Identità Europea
Sembra ormai scontato che, qualsiasi definizione d’Europa si voglia proporre e realizzare, lo si debba fare per forza in opposizione confronto con la Russia.
Fior di studiosi si sono affannati a discutere dell’identità storica Russa che si è da sempre definita in opposizione/alterità emulativa con l’occidente Europeo. Cioè, l’identità russa discende da un miscuglio di oriente e di occidente, che è sia una posizione geografica sia una scelta culturale.
Ma ogni processo identitario oppositivo/competitivo influisce sul processo identitario dell’altro; così anche l’Europa liberale spesso si è definita in contrapposizione al dispotismo asiatico e russo. (poi se nasca prima l’uovo o la gallina in un processo circolare è tema da sempre dibattuto) Come altri hanno scritto:
L’Occidentale creando l’esotico orientale crea e definisce se stesso in quanto Occidente in opposizione ad un oriente altro e diverso oggetto di fascinazione universalista e dominio, ma comunque altro.
Per l’Europa l’altro è stato, per tutta la Guerra Fredda, la Russia e l’Europa dell’Est.. Quest’ultima, però, è stata presto riassorbita, se anche con problemi, nella sfera intima e del noi Europei, anche se un noi anomalo solo parzialmente rassicurante per quel permanere dell’Est; fosse solo simbolico, cmq carico di storia divisa, cmq altro almeno in minima parte.
La Russia è l’altro dell’Europa di oggi. La Cina, l’India, lo stesso Medioriente, così vicino geograficamente, sono l’altro; ma più distante, più comprensibile nel suo essere diverso e lontano; qualcosa che esiste. La Russia è l’enigma, qualcosa di vicino e incomprensibile. Oriente o Occidente? Europa o Asia? Nemico o Amico?
In ogni caso ogni giorno vicino, quando accendo il gas o quando faccio affari, o quando discuto di politica Europea ad un qualsiasi livello, su un qualsiasi tema. In ogni caso ogni giorno lontano, per troppe cose che mi respingono e per troppi interessi divergenti che fossero anche meno degli interessi convergenti, nei meandri delle identità oppositive, sembrerebbero enormi.
L’Europa, sempre sull’orlo di nascere, incastrata in questo gioco identitario e di potere, forzata dall’alleato ingombrante e prezioso; appoggia pienamente il controverso progetto di scudo spaziale voluto dagli Americani; e che ubbidienti ed interessati i governi ceco e polacco hanno già (i polacchi tirano sul prezzo) accettato, nonostante popolazioni non proprio favorevoli. In questo marciano al fianco degli Americani che dopo una fase di distensione e collaborazione ora sono sempre più di nuovo in conflitto con il nuovo Zar delle Russie.
Poi però gli Europei preoccupati dal grande vicino (che qualcuno forse preferirebbe usare come strumento di riequilibrio contro gli Americani per sganciare l’Europa da un’Alleanza, a queste condizioni, sempre più scomoda) costringono Bush a rimandare l’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato; un piccolo regalo di distensione; forse per la nuova speranza, o illusione, il delfino dello Zar. I temi di forte contrasto tra gli Europei e i Russi sono tanti e acuiti dalla crisi nei rapporti tra quest’ultima e l’ America. Crisi alquanto seria; tanto che da parte Russa nelle dichiarazioni pre-vertice sono volate parole come “profonda crisi””gioco molto pericoloso” e da parte americana parole altrettanto grosse per bocca del comandante in Capo “Washington sostiene con forza…” (qui post sui temi più conflittuali del vertice)
Identità ed interessi in ricomposizione.
Europa che verrà.
Patti oceanici sempre più deboli in attesa del messia nero che forse sarà.
Scintille continue da nodi storici mai sciolti.
Eredità passate, incubi, nuovi sogni ed identità.
Intanto i Tedeschi e i francesi vanno avanti da soli. Da decenni ci sono incontri, regolari, bilaterali tra ministri e primi ministri dei due paesi per discutere e coordinare le politiche dei due paesi sui più svariati temi. Tanto che qualcuno non esita a parlare di qualcosa di simile ad una confederazione a maglie larghe, già oggi, esistente nei fatti tra le due nazioni.
Ora Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno proposto ai leader della Nato di organizzare congiuntamente il Vertice 2009 dell’Alleanza. Simbolo potente di unione di intenti tra due paesi. L’iperattivo Sarko si è spinto a dichiarare (in una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco) che Francia e Germania ”parlano con una voce sola”.
L’Europa, la vecchia Europa è tutto un fermento.
Ciò che nella percezione è statico è un caos magmatico in pieno e lento sommovimento.
Non c’è stato che non conosca gravi crisi istituzionali e ripensamenti. Zapatero si affanna a cancellare i resti ultimi della dittatura, gli Inglesi cercano di chiudere con il conservatorismo Reganiano e la falsa sinistra del menestrello, e Sarko salta dalle braccia degli inglesi, a quelle dei tedeschi e quelle dell’Europa e intanto propone riforme della Nazione a più non posso; cercando una nuova identità Francese e un nuovo stato, quasi folle le tenta tutte, forse con un assurda estrema coerenza di intenti molteplici. Mentre l’Italia e la Germania attraversano una crisi di immobilismo, di diverso grado, ma ugualmente dirompete.
I nazionalismi e gli indipendentismi, sono dentro e fuori l’Europa ovunque. Proprio mentre gli europei cercano di andare verso una nuova identità più cosmopolita ed aperta, più sovranazzionale, interetnica e multiculturale; l’etnico e il nazionale tornano prepotenti sulla scena come risposta difensiva ed impaurita alla globalizzazione . Dal Kosovo alla Bosnia, ai Paesi Baschi, all’Irlanda del nord, alla Scozzia, alla Padania, al Belgio diviso, fino alle regioni russe della Giorgia e al Caucaso è in corso una straordinaria battaglia di potere ed identità. Nessuno stato Europeo può più essere così certo della sua definizione di identità nazionale stretto tra i separatismi etnici e i localismi da una parte e l’identità europea emergente (storica necessità) dall’altra.
L’Europeo emerge più per lento scorrere della storia e in contrapposizione a ciò che si sente, sempre più, come diverso. Nasce da orientalismi presenti e passati e da altrui veneree definizioni. L’Europeo oggi è diverso dal Cinese, dal Russo, dall’Indiano e dall’Iraniano; ma forse più di tutto nell’istante di oggi è, e si sente, diverso dal Fratello Occidentale Americano.
Teniamo i piedi nelle due classiche staffe.
La politica europea di oggi non concordata, che nasce a cascata per iniziativa di singoli simboli incarnati e di dinamiche storiche, copia e rivede la storica strategia Tedesca. I tedeschi hanno, dopo la seconda guerra mondiale, basato la propria sicurezza e fortuna su due pilastri reali ed identitari allo stesso tempo: la stretta alleanza con gli americani e l’integrazione Europea. Sarko e la politica europea degli ultimi tempi, che un po’ scivola dietro di lui, rinsalda il legame Atlantico, anche dicendo si allo scudo antimissile ed inviando nuove truppe in Afghanistan, ed insieme rafforza il legame Europeo per essere meno dipendente dalla superpotenza alleata; stringendo i rapporti con i partner più importanti e proponendo nuove integrazioni europee; ovviamente, nell’ottica gollista di Europa delle Nazioni e non della, più avanzata e sensata, Federazione Europea, da tanti sognata. In pratica la politica tedesca rivista alla luce dei tempi odierni.
L’America non vede di buon occhi una più “unita” Unione Europea. Dietro i sorrisi i commentatori americani non si vergognano a dire che una Federazione Europea sarebbe un grave rischio alla leadership mondiale Americana, per alcuni il più serio di tutti (altro che Cina, India o Russia). Gli Europei sanno però di non poter fare a meno degli USA nell’immediato, così concedono sullo scudo e rimandano sull’allargamento dell’alleanza tanto voluto da Bush, in scadenza di mandato. L’allargamento è la moneta di scambio da offrire all’altro di cui non possono fare a meno. L’Europa non può nascere se non in confronto/scontro competitivo con la Russia. L’Europa non può nascere se Mosca sarà del tutto contraria ad essa o, quanto minimo, avrebbe un parto travagliatissimo e difficile.
Tutto questo ha grosse ricadute culturali ed identitarie.
Un nuovo orientalismo nasce diviso tra il mito del buon selvaggio da usare e civilizzare così da liberasi del fratellino ingombrante e quello del comunista dispotico orientale mangiatore di bambini. Ma nasce anche un nuovo “occidentalismo”. L’oggetto esotico, l’altro fonte di fascinazione e odio represso oggi è anche l’americano, l’occidentale di marte… l’alieno partorito aldilà dell’oceano dai fermenti e rimescolamenti europei.
Strani assurdi percorsi dell’identità europea che nasce per lenti movimenti, prese di consapevolezza quasi individuali e riflessioni quasi più straniere che indigene. Nasce fuori dei palazzi, nelle strade tra un urlo volgare del Bossi di turno e uno studentello in partenza. Entra nei palazzi senza che i portatori se ne accorgano. E’ un virus storico di necessità impellente che, sempre più, i popoli sentono, più che nel desiderio di ciò, nelle alternative mancanti e in opposizione all’altro.
Identità spontanea che emerge contesa, avanza e crolla, ma poi è sempre lì pronta a risorgere; a volte come risposta ad ogni cosa, quasi divinizzata.Identità da costruire riempiendola di un senso: una narrazione storica non dogmatica che segua la scia dei folli cercatori europei che esplorarono il globo e assaltarono la Bastiglia reclamando l’umana libertà, vagabondi estatici senza meta si persero lungo la strada nella loro ricerca insensata trovando, in realtà, ciò che cercavano.(almeno secondo la mia narrazione fantastica)
Il nocciolo duro di ciò che significa essere europeo oggi, forse, è proprio questa ricerca di un identità nuova competitiva, ma non oppositiva. Questo gli Europei cercano di ottenere in ogni politica che mettono in atto, a volte senza accorgersene. In economia vogliono la competizione, ma anche lo stato sociale. Nei rifornimenti energetici: fonti rinnovabili ma anche il nucleare. Nella difesa: via le basi americane, ma anche si alle basi fino a che non saremo autonomi, ma per ora no all’esercito europeo, quindi ma anche si alle basi americane a vita. Sulla Russia: non c’è democrazia, lo scudo serve, Putin è uno Zar; ma anche la Russia è un partner strategico del’Unione Europea non possiamo fare a meno del gas …… C’è chi ha dottamente scritto che il nocciolo duro dell’Europa è questa volontà di risolvere i conflitti sociali, politici o geopolitici con un approccio dialogico e di condivisione del potere e delle decisioni nato dopo l’enorme disastro della guerra (guerra civile europea prima di ogni altra cosa) e che questa è la ricetta di successo che l’Europa deve proporre al mondo, unita per trionfare.
A mio modesto parere l’Europa è il frutto di dinamiche storiche e culturali enormi, che gli eventi spingono verso nuovi lidi; ma manca del tutto di una volontà, di un desiderio europeo e di un identità europea almeno parzialmente e momentaneamente definita. L’Europa è un immenso spazio futuristico da esposizione prima dell’apertura, vuoto e deserto e che nessuno andrà a visitare perché gli interessa l’expo ma soltanto perché è necessario per il proprio lavoro o per semplice moda. Manca di un comune sentire e di un comune sguardo, poi da declinare in milioni di modi differenti. Manca di quella minima narrazione condivisa che fa di tanti un’unica comunità e mancando di ciò è come un golem morto e vivo insieme, possente e debole insieme… privo del soffio.


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