Razzismo e Hillary
Hillary Clinton all’inizio delle primarie democratiche aveva un immagine da donna forte, decisa e comprensiva; espressione dell’elite Americana, ma capace di un certo contatto con il “popolo”.Oggi la sua immagine è totalmente distrutta. Per gran parte degli Americani e ancor più per gli osservatori stranieri l’ex first lady è la donna senza cuore, capace di piangere solo per convenienza elettorale, che farebbe qualunque cosa, compreso mentire o peggio, per il potere. Allora come si spiega la sua recente e schiacciante vittoria nel piccolo Stato del West Virginia? (a livello numerico conta poco e non cambia il vantaggio di Obama per i soli 28 delegati in palio)
La sipegazione della vittoria della Clinton salta agli occhi da sola se si considera chi sono gli elettori che maggiormente la premiano sin dall’inizio e che in West Virginia sono rappresentati in maniera emblematica.
Bianchi, ultra sessantenni, veterani militari, poco istruiti e parte della classe media.
Razzismo. Conservatorismo dogmatico che non ama il cambiamento. Razzismo militarista e vicinanza dei Clinton agli apparati statali. Più facilmente soggetti al populismo e al sottile razzismo degli attacchi di Hillary. Spaventati.
La strategia di Hillary è risvegliare le paure degli Americani per tutto ciò che Obama rappresenta: un nero che vuole cambiare le cose.
Obama aldilà delle sue intenzione, getta involontariamente un dubbio radicale su tutta la storia Americana e sul recente presente ed immediato futuro (in questo caso si tratta di una scelta deliberata ad es sull’Iran e il terrorismo)
Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.
Intanto proclama vittorie da mesi che in realtà sono deltutto insignificanti. Tutti gli stati che è riuscita a vincere o contavano pochissimo o li ha strappati per pochissimi voti, mentre Obama ormai ha consolidato un largo vantaggio (nonostante già ora un numero superiore di superdelegati appoggi la senatrice) e ha ottenuto molti più voti popolari complessivi. Ma cosa ancora più indicativa e la sua base elettorale storica composta oltre che dagli Afro Americani, dai giovani e dalle persone più istruite (l’america emrgente).
Da anni l’America risulta socialmete e geograficamente divisa tra repubblicani e Democratici, in queste primerie il razzismo (sopratutto) ha creato una nuova e profonda frattura nella società americana. Ma se i bookmakers (da notare che non hanno canbiato le cuote dopo il West Virginia) hanno ragione Obama, straforito sia per le primarie che per le elezioni presidenziali vere e proprie, forse sarà la risposta forte e vincente che il futuro dell’America manda ai suoi genitori attestati lungo fratture archaiche. Il razzismo in America è forte, ma il razzismo in America è intrecciato con la convivenza. La stessa persona (esperienza personale) può sostenere una discussione lunga ed informata contro i neri per poi due ore dopo abbracciare calorosamente l’ex commilitone nero.
(1) Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)
Tibet e Cina - Competenza ed elite in America (link)
<<“Ma dove erano tutti I pro democrazia negli anni delle altre olimpiadi” Perche’ in ogni paese in cui si sono tenute le olimpiadi ci sono vergognosi comportamenti anti-democratici,. Perche’ e’ facile condannare la cina, lontana dalla nostra cultura e con un governo palesemente anti-democratico, e allo stesso tempo dimenticare le vergogne che I nostril paesi “cosiddetti democratic” commettono ogni giorno.>>
Leggi tutto l’articolo qui
<<Esattamente come un principe medievale, egli rivendica non solo l’indipendenza del Tibet, ma anche il ruolo di sovrano ereditario per investitura divina. Molto comodo! Le sette dissenzienti all’interno della sua fede vengono perseguitate, ed egli esercita un potere assoluto all’interno di una enclave in territorio indiano; dice cose assurde sul sesso e sul cibo, e durante i suoi viaggi a Hollywood alla ricerca di fondi consacra santi i donatori più generosi>>
Un articolo interessante sul Tibet e il poco che si sa di reale in occidente sulla sua realtà. Nella citazione si parla del Dalai Lama –> qui
Le primarie Amaricane tra accuse di elittismo ed incompetenza gettano una luce inquietante sul populismo anti-intellettuale sempre più diffuso –> qui
Primarie ed Iran in Americana
Il New York Times rincuora i democratici Americani, dopo settimane di sondaggi che davano McCain in forte rimonta, una nuova indagine statistica afferma che i democratici sono in testa con qualsiasi candidato. Ma di questi giorni i sondaggi sono strumento di lotta politica, in una situazione, già di per se così instabile, che sarebbe difficile da fotografare anche senza secondi fini politici. (uno interessante dimostra che la stragrande maggioranza degli elettori non ritiene la Clinton una persona credibile, che dice quello che pensa, ma al contrario una capace di dire qualsiasi cosa per vincere)
Le primarie democratiche oggi fanno tappa in Carolina del Nord e Indiana. Nel primo stato il senatore Barack Obama sembra in netto vantaggio (dai 7 ai 10 punti), nel secondo la situazione è più incerta. Hillary Clinton, in caso di sconfitta, potrebbe ritirarsi visto che Obama, già ora, ha circa 136 delegati in più dell’ex first lady. Perdendo di poco in Carolina del nord, dove all’inizio aveva un fortissimo svantaggio, potrebbe, però, decidere di continuare. Ma la vittoria per il clan Clinton è sempre più un sogno lontano. I numeri parlano chiaro: non c’è margine di recupero in quanto a delegati eletti; Obama conquista continuamente nuovi superdelegati[1] mentre la Clinton, originariamente in forte vantaggio nel partito, ne perde di continuo; e la raccolta di fondi della senatrice è sempre più misera, mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record. (è da un po’ che scrivo che la testardaggine della Clinton sta solo danneggiando il partito visto che alla fine Obama continua a raccogliere maggiori preferenze tra i democratici e che già da un po’ la situazione è a suo netto vantaggio. La Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte del partito, scelta molto autodistruttiva. I Democratici alla fine dovranno riflettere sull’atteggiamento egoista e arrivista della senatrice e su quanto li ha danneggiati)
Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il pastore Jeremiah Wright, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazione del reverendo di famiglia, di tono razzista, avevano rallentato. Non era bastata, invece, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso (in Italiano qui). Forse perché il discorso puntava sull’americano di qualsiasi colore, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. I trend elettorali sono però diversi a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito che teme l’effetto razzismo nel caso, quasi certo, di una sfida McCain-Obama.
La notizia del giorno è, però, lo scontro in casa Democratica sull’Iran. Le differenze in politica estera forse sono le più marcate nei programmi dei due. Oggi due interviste hanno rilanciato il tema. Emerge chiaramente la differenza di approccio, poi come si tradurranno le parole, che restano cmq abbastanza sul vago, è tutto da vedersi. Clinton è in perfetta scia retorica e strategica con Bush e McCain, cambiano inezie e toni. Ad es. è vero chiede il ritiro dall’Iraq, ma dopo aver sostenuto la missione e con l’aria di chi non ne ha alcuna intenzione. Obama a parole è una netta discontinuità con la politica precedente sia a livello retorico che concreto.
La politica estera della senatrice si riassume in una frase lapidaria se Teheran usasse l’atomica contro Israele, per rappresaglia si dovrebbe distruggere l’Iran. (qui intervista completa la stampa)
Obama, senza escludere l’uso della forza, dichiara: “Serve un dialogo diretto con il regime iraniano…Abbiamo avuto una politica estera di minacce e spade sguainate, e di decisioni strategiche che alla fine hanno rafforzato l’Iran.” (qui intervista completa la stampa)
[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)
Hillary Clinton vince copiando Bush
Hillary Clinton vince le primarie nello stato della Pensilvenia, ma ottiene soltanto di restare ancora in corsa. Il distacco di Obama resta più o meno invariato. I vari conteggi fanno passare il vantaggio del senatire dell’Illinois da 150 a circa 130 delegati. La tappa deicsiva probabilmente è la prossima del 6 Maggio.
Molti pensano che sia riuscita a vincere grazie al suo ultimo spot elettorale che puntava a spaventare gli elettori con metodi simili a quelli usati da Bush. (il corriere delle sera). Obama ha risposto con un video del marito, Bill Clinton, che tempo fa invitava a votare per chi propone messaggi di speranza e non tenta di usare la paura delle persone per i suoi scopi.
La Clinton spera di sfruttare la vittoria per mettere a tacere le crescenti preoccupazioni del partito e le richieste che da più parti gli vengono di rinunciare, visto che Obama resta fortemente favorito. In più ha invitato i propri sostenitori a donare soldi per la campagna visto che Barack ha dinuovo raccolto più di lei grazie ai tanti piccoli contribbuti con cui ha rivoluzionato la raccolta fondi e si è slegato almeno in parte dalle influenze delle lobby. Argomento che ha usato contro Hillary ricordando che difficilmente può presentarsi come candidato dei lavoratori chi è così strettamente legato ai grandi interessi.
Hillary, ormai, sembra decisa a qualsiasi cosa pur di vincere; ma tutto ciò che riesce ad inventarsi è la solita e straripetuta accusa ad Obama che non è in grado di governare con l’aggiunta di toni sempre più bellicosi in politica estera. Ultimamente ha dichiarato in termini enfatici che non esiterebbe a bombardare l’Iran in risposta ad attacchi (col tono di chi parla di radere al suolo).
Obama intanto, consapevole di avere migliori possibilità, cerca di presentarsi già come il vincitore e di non cadere nei tranelli infidi dell’avversaria, anche se ultimamente qualche errore lo ha commesso e l’ha pagato in questo turno, visto che partendo da più di 20 punti di svantaggi aveva in pratica recuperato, ma poi alcune dichiarazioni hanno fermato la sua scesa (qui)
Il dato tragico è che una larga fetta degli elettori bianchi democratici continua a preferire la senatrice; e questo getta un ombra preoccupante per la porbabile futura sfida McCain - Obama. Sembra che la vera sfida delle Presidenziali Americane sia degli americani con se stessi, perchè, al contrario di quanto sostenuto da alcuni, Obama se non fosse nero sarebbe di certo da tempo il candidato democratico e avrebbe la vittoria quasi in tasca, se il colore della pelle lo ha avvantaggiato è stato solo nella fase iniziaòle in cui doveva conquistare visibilità.
In bocca al lupo Obama. In bocca al lupo America. In bocca al lupo Mondo.
P.S. qui un video con le dichiarazione dei due democratici dopo i risultati della Pennsylvania (in Italiano)
MONDO OBAMA Obama e la campagna infinita
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Obama e la campagna infinita
La lunghissima campagna elettorale Americana si avvicina ad un svolta decisiva. Tra pochi giorni democratici voteranno in Pennsylvania, dove si assegnano 159 delegati che difficilmente saranno decisivi tranne clamorose sconfitte della Clinton (visto il distacco attuale tra i due, intorno ai 150, e il fatto che i delegati saranno ripartiti con metodo proporzionale indipendentemente da chi vincerà). Ma il 6 Maggio le primarie si sposteranno in Indiana e North Carolina con in palio circa duecento delegati e a quel punto dovrebbe essere abbastanza chiaro chi sarà il candidato democratico alla presidenza, anche perché si moltiplicano gli inviti ai superdelegati[1] affinché decidano e dichiarino da subito per chi voteranno; così da non sprecare tre mesi di campagna in litigi interni. L’ultimo è arrivato da Howard Dean, il presidente del Comitato nazionale democratico, che ha invitato il 35% dei superdelegati che non ha ancora deciso a farlo in fretta per non favorire il candidato Repubblicano John McCain che secondo tutti i sondaggi ha ormai colmato lo svantaggio iniziale.
Obama sembra ormai decisamente favorito per diversi fattori. Certamente uno dei più importanti è che nel confronto con McCain ha (quasi) sempre avuto risultati migliori sin dall’inizio. Ha dalla sua, anche, il consenso a livello nazionale tra gli elettori democratici, ormai sempre più netto il suo vantaggio è dato tra i 10 e i 15 punti percentuali (es. reuters, CNN). Ma più importante ancora è la tendenza che riguarda i superdelegati. “Dal 5 febbraio il senatore Obama ha ottenuto il sostegno di altri 83 super-delegati contro i 5 della senatrice Clinton“, ha sottolineato un portavoce del senatore dell’Illinois. In più ha incassato l’ennesimo sostegno da parte di membri del partito molto vicini all’avversaria (Robert Reich, ex-ministro del lavoro nel gabinetto Clinton ed amico di famiglia). E’ a suo favore anche la tendenza di voto in Pennsylvania, prossima tappa dello show) dove ha recuperato uno svantaggio iniziale di circa 20 punti e ora nonostante un errore grossolano sui contadini e la religione è vicinissimo alla Clinton. Mentre conduce nettamente in North Carolina, la tappa più importante del 6 Maggio, forse decisiva.
L’ultimo duello Tv tra i due democratico in apparenza è stato vinto dalla Clinton, ma forse finirà per favorire il senatore nero. Obama è stato duramente attaccato per i suoi rapporti con il reverendo Wright e altre amicizie scomode e per la sua presunta macanza di patriottismo. Spesso nella prima mezzora (gran parte passata ad accusarlo per il fatto che non porta la spilla con la bandiera sulla giacca) è stato costretto sulla difensiva, ma nella seconda parte si è ripreso e ha saputo ribattere punto su punto. Alla fine ha bruciato la Clinton con maestria <<Questo è proprio il tipo di politica a cui siamo stati abituati e che vogliamo cambiare. Il popolo americano non si farà distrarre dai problemi veri: il lavoro, l’assistenza sanitaria, i costi dell’università per i figli>>. Ciò nonostante Hillary ha da un punto di vista del semplice scontro verbale vinto, ma ha indispettito molti elettori democratici per la ferocia degli attacchi lanciati contro il senatore nero con l’aiuto degli stessi moderatori della Tv Abc, Charles Gibson e George Stephanopoulos (un ex-portavoce del presidente Bill Clinton ora passato alla Tv). Come ha scritto il Corriere della Sera: <<…la vittoria dialettica di Hillary non fa altro che rafforzare la percezione negativa che ha di lei una fetta crescente dell’opinione pubblica democratica, l’immagine di un candidato terminator, deciso a distruggere l’avversario, pur di strappare una nomination che i numeri fin qui le negano…>>.
Molti temono che la facile vittoria che i democratici si aspettavano dopo il disastro Bush sia svanità e che i Repubblicani alla fine verranno riconfermati. Gli argomenti principale di chi sostiene questa tesi al momento sono due. Il primo riguarda il prolungarsi delle primarie democratiche che da una parte offrono a McCain tempo per fare campagna e dall’altra rischiano di spaccare il partito. Certamente una così prolungata sfida in campo democratico sta iniziando ad essere un problema, anche se contemporaneamente offre molto spazio nei media. Sembra improbabile che la Clinton possa ottenere la candidatura, anche se il partito è preoccupato per la possibile defezione di una parte dell’elettorato (soprattutto bianchi) qualora il candidato fosse Barack Obama. Quindi se il Senatore riuscirà alla fine a farcela ed ad avere ancora la forza di continuare, a mio avviso, non potrà che essere avvantaggiato dalla lunga corsa in cui avrà dovuto già subire e rispondere ad ogni attacco possibile e che lo farà apparire ancora più vincente e solido. Il secondo riguarda una diversa percezione del’Iraq nell’elettorato Americano, che, dopo la relazione al Senato del generale Petreus e l’abbassamento del numero di vittime Americane, sembra più propenso a concedere più tempo alle truppe in Medioriente. MaCain da sempre sostenitore della linea Bush ci sguazza. Credo, però, che viste le proposte cmq moderate dei democratici, che parlano in semplicemente di tabella di marcia per il ritiro, la loro posizione sulla guerra sia più vantaggiosa perché non scontenta nessuno e non accontenta troppo nessuno e da cmq voce al dissenso. Le vere differenze tra i tre in politica estera sono sull’approccio generale. McCain segue la linea di Bush, ma si oppone alle torture e è più multilaterale. Clinton segue più o meno lo schema McCain nella sostanza, non nelle parole, ma chiede di stabilire degli impegni per altro vaghi per il ritiro (nessuno parla dirittiro immediato). Obama ha un approccio molto diverso. Vuole aprire un confronto aperto con l’Iran, senza però dimenticarsi di ricordare che un eventuale attacco Iraniano troverebbe una risposta dura da parte sua. Se riesce a convincere gli elettori di essere patriottico e che le accuse portate dagli avversari sono infondate probabilmente ha la linea di politica estera con più speranze di convincere, ma il vero confronto verterà sull’economia e li le proposte sono più magmatiche e in divenire.
Obama, probabilmente, sarà il candidato Democratico, ma poi dovrà riuscire a far vincere la paura agli Americani. La paura della guerra, della crisi economica, dell’altro, del diverso, del futuro. Se fallirà in questo MaCain ha già vinto; la paura favorisce il conosciuto, la speranza il cambiamento. Considerando le doti oratorie del senatore nero c’è da ben sperare. Ma le ultime elezioni americane si conclusero con un America chiaramente spaccata in due geograficamente, socialmente e culturalmente, sta al senatore riuscire a convincere i suoi concittadini che il tempo di una nuova rivoluzione americana è arrivato.
P.S: chi è il candidato più ricco? Ovviamente il repubblicano MaCain, che non vuole dichiarare il suo reddito; seguito dalla Clinton e in fine da Obama (che però negli ultimi due anni grazie al successo dei suoi libbri ha quadruplicato la dichiarazione dei redditi). Fonte: la stampa
[1] Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)
La biografia di Obama
Su rainews 24 uno speciale sulle elezioni americane davvero ricco di meteriali. Ad esempio un riassunto video della biografia in cui Barack Obama racconta la sua vita. (qui)
P.S. c’è anche uno speciale sulle elezioni Italiane
Medioriente oggi. Nuovi dubbi sull’11 Settembre. Primarie Americane la rimonta dei repubblicani. Il petrolio e gli indios. I giornalisti in Tibet. (link del 28/03)
Link del giorno 28/03:
interessante analisi sui retroscena della politica in Iraq
Il numero due del Pentagono John Negroponte e il suo sottosegretario Richard Boucher, sono andati a far visita a diversi capi tribù della Frontiera Pachistana
il vertice della lega spiegato da Limes
altri dubbi sull’attentato che distruggendo le Torri gemelle ha sconvolto il mondo
- Delta del Niger, una polveriera piena di petrolio
- Petrobras minaccia la sopravvivenza dei popoli indigeni non contattati.
Il petrolio contro le popolazioni locali del delta del Delta del Niger e gli indios in Venezuela (Il caso Yasuni e il territorio Waorani).
La falsa apertura alla stampa estera del Tibet da parte delle autorità cinesi
- Elezioni Usa:
Sondaggi democratici: qui e qui - Sondaggi generali: McCain vs Obama e McCain vs Clinton e Qui
I democratici fiacchi (i sondaggi iniziano solo ora a registrare l’effetto delle bugie di Hillary che sembrano averla definitivamente sconfitta). Repubblicani momentaneamente in grande rimonta per le divisioni democratiche e la stanchezza, ma sembra probabile un cambiamento di clime una volta deciso il candidato democratico. Intanto Hillary e Nancy Pelosi litigano per i superdelegati (“Cara Nancy, stai fuori dalla battaglia per i superdelegati”)
Per chi è curioso. “La lista italiana del Liechtenstein è pubblica. Le 157 posizioni, a cui corrispondono 390 nominativi e un ammontare complessivo di 1,3 miliardi (1.337.250.000) sono stati resi noti ieri.”
Obama. In Italiano il video del discorso sul razzismo
L’ormai storico discorso di Obama sul razzismo tradotto in Italiano.(video It)
Non si può che condividere il tentativo di togliere il velo all’ipocrisia di tanti che sperano di risolvere la questione razziale come un problema di linguaggio. La rabbia cova ancora nel cuore nero d’America nuovi Ku kuz Klan possono nascere ogni giorno
Impressiona la diversità tra questo tipo di discorso e quello tipico dei politici Italiani (per un confronto più accurato) .
Clinton in caduta libera sulle bugie. Obama ancora accusato di razzismo. McCain resteremo in Iraq 25/03
In America Hillary ha, forse, compiuto l’errore che le costerà le residue speranze di riuscire ad ottenere la Nomination.
Il Washington Post la definisce «un Pinocchio di quarto grado». Per dimostrare che aveva maggiori esperienza come Comandante in Capo, rispetto all’avversario alla nomination democratica, aveva affermato di aver avuto un ruolo di rilievo con una mediazione cruiciale per la pace nell’Irlanda del nord nel ’98; e di essere andata in Bosnia al posto del marito che correva troppi pericoli, lì sarebbe stata accolta da spari. Entrambe le affermazioni sono state smentite dall’importante giornale americano grazie a giornalisti presenti sul posto in Bosnia e addirittura al premier irlandese Ahren, secondo cui non partecipò ai negoziati.
Intanto Obama ha recuperato un pò di consenso dopo il discorso con cui ha risposto alle accuse di razzismo mossegli dopo le dichiarazioni forti del reverendo della sua Jeremiah Wright, che ha bollato le operazioni militari americane e israeliane come “terrorismo”; ha accusato il governo di diffondere l’Aids e ha esortato i neri a cantare “Dio maledica l’America”.
Obama in un bellissimo discorso (I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.)ha negato di condividere quelle dichiarazioni cercando di inquadrare la situazione nella storica discriminazione raziale. Negli anni in cui il reverendo è cresciuto era fortissima; questa discriminazione ha generato l’odio di quella generazione, ma propio lui e la nuova generazione di Afro-Americani sono la prova che le cose sono migliorate e che possono farlo ancora. In pratica senza rinnegare l’amicizia per il reverendo ha cercato di spiegare la reala dei neri Americani, senza finire nel razzismo al contrario. Ciò nonostante il messaggio non è arrivato a tutti e le accuse di antipratiottismo piovono.
Intanto lo scandalo dei passaporti dei candidati spiati da funzionari del Dipartimento di Stato resta poco chiaro. Sembra probabile che l’ordine sia partito dallo staff dell’attuale presidente, ma i tre uomini coinvolti per quanto più legati all’attuale amministrazione e ai repubblicani, hanno avuto contatti anche con i due sfidanti democratici; quindi chi siano i mandanti di questa raccolta di informazioni non è chiaro.
Obama incassa l’endorsement (tipica dichiarazione negli USA con cui un giornale o un personaggio pubblico si schiera a favore di un candidato) di Bill Richardson, ex ambasciatore all’Onu ed ex ministro dell’energia ai tempi di Bill Clinton. Richardson è l’unico governatore ispanico e il suo appoggio potrebbe aiutare il senatore a conquistare l’elettorato latino (che vede i neri con grande diffidenza e ha sempre favorito Hillary), anche perché potrebbe essere il candidato vicepresidente di Barack.
Ma le notizie buone per il senatore nero non si fermano qui.
Mark Halperin, giornalista di Time, che segue la campagna da molto vicino, spiega in 14 punti perchè Hillary non vincerà. (es. “Questa è l’elezione dei cambiamenti, e Bush-Clinton-Bush-Clinton non sarà mai un vero cambiamento”) e tutta la maggioranza della stampa USA senbra non lasciare spèeranza all’ex First Lady.
La speaker della Camera Nancy Pelosi, che presiederà la convention democratica di Denver non vuole prendere posizione per l’uno o per l’altro candidato, ma sta premendo dietro le quinte per evitare che il duello si prolunghi troppo a lungo, favorendo i repubblicani. E recentemente ha dichiarato: “Se i voti dei super-delegati non rifletteranno quanto avvenuto nelle elezioni, sarà dannoso per il partito“. Dando ragione ad Obama.
Obama, inoltre, ha raccolto più finanziamenti della Clinto.
Le primarie USA non smettono di appassionare come una vera saga televisiva con continui colpi di scena, ma si finisce per perdere il senso delle scelte da fare affannati come sono i media a raccontarci una corsa di cavalli galoppanti.
Intanto McCain sale nei sondaggi e fa dichiarazioni sulla guerra in Iraq quasi identiche a quelle di Bush. (l’Iraq al centro della campagna elettorale)
I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.
La comunicazione politica storicamente si è affidata molto al discorso pubblico.
Una delle capacità più ricercate in un uomo politico è sempre stata il saper parlare, la retorica.
Dopo l’introduzione dei giornali, il discorso ebbe una più vasta platea; visto che spesso veniva in parte riportato da questi (solo quelli più importanti integralmente, pratica cmq più diffusa nel mondo anglosassone); ma insieme cambiò in parte caratteristiche.
Divenne meno focalizzato sulla specifica platea di spettatori presenti sul luogo della manifestazione, quindi più generalizzato ed indifferenziato; ed insieme per adeguarsi al nuovo mezzo di diffusione tese ad usare forme più adatta allo scritto e frasi ad effetto e brevi che potessero essere più spesso citate.
Ma divenne, anche, più dialogico (se pur in forma indiretta). Sui giornali spesso appariva con il commento di una firma di rilievo della redazione e spesso, poi, il politico rispondeva in successivi interventi alle critiche della stampa; creando un dialogo a distanza tra un numero ridotto di persone, ma sempre più ampio di prima. A cui si aggiungeva un sottofondo di discorso politico nelle classi più istruite che avendo accesso ai giornali disponevano di maggiori informazioni per interagire consapevolmente ed efficacemente con lo stato.
E’ la nascita della Sfera Pubblica di Habermas.
In cui i cittadini borghesi informati discutono e partecipano alla vita pubblica.
Con l’avvento della Radio e poi della Televisione, alcune tendenze in atto sul discorso politico sono accelerate, altre mutano per adeguarsi ai linguaggi specifici del mezzo.
L’allargamento della quantità di informazioni disponibile e della possibilità di partecipazione alla vita pubblica è evidente; ma si basa su presupposti molto meno razionali e dialogici.
Il discorso politico si frantuma sempre più in brevi battute ad effetto, l’immagine spesso conta più della parola; i contenuti emotivi, coinvolgenti e il personale del candidato divengono sempre più la parte principale della comunicazione politica.
I discorsi però sopravvivono e raggiungo, se pur così frammentati e maggiormente romanzati, milioni di spettatori o anche audience globali. Divengono tasselli di un romanzo di successo e ascesa sociale.
Con l’ultima rivoluzione dei New Media e il rinascere della parola scritta, unita ad una fruizione di contenuti di ogni tipo continuata e personalizzata (vedi video discorsi su youtube) la comunicazione politica esplode si decentralizza, sposa i caratteri del viral marketing e molto spesso, anche, i media tradizionali cambiano modalità di copertura. Oltre ad aumentare enormemente la quantità di informazione e di fonti informative.
Il discorso politico, ne viene esaltato in ogni sua forma da quella scritta che riacquisisce valore, a quella video che trova milioni di canali per essere trasmessa; diviene anche più dialogica per il moltiplicarsi dell’analisi professionali e non. Molti sostengono che il discorso politico sta riacquisendo una notevole importanza, che aveva in parte perso a favore di Sound Bit ed immagini.
I video rimbalzano da mille pagine web (es. il video Youtube del bellissimo discorso di Obama sul razzismo), i testi spopolano di solito nei passaggi principali o anche nelle versioni integrali (es. il testo integrale dello stesso discorso, entrambi i link segnalati in questo post); i commenti e le analisi si moltiplicano a dismisura; come il lavoro dello staff che deve continuamente fornire la versione aggiustata e più conveniente delle dichiarazioni più ambigue o clamorose del candidato, al fine di influenzare la loro interpretazione ed analisi (spin).
Gli stessi contenuti e linguaggi del discorso cambiano per adeguarsi ad una fruizione parzialmente interattiva, despazializata, detemporalizzata e multimediale.
Questo lo scenario di fondo (non di certo completo) su cui poi influiscono specificità culturali, mediali, sociali e politiche della singola realtà, nazione, popolo, comunità e momento storico. Più le ovvie idiosincrasie, capacità e background del singolo.
Tentando una comparazione del differente ruolo del discorso politico (qui si intende nel senso ristretto di parlare in pubblico, non in quello generale di flusso di comunicazione politica) in Italia ed in America, alcune cose sono del tutto evidenti.
In America il livello medio di capacità retoriche dei politici è molto più alto sia perché si dà più importanza a questo fattore nella selezione del personale politico, sia per lo studio molto più diffuso nelle scuole della retorica; teorica e pratica, con continue esercitazioni.
In Italia, se anche meno che nel passato, i discorsi sono più letterali e, solo, negli ultimi anni la battuta ad effetto ha raggiunto una grande diffusione ed importanza. In America il discorso usa frasi più brevi e semplici, e ripete di più; fa maggior uso di contenuti personali ed emotivi per coinvolgere il pubblico (nonostante il rapido trasformarsi in questo senso anche dei discorsi Italiani).
Un tratto assolutamente caratteristico dei discorsi politici Americani è il continuo e immancabile riferirsi alla religione ed ad una sorta di destino manifesto dell’America pseudo-religioso.
I politici Romani, legatissimi alla chiesa e non, usano richiami più a singole affermazioni del Vaticano che alla religione in generale. Questo è, però, un altro tratto che si sta evolvendo molto velocemente. Sembra, però, confermato un riferirsi in modi diversi alla religione e una quasi assenza della parola “dio” dal linguaggio politico Italiano, mentre a Washington è un riferimento retorico costante.
Colpisce molto anche la maggiore abitudine a fare discorsi degli Americani.
Per un politico a qualsiasi livello è quasi impossibile evitare di farne con cadenza costante ed elevata. Una sorta di dovere ad informare i cittadini, i finanziatori etc è iscritto nel DNA della politica USA. Devono metterci la faccia e la voce. Storicamente la politica ha fatto ricorso ai grandi discorsi per convincere i cittadini delle proprie scelte, il che è stato favorito dalla forte personalizzazione a tutti i livelli di potere e dalla scarsa strutturazione dei partiti.
In Italia solitamente i discorsi li fanno quasi solo i Leader e molto meno spesso.
Ciò che colpisce di più, però, è il diverso uso che si fa del discorso e il modo in cui esso è performato.
I politici USA sono molto più abili nel coinvolgere emotivamente gli spettatori, questo per maggiore abilità appresa e per maggiore cura ed emotività nella stesura, ma anche per l’enfasi dei toni e della gestualità.
Al confronto i politici Italiani risultano spesso noiosi e cavillosi, burocratici a volte e quasi mai riescono a comunicare quell’aura di sogno, speranza, libertà di cui molti oratori Usa vogliono e sanno ricoprire i propri discorsi.Usano i discorsi più che altro per comunicare proposte, alleanze, candidature e quasi mai offrono una visione storica d’insieme, una prospettiva futura e una mission.
Obama, Clinton, McCain fanno vibrare i loro discorsi di analisi storiche molto coinvolgenti sul paese; offrono, per quanto spesso semplificatorie, visioni d’insieme del passato del paese e delle sue sfide future e sempre immancabilmente concludono con un sogno, una missione verso cui tendere, per cui lavorare.
Si può dire che il discorso in Italia serve ad informare i cittadini e raccogliere consenso elettorale. In America ha anche questo scopo, ma serve molto di più a definire, casomai in modo fantasioso, ma emotivamente coinvolgente; la società Americana, come mission Storica e del momento. E’ un modo per mobilitare sostenitori, attivisti, elettori e società nel suo insieme verso un sogno.
In Italia con i discorsi si cerca solo il voto; in America si cerca l’adesione emotivo-ideale che spinga verso il successo nei propri obiettivi.
Roosevelt non solo decise il New Deal, infuse il coraggio ad un America depressa per affrontare le dure sfide; e molto di questo lo ottenne grazie a discorsi radiofonici.
E questo suggerisce il punto focale. Come per i totalitarismi, per i movimenti rivoluzionari il discorso politico USA è un atto concreto e trasformativo, mira a trasformare la visione che le persone hanno del mondo e a dargli l’energia emotiva per agire in esso verso una metà difficile, un sogno.
In Italia i discorsi restano un’occasione per la dovuta comunicazione col cittadino e per rubargli il consenso.
Resta presente nei discorsi dei Politici usa il carattere rivoluzionario della parola che nell’atto di definire qualcosa la trasforma.
Dopo una serie di discorsi in America la persona eletta avrà già impegnato i suoi sostenitori verso un obbiettivo, nel paesello saremo a discutere all’infinito su programmi così vaghi e vuoti che non dicono nulla e soprattutto non dicono dove stiamo andando.
P.S. è ovvio che le cose dette non dipendono solo da specificità del discorso ma da fenomeni sociali più complessi e dalla cultura politica in generale.
Vietato ai deboli di cuore. Primarie USA: sfida all’ultimo voto.
Hillary Clinton ha nella notte vinto in quattro stati compresi Texas e Ohio, mentre Obama si è aggiudicato il Vermount e i caucuses in Texas (in questo stato lo stesso elettore può votare prima nelle comuni primarie e poi prendere parte a delle discussioni pubbliche ed esprimere un voto per alzata di mano anche diverso dal precedente).
Obama resta saldamente in testa in quanto a delegati.
CNN–> Obama 1451 - Clinton 1365