Frammenti Nomadi

Nuovo asse Asiatico: Cina-Giappone?

Pubblicato su geopolitica, politica e società by sparkaos su Maggio 15th, 2008

La recente visita (dopo dieci anni) del presidente cinese Hu Jintao in Giappone aprè scenari strategici nuovi in Asia.
A dividere i due paesi oltre i temi di più stretta attualità resta la ‘memoria storica’ riguardante la seconda guerra mondiale e le guerre giapponesi nella regione.Tema scottante alla luce dei risorgenti nazionalismi nella regione. Ma il documento siglato dal presidente cinese e dal premier giapponese fa pensare ad una crescita delle relazioni tra i due paesi.

Il documento si basa su tre punti principali.

  1. Mutua fiducia nelle nuove relazioni fra Cina e Giappone, Entrambi si riconoscono un ruolo positivo nel sistema internazionale e pensano a campi di possibili collaborazioni. Ad es sul ruolo delel Nazioni Unite nella lotta al cambiamento climatico. Pechino potrebbe rimuovere il suo veto alle richieste giapponesi per un ruolo più forte al Consiglio di sicurezza. O anche sulla crisi nucleare nordcoreana
  2. Sviluppo dei rapporti economici, tecnologici e commerciali,
  3. Forte cooperazione intensa in materia di energia, la protezione ambientale.

Di problemi tra i due paesi ne restano molti, ma le tante sinergie attivabili da rapporti più stretti fanno pensare che nel medio perido i due paesi hanno un forte interesse a risolverli.

Ad es per il Giappone la Cina può rappresentare il mercato privilegiato con cui sostituire quello Americano in caso di crisi ed in cui investire. Mentre la Cina avrebbe tutto l’interesse ad attirare investimenti economici Giapponesi anche al fine di trasferimenti tecnologici. La cina presto dovrà affrontare la conversione economica verso un sistema industriale più basato sulla qualità che sulla quantità a causa del progressivo trasferimento die fabbriche in altri paesi dell’ Asia causato dall’aumento dei costi del lavoro. In questa prospettiva l’avanzatissima tecnologia giapponese giustifica agli occhi di Pechino anche la rinuncia alle accese dispute storiche.

L’Asia di certo sta attraversando un periodo di profonda ridefinizione geopolitica e cosa ne verrà fuori è difficile dirlo, ma è di importanza fondamentale per il mondo intero.

Tibet e Cina - Competenza ed elite in America (link)

Pubblicato su geopolitica, link, politica e società, religione by sparkaos su Maggio 8th, 2008

<<“Ma dove erano tutti I pro democrazia negli anni delle altre olimpiadi” Perche’ in ogni paese in cui si sono tenute le olimpiadi ci sono vergognosi comportamenti anti-democratici,. Perche’ e’ facile condannare la cina, lontana dalla nostra cultura e con un governo palesemente anti-democratico, e allo stesso tempo dimenticare le vergogne che I nostril paesi “cosiddetti democratic” commettono ogni giorno.>>

Leggi tutto l’articolo qui

<<Esattamente come un principe medievale, egli rivendica non solo l’indipendenza del Tibet, ma anche il ruolo di sovrano ereditario per investitura divina. Molto comodo! Le sette dissenzienti all’interno della sua fede vengono perseguitate, ed egli esercita un potere assoluto all’interno di una enclave in territorio indiano; dice cose assurde sul sesso e sul cibo, e durante i suoi viaggi a Hollywood alla ricerca di fondi consacra santi i donatori più generosi>>

Un articolo interessante sul Tibet e il poco che si sa di reale in occidente sulla sua realtà. Nella citazione si parla del Dalai Lama –> qui

Le primarie Amaricane tra accuse di elittismo ed incompetenza gettano una luce inquietante sul populismo anti-intellettuale sempre più diffuso –> qui

Il Governo Ombra del Mondo

Pubblicato su X-Files, curiosità, geopolitica, giornalismo, politica e società by sparkaos su Maggio 8th, 2008

Molto spesso si parla dello strapotere delle multinazionali private e di potenti famiglie di baroni economici. Alcuni ricercatori sono da anni convinti che alcune associazioni private siano una specie di organo di governo ombra del Mondo. C’è chi cita un organizzazione che si riunisce in Svizzera annualmente, dove numerosi ex presidenti Americani si sono recati un anno prima di essere eletti. C’è chi più generalmente parla di apparato industriale e militare americano. C’è chi parla di un organizzazione che tra l’altre cose sarebbe legata ed interessata a manufatti alieni. C’è chi parla del Gruppo Bilderberg. C’è chi si spinge molto più in là.

La maggioranza delle persone solitamente prendono queste come stupidaggini da ragazzini fissati, anche perchè di teorie cospirative ne fioriscono così tante e così strambe da screditare tutti quelli che si occupano di simili ipotesi. Spesso, però, si dimentica che chi formula queste teorie a volte ha incarichi professionali di tutto rispetto in cui viene ritenuto persona intelligente e fidata. E che queste teorie, spesso scarse di prove, sono, però, almeno in alcuni casi, del tutto logiche e del tutto immaginabili nell’evoluzione storica della società attuale. E’ tempo di cercare di guardare al mondo con occhi più smaliziati, aperti all’insolito e senza pregiudizi, perché il punto fondamentale non è se queste teorie sono errate, ma quanto sarebbe grave se fossero vere.

Uno dei nomi che ricorre più spesso nelle teorie complottistiche di ogni genere è quello dei Rockefeller, potente famiglia di capitalisti americani. David Rockfeller, nel 1973, ha fondato la Trilateral Commission (Commissione Trilaterale), il cui documento costitutivo spiega: «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni». Proprio quest’anno sono state ammesse la Cina e l’India. Creata per il declino del think tank americano Council on Foreign Relations (a causa del suo sostegno alla guerra del Vietnam che scontentò molti americani) è un organizzazione dall’ideologia mondialista che molti vedono come la vera regia della globalizzazione.

Quindi si tratta di un gruppo di privati cittadini tra i più influenti al mondo che si riunisce per discutere delle vicende fondamentali del mondo. Fin qui niente da dire, ma c’è da considerare: la segretezza delle riunioni a cui i pochi giornalisti ammessi sono membri della Trilaterale, che come tutti gli altri non parlano delle riunioni; e la grande influenza dei membri. (qui un articolo con indiscrezioni sulle decisioni di quest’anno)

P.S. se vi fate un giro in rete sui Rockfeller, spesso in combutta con altri nomi noti come i Bush, trovate un mare di indizi di collegamenti con ogni genere di cosa, dai nazisti, agli alieni, alla rivoluzione agricola che ha cambiato il mondo, all’eugenetica etc. E’ evidente che tante di queste cose sono solo chiacchiere ed invidia, ma se avete pazienza di inoltrarvi in questo mondo scoprirete che alcune cose se non provate sono supportate almeno da forti indizi.(due esempi qui e qui)

P.S.2: per un esempio di persone di tutto rispetto (ministri ed ex ministri) che alle teorie del complotto credono tanto da rischiare la propria faccia un es. qui

P.S.3:ho trovato quest’altro articolo interessante sul prezzo del petrolio e il Gruppo Bilderberg–>qui

X-Files

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Cina e lo stato debole - Diplomazia in Asia (link)

Pubblicato su comunicazione, geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Maggio 3rd, 2008

Di solito si parla dello stato Cinese come di un potere centrale forte che controlla e schiaccia ogni altro potere esistente in Cina. Francis Fukuyama, economista e politologo americano, sostiene in questo articolo che uno dei problemi della Cina è quello di essere uno Stato debole.

Da corriereblog La nostra Cina

Accordi e vertici tra i leader Asiati si susseguono sempre con maggiore frequenza nell’area economica più dinamica del pianeta che cerca di affrontare le divisioni del passato a volte in contrasto con gli interessi Americani.

In un articolo da Lettera22

Mondo

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L’America, gli amici di Al Qaeda e il sogno Imperiale

Pubblicato su X-Files, cultura, economia, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società, religione by sparkaos su Aprile 21st, 2008

La stampa riporta che l’86% degli attentati terroristici degli ultimi 25 anni si è verificato a partire dal 2001; e il più alto numero annuale di attacchi è stato registrato dal 2004 ad oggi. Anche considerando che un nemico in difficoltà può tentare, usando le sue ultime risorse, un colpo di coda e spinto dalla disperazione provocare un ultima esplosione di violenza prima della resa, non mi sembra esistano ragioni per sostenere, oggi, questa ipotesi. La strategia contro il terrorismo, post 11 settembre, che ha portato alla guerra in Afghanistan e in Iraq, e a scontri nascosti molto più diffusi a livello planetario, o è un evidente fallimento oppure nasconde scopi ben diversi.

Un numero sempre più folto di persone di ogni tipo (tra cui professori delle migliori università Americane e mondiali, diplomatici di diversi paesi, giornalisti, ex agenti segreti e militari) pensa che in realtà il terrorismo sia una scusa, usata per due principali scopi. Il primo: miliardi di guadagni per l’apparato industriale-militare USA, che sempre più si configura come una sorta di governo ombra privato del mondo. Il secondo: consolidare l’impero americano ed impedire che si formi in Euro-Asia un blocco continentale in grado di contrapporsi allo strapotere USA. Assicurarsi i rifornimenti di petrolio e tenere sotto controllo i miliardi di dollari degli Emiri, tenendogli il fiato sul collo, sono solo obiettivi intermedi verso questa strategia; che dal Caucaso, all’Europa dell’ est, al Medioriente tenta di limitare l’influenza Cinese e Russa sottraendogli spazio geopolitico e risorse; e circondando i due paesi di statarelli formalmente liberi, ma strettamente legati agli interessi dei grandi gruppi privati americani e pesantemente influenzati dalla CIA. In quest’ottica il caos odierno del Medioriente è del tutto funzionale ad impedire aggregazioni pericolose tra i paesi Arabi; tenere nell’area forze USA per possibili interventi contro le potenze emergenti di Cina e India e la risorgente forza della Russia; e creare tensione nell’area.

Russia e Cina hanno abbozzato un primo tentativo di costruzione di un blocco di paesi alleati in grado di contrastare la geopolitica del caos americana attraverso manovre militari congiunte e il sempre crescente ruolo della Shangai Cooperation Organization[1] (SCO). L’organizzazione ha scopi variabili ed in evoluzione (non sempre trasparenti) sia di carattere economico che militare; e sembra possa rappresentare una sorta di risposta alla nuova NATO. Recentemente l’organizzazione è stata tirata in ballo da Musharraf, presidente sempre più in bilico del Pakistan, che ha chiesto un suo maggiore impegno in Afghanistan (Alcuni analisti sostengono che Cina e Russia stiano da tempo giocando una partita propria nel paese).

”. Vista in quest’ottica interpretativa la maggiore quantità di attentati terroristici potrebbe andare a tutto vantaggio degli intenti nascosti degli USA. Definire un area d’ordine, l’occidente, e una di caos, l’oriente; così da impedire un assetto più multipolare del mondo sia limitando il potere dei singoli colossi Asiatici e seminando discordia e conflitto nell’area; sia impedendo la formazione di un blocco Europeo coeso e realmente indipendente . Molti esponenti delll’elite Americana, da tempo, dichiarano che la vera minaccia alla superpotenza è la creazione di una Federazione Europea. Altri fanno notare che la spinta all’unità europea è arrivata proprio dagli Americani dopo la seconda Guerra Mondiale, ma mostrano di non aver capito che la globalizzazione e la fine dell’URSS hanno cambiato completamente lo scenario e le priorità strategiche (all’interno di un impostazione strategica le cui fondamenta sono antichissime e continuamente aggiornate, che al succo si traduce nella precedente affermazione in neretto). Sotto questa luce i frequenti segnali di un possibile attacco all’Iran (anche esso in odore di SCO e con una posizione strategica di apertura al Caspio, ricco di petrolio, al Caucaso e alla Russia stessa) e a zone limitate del Pakistan (la stampa riporta l’ennesima richiesta di maggiore libertà di azione nelle aree tribali del Pakistan da parte dei militari USA) assumono nuovi inquietanti significati. Da una parte mostra la decisione assoluta dell’attuale amministrazione ad andare avanti con il suo piano di ridisegno del mondo, dall’altro l’assoluta mancanza di una direzione precisa, giusta o sbagliata che sia. L’America da una parte ha bisogno del Pakistan per non perdere il controllo del mostro Islamista che ha creato (e per questo rifiuta l’autorizzazione a procedere) dall’altra ha tutti gli interessi a causare una deflagrazione di tale portata che di certo influenzerebbe tutta l’area, creando non pochi problemi alle potenze asiatiche vicine e rendendo nulli per un pezzo qualsiasi progetto Pan Arabo. Ottenendo in premio l’effetto accessorio che, a quel punto, l’Europa dovrà prendere una posizione più decisa e con ogni probabilità sceglierà di affidarsi al “materno ombrello americano

In quest’ottica il terrorismo è il migliore alleato degli USA e il numero maggiore di attentati, come i tanti errori strategici americani, sono del tutto comprensibili. Da tempo circolano voci e indizi su stretti legami economici e politici tra l’amministrazione Bush, l’apparato industriale e militare USA e Bin Laden. Da tempo sono stati sollevati forti dubbi sulla versione ufficiale dell’undici settembre (ci tornerò in seguito). Ma molti liquidano il tutto increduli con la lapidaria frase, il governo americano non permetterebbe mai un simile attentato contro i suoi cittadini. Esistono fondati motivi per ritenere che al contrario non solo l’ha permesso, ma l’ha addirittura organizzato e che non sia stato l’unico, ne l’utimo. Di libri su simili argomenti ne sono stati scritti tanti e di ipotesi ne sono state fatte davvero infinite. Alcuni dei dubbi sollevati sono ormai di pubblico dominio, ma ci sono particolari che sono sfuggiti. Basta ricordarne solo alcuni per rendersi conto che la teoria della grande cospirazione non è poi così infondata. Molti storici (anche americani)sostengono che gli Stati Uniti abbiano usato diverse volte attacchi nemici, non contrastandoli o inscenandoli, al fine di mobilitare l’opinione pubblica e giustificare le proprie politiche. (accusa spesso formulata è che ad es. sapessero di Pearl Harbor) E’ provato che il governo USA ha usato gli americani come cavie ripetutamente al fine di raggiungere i propri scopi (LSD, atomiche, etc) e ciò smentisce chi, ingenuamente, sostiene che non avrebbe mai permesso la morte di tanti americani a New York. E’ accertato che gli enti preposti al controllo del traffico aereo non hanno adottato, quella mattina, le più elementari misure di sicurezza avendone tutto il tempo; e che nei mesi precedenti avevano più volte svolto esercitazioni su scenari simili. Il presidente Bush, oltre ad un paio di dichiarazioni che potrebbero indicare che già sapesse, fu tenuto per tutto il giorno in volo, mentre altri, il suo vice Dick Sceney, coordinavano la reazione americana che fu in pratica nulla e contraria ad ogni logica e procedura operativa. Molti dei presunti terroristie delle presunte vittime risultano vive e vegete e per nulla coinvolte. (es. una delle passeggere che si disse erano riuscite a chiamare qualcuno da uno degli aerei dirottati è stata arrestata in Europa). Il governo USA, sia negli ultimi anni che storicamente, ha più volte mentito apertamente all’opinione pubblica e ancora più spesso ha cercato di manipolarla (per un es. recente: la stampa, per le bugie basta ricordare le fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq). Le due torri subirono lavori di ristrutturazione proprio nei piani che furono colpiti dagli aerei e numerosi esperti sostengono che il crollo per come è avvenuto non può essere stato causato dall’impatto degli aerei. E si potrebbe andare avanti per un bel pezzo.

Tempo fa rimasi sorpreso dalle dichiarazioni nette di Stanley Hilton, noto avvocato statunitense, già esponente del Partito Repubblicano e consigliere capo del senatore Bob Dole. Attualmente difende gli interessi di molti familiari delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001 che hanno fatto causa al governo per quei tragici fatti; quindi è di certo una persona di parte, ma ben informata e non un fanatico antiamericano. Ha affermato più volte con assoluta chiarezza che il governo americano ha ordinato l’attentato alle Torri Gemelle.

E’ davvero così? L’America è stata attaccata dal suo stesso governo per un misto di interessi privati e geostrategici? Forse rispondere con certezza a questa domanda è difficile, ma di certo si può affermare che moltissimi noti e non noti laureati USA hanno dichiarato che il circolo di neocon, che ha ispirato la guerra al terrorismo, negli anni universitari discuteva apertamente di provocare un attentato per poter poi ridefinire gli assetti globali. E che di particolari stonati, che non tornano, in questa storia ce ne sono troppi, basta cercarli sparsi nel mondo… come piccoli semi di una strategia globale di dominio attuata da una ristretta elite.

Pensiamo ad alcune strane avventure legate alle Filippine; indipendenti dal 1946 e fino ad allora sotto controllo USA che, nel 1898, a seguito della guerra ispano-americana, le strapparono agli spagnoli.

Abu Sayyaf è un gruppo Islamista, fondato da un gruppo di veterani afgani estremisti, direttamente legato ad Al Qaeda, che agisce contro il governo filippino dall’inizio degli anni 90. Un senatore filippino ha accusato in Senato la CIA di aver creato il gruppo. Due episodi sembrano confermare la tesi del senatore.

Nel dicembre 1994, Mohammed Jamal Khalifa venne arrestato in America per violazioni alle leggi sull’immigrazione. L’FBI inizio subito ad investigare su di lui perché erano più che noti i suoi legami con il gruppo Abu Sayyaf e Al Qaeda. Khalifa, cognato di Bin Laden, è una figura chiave per il finanziamento delle operazioni di Al Qaeda su scala mondiale e il, probabile, finanziatore della costola Filippina. Il Segretario di Stato Warren Christopher (del primo mandato Clinton)scrisse personalmente una lettera al Procuratore Generale chiedendo che venisse approvata la richiesta di estradizione in Giordania presentata dagli avvocati del detenuto. L’investigazione dell’FBI venne cancellata.

Michael Meiring, un cittadino americano, appena arrivato nelle Filippine nel 1992 strinse rapporti opachi con ufficiali del governo e con membri del gruppo Abu Sayyaf. Nel 2002, mentre il gruppo Islamista compiva molti attentati, Meiring accidentalmente fece esplodere una bomba nella sua camera di albergo a Mindao, causandosi ferite gravi che richiesero un immediato ricovero ospedaliero. Poi dopo una serie di strani spostamenti e decisioni Meiring venne rimpatriato in tutta fretta negli Stati Uniti. Gli USA da allora rifiutano di concedere l’estradizione perché sia processato nelle Filippine .

Perché gli USA dovrebbero organizzare attentati nelle Filippine?

Nel 1991, anno di fondazione del gruppo Islamista, il senato delle Filippine aveva approvato la chiusura di tutte le basi USA sul territorio del paese. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni di Abu Sayyaf, l’esercito statunitense venne invitato a tornare nel paese per partecipare ad un’operazione militare congiunta tra Filippine e Stati Uniti, con lo scopo di eliminare il terrorismo.

Si può affermare che il Governo USA stia attuando, in collaborazione con Al Qaeda, una strategia globale per interessi economici e di dominio?

Si può affermare che ciò è possibile, se non probabile.

E le elezioni Americane come influiranno su tutto ciò?

Sembra improbabile che McCain, fermo sostenitore di Bush, possa rappresentare un cambiamento. Hillary, grande amica delle multinazionali, ed erede di Bill, che come ancora una volta il caso delle filippine dimostra non è di certo estraneo ad una simile possibile strategia, probabilmente finirebbe per rappresentare una maschera più accettabile per strategie non dissimili. Resta Obama. Almeno sulla carta non è sospettabile di connivenze con l’apparato industriale e militare e con simili progetti imperiali (tranne se non è stato programmato sin da piccolo per sembrare questo dalla CIA, scherzo non c’è nessun indizio in tal senso). Ma ammesso che riesca a farsi eleggere avrà la forza di opporsi al governo ombra privato del Mondo? E riuscirà a sopravvivere?

Credo che, se fossi Americano, voterei Obama e poi andrei a scommettere sulla sua morte.


[1] Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina; hanno ruolo riconosciuto di osservatori Mongolia, Pakistan, India e Iran . si è parlato anche di una possibile adesione dell’afghanistan.

Mondo

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Politica estera Americana

Pubblicato su economia, geopolitica, guerra, link, media, politica e società by sparkaos su Aprile 20th, 2008

Link:

Un interesante analisi dell’evoluzione della politica estera e del suo rapporto con il diritto internazionale, con particolare riguardo agli USA. Geopolitica e diritto internazionale nell’epoca dell’occidentalizzazione del pianeta

Una raccolta di articoli tradotti sul medioriente e la politica americana nell’area, che restituiscono parola ad analisti e degli osservatori della stampa mediorientale – ed araba in particolare; in un contesto in cui i media occidentali riportano raramente altre voci locali diverse da quelle dei fanatici. QUI

Le bugie della coalizione Americana e Britannica in Iraq sono infinite. Qui

Ma la politica estera è strettamente intrecciata all’economia. La stampa riporta un articolo interessante sull’evoluzione del mercato cinese e la sempre crescente guerra economica tra Europa ed USA, che già da anni su molti temi economici sono molto lontane. QUI

MONDO
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Guerra all’Iran? - La Cina oggi (link)

Pubblicato su geopolitica, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 14th, 2008

Un articolo molto interessante sui segnali che continuano a moltiplicarsi di un imminente attaco all’Iran

QUI

Due articoli interessanti sulla Cina oggi (e le olimpiadi) Qui e Qui

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La giustificazione della censura e del controllo culturale

Pubblicato su cinema, comunicazione, cultura, curiosità, geopolitica, giornalismo, guerra, media, politica e società by sparkaos su Aprile 11th, 2008

La giustificazione della censura e del

controllo culturale

Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (3)

Ogni società ha il diritto di preservare la pace e l’ordine pubblico, e quindi ha il buon diritto di proibire la diffusione di opinioni tendenzialmente pericolose” (Samuel Johnson)

Con questa affermazione lo scrittore inglese dà una definizione alta dell’approccio autoritario alla stampa e una giustificazione morale delle censura. Tali concetti sono alla base delle politiche in fatto di media di tutti i governi autoritari, sia di destra che di sinistra. (es. recente le censure cinesi sul Tibet)

Il concetto fondamentale di questa teoria, conosciuta come Teoria Sovietica, è che i media devono favorire l’integrazione sociale. Funzione per altro riconosciuta anche dalla teoria della responsabilità sociale, ma portata alle estreme conseguenze. Come sintetizza McQuail (Sociologia dei media, il Mulino) la stampa deve “contribuire alla costruzione di una coscienza comune e di un identità socialmente condivise e a una reale coesione della comunità, nel suo insieme e a livello dei gruppi che la compongono”. A questo fine, per chi condivide l’approccio autoritario, la censura di opinioni e valori in dissenso e la diffusione dei valori ed obiettivi sociali dominanti è quasi un dovere.

Nell’era delle reti globali la censura è sempre più difficile. Questo è l’effetto più promettente della rivoluzione digitale. Anche con tutti gli accorgimenti e gli investimenti fatti, la Cina non è riuscita ad esercitare del tutto la censura. Ma ci sono due spetti interessanti da sottolineare.

Il primo riguarda la censura interna, cioè impedire la circolazione all’interno di un determinato territorio. La Cina è la prova evidente che è una forma di censura ancora praticabile. Per quanto il web ha permesso ad alcuni cinesi di informarsi in modo più completo e di diventare, a loro volta, fonti di informazione; il governo riesce ancora a controllare le informazioni che riceve la stragrande maggioranza della popolazione e i forti investimenti in sicurezza degli ultimi anni sembra daranno nuovi strumenti di censura alle elite mondiali. Ciò che sembrava scontato, la fine della censura, trova nuovi mezzi per esercitarsi e nuovi più sottili metodi, come l’autocensura dovuta alla paura, la marginalizzazione o nuovi e più potenti strumenti software; ma insieme sembra sempre più difficile riuscire in un tentativo di piena censura, che allo stato attuale sarebbe possibile solo bloccando totalmente l’accesso alle reti, cosa molto improbabile anche per gli effetti economici; e che con l’arrivo di più economici e diffusi sistemi satellitari diverrà ancora più irrealizzabile.

Il secondo aspetto da sottolineare è che, anche, la diffusine di informazioni all’estero è più difficilmente controllabile. I media occidentali, per quanto esclusi dalle zone della protesta, hanno rilanciato informazioni di seconda mano ed analisi, impedendo alla Cina di mettere tutto a tacere. Ma è davvero così impossibile per un paese riuscire a controllare la propria immagine? Nessuna organizzazione, istituzione o persona, oggi, è in grado di darsi un immagine in piena autonomia senza che altri influiscono su di essa, ma al contempo, e in controtendenza, la professionalizzazione delle Pubbliche Relazioni e le moderne tecniche di marketing tendono ad aumentare il controllo sulla propria immagine, soprattutto per chi ha dalla sua l’apparato statale e grandi fondi. Nel caso della Cina impedire la diffusione delle immagini sul Tibet è stato possibile solo in modo parziale perché i media sono stati prontissimi a rilanciarle. Ma se non ci fosse stato questo interesse da parte dei media professionali occidentali? Beh probabilmente visto il grande interesse pubblico le immagini si sarebbero diffuse in rete in modo virale, finendo per costringere i media a riprenderle. Ma, in casi in cui l’interesse dell’opinione pubblica e dei media (per convenienza o poca vendibilità) è molto più basso, non è da escludersi che un paese riesca a controllare la propria immagine pubblica impedendo la diffusione su vasta scala di immagini negative, che finirebbero per esistere, ma sconosciute ai più.

Storicamente uno dei ruoli dei media è stato quello di creare un senso di comunità (di solito intesa come nazionale) favorendo la diffusione dei valori dominanti e creando una storia (la classica giornata Italiana) , una narrazione condivisa in cui inserirsi e formare la propria identità. Con la diffusione di diete mediali sempre più personalizzate, quello che si spezza è il racconto comune, mentre nuovi sistemi valoriali si creano.

La rete è il canale che più favorisce la formazione di comunità, ma al contempo le frantuma, definendo nuove identità basate su presupposti, spesso, molto diversi da quelli su cui l’identità si è solitamente formata. Oggi le comunità, che nascono, si fondano sugli interessi comuni, sul comune sentire, sui gusti, a volte su razza o etnia o religione, ma raramente usano il criterio della comune cittadinanza o quello territoriale, anzi quando sposano quest’ultimo premiano le comunità locali a scapito della più vasta identificazione nazionale. Nel web hanno vinto i giornali locali, che hanno la possibilità di aggregare comunità fortemente interessate, anche distanti dal luogo di origine. Spuntano ovunque siti professionali, e non, che si definiscono in base ad un appartenenza territoriale o, anche, etnico-culturale minoritaria. Qualcuno ha scritto che l’epoca della rete è l’epoca delle nuove tribù, del particolarismo esasperato e delle identità multiple e cangianti. Tutto questo va a scapito di quel ruolo dei media come strumento per la creazione di una coscienza e di un’identità comune e finisce per favorire il processo dell’indebolimento dello stato Nazione e delle appartenenze sociali stabili. Si deve, cmq, sottolineare che fino a quando i nodi più frequentati saranno quelli di grandi corporation nazionali il ruolo di integrazione sociale dei media sarà in parte garantito, ma la minaccia più seria a ciò viene dall’internazionalizzazione delle media company. Va sottolineato, poi, che tutto ciò è vero solo in parte perché sia la rete che le concentrazioni azionarie finiscono per favorire nuove comunità, quindi i media continuano a fungere da mezzi per l’integrazione sociale solo ad un livello più micro o macro che non corrisponde più alla comunità politica più diffusa, cioè lo Stato Nazione.

In conclusione la teoria autoritaria della Stampa non è stata sconfitta dalla rete come molti vorrebbero. La censura e l’indottrinamento valoriale sono ancora diffusissimi e possibili; e fino a che punto lo saranno in futuro dipenderà molto dall’evoluzione dei sistemi di controllo e dall’evoluzione della società e della politica.

CONTINUA PROSSIMAMENTE

La responsabilità sociale dei media

Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)

Media e Società

P.S. due articoli interessanti da LSDI sulla censura Cinese a Wikipedia e un esperimento di giornalismo partecipativo economicamente vincente

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La politica estera Cinese - L’Italia e l’industria delle armi

Pubblicato su economia, geopolitica, giornalismo, guerra, link, media by sparkaos su Aprile 9th, 2008

L’ ARMONIOSO GRANDE GIOCO DI PECHINO 8/4/08

Penetrazione commerciale, cooperazione e abili relazioni diplomatiche nella pacifica offensiva internazionale a tutto campo dell’Impero di mezzo (lettera22.it)

L’ITALIA E IL COMMERCIO DELLE ARMI 9/4/08

Analisi di una scelta nazionale: nel 2007 un livello record di export militare italiano, che segue il notevole incremento del 2006 rispetto all’anno precedente.(lettera22.it)

altri link:

Egemonia americana, “Stati falliti” e guerra al terrorismo: quali implicazioni per l’Africa?

Due giornalisti italiani analizzano la campagna elettorale Italiana di Veltroni e Berlusconi in una video intervista: qui e qui

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I Vietnamiti battono la Nike?

Pubblicato su comunicazione, cultura, curiosità, economia, giornalismo, media, politica e società by sparkaos su Aprile 6th, 2008

Il Vietnam da qualche anno ha una crescita economica costante dell’8%; da quando i comunisti al potere hanno sposato la via cinese, e l’apertura al mercato in una cornice di immutato autoritarismo politico. Ma lo straordinario boom economico del paese ha anche un’altra ragione profonda. Con la costante, se pur lenta, crescita degli stipendi in Cina ed India; le multinazionali iniziano a spostare le loro attività produttive da questi paesi verso altri paesi dell’area con salari più bassi.

La Nike produce ogni anno in Vietnam 75 milioni di calzature. O più o meno: tutti gli effeti la NIke non produce assolutamente niente di materiale, visto che non possiede neanche uno stabilimento produttivo. La multinazionale è semplicemente un marchio, non possiede niente altro. Gli stabilimenti sono di terzi, negli ultimi anni spesso imprenditori Taiwanesi, con un contratto di fornitura esclusiva. In questo modo la Nike non ha nessuna responsabilità su ciò che avviene nelle sue fabbriche.

L’azienda, già al centro di numerose campagna di protesta e di boicottaggio, è stata tra le prime multinazionali a varare un codice etico e a pubblicare un “rapporto di responsabilità sociale” insieme con il proprio bilancio. (cioè ha promesso la massima trasparenza sulle condizioni di lavoro in vigore presso i propri subfornitori). Ma questo non ha impedito l’impiego di bambini nella cucitura dei palloni in alcune fabbriche in Pakistan.    CONTINUA

Scalfari su Berlusconi e la vittoria del Partito Democratico.

Pubblicato su curiosità, economia, media, politica e società by sparkaos su Aprile 1st, 2008

Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ed uno dei più stiamti giornalisti Italiani, rilascia un’ intervista a Lucia Annunziata in cui analizza la situazione politica, come al solito ne ha per tutti, ma particolarmente con Berlusconi.

Alla fine pronostica la vittoria del Partito Democratico alle elezioni, secondo lui esoste un clima di opinione favorevole al Pd tra gli indecisi che sono il vero ago della bilancia delle prossime elezioni. (qui il video)

Altri link interessanti:

un analisi dell’evoluzione della giovane repubblica da Limes

La crisi più calda dei balcani al momento

Gli americani hanno sempre più paura della Cina lo rivela un sondaggio

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Taiwan- Pechino + vicine. Malaysia e sud-est asiatico. Naziskin Russi. Alitalia crisi senza fine. Etc

Pubblicato su economia, geopolitica, giornalismo, guerra, link, media, politica e società by sparkaos su Marzo 25th, 2008

Link del giorno: 25/03

    Le elezioni politiche e l’economia nella piccola isola asiatica favoriscono il disgelo con la madrepatria, che continua a dichiarala parte integrante del suo territorio.

    La Malaysia è da sempre uno snodo commerciale di primaria importanza nel sud-est asiatico. Le prospettive dopo il voto tra conflitti etnici, Usa, Cina, economia ed islam.

    I rapporti tra i due giganti

    La violenza in Russia dilaga in ogni sua forma e lentamente il pase scivola verso la dittatura e la destra estrema nazionalista

    Un articolo molto interessante sulla situazione dell’Alitalia dalla voce.info

    Una donna di meno di quaranta anni da la caccia a Bin Laden per conto del pentagono

    Le milizie del leader sciita radicale sempre sul piede della rivolta

    Scintille tra la Macedonia e la Grecia che si oppone al suo ingresso nella nato. I greci temono che il riconoscimento del nome “macedonia” possa portare a rivendicazioni di territorio. (la Grecia ha parte del territorio della macedonia storica)

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    Un immagine contro il potere dei media. La rivincita dello Stato.

    Pubblicato su comunicazione, cultura, media, politica e società by sparkaos su Marzo 17th, 2008

    Da tempo si parla di strapotere dei media e di perdita di potere degli Stati. Entrambi fenomeni sicuramente in corso ed entrambi probabilmente solo all’inizio della loro corsa.

    Ma troppo spesso si dimentica che la realtà odierna è ancora lo Stato, se non più nazionale multinazionale ma cmq Stato, e l’esercizio del potere dei media cmq limitato dalle realtà politiche e culturali essistenti.

    L’immagine del gionalista che parla della situazione del Tibet da uno studio scarno ci riporta a questa realtà.

    (qui il video del TG3, minuto 9)

    L’occhio dei media è spento, sconfitto in un immagine grigia di impotenza.

    E i carrarmati cinesi marciano ancora.(Davide e Golia).

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