Razzismo e Hillary
Hillary Clinton all’inizio delle primarie democratiche aveva un immagine da donna forte, decisa e comprensiva; espressione dell’elite Americana, ma capace di un certo contatto con il “popolo”.Oggi la sua immagine è totalmente distrutta. Per gran parte degli Americani e ancor più per gli osservatori stranieri l’ex first lady è la donna senza cuore, capace di piangere solo per convenienza elettorale, che farebbe qualunque cosa, compreso mentire o peggio, per il potere. Allora come si spiega la sua recente e schiacciante vittoria nel piccolo Stato del West Virginia? (a livello numerico conta poco e non cambia il vantaggio di Obama per i soli 28 delegati in palio)
La sipegazione della vittoria della Clinton salta agli occhi da sola se si considera chi sono gli elettori che maggiormente la premiano sin dall’inizio e che in West Virginia sono rappresentati in maniera emblematica.
Bianchi, ultra sessantenni, veterani militari, poco istruiti e parte della classe media.
Razzismo. Conservatorismo dogmatico che non ama il cambiamento. Razzismo militarista e vicinanza dei Clinton agli apparati statali. Più facilmente soggetti al populismo e al sottile razzismo degli attacchi di Hillary. Spaventati.
La strategia di Hillary è risvegliare le paure degli Americani per tutto ciò che Obama rappresenta: un nero che vuole cambiare le cose.
Obama aldilà delle sue intenzione, getta involontariamente un dubbio radicale su tutta la storia Americana e sul recente presente ed immediato futuro (in questo caso si tratta di una scelta deliberata ad es sull’Iran e il terrorismo)
Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.
Intanto proclama vittorie da mesi che in realtà sono deltutto insignificanti. Tutti gli stati che è riuscita a vincere o contavano pochissimo o li ha strappati per pochissimi voti, mentre Obama ormai ha consolidato un largo vantaggio (nonostante già ora un numero superiore di superdelegati appoggi la senatrice) e ha ottenuto molti più voti popolari complessivi. Ma cosa ancora più indicativa e la sua base elettorale storica composta oltre che dagli Afro Americani, dai giovani e dalle persone più istruite (l’america emrgente).
Da anni l’America risulta socialmete e geograficamente divisa tra repubblicani e Democratici, in queste primerie il razzismo (sopratutto) ha creato una nuova e profonda frattura nella società americana. Ma se i bookmakers (da notare che non hanno canbiato le cuote dopo il West Virginia) hanno ragione Obama, straforito sia per le primarie che per le elezioni presidenziali vere e proprie, forse sarà la risposta forte e vincente che il futuro dell’America manda ai suoi genitori attestati lungo fratture archaiche. Il razzismo in America è forte, ma il razzismo in America è intrecciato con la convivenza. La stessa persona (esperienza personale) può sostenere una discussione lunga ed informata contro i neri per poi due ore dopo abbracciare calorosamente l’ex commilitone nero.
(1) Delegati non eletti, ma aventi diritto al voto durante la convention democratica che deciderà il candidato del partito alla presidenza. Sono funzionari del partito o democratici eletti ad alcune cariche. Possono modificare il loro voto fino all’ultimo momenti e se sono necessarie più votazioni cambiarlo (in quel caso tutti i delegati dopo la prima votazione sono liberi di votare secondo coscienza anche contro il candidato per cui erano stati eletti)
Questo post è stato pubblicato il Maggio 14, 2008 alle 9:08 pm ed è archiviato in geopolitica, politica e società con i tag afro-americano, America, bandiera, Barack, campagna, candidati, candidato, comunicazione, comunicazione politica, delegati, democratici, elezioni, esteri, fondi, geopolitica, giornalismo, Hillary, media, mondo, nero, News, notizie, obama, patriottismo, politica, politica e società, presidente, primarie, raccolta fondi, razza, razzismo, repubblicani, società, superdelegati, usa, West Virginia. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.
Maggio 15, 2008 a 12:01 am
Secondo me dipende da che paese prendiamo a modello. Sicuramente negli Stati Uniti o in Inghilterra questi contributi sono più marcati rispetto all’Italia dove siamo molto in ritardo. Cmq al di là dei singoli punti, c’è stato un apporto notevole all’informazione con l’avvento dei blog.
ps. “Hillary come una Iena incurante delle conseguenze per il partito e per l’America risveglia le paure antiche dell’uomo nero e cerca la sponda del partito per cambiare il risultato del voto popolare, con l’aiuto dei superdelegati(1), che sempre più saranno il vero ago della bilancia.”
Tutto vero. Il fatto è che con la guerra di logoramento tra Hillary ed Obama si avvantaggia McCain. Se vuoi un pronostico alla fine vincerà lui sotterrando qualsiasi speranza di vento nuovo verso l’Europa.
ciao
Maggio 16, 2008 a 10:27 pm
Per Hillary tutto fa brodo per distruggere Obama persino costruire una squadra multietnica un nero, un ebreo bianco, un asiatico e una ragazza latinos per inventarsi storie le plus strampalate. Persino i suoi vedono in me una delle menti pericolose del social network di Obama. Vedi link: http://www.stop-obama.org/?p=242
Maggio 17, 2008 a 1:05 pm
Beh non resta che sperare che se ne accorgano gli elettori perchè se prima c’erano dubbi dopo queste primarie è evidente che l’unica cosa che conta per lei è l’ambizione.
pericolosi per l’oligarchia sono tutti quelli che pensano se no le scuole non erano così distrutte.