La censura Russa e l’amicizia Berlusconi-Putin
Dopo il caso del direttore licenziato dal proprio editore per aver pubblicato le voci di un possibile divorzio dello Zar di tutte le Russie e di una sua presunta love story con un ex campionessa di pattinaggio, Аlina Kabaeva, il Cremino si lancia sempre più alla conquista e al controllo dell’etere. Forse consigliato dall’amico Berlusconi, nell’incontro provato dei giorni scorsi, Putin ha deciso di porre un’ulteriore stretta alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione, oltre che portare un ulteriore campo dell’economia Russa sotto stretto controllo dell’oligarchia al potere.
La camera bassa Russa ha approvato un testo, con un solo voto contrario, che prevede la sospensione o chiusura dei mezzi d’informazione che abbiano «diffuso informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Ora tocca al senato, dove l’esito è quasi scontato. (alice.it)
Intanto nasce un nuovo colosso dei media che sarà a libro-paga della presidenza Russa.(NMG - Mediagroup nazionale) e comprenderà una rete di ben 864 stazioni russe che diffondono attualmente i loro programmi in Russia, nelle nazioni della Csi e nei paesi del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). Izvestija, il quotidiano più vicino a Putin, avrà un ruolo notevole nella gestione economica della NMG. (qui)
L’effetto combinato delle due iniziative, in una situazione in cui la libertà di espressione già subiva evidenti limitazioni e in un paese con un alto tasso di mortalità tra i giornalisti, avrà un impatto devastante sulla presunta democraticità della Russia. Molti hanno notato che la successione al potere in Russia poteva comportare, anche, una maggiore democraticità dello Stato e una più equilibrata spartizione di potere. Queste sognanti affermazioni si scontrano contro la realtà di un oligarchia che governa con autorità il paese e di molti russi che sono disposti ad accettarla per l’evidente ruolo riconquistato dalla Russia nel sistema mondiale. Il nazionalismo favorisce l’oligarchia, concentratasi intorno a Putin e uscita dalle scuole del KGB, i media gli permettono, e permetteranno, di alimentare tale sentimento e sfasare la percezione che i russi hanno del mondo e della realtà. Il potere cambia forma per controllare più strettamente tutto.
Voci parlano di un interesse della berlusconiana Mediaset che potrebbe a breve aprire un suo ufficio moscovita e avviare trattative organiche con il Cremlino e con la nuova holding NMG. Si spiegherebbero, pertanto, i colloqui a porte chiuse tra i due amici.
C’è quasi una sorta di contagio tra i due, entrambi intenzionati a mantenere il potere ad ogni costo e poco inclini alle critiche. Le somiglianze tra i due sono infinite, almeno quanto le differenze. Eppure condividono ciò che più conta: una gestione personalistica del potere che sfiora la megalomania e che nel populismo nazionalista trova la scintilla per far emergere il consenso popolare, costruito precedentemente con il potere economico, mediale od energetico che sia. Entrambi liberali a parole. Entrambi poco inclini a sopportare una liberà stampa. Entrambi con la presunzione di sedere tra i grandi della storia.
E’ l’inizio di una nuova epoca di rapporti tra Russia ed Italia, sempre più distante dall’Europa?
P.S. per i rapporti tra la Russia e L’Europa vedere: Conflitti in Europa e Identità Europea
P.S.2: per le sfide della Russia di oggi e il cambio al vertice:Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi
Chi vincerà le elezioni? Il Partito Democratico
In questi giorni molti si affannano a trovare una risposta a questa domanda, tralasciando che non capisco il senso di trasformare le elezioni politiche in una sorta di scommessa, io penso che stavolta sia davvero impossibile prevederlo. Può essere che alla fine i risultati saranno simili a quelli indicati da tanti, ma per troppe ragioni si tratta di un puro esercizio di fantasia provare ad indovinare. Principalmente perchè:
- Nessuno può sapere se gli elettori sceglieranno il cosidetto voto utile o continueranno a votare i partitini. E’ una decisione che mi sembra tanti prenderanno all’ultimo minuto e da questo dipende un pò tutto.
- Il non voto (o voto nullo o bianco) potrebbe essere il vero vincitore delle elezioni; sia per i tanti che ancora dubitano, sia per difficoltà di recarsi alle urne e mancanza di tempo. Molti sono ancora gli indecisi da questo punto di vista, per le troppe delusioni accumulate e per la sensazione che le elezioni conteranno poco visto che difficilmente il governo che ne uscirà durerà molto. In più chi vive lontano dal luogo di residenza ha davvero poche motivazioni per affrontare i disagi del viaggio.
- Le due principali formazioni hanno cambiato molto in un periodo in cui, per quanto l’elettorato di appartenenza in Italia è ancora forte, gli elettori votano più per singoli temi, personaggi o cmq scegliendo volta per volta. Entrambe le formazioni hanno anche scontentato una parte del loro elettorato più classico con i cambiamenti e un’altra parte è profondamente delusa per aver già votato tante volte i due partiti che poi non hanno fatto poco di quello che dicevano. Quindi tanti potrebbero cambiare schieramento o votare i più piccoli per protesta o per più forte appartenenza culturale (i due principali l’hanno cmq indebolità proponendo temi più “moderati”) o non votare.
- Il tradizionale collante dell’Antiberlusconismo si è un pò appannato e questo va a svantaggio del PD.
- E contemporaneamente il PD presenta per la prima volta un leader vero che piace alla gente e raccoglie consensi anche tra elettori più propensi a votare dall’altra parte
- Berlusconi sembra stanco e tanti non gradiscono il ruolo di primo piano che avrebbe la Lega.
- UDC e Destra sono un incognita grandissima e impossibile da prevedere perchè non ci sono precedenti. Potrebbero davvero affossare il PDL, tanto più che alcuni non sono per nulla felici dello sciogliersi di allenza nazionale e forza italia
- La Sinistra probabilmente avendo un elettorato più di appartenenza manterra le percentuali, ma di delusi dalle scelte della cricca al potere ce ne sono infiniti e le forze minori di sinistra potrebbero essere la sorpresa (sempre nei piccolissimi numeri.
- I socialisti sembrano scomparsi ma tanti laici alla fine potrebbero decidere di mandare un segnale al PD
- Ma più di tutto gli Italiani sono stanchi, arrabbiati e delusi, ma anche poco disposti ad un serio impegno di cambiamento. Potrebbero reagire a ciò in qualsiasi modo. Un pò come un bimbotto piccioso che difficilmente si riesce a prevedere il prossimo piccio. (mi viene in mente ad es. che ho letto molti post che invitavano a votare Alemanno per punire Rutelli o Berlusca per punire la “falsa sinistra”
Ovvero le variabili in gioco sono troppe per fare previsioni. E’ vero che in ogni elezione sono tante, ma stavolta sono nuove e la situazione emotiva degli elettori verso la politica è in profondo divenire.
Dipenderà troppo da se gli Italiani reagiranno allo schifo: chiudendosi in se stessi e sulle proprie appartenenze; fottendosene schifati o decideranno che vale la pena tentare il cosidetto “biparittismo-bipolarismo”.
Io se dovessi scommettere direi che vince il PD perchè credo che al fondo tanti Italiani decideranno cmq di andare a votare e, pragmaticamente, decideranno di dare una possibilità a Veltroni, che spostandosi verso destra ha scontentato tanti, ma ha speranza di raggiungere la pancia profonda del paese, che, tradizionalmente, è stata di centro tendente a destra nel cuore. E più di tutto perchè l’unica cosa certa è che tutti vogliono un cambiamento e Veltroni è l’unico un minimo credibile da questo punto di vista, nella mente delle persone.
Ma tanto tra massimo due anni siamo di nuovo qua a votare (se non anche prima). Peccato che i prossimi mesi decideranno di una bela fetta del futuro Italiano per la crisi economica e per i processi di riforma, in corso e che presto prenderanno forma, in Europa ( e come al solito chi vince vince gli avremo firmato un assegno in bianco per il nostro futuro, visto che di politica estera e di difesa non ne ha parlato nessuno, per un analisi di ciò I buchi neri di Esteri e Difesa)
P.S. 14 aprile 2008 ore 16:48 mi sa che a volte le frasi fatte sono vere, il berlusca e i compagnucci di merenda dai primi dati sembra ce l’abbiano fatta:
LA STUPIDITA’ UMANA NON HA MAI FINE
P.S. ore 1:44 perchè ho perso la scommessa? semplice la gente non vuole cambiare per niente, il cambiamento fa paura. Berlusca è la macchietta italiana in versione moderna. E’ rassicurante in qualche assurdo modo è rassicurante. E gli italiani spaventati si affidano al sire carismatico di Arcore.
Fini mai un’inchiesta su Genova
Fini chiarisce che non ci sarà mai una commissione d’inchiesta sui gravi fatti di Genova. Si chiude il cerchio l’impunità alla massima potenza.Poi santifica la polizia e trasforma i manifestanti in violenti folli.
Vedete qui (dal minuto 5)
La politica estera Cinese - L’Italia e l’industria delle armi
L’ ARMONIOSO GRANDE GIOCO DI PECHINO 8/4/08
Penetrazione commerciale, cooperazione e abili relazioni diplomatiche nella pacifica offensiva internazionale a tutto campo dell’Impero di mezzo (lettera22.it)
L’ITALIA E IL COMMERCIO DELLE ARMI 9/4/08
Analisi di una scelta nazionale: nel 2007 un livello record di export militare italiano, che segue il notevole incremento del 2006 rispetto all’anno precedente.(lettera22.it)
altri link:
Egemonia americana, “Stati falliti” e guerra al terrorismo: quali implicazioni per l’Africa?
Due giornalisti italiani analizzano la campagna elettorale Italiana di Veltroni e Berlusconi in una video intervista: qui e qui
I discorsi politici come atto di trasformazione del mondo
Ho deciso di raccogliere un po’ di discorsi di vari politici, per fare una specie di confronto.(ne ho visti un mare questi sono alcuni, quasi tutti americani perché credo che siano i più efficaci in questo tipo di comunicazione)
Un paio di cose risaltano subito i politici italiani odierni richiamano la storia e il futuro molto meno, sono molto più concentrati sull’immediato (anche se Veltroni cerca di correggere un po’). In ogni caso sono meno ritmati, gli Americani spesso sembrano poesie o canzoni (tanto che oggi dai discorsi di Obama si traggono canzoni).
Cmq fatevi un idea da soli(hanno tutti i sottotili tranne alcuni degli ultimi, ma è troppo).
Ma prima chiedetevi: a cosa serve un discorso?
Per me resta il fulcro di una campagna politica o di un qualsiasi evento politico forte. Ogni volta che la storia cambia c’è qualcuno che con un discorso sancisce quel cambiamento o a volte quasi lo provoca, toccando le corde tese della società
P.S.: sono quelli trovati non quelli che preferisco in assoluto
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(continua…)
Scalfari su Berlusconi e la vittoria del Partito Democratico.
Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ed uno dei più stiamti giornalisti Italiani, rilascia un’ intervista a Lucia Annunziata in cui analizza la situazione politica, come al solito ne ha per tutti, ma particolarmente con Berlusconi.
Alla fine pronostica la vittoria del Partito Democratico alle elezioni, secondo lui esoste un clima di opinione favorevole al Pd tra gli indecisi che sono il vero ago della bilancia delle prossime elezioni. (qui il video)
Altri link interessanti:
un analisi dell’evoluzione della giovane repubblica da Limes
La crisi più calda dei balcani al momento
Gli americani hanno sempre più paura della Cina lo rivela un sondaggio
La biografia di Obama
Su rainews 24 uno speciale sulle elezioni americane davvero ricco di meteriali. Ad esempio un riassunto video della biografia in cui Barack Obama racconta la sua vita. (qui)
P.S. c’è anche uno speciale sulle elezioni Italiane
Sarkozy e la destra francese che si converte all’Europa
Il presidente Francese, tra gossip e sconfitte elettorali, trova sempre il tempo per rilasciare dichiarazioni sull’Europa.
Da un po’ se ne va in giro a sostenere la necessita di più stringenti collaborazioni in materia di politica estera e di sicurezza, a cui nella sua recente visita in Gran Bretagna ha aggiunto i temi cari agli ospiti dell’economia e dell’immigrazione.
(post precedente sull’argomento-La Francia vorrebbe rafforzare la difesa comune Europea)
“Chi può pensare che si possa costruire l’Europa di domani senza la Gran Bretagna? Chi può pensare che la Gran Bretagna possa vivere sola ignorando l’Europa che è a 30 km dalla sua isola? Ma chi può pensare a una cosa simile? L’una ha bisogno dell’altra… Se volete pesare in Europa, dovete avere tutti e due i piedi in Europa”
ha suggerito agli euroscettici inglesi.
Sarkozy ha proposto, anche, “una nuova fratellanza franco-britannica”, “un’intesa amichevole” che superi l’intesa cordiale stabilita nel 1904, che permise di superare le tensioni storiche e di costruire un’alleanza che resse a due guerre mondiali.
“Sulla difesa, siamo le due potenze (europee). È perché non dobbiamo lavorare insieme?”
GB e Francia sono, nell’ordine, i due eserciti europei più potenti e hanno le due più floride industrie militari, oltre a sostenere il 40% dello sforzo per l’attuale difesa comune europea. Un’intesa più stretta sarebbe anche un parziale rimedio ai budget limitati grazie alle sinergie (ad es. negli acquisti).
Inoltre entrambi i paesi puntano molto sul nucleare e hanno firmato di recente un accordo di cooperazione nel settore (anche per la costruzione di centrali da rivendere a terzi). I francesi sperano così di partecipare al nuovo piano inglese di sostituzione delle 23 centrali nucleari esistenti con nuovi impianti (25 miliardi di euro) . Il progetto è ritenuto fondamentale tanto che il segretario di Stato, John Hutton, ha dichiarato che il nuovo mare del Nord (da dove arriva il petrolio inglese) per la Gran Bretagna è il nucleare.
L’accordo sul nucleare è la prova evidente dei reali intenti di Sarkosy che, per tradizione politica, non può certo essere un sostenitore spassionato della causa Europea.
Sarkosy vuole stringere l’alleanza con gli Inglesi e i rapporti europei in materia di politica Internazionale e Militare per convenienza nazionale. La Francia non può più contare da sola sullo scacchiere internazionale quindi… di colpo la destra francese, preda del mito della Grandeur, si converte all’Europa.
Beh una cosa salta agli occhi.
La destra Italiana per egoismo nazionale propone i dazi con Tremonti, spara balle sull’Alitalia e la tutela della nazionalità della compagnia di bandiera con il Berlusca, e propone il ritorno alle caverne con Bossi; quella Francese per lo stesso egoismo spinge verso maggiori collaborazioni tra i paesi europei.
Bella differenza che sta tutta nel saper leggere la realtà senza gli occhi foderati di prosciutto ideologico ed interessi personali beceri.
Diffidare cmq di chi in Francia o altrove, come Sarko, vede l’Europa come uno strumento da usare ed egemonizzare.
Ma mai dimenticare che se un gollista invoca l’Europa allora davvero questa è la necessità storica del momento per non soccombere.
Discorso di Sarkosy alle camere Britanniche in Italiano –> Sherpa (anche una bella analisi)
Mondo
Perchè non si può votare un bimbotto zozzo e piccioso? - Il pifferaio magico di Italica stirpe.
I binbotti zozzi e picciosi ispirano sempre una grande simpatia, è questa la grande scopertà del pifferaio magico d’Italica stirpe.
Su questo ha costruito un personaggio senza tempo, moderno affabulatore e cantastorie di vecchi miti e legende popolari.
Sulla scia del grand eteatro burlesco dell’atavica patria. Come un folletto dispettoso è saltato fuori dal palco e col suo famelico sorriso ha distrutto per puro piacere ed interesse tutto ciò che incontrava.
E noi lì a sorridere che bel bimbotto, guarda che guanciotte.. uau ora con il nuovo parrucchino e la maschera stirata è ancora più figo.
L’uomo venuto dal nulla… self-made man…
Beh proprio dal nulla non direi.
Sapete cos’è la Banca Rasini? leggete un pò qui… tra un mafioso e l’altro il paparino del affascinante monello riusciva a trovare il tempo per prestare denaro al figlioletto picaro alle sue prime avventure… ma poi il monello prese il largo… e dalle oscure profondità della banca paterna passarono i capitali disconosciuta provenienza con cui l’uomo che si è fatto da solo inizio la sua scalata televisiva.
Ora però salverà l’Alitalia…. gli eredi del re, già pronti a nuove conquiste a spade sguainate, salveranno L’Italianità del compagnia in tracollo… quasi quasi tutti felici…
Il pifferaio magico ha un nuovo giocattolo… una nuova storia da raccontare… il conflitto d’interesse storia passata ora libero campo al monello che si compra tutta l’Italia per il nostro bene e per il bene della patria…. O forse è solo un’altra leggenda? un’altra storia da raccontare per un voto?
Bufalitalia un altro motivo per votare questo dolce monello farabutto affascinante inossidabile cantastorie.
Un altro guizzo da folletto ed eccolo a rappresentarci nel mondo. Italiani gente simpatica contabballe appassionati qualunquisti e fascisti nell’anima ma sono bravi bimbi e che venditori inossidabile anche nei momenti peggiori il monello fascistello affascinante che li rappresenta non si dimentica di vendere il turismo patrio… svendere?… senza ritegno… senza vergogna lui continua imperterrito a raccontare la sua fiaba in cui Canale 5 sarebbe il covo dei comunisti.
Imperdibile show da vedere e rivedere all’infinito.
Scolaretto fuoriposto zozzosello e biricchino non si arrende e sorride facendo i picci e i litighetti con i monelli cattivi che non vogliono capire che è il più figo dell’universo e tutti sugli attenti.
non li vedete gli Italiani tutti intenti a godersi lo spettacolo del pifferaio magico, che lentamente col suo fascino furbetto e sognatore e la sua magica cedra li guida al precipizio?
Ridono i deputati Europei ridono del monello ma ancor più di chi si lascia incantare.
Il pifferaio magico bimbotto zozzo e piccioso… amaro, dolce e desiderato risveglio … sarà mai?
P.S: se poi il bimbotto non vi ha ancora convinto date un’occhiata qua, un confronto tra le scelte economiche dei passati governi fatto da giovani laureati in economia.
Berlusconi ammette che le elezioni si vincono possedendo i media
Berlusconi dichiara che Ciarrapico lo ha candidato, anche se fascista, perché possiede giornali che servono per vincere (soprattutto nel lazio contro storace)
Critiche per il fascismo del candidato, per la strumentalità della candidatura, scelta senza tener conto di valori e contenuti, che sono secondari per il Berlusca (e non credo disprezzi troppo le idee di Ciarrapico).
Ma nessuno ha notato che il cavalliere ha indirettamente ammesso che i media fanno vincere le elezioni; cioè che lui vince perché possiede i media e che il conflitto d’interessi è una questione prioritaria di democrazia.
Miopia politica o deliberata scelta di non belliggeranza, per ottenere un servizio nei TG Mediaset meno di parte?
Mah!!!!
Analfabeti d’Italia. Democrazia, populismo, New Media ed elezioni.
“Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata della loro capacità di lettura e di scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea…”
“Analfabeti d’Italia” Tullio De Mauro in Internazionale n. 734 del 7/3/2008
E’ l’inizio di uno sconvolgente articolo pubblicato oggi sull’ Internazionale (compratelo soldi spesi bene sempre. P.S.non mi pagano) da Tullio De Mauro, noto e battagliero linguista Italiano.
Ci informa che i dati, presi da due ricerche internazionali, vedono l’Italia fanalino di coda; solo uno stato del Messico, Nuevo Leon, è peggio messo.
Chi studia economia, oggi, avrà sentito ripetersi milioni di volte, parlando di monopoli, che questi nascono principalmente quando esistono barriere all’entrata molto alte per chi volesse investire in quel settore. Cioè, ad esempio, pochi canali televisivi su cui trasmettere già occupati che impediscono ad altri concorrenti di entrare; o le necessità per entrare in quel settore di un’autorizzazione difficile da avere o di capitali ingenti.
A questo punto, ogni volta, si aggiunge: ma oggi le barriere più efficaci per conquistare e mantenere posizioni di vantaggio sul mercato sono le capacità e le conoscenze distintive (cioè uniche) che un’azienda possiede.
Seguendo questa logica l’Italia non potrà di certo essere il soggetto vincente della competizione globale. (infatti De Mauro scrive “Secondo alcuni economisti il ristagno produttivo Italiano, che dura dagli anni novanta, è frutto dei bassi livelli di competenza”)
A questo punto, si potrebbe pensare che l’articolo sia opera di un mitomane o dell’unico nel paese ad essere a conoscenza di questi dati.
La situazione è invece più che nota a studiosi, politici e gente normalissima (ad esempio chiunque fa un corso di linguistica dovrebbe averli letti, questi o simili. E diverse volte ho letto articoli sull’argomento.)
In campagna elettorale tutti parlano di rilanciare l’economia e, quasi per dovere di forma, aggiungono alla fine un qualcosa che suona:
“naturalmente dobbiamo poi risollevare la scuola Italiana dall’incubo in cui è precipitata, perché nella società della conoscenza non c’è crescita senza istruzione”
(citazione fiction).
La scuola e l’università Italiana sono da decenni sottoposti a continue rivoluzioni inconcludenti, perché non programmate, imposte dall’alto, miopi e più di tutto perché non finanziate.
La realtà e di totale abbandono dello Stato, di spirito d’iniziativa e sacrifico di tanti e di baronie a più non posso. La qualità dell’istruzione è scarsa, prima ancora che per chi sa quale ragione organizzativo-culturale, per mancanza di danari. In più sconta gravi arretratezze organizzative e culturali, che l’iniziativa, se pur meritevole, di tanti insegnanti, professori e qualche rettore non può di certo riuscire da sola a compensare, anche per le resistenze di una buona fetta del corpo docente che o per interesse di baronia o per comodità di non fare è decisa a continuare imperterrita.
Su tutto questo si abbattono le riforme improvvise e quasi non discusse che tendono ad esasperare un clima già di certo non dei migliori. In ogni modo, per ragioni di convenienza elettorale ed economica, si ostacola la formazione di una generazione di docenti e ricercatori universitari, cinghia di trasmissione e di accrescimento delle conoscenze di un paese, suo principale capitale.(e questo con docenti universitari più anziani d’Europa e con il rischio che tra blocco delle assunzioni, precarizzazione dei contratti e invecchiamento del corpo docente, che per più della metà è vicino alla pensione, presto ci troveremo con una scarsità di Professori e tanti giovani che aspirano alla professione e sono costretti ad emigrare, verso l’Europa o l’America.)
In più, ora, con l’Autonomia degli Atenei, che ha avuto anche effetti molto benefici, le sedi si sono moltiplicate a dismisura. Per avere più fondi spesso si è ingaggiata una vera lotta a colpi di spot e di facilitazioni per gli studenti (compreso abbassamento degli standard formativi) che ha causato in alcuni casi il grave deperimento dell’istruzione offerta e un diluirsi di finanziamenti, già scarsi, tra molti pretendenti, peggiorando la situazione dei poli storici e di eccellenza.
Un altro tema caro ai politici, almeno alcuni, e ai commentatori politici, è il populismo della società moderna.
Molte ricerche (basta citare la storica e un po’ datata “la personalità Autoritaria” di Adorno) hanno dimostrato che la predisposizione all’obbedienza al capo, la tendenza populista attecchisce di più dove l’istruzione scarseggia. Oggi, si può sottolineare che l’istruzione fornisce una qualche barriera a tali fenomeni se non si tratta di un’istruzione meccanica e nozionistica, ma di un processo in cui si insegna ad apprendere e si trasmettono capacità di lettura e critica del mondo.
L’istruzione è la cinghia che permette ad un popolo di trasmettere e accrescere le sue conoscenze e valori in un contesto di rielaborazione critica e innovazione.
Senza la società resta ferma e immobile in un limbo d’incultura e gli individui non sono messi in grado di affrontare al meglio la società post-moderna; dove diviene,tra le altre cose, dirimente del successo di una persona la sua capacità di scegliere e distinguere velocemente i frammenti di stimolo e di segni per potersi orientare in una società con un eccesso d’informazione, in maggioranza vuota ed inutile, al fine di trovare quella che gli è utile.
Tantomeno sarà in grado di esercitare pienamente i suoi diritti di cittadino.
Tutta la teoria democratico egalitaria si basa su un presupposto implicito del tutto errato, “Il cittadino informato”; cioè che è in grado di capire ciò che succede e di compiere una scelta.
A sentire De Mauro ad oggi il 20 per cento dei cittadini Italiani è in grado di farlo pienamente. (con ciò non intendo che senza saper tutto non si può fare una scelta sensata, ma almeno resta più rischiosa; ne che istruito significhi avere una carta, tanti laureati non sono “cittadini informati” o capaci di un’analisi critica e di autodidatti noti ce ne sono un mare)
Questo ha un impatto distruttivo su l’essere uguali, così fortemente espresso nelle costituzioni democratiche e sulla stessa natura della democrazia, che diventa plebiscitaria.
L’effetto dei media di personalizzazione del discorso politico, la naturale tendenza dal secondo dopoguerra, in occidente, al rafforzamento dei poteri del premier per rispondere ai maggiori compiti dello Stato, dovuti al Welfare, e alla crescente complessità delle sfide globali; e la mancanza di cultura critica ed informazione libera e utile hanno spinto ad una deriva populista.
E’ andata peggio nei paesi come l’Italia, dove non si è risposto in tempo alla necessità di un rafforzamento equo e necessario dei poteri del primo ministro, e l’ingovernabilità ha favorito fenomeni di rottura populistico-carismatica degli schemi politici.
Alcuni studiosi, che non so se considerare realisti o elitisti, sostengono che, perché una democrazia funzioni, basta una percentuale di cittadini più attivi ed informati che “sorveglino” chi governa. Primo avrebbero comunque bisogno di informazione aperta, libera e completa. Secondo dovrebbero riuscire poi ad influenzare la restante popolazione per influire sulle scelte. Terzo come la storia insegna, userebbero il loro potere di influenza a proprio vantaggio. Quarto l’uguaglianza e la libertà di scelta?
Probabilmente una certa differenza è normale, ma non mi sembra un obbiettivo impossibile arrivare al punto che tutti, desiderandolo (visto che un altro errore classico è pensare che tutti per forza avendone le capacità vorrebbero partecipare alla vita pubblica), possano avere le basi culturali e informative per partecipare, pienamente, alla vita politica.
Altro tema caro alla politica, in periodo di elezioni, è la meritocrazia.
“che tutti abbiano stesse possibilità di partenza e che poi il merito selezioni gli invincibili eroi” (citazione fiction)
Di per se i lupi che sono animali da branco conoscono l’altruismo della sopravvivenza. Oggi, o in questo, io aiuto te; domani, o in quell’altro, tu aiuti me. Credo che, anche attenendoci a questa regola naturale, un simile pensiero sia eccessivo. Se poi si considera che, in tutto il mondo e ancor più in Italia, raramente il talento da solo è sufficiente… (tanto che si fa mito del self made man, che se fosse così comune non sarebbe mito)
E da questo resta fuori l’evidente vuotezza di promesse elettorali che sono state smentite per decenni interi dai fatti concreti e che, a ben guardare, anche nelle promesse non offrono quello che sarebbe davvero necessario per inserire, in una società ancora connotata dal familismo amorale, un giusto e funzionale criterio di meritocrazia.
La situazione reale è, che a fronte di tali dati ben noti e dei gravissimi rischi che questi comportano per l’economia, la società, la qualità della vita e il patto politico-democratico su cui si basa la convivenza moderna; si continua a sottovalutare il problema e a farne materia di consenso elettorale e che né politici, né cittadini sono disposti a combattere questa battaglia fondamentale per il futuro.
Siamo una società in declino perché convenienze dell’oligarchia e apatia sociale distruggono le poche capacità critiche e formative ancora in piedi. La moltiplicazione di laureati (bassissima rispetto ai competitor europei, ma cmq in crescita) non è una garanzia di qualità e resta un fenomeno aperto a determinati ceti o classi sociali (o almeno a cui si accede molto più facilmente da alcune posizioni sociali di partenza); e peggio ancora l’assoluta mancanza di meritocrazia è il vero strumento di mantenimento dell’oligarchia e di inserimento nella società bene dei pochi meritevoli che servono e che accettano le regole implicite del gioco.
Tale fenomeni, lungi dall’essere intaccati dai nuovi media, ne vengono in realtà accresciuti.
La rete che per sua natura è collaborativa, democratica e orizzontale è investita dai fenomeni sociali ed economici del mondo reale che ne forzano le regole. Sempre più la rete, sotto la spinta di forti interessi economici, si configura come canale alternativo dell’industria culturale per fornire contenuti di massa non interattivi o scarsamente interattivi. I siti dei maggiori network sono i veri vincitori della competizione sul Web.
A questo si aggiunge il Digital Divide, che ha due aspetti, anche se di solito si tende a considerarne uno.
Quello più noto è che nella realtà non tutti hanno la possibilità di accedere ai New Media.
L’altro è che non basta avere la possibilità fisica di accedere alla rete, ma per una navigazione consapevole, che sia strumento di crescita e di partecipazione, bisogna averne le capacità culturali e critiche, il tempo e spesso anche le capacità economiche.
La rete, ad oggi, si sta rivelando strumento di partecipazione ulteriore, e di ulteriore influenza, per chi già aveva possibilità di partecipare ed influire. L’istruzione, oggi più che mai, dovrebbe formare persone in grado di orientarsi nel caotico flusso di informazione; e di leggere le informazioni in modo critico; per poi prendere parola, che per molti è la vera possibilità liberatoria di Internet. Si può aggiungere che prendere parola non è sufficiente di per se ad esercitare influenza se non c’è nessuno ad ascoltare. Tanto che alcuni studiosi si spingono a definire la nostra economia come Economia dell’attenzione. Sostengono che il bene più prezioso e scarso è l’attenzione del cliente/spettatore e che sul mercato globale vince chi riesce a conquistarlo. (economia dei contatti)
Gli effetti sociali delle tecnologie e in particolare dei media dipendono in parte dalle logiche intrinseche del mezzo, ma in larga parte risultano dall’uso sociale che se ne fa. Da come l’uomo le inserisce nel mondo e le usa.
Dietro le possibilità liberatorie della rete un mostro si affaccia. Il mostro sono gli squilibri sociali e di potere, che si stanno riproducendo in rete, e l’analfabetismo ancora diffuso, inteso sia in senso classico e ancor più in senso di alfabetizzazione digitale e di formazione di capacità critiche.
(tanto più che la partecipazione virtuale spesso diventa un palliativo che impedisce la partecipazione nel mondo fisico)
Dietro l’incoerenza politica sulla scuola e la mancanza d’intervento reale, sensato ed urgente; dietro le promesse non chiare e troppe volte già vuote qualcuno potrebbe vedere un deliberato progetto per tenere le persone ignoranti così da poterle meglio controllare.



