Utopia svanisce
Fidel Castro, Leader maximo dalla rivoluzione dal gennaio 1959, rinuncia alla presidenza. Il prossimo Consiglio di Stato, che si svolgerà Domenica prossima, dovrà eleggere un nuovo presidente. Quasi certamente sarà suo fratello Raul, di 5 anni più giovane, ad assumere definitivamente la carica che già da due anni ricopre ad interim, a causa delle condizioni di salute di Fidel.
Raul, e i generali che lo sostengono, non avranno più la scusa dell’ ingombrante presenza del Leader maximo per rinviare le riforme da tempo promesse.
A partire da quelle economiche. Dovranno affrontare la trasformazione dello strano sistema oggi vigente, dopo le prime aperture all’economia al mercato e alla iniziativa privata. In cui un medico guadagna una miseria rispetto ad una persona che affitta una camera e, dove, la merce più venduta a Cuba è la carne di ragazzine, un pò ovunque esposta (sic!! fu uno dei motivi emotivi - morali che spinse molti cubani a partecipare alla rivoluzione, vedevano l’isola svenduta come la prostituta d’America; piena di casinò, feste mondane e case chiuse dove gli stranieri se la godevano sulla carne delle figlie Cubane. sic!!! corsi e ricorsi storici) e, contemporaneamente, spesso ci si dimentica che istruzione e sanità, per quanto un po’ in declino, sono ancora gratuite. E li attendono anche riforme ben più difficili: quelle politiche e riguardanti i diritti individuali.
Dalla loro hanno: la necessità, se vogliono restare al potere; e la speranza che il futuro presidente Americano sia un Democratico e che nell’ ambito di una svolta globale in politica estera voglia aprire canali anche con la piccola e coriacea isola Caraibica, che non può sperare di avere un futuro decente finché non troverà modo di convivere con il mastodontico vicino.
Cubani un popolo davvero straordinario, con una storia unica… gli ultimi a rinunciare, oggi, al tentativo di una radicale trasformazione della società (sembra che la rivoluzione in se sia ancora molto popolare, anche se poi quanto questo sostegno sia realmente libero è difficile dirlo)
Forse i Cubani potranno di nuovo, abbastanza liberamente, scegliere ciò che vogliono. Sempre che le riforme promesse vengano attuate e i generali riescano a “superare la rivoluzione”, senza essere travolti. Se no, è davvero difficile prevedere cosa sarà della piccola isola Caraibica in un contesto geopolitico così acceso, con le armi sempre pronte a rombare e un ingombrante protettore come Hugo Chávez , di certo non ben visto negli USA. Cuba rischia di trovarsi al centro di una ridefinizione nei rapporti tra il sud e il nord del continente Americano.
Strane e indecifrabili eredità!!!
Una parte di me è infinitamente triste. Fidel è un dittatore. Ma a Cuba un popolo disse no al neocolonialismo, al potere Imperiale Americano e tentò di trasformare la società nelle sue radici più profonde (Rivoluzione Cubana).
“La Rivoluzione si fa attraverso l’uomo, ma l’uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario”
(Che “Il socialismo e l’uomo a Cuba”, marzo 1965)
Piango simili ambizioni.
Piango la volontà di migliorare giorno per giorno la società e l’uomo.
Piango la sconfitta di un popolo nato dalla schiavitù e che non si è mai arreso ad essa.
Piango lo spirito fiero che al fine dovrà piegarsi.
Cosa resta? Un vecchio dittatore (che ebbe la sua, insieme a tanti altri, nel distruggere il sogno di un popolo) che rinuncia al potere, ma non a quella voce possente che seppe incantare tanti, solo che oggi è fievole e morente. Si spegne in una rubrica su un giornale online “Riflessioni del compagno Fidel”.
Che il popolo di Cuba possa trovare la strada del suo futuro.
“Dobbiamo lavorare per il nostro perfezionamento interno quasi come un ossessione, come una pulsione costante; ogni giorno analizzare onestamente ciò che abbiamo fatto, correggere i nostri errori e tornare a incominciare il giorno appresso”
(Che “Cerimonia per la consegna di premi ai vincitori nella competizione dei Circulos de Estudio”, 31 gennaio 1962)
Ma oggi il Che è un marchio al servizio dei capitalisti, che stupidi indossano come segno di falsa diversità, uccidendolo ancora, mille e mille volte.
Onore a chi ha creduto fino in fondo in un sogno, veloce addio per chi ha smesso di analizzare i suoi inumani errori, per troppa convinzione o volontà di potere che sia. Rispetto infinito per un popolo dalla straordinaria forza.
Addio Utopia… o forse arrivederci.
“Fino a che ci sarà fame, ci sarà gente pronta a dare la vita. Tanto non gli appartiene comunque… l’hanno già persa”



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