percentuali sia alle Hawaii (76% a 24%, la vittoria era quasi certa perché Barack è nativo dell’isola) e in Wisconsin (58% a 41%, qui la vittoria era più incerta perché lo stato in prevalenza bianco e operaio sembrava socio demograficamente più favorevole ad Hillary)

    Intanto McCain, che quasi certamente sarà il candidato Repubblicano alla presidenza, dato il distacco su Huckabee ultimo avversario ancora in corsa, si rivolge direttamente al senatore nero come fosse già il suo avversario per la corsa alla presidenza. “l’America non può permettersi un candidato inesperto”. E ha promesso di «lavorare sodo per assicurarmi che gli Americani non siano ingannati da esortazioni eloquenti ma vuote al mutamento».

    Ricalcando la strategia della Clinton che continua a dichiarare “Non possiamo avere solo discorsi. Dobbiamo avere soprattutto soluzioni, che solo io posso dare».(presuntuosella. sic!!)

    McCain forse dovrebbe considerare che questa strategia non sta premiando per niente Hillary che continua a perdere consensi tra i suoi tradizionali gruppi di elettori: donne bianche, colletti blu e individui senza titolo di studio. Obama invece aumenta i suoi tra questi gruppi e conferma il sostegno dei suoi tradizionali elettori, raggiungendo un nuovo record tra i giovani bianchi under 30 (75%).

    Obama ha risposto al senatore repubblicano “Lui è la politica di ieri, e noi siamo il partito di domani”.

    Il conteggio dei delegati democratici è come al solito incerto:

    · CNN Obama: 1301 Clinton: 1239

    · nytime Obama: 1319 Clinton: 1245 (proiezione Associated Press)

    · NBC Obama: 1156 Clinton: 1014

    · Real Clear Politics Obama: 1353 Clinton: 1263

    Hillary Clinton deve vincere i due popolosi Stati in balio il 4 marzo per restare in corsa (insieme Ohio e Texas assegnano 334 delegati)

    Ma anche nei sondaggi nazionali l’ex First Lady è indietro; su sei sondaggi effettuati tra il 6 e il 18 febbraio solo una la da in testa(qui) . In più Hillary risulta sconfitta in un’ ipotetica sfida con McCain sette volte su dieci, risultando vincente solo in due casi e pareggiando in uno. (sondaggi McCain/Clinton dal 29/01 al 10/02).

    Al contrario Obama batte McCain nove volte su dieci (sondaggi Obama/McCain dal 29/01 al 10/02).

    Ma proprio questi ultimi mesi ci hanno confermato per l’ennesima volta che i sondaggi spesso falliscono per errori o imprecisioni e che le persone cambiano idee molto facilmente, oltre al fatto che spesso l’idea che si esprime in pubblico è diversa da quello che realmente si pensa. Quindi non si può ancora dare per scontata la vittoria alle primarie democratiche del senatore nero (devono essere assegnati ancora circa 1500 delegati alla convention democratica che sceglierà il candidato) e ancor meno decisa è la sfida con i Repubblicani, che anche grazie ad una scelta di un candidato più anomalo, meno legato alla destra religiosa (che non ama per nulla McCain) e più adatto a raccogliere il voto degli indecisi e degli indipendenti forse sono rientrati in gioco nonostante i disastri di Bush. Ma anche Obama va forte tra gli indipendenti.

    Come finirà è presto per dirlo, ciò che oggi si può dire è che se la sfida sarà Obama/McCain la politica estera Americana cambierà cmq pesantemente (almeno stando alle promesse). Se vince l’anziano sentore Repubblicano, si tornerebbe al rispetto dei diritti umani e della legislazione e organismi internazionali, ma sostanzialmente sarebbe una ripulita di immagine sotto cui la sostanza resterebbe simile; se vince Obama avremmo un cambiamento strategico decisivo e, con un po’ di fortuna e buona volontà da parte degli altri popoli coinvolti, una qualche minima soluzione per il pantano a pressione che sta diventando l’intera area che dal medioriente arriva fino in India per poi proseguire verso il Borneo.

    E’ difficile dire se Obama, una volta alla Casa Bianca, sia davvero capace di produrre un simile cambiamento strategico all’interno dell’ amministrazione americana sempre più polimorfa, autonoma nelle scelte, percorsa da influenti correnti e lobby di potere e scossa da uno dei periodi più duri della storia USA. E dopo questo, dovrà ancora convincere gli altri stati coinvolti (ad es. gli Iraniani a trattare) e realizzare concretamente sul terreno i suoi piani.

    Spesso nei periodi storici difficili gli americani invocarono e trovarono un leader capace di rinvigorire lo spirito frustrato dei propri compatrioti e traghettarli oltre la sponda dei problemi che li assillavano; non lo fecero da soli, però. Riuscirono a smuovere l’energie sopite e a coinvolgere l’ intero paese in una battaglia. Questo è ciò che gli americani si aspetteranno da Obama se riuscisse a vincere. Può riuscire in una simile impresa? E se non riuscisse cosa accadrebbe dello spirito americano e del suo immane potere?

    Domande senza risposta, la storia la scrivono gli uomini e ciò che sarà in America lo decideranno gli americani; e questo è l’unico motivo che spinge ad essere ottimisti. Il momento storico, e in parte Obama, hanno restituito l’ interesse politico a molti americani, di solito poco interessati.

     

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    Obama vince in 5 Stati

    Pubblicato su giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Febbraio 11th, 2008

    Obama in due giorni ha sbaragliato Hillary Clinton in 5 stati e questo con percentuali di voto che vanno dal 57% al 68%. In più il Maine è uno Stato molto conservatore e quasi interamente abitato da bianchi.

    Continua la battaglia sul conteggio dei delegati.

    Ora la NBC da un vantaggio maggiore ad Obama (943 a 895) e aumentano le previsioni che lo danno in vantaggio (ad es.realclearpolitics.com, un sito che aggrega informazioni e sondaggi da varie fonti:1146 a 1142).

    Il nytime riporta una stima (A.P.) chClinton vantaggio la Clinton 1136 a 1108, non tanto dissimile da quella della Cnn che assegna ad Hillary1148 delegati e 1121 a Barack.

    Di certo si puo dire che Obama o è già in testa x numero di delegati o è vicino a farlo; mentre contemporaneamente tutti i sondaggi a livello nazionale lo danno in rimonta o già in vantaggio.

    Nello scontro futuro con i repubblicani, inoltre, indipendentemente dal candidato avversario ha migliori risultati il senatore nero che sembra in grado, ad oggi, di vincere sempre; mentre x diversi lo scontro McCain-Clinton potrebbe regalare la vittoria al primo.

    Ma, forse, la cosa che più favorisce Barack è l’ alone di sconfitta che sempre più circonda l’ex favorita(oggi ha licenziato il capo del suo staff).

    Gli Americani amano i vincenti.

    Una spiegazione diversa sulla caduta del governo Prodi

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    Risultati Primarie Usa ancora incerti

    Pubblicato su giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Febbraio 7th, 2008

    Continua il giallo sul numero esatto di delegati da assegnare ai due contendenti x le primarie americane. (c0nteggi non ancora conclusi!!!)

    ore 12:04:

    -CNN: 823 Clinton (630+ 193) e 741 Obama (635+106)
    -The New York Times: 892 delegati Clinton e 716 Obama

    -NBC: 838 Obama e 834 Clinton

    -CBS:1058 Clinton e 984 Obama

    -Los Angeles Times: 1045 Clinton e Obama 960

    La convention Democratica sarà molto interessante se questo è l’inizio. D’avvero assurdo che con le tecnologie di cui disponiamo oggi, in America non riescano a razionalizzare un minimo le procedure di voto e ci sia ancora una tale incertezza sui risultati. La conta dei voti di queste ore mi affascina molto di più x questo che x la corsa in se che cambia poco con qualsiasi di questi numeri (ci vorrà ancora tempo per sapere chi sarà il candidato democratico mentre McCain è ormai decollato) e forse ancor più x le diverse reazioni dei candidati. Obama ci ha tenuto da subito a ribadire che era lui in testa x ovvi motivi, ma è sembrato convinto delle sue possibilità in ogni caso. Hillary dopo l’ennesimo tentativo di lacrimucce pre elettorali, è sembrata un po stanca e delusa, anche perché per la prima volta l suo avversario ha raccolto più fondi.

    Di certo x chi osserva le cose dal paesello dello Gerontocrazia sembra quasi una favola la storia dell’avvocato nero che sempre più mette in difficoltà l’ Ex First Lady(molti ora lo danno cmq favorito x il trend favorevole, mentre altri danno favorita lei x la migliore organizzazione e staff di cui dispone)

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