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La trama è un concentrato di stereotipi cinematografici americani.
Un ragazzino geniale ma sfigato, in difficoltà economiche, incontra un prfessore che ha messo su una squadra di studenti bravi in matematica che vogliono sbancare Las Vegas contando le carte al Black Jack. Lungo il percorso si dimentica dei vecchi amici, che ovviamente alla fine ritrova, e si imbatte in mille avventure, che ovviamente risolve, e nell’immancabile amore.
Un film sul gioco e il college banale ed insulso. Trama scopiazzata e niente di nuovo.
Neanche un motivo per vederlo. (tranne Kevin Spacey e il resto degli attori tutti non male ma niente di eccezionale)
Nazirock, Forza Nuova e il fallimento della sinistra
Stasera ho visto il documentario sull’estrema destra Italiana cha di recente Forza Nuova è riuscita a bloccarne la proiezione, con un’azione legale per presunte lesioni di immagine.
Ho letto in rete commenti vari e tutti alla fine sottolineavano lo sdoganamento del Ventennio Fascista e del Nazismo; a me ha colpito tutt’altro. Sara perchè di amici di estrema destra, per puro caso, ne ho avuti diversi e una cosa già da un pò mi è estremamente chiara. Proprio l’aver impedito una libera espressione di opinioni fasciste, per tanti anni, ha contribuito a creare verso quei simboli un potenziale di aggregazione della rabbia sociale; sono puri, non corrotti, dallo schifo del mondo attuale, il passato è un mondo lontano facile da reinventare e si portano dietro un aura di puro e duro ideale.
La svastica non è più un dogma da tanto, anche, per chi ha idee diverse resta una compagna casuale di viaggio che si incontra in giro casomai con fastidio o a volte con una sorta di fascino per il simbolo, quasi slegata dalla sua storia. Per altri la svastica è il simbolo tagliente di qualcosa di profondamente diverso. Ma la svastica, infondo, è marginale, nel semplice senso che per tanti Skin va benissimo la croce celtica; ma insieme nella rinuncia, nel portarla più nascosta, diventa ancora più forte la rabbia di sentirsi non voluti, discriminati.
Come non è stata una novità scoprire che la vita concreta di un attivista di Forza Nuova è molto simile a quella che un tempo era la vita di un attivista della sinistra extraparlamentare. Vita in comune ed impegno politico. La nuova destra copia la sinistra estrema nelle forme di organizzazione; copia i centri sociali a Roma, copia gli stili musicali alternati, da cui il documentario prende il titolo. Organizza campeggi e struttura la vita quotidiana degli attivisti con impegni quotidiani e settimanali. Li istruisce in modo evidente su come parlare alle telecamere; gli fornisce i libri attraverso case editrici amiche, magliette, spille ed ogni altro gadget per creare comunità e simboli di riconoscimento. Tutto ciò che la sinistra ha rinunciato a fare chiudendosi nei palazzi.
Ma sono anche più furbi e avanti. Mentre tutti noi stiamo a scombattere su che Europa deve essere, loro ne hanno una precisa idea del tutto coerente e una rete di alleanze internazionali ben fornita; più ovviamente gli inevitabili nemici: dagli storici ebrei, comunisti e omosessuali agli immigrati, i vigliacchi, ovvero comunisti e politicanti vari, e agi Americani che diventano, in un certo senso, il collante per trasformare il nazionalismo in Nazionalismo Pan-Europeo andando a braccetto con Neo-Nazi tedeschi, Falangisti Spagnoli e Rumeni. Ma le alleanze e i nemici sono definiti anche ad un livello extraeuropeo ad es. con la Falange Cristiana Libanese e una certa vicinanza alla causa palestinese. (N.B. croce di cristo sempre presente in simili luoghi)
Offrono risposte chiare e semplici, radicate nella sottocultura Italiana, ma insieme aggiornate e moderne; e lo fanno in un contesto di allegra aggregazione di giovani. La gioventù Italiana è frustrata e loro gli offrono tutto ciò che serve per sfogare la rabbia e sentirsi parte di una grande e calda famiglia.
Fanno quello che la sinistra non fa più: raccogliere la rabbia sociale e farla esprimere. Si parla di estrema destra, ma il documentario mi ha colpito per quello che lascia capire dell’Italia in generale a partire dalle colpe senza fine dello Stato, a quelle della scuola e al perchè la sinistra è sempre più vecchia e lontana dalla realtà. Colpisce tanto l’intelligenza del tutto, di come è organizzato, di ciò che propone ai militanti e di come sono riusciti a ricreare una cultura, in un qualche senso, coerente su cui fondare un’identità ancorata nel passato, ma nuova e dinamica. Più di tutto colpisce l’aria che si respira.
Al nocciolo: da una parte, per chi vive la cosa da dentro, c’è calore, risposte, gruppo, identità e libero sfogo della rabbia in un contesto che non solo la giustifica, ma l’esalta come strumento di distinzione, liberando dal senso di colpa; dall’altra vuoto, dogmi morali assoluti e nessuna risposta. Nessuno sfogo di rabbia nella sinistra imborghesita e pacifizzata è concesso. Per strada la rabbia c’è.
Come mi è capitato di avere diversi amici Skin?
Perché vagamente skin ce ne sono tanti. Perchè erano (e quelli con cui sono ancora in contato sono) alcune delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto. Fermarsi all’idea assurda, all’atto casomai sbagliato o ignobile che possono aver compiuto è facile; a me non è stato concesso; semplicemente erano là e per ragioni che non contano non potevo evitarli e li ho conosciuti. Chi erano? Ragazzi più sensibili della media con tanta rabbia in corpo, quasi sempre nata per giustissimi motivi o semplicemente per l’aria pesante che si respira nelle strade un pò più in là di via Veneto; che un giorno erano stati colpiti da un simbolo tagliente, da una risposta sicura e semplice o dalla semplice voglia di fare a cozzotti e “gli skin fanno a cazzotti”.
Ciò significa che giustifico certe idee o azioni?
No neanche per idea, ma vedere solo la svastica e non le ragioni è comportarsi come Bush e bombardare l’intero Afghanistan per non guardare in faccia le ragioni del terrorismo.
Social bookmark:
Gone Baby Gone
Il film racconta il rapimento di una bambina che vive con la madre tossicodipendente, lo zio ex alcolista e la moglie che lo ha redento ed è molto religiosa. (trama)
La zia coinvolge nelle indagini due giovani investigatori privati alle prime armi che dovranno fare scelte difficili.
A me non è piaciuto per niente, non l’ho finito, poi mi hanno raccontato. Noioso, non bruttisimo, ma noioso e infondo non c’è motivo per vederlo.
La zona
La zona è un immensa cittadella privata dove i ricchi di Citta del Messico vivono in una specie di paradiso artificiale, circondato dalla povertà e al di fuori della legge. (trama)
La storia prende il via quando tre adolescenti delle favelas penetrano nella Zona attraverso un’apertura nel reticolato aperta da un cartellone pubblicitari caduto. Da questo momento in poi la violenza dilaga senza alcun significato se non la paura e l’ossesione della sicurezza in una società con un’altissima violenza diffusa e fortissimi squilibri sociali.
Il tema vero è la diseguaglianza sociale, il senso di colpa, la degradazione dell’uomo dovuta al possesso esasperato e alla paura cieca, unita ad una sorta di razzismo difensivo. Un paradiso terreno che pian piano assume i contorni di un incubo mentre la caccia all’ultimo superstite dei tre ragazzini “ladri” va avanti senza che neanche l’idealismo adoloscensiale possa fermarla, anzi viene piegato ed asservito agli scopi o reso inutile… futile.
Lo scivolare della Zona verso, l’abbisso paranoide è un vortice che dalla società viene e alla società torna; rendendo evidente che non c’è paradiso terreno che possa nascondere la spietata realtà del mondo. Un mondo dove la felicità è espulsa da ogni luogo, sostituita dalla precarietà della conquista e dal senso di colpa di essa, sfogato in una paranoia ossessiva che rende ciechi, non uno ma un’interà comunità.
DA VEDERE!!!
P.S: Ah se volete vedere la violenza diffusa e l’ossessione della sicurezza che si trasforma nel Grande Fratello in qualcosa di meno narrativo e più documentaristico qui c’è un bel documentario su Los Angeles
Perchè un ragazzo diventa un terrorista?
Perché ha solo la fame da perdere ed un giorno incontra uno stronzo che lo riempe di chiacchiere per usarlo.
Sentite la descrizione della vita della sua famiglia, che vive tra la spazzaura lavorando dalle sei di mattina alle dieci di sera, fatta da un padre del Cairo, in un bel documentario sulla città culla originaria di tanto islamismo militante –> qui
Un bacio romantico - My blueberry nights
Un bacio romantico è l’ultimo film di Wong Kar-wai.(la traduzione del titolo è pessima My Blueberry nights).
Parla dell’incontro di due ragazzi entrambi con storie passate da superare. Del desiderio e dell’ossessione, della solitudine e degli incontri/scontri.
Un film corporeo, sensuale ed istintivo; che attraverso un viaggio personale riesce a offrire spunti profondi sulla strana ed incomprensibile natura umana.
Ha molti tratti in comune con Hong Kong Express, il film che preferisco di Wong Kar-wai; ma è meno ossessivo più tranquillo nello scorrere e nei personaggi; e soprattutto la città, la scena è meno protagonista.
Da un punto di vista visuale, non eccessivamente originale, ma molto coinvolgente e caldo.
Un bel film e lo dice uno che non ama il genere, cmq tendente al sentimentale, per quanto infinitamente più ricco e profondo.
Juno ? Bleeeeeeeeeeeee
Juno è un film su un adolescente che facendo sesso per la prima volta si ritrova con una sorpresa e cerca di confrontarsi a modo suo con la vita che le cresce dentro.(scheda del film)
Lei è simpatica, il film non è brutto; ma a me non è piaciuto per niente.
E sinceramente trovo anche la storia scontata e un pò moralista, semplicemente di un moralismo un minimo più furbo e moderno.
Risparmiate il biglietto
Megalopolis - Karachi, il centro finanziario del Pakistan tra terrorismo, schiavitù e alta finanza.
Megalopolis è un programma della Rai davvero interessante.
Cerca di raccontare la realtà post-moderna attraverso i suoi centri di elaborazione e creazione principale: le moderne metropoli.
Le metropoli di oggi sono il crocevia per tutto ciò che accade nel globo e, come ricorda il documentario, anche il principale scenario di guerra del futuro.
Il documentario su Karachi è davvero interessante mostra una città stracolma di contraddizioni dove ha preso forma gran parte del conflitto Mediorientale e dove l’Islam più intransigente si forma ed investe. Ma insieme una città con giovani blogger e alcuni tratti tipici di tutte le metropoli mondiali. Da una parte i poveri profughi Afghani e donne prese schiave in Bangladesh; dall’altra ricchi figli di feudatari, latifondisti e militari molto occidentalizzati o grandi moschee che offrono ai bambini ciò che lo stato non riesce o non vuole dargli: cibo, vestiti e un elementare istruzione religiosa, che molti genitori preferiscono all’ignoranza completa, non avendo alternative.
Davvero un bel modo di guardare al mondo attraverso i suoi nodi nevralgici
Il genocidio degli indiani americani.
ora non gli sparano più, ma… un bel documentario di Tg3 Primo piano –>IL SOGNO LAKOTA
I lakota riggettano i trattati con gli Stati Uniti perché il governo americano li ha evidentemente violati e reclamano la terra promessa più di cento anni fa.
Non accettano proprio di scomparire.
Fine pena mai
Film del tutto inutile.(trama)
Cerca di imitare i grandi capolavori del cinema americano sulla vita di criminali che alla fine della loro vita si raccontano e rilleggono il loro percorso. Ma non gli viene per nullla bene.
Si salva un minimo la recitazione di alcuni degli attori e l’intento di raccontare la più dimenticata delle mafie italiane: la sacra corono unita.
Decisamente da non vedere (peccato non poter tornare indietro)
Onora il padre e la madre
L’ultimo film di Sidney Lumet è un dramma familiare molto intenso.
Due fratelli entrambi con problemi economici decidono di rapinare la gioielleria dei genitori, ma per una serie di contrattempi nella rapina rimane uccisa la madre.
Il più giovane è alla prese con un divorzio difficile e gli alimenti; mentre il più grande è nei guai per la sottrazione di denaro alla società per cui lavora e abbusa di alcol e droga, in più ha un rapporto difficile con la giovane moglie che lo tradisce proprio con il fratello. Lentamente i due scivolano in una spirale di violenza e senso di colpa.
Sidney Lumet cerca di portare alla luce le emozioni e la psicologia dei personaggi con l’uso eccessivo di una recitazione molto fisica. I volti diventano maschere emotive e le emozioni vengono esesperate a tal punto da risultare a tratti ridicole e non realiste. Il tema principale più che i rapporti familiari, sembra essere il sentirsi inadeguati; fenomeno sempre più diffuso nella società attuale.
Il film ha molti spunti interessanti, ma nel complesso a me non è piaciuto. I personaggi sono troppo esasperati e finiscono per diventare noiosi e totalmente falsi.
L’Italia si arma. Bush non si arrende. Il cinema facilmente accessibile gratuitamente in Rete.
Link del giorno:
La spesa militare Italiana sale costantemente negli ultimi anni, stranamente proprio nello stesso momento in cui l’industria militare Italiana è lanciatissima alla conquista dei mercati mondiali. L’industria militare Italiane è una delle prime 4 d’Europa con produzioni d’ eccellenza soprattutto, ma non solo, nelle armi di fuaoco e nello Spazio.
Con testardaggine il presidente Americano continua a difendere tutte le sue scelte e a cantare vittoria, ma le voci diverse si fanno più forti.
(entrambi gli articoli da Lettera 22)
Il sito permette di vedere o scaricare interi film e serie animate gratuitamente in Italiano. Si va dai Pirati dei caraibi, ai Simpson, a Futurama e molto altro. Si possono seguire in diretta diverse Tv e anche le partite di calcio (questo non l’ho controllato).
I padroni della notte - La Promessa Dell’ Assassino. I nuovi Russi e l’Occidente
I padroni della notte è il secondo atteso film di James Gray, dopo il promettente esordio di Little Odessa.
Narra la vicenda di una famiglia americana con una forte tradizione di lavoro in Polizia. Tema molto caro al cinema americano, in cui ci sono numerosi precedenti anche per la ribbelione giovanile di uno dei due fratelli, che si mette a gestire per conto di immigrati Russi un club a NY. L’altro fratello ha seguito la tradizione di famiglia e per colpa di un indagine sul traffico di droga nel locale, i destini della famiglia si intrecciano e confondono.
La trama non originalissima avrebbe materiale ottimo per lavorare soprattutto per la bravura degli attori:
Joaquin Phoenix, il fratello ribelle. onirico in alcune scene, non convincente in altre, straordinario in quelle focali
Mark Wahlberg, il fratello in polizia. Guardabile ma non paragonabile ad altre prove di recitazioni che ha date
Robert Duvall, il padre. Il mestiere è quello solito ma manca qualcosa.
Il film però resta sul vago, scade nel melenso in alcuni punti, non approfondisce fino in fondo i rapporti su cui si basa, spesso volta verso la facile morale di impegno patriottico e buonismo.
Nonostante ciò e una certa lunghezza, riesce a catturare l’attenzione e ci si imbatte in scene davvero ben fatte, come un inseguimento visivamente molto intenso e coinvolgente, o alcune scene più recitate e vagamente oniriche di Phoenix, spesso in compagnia di una discreta Eva Mendes, la sua fidanzata nel film. Di rilievo visivo forte anche la scena del grano.
In sostanza un film con molti pregi e spunti, ma una trama non originalissima e che per qualche motivo manca di quel non so che…
La Promessa dell’assassino è l’ultimo film del geniaccio di David Cronenberg.
Tre attori starordinari:
Viggo Mortensen, fantastico nel ruolo del killer della mafia Russa, duro, silenzioso, spocchioso e gentile insieme. Misterioso. Davvero bravissimo
Vincent Cassel, sono di parte è sempre un po’ straordinariamente sopra le righe, ma in modo fantastico comunicativo nella sua esasperazione. Il giovane figlio del boss, un bel po’ fannullone, spietato e ubriacone in eterno conflitto imitativo con il padre.
Naomi Watts, non male regge la parte bene, ma non ci aggiunge altro.
Armin Mueller-Stahl, il boss dall’aria bonaria, ma il cuore nero pece. Altra prova ottima
Parla di un ostetrica che si mette in testa di scoprire eventuali parenti di una bimba data alla luce da una prostituta dell’est quattordicenne, poi deceduta, durante il suo turno di lavoro. Lei di padre russo, ma che non parla li lingua, si trova a scontrarsi con la mafia Russa per il diario della ragazza deceduta.
Il film ha il grande merito di gettare lo sguardo sulla violenza contro le donne, senza troppi moralismi o pietismi, trattando un tema troppo spesso volontariamente semi-dimenticato.
Le premesse ci sarebbero tutte e il film resta interessante e sopra la media del periodo, ma dal regista di Videodrome (imperdibile) ci saremmo aspettati molto di più.
Cosa accumuna i due film oltre al fatto di essere film con tanti preggi e che non riescono fino in fondo?
Il tema, sempre più presente nel cinema Americano degli immigrati Russi.
L’immagine che si ricava dei Russi, che vivono negli USA, dal cinema è fortemente razzista e stereotipata. Appaiono tutti come duri e spietati mafiosi o ubriaconi che straparlano a sproposito. Cronenberg, in parte sfugge allo stereotipo mostrando una realtà molto più complessa e variegata anche presentando personaggi che corrispondono cmq agli archetipi del duro e puro, della donna forte e materna, e del mafioso amorale.
Sembra che neanche lui riesca a scrollarsi di dosso del tutto questa modo di vedere, certamente in parte giustificato dal crescere della mafia Russa in America; ma che sembra scontare ancora la cultura di contrapposizione della Guerra Fredda.
Gli Americani tendono a vedere nei Russi ancora principalmente dei nemici e le loro paure trovano conferme emotive negli scontri odierni su praticamente tutte le questioni di politica internazionale.
E’ un po’ quello di cui il Ministro degli Esteri Russo ha accusato gli Inglesi. Le due diplomazie sono da tempo ai ferri corti, anche per lo scottante caso Litvinenko. Il Russo ha accusato gli Inglesi di essere ancorati ad una mentalità da Guerra Fredda. (qui)
In realtà le cose sono più complesse.
Occidente e Russia, dopo una fase iniziale post sovietica di buona collaborazione, sono sempre più in rotta di collisione su moltissime questioni. Alcune sono da tempo aperte, come;
- le differenti vedute, ed interessi, sulle risorse energetiche e i corridoi di trasporto principali;
- l’allargamento della Nato verso i confini Russi;
- la democrazia e i diritti umani in Russia;
- lo strapotere dei magnati e della Mafia Russa;
- l’assetto del Caucaso e dell’Asia centrale, ma anche del Medioriente, del Meidterraneo e del sud-est asiatico dove sempre più la Russia cerca di proporsi come competitor Globale nuovamente;
Ma di recente i dissapori si sono focalizzati su temi di scottante attualità:
- Lo Scudo Spaziale che gli Americani vorrebbero in Europa;(proprio oggi non sono riusciuti a trovare un accordo su questo tema)
- Trattati in scadenza sul nucleare e quelli relativi all’ammontare delle forze militari convenzionali in Europa;
- Le differenti vedute sull’Iran;
- E di ultimamente il riconoscimento del Kosovo da parte Americana, che minaccia, per i Russi, di provocare un effetto a catena di nuove richieste di autonomia da parte di minoranze etniche.
Questi e molti altri sono motivi di scontri reali, ma a guardare il cinema Americano, forse si può dare un po’ di ragione anche al ministro Russo. Nella visione degli anglosassoni, e forse di tutti gli occidentali, a torto o ragione, restano paure legate alla guerra fredda.
Peccato che se non le superiamo, aiutiamo i personaggi come Putin a schiaccare il popolo Russo che già in gran parte si sente depredato dell’antico prestigio e se provocato probabilmente reagirà affidandosi a chi come l’ex presidente promette nuove glorie e rivincite sull’occidente.
Serbatoi d’odio nascosti.
Paranoid Park
(lo so arrivo tardi, ma l’ho visto ora)
Paranoid Park è allo stesso livello dei migliori film di Gus Van Sant (ad es. Elephant), ma visivamente molto efficace e come al solito per quanto strano sia, vista la sua età, il regista riesce a parlare di adolescenza senza cliscé.
Riesce con trovate particolari ed inquadrature anomale a dare la sensazione di un mondo diverso. Gli adulti sono quasi sempre un ombra fugace e quasi mai inquadrati in volto. La madre appare nel momento meno indicato.
Merita. Poi, per gli amanti di Gus, un minimo di delusione ci sta.
Scelte, sensi di colpa, incomprensione e una società che vista da quest’ottica sfumata è, semplicemente, ostacolo incomprensibile.
Rendition, la tortura e la memoria storica
Rendition è un film che ha il grande pregio di trattare un argomento difficile e di scottante attualità, i rapimenti della CIA di presunti terroristi e la tortura in paesi amici.
Ha anche il merito di sollevare un velo sulla realtà di una pratica iniziata ben prima di Bush e l’11 settembre, sotto Clinton probabilmente (altro motivo per non vatare Hillary); e inizialmente da applicare in casi estremi, poi sull’onda emotiva degli attentati alle Torri Gemelle divenuta una vera industria dove un minimo sospetto è sufficiente per ritrovarsi in incubo.
Per il resto il film non è ne brutto ne bello, attori normali, regia con qualche spunto, sceneggiatura poco profonda (il vero tallone di achille).
Non realizza a pieno le promesse visive e non analizza quasi per nulla le psiche coinvolte, ne va più di tanto al fondo degli effetti sociali della tortura.
Per di più, riesce a mio avviso ad essere quasi propagandistico per gli Americani al cui interno nascono, comunque, gli anticorpi (almeno parziali) a questa scelta sbagliata e l’eroe di turno, che, anche se eroe sporco, finisce per essere percepito quasi più eroico e umano.
La figura peggiore la fanno i torturatori locali e la politica USA, con non poco populismo assolutorio delle colpe almeno morali dei tanti americani che hanno aderito e aderiscono al nazionalismo apocalittico di Bush e company, che finiscono per essere il capro espiatorio di tutto.
Sembra quasi un film di propaganda stile seconda guerra mondiale, quando furono assunti i migliori registi dell’epoca per condizionare l’opinione pubblica mondiale. Oggi il messaggio, preparatorio di una svolta, sembra essere “non è colpa nostra ma di un folle presidente capitato nel momento sbagliato di crisi”.
Italia e Germania insegnano che la rimozione della memoria non è cosa saggia.
Non mi è piaciuto
Non è un paese per vecchi
Come molti dei film dei fratelli Coen ( Joel Coen, Ethan Coen) la trama del film è un classico del cinema Americano.
Un uomo trova una valigia piena di soldi, legati al narcotraffico e inizia la sua fuga per una vita diversa, inseguito per le strade e i paesaggi sterminati d’America da un Killer con qualche rotella saltata.
La storia diventa una scusa per un discorso sulla natura dell’America e, come tanti film ultimamente, mette in risalto il radicamento della violenza in una Terra che continua, realmente e nell’immaginario collettivo, ad avere i tratti della frontiera sia tra civiltà e natura; sia in senso sociale di scontro tra mondi sociali diversi; sia antropologica, quasi sciamanica, di ricerca, riflesione sull’uomo e il suo essere storico e caduco.
Quattro oscar:
- regia : meritato, le immagini sono i tasseli principali del racconto, i dialoghi fulminanti e illuminanti sono una parentesi tra le immagini o le accompagnano e completano, a tratti ricorda i western di Sergio Leone. Primi Piani fortemente espressivi e ambiente carico di emotività e sussurri, quasi più dei volti.
- sceneggiatura non originale: scritta davvero bene, ma boh forse aveva concorrenti validi
- miglior attore non protagonista: Un mefistofelico e inquietante Javier Bardem, nel ruolo del killer.; che ci sta tutto. Fantastico. Non scerzano neanche gli altri attori: dallo sceriffo, un Tommy Lee Jones come sempre una garanzia, che è il vero motore del film, accompaganndo la narrazione con le sue storie sciamaniche e riflessioni fulminanti; al cacciatore che trova i soldi, Josh Brolin, fantastico nei suoi silenzi espressivi e sorprendente nei dialoghi smozzicati.
- miglior film: boh davvero bello, ma a me resta il dubbio almeno (e forse ce ne sono altri) con La guerra di Charlie Wilson, come storia perché a livello cinematografico è molto più scarso, e con Il petroliere, che è il vero dubbio profondo.





















