Cina e lo stato debole – Diplomazia in Asia (link)

Di solito si parla dello stato Cinese come di un potere centrale forte che controlla e schiaccia ogni altro potere esistente in Cina. Francis Fukuyama, economista e politologo americano, sostiene in questo articolo che uno dei problemi della Cina è quello di essere uno Stato debole.

Da corriereblog La nostra Cina

Accordi e vertici tra i leader Asiati si susseguono sempre con maggiore frequenza nell’area economica più dinamica del pianeta che cerca di affrontare le divisioni del passato a volte in contrasto con gli interessi Americani.

In un articolo da Lettera22

Mondo

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4 Risposte a “Cina e lo stato debole – Diplomazia in Asia (link)”

  1. “Il punto secondo me è questo lo straniero siamo noi per noi stessi, lo straniero, il diverso esterno, è portatore di per se di dubbi perchè ti costringe a definirti.”

    Vero, ma fino ad un certo punto. Straniero è il non codificato. Se vivo in una cittadina di montagna dove ci sono 200 persone che si conoscono tutte, non c’è straniero. Ci saranno altre persone, “l’altro” se vuoi, ma non “straniero”. Io non sovrapporrei i due termini. Ma questo ragionamento vale anche a livello più micro. Se vado a giocare a pallone è arriva un nuovo giocatore, lo definisco straniero finchè non riesco a “dagli un codice”, in base alle mie esperienze pregresse. Ma se è “straniero” (ciò fuori dai miei frames, ed esempio parla una lingua che non conosco) non riesco a codificarlo.
    La maschera sono i miei frames pregressi (la maschera presuppone la recitazione di un ruolo che già conosco), mentre lo straniero è l’elemento nuovo di ogni situazione (ma si potrebbe chiamare in qualsiasi altro modo). Nel paese di cui parlavo prima tutto è (progressivamente) codificato finchè non arriva un forestiero che rimescola le codifiche. Nel campo da calcio tutto è progressivamente codificato finchè non arriva il nuovo.
    Quindi riassumento l’altro è lo straniero “addomesticato”, cioè quando perde l’elemento della non-codifica, mentre la maschera (che presuppone però un soggetto che io non riconosco) è la ripetizione di situazioni già codificate. Quindi i binomi sono maschera-straniero (se c’è soggetto), ripetizione-nuova codifica se il soggetto non c’è).
    I media rompono questo schema situazionale perchè introducono elementi (la paura) che non sono verificati sul campo,e forniscono una lettura distorta della realtà.

    ciao

  2. “Straniero è il non codificato. Se vivo in una cittadina di montagna dove ci sono 200 persone che si conoscono tutte, non c’è straniero. Ci saranno altre persone, “l’altro” se vuoi, ma non “straniero”.”

    lo straniero è il non codificato, ma conoscere le duecento persone non significa riuscire a codificarle. Esasperando l’esempio se un cacciatore-raccoglitore si trasferisse a NY e volesse vivere sui tetti andando a caccia con l’arco sarebbe anche dopo tanto, dopo che è stato conosciuto, codificato come vicino resta straniero perchè c’è qualcosa che sfugge alla codifica. Non è solo qualcosa di nuovo a definire l’essere straniero, ma anche una differenza e più plateale, evidente è più…

    Altro e straneiro per me sono due facce della stessa medaglia ma più che distinte dall’essere o non essere codificato credo centri la diversità che ci fa apparire la cosa o la persona estranea. Per paradosso è molto meno straniero uno che vive a Boston che uno zingaro che vive a 100 metri. Straneiro è anche “estraneo” nel senso di ritenuto non facente parte.

    La maschera non presuppone un soggetto ma un vuoto per un attimo mezzo pieno o adornato di un velo di consistenza o nascosto da un personaggio inventato. La maschera si apre sul vuoto e sulla morte, non sull’io.

    I media distorcono tantissimo ma secondo me non introducono nienet di nuovo enfatizzano aspetti di ciò che già era più adatti, vendibili e comodi per loro.

    La paura non è mai stata verificata sul campo. Un tempo i romani arrivavano vedevano i selvaggi/barbari e porvavano disprezzo e paura al semplice vedere, sentire, odorare. La paura dello straniero o dell’altro ha a che fare con ciò che di diverso colpisce e spaventa e con ciò che non è codificabile del tutto nei termini del proprio eurocentrismo.
    anche l’essere starnieri a se stessi infondo forse dipende dal fatto che codificarci implicherebbe o cedere del tutto ai dettami del noi conosciuto o fuoriuscirne inventarsi una personale codifica che però costruisce un io non un noi e l”uomo ha paura della solitudine e del suo essere diverso

  3. lo straniero è il non codificato, ma conoscere le duecento persone non significa riuscire a codificarle. Esasperando l’esempio se un cacciatore-raccoglitore si trasferisse a NY e volesse vivere sui tetti andando a caccia con l’arco sarebbe anche dopo tanto, dopo che è stato conosciuto, codificato come vicino resta straniero perchè c’è qualcosa che sfugge alla codifica. Non è solo qualcosa di nuovo a definire l’essere straniero, ma anche una differenza e più plateale, evidente è più…”

    Non mi hai convinto. Qualcosa che sfugge alla codifica per me è tutto interno alla non-codifica.

    “Altro e straneiro per me sono due facce della stessa medaglia ma più che distinte dall’essere o non essere codificato credo centri la diversità che ci fa apparire la cosa o la persona estranea. Per paradosso è molto meno straniero uno che vive a Boston che uno zingaro che vive a 100 metri. Straneiro è anche “estraneo” nel senso di ritenuto non facente parte.”

    E’ molto meno straniero uno che vive a Boston perchè la situazione è definita anche dall’immaginario collettivo che viene creato dalla società. I film americani ci sono molto più famigliari che la Nouvelle vague francese per esempio. Su questo punto avevo omesso, ottima precisazione.

    “La maschera non presuppone un soggetto ma un vuoto per un attimo mezzo pieno o adornato di un velo di consistenza o nascosto da un personaggio inventato. La maschera si apre sul vuoto e sulla morte, non sull’io.”

    Adesso è chiaro. Però bisognerebbe definire cosa è l’Io (magari un’altra volta :D )

    “La paura non è mai stata verificata sul campo.”

    Ottima osservazione. Allora diciamo che la paura prende il propellente da pregiudizi enfatizzati e non creati dai media. Se io vedo uno straniero per strada mi posso porre in maniera “stand-by”, con i media invece mi pongo già in una posizione di difensiva.

    “anche l’essere stranieri a se stessi infondo forse dipende dal fatto che codificarci implicherebbe o

    cedere del tutto ai dettami del noi conosciuto o fuoriuscirne inventarsi una personale codifica che però costruisce un io non un noi e l”uomo ha paura della solitudine e del suo essere diverso.”

    Sono d’accordo. L’uomo eccede se stesso…

    Ciao e buon week end

    ps. scusa se occupo spazio su questo post

  4. “Non mi hai convinto. Qualcosa che sfugge alla codifica per me è tutto interno alla non-codifica”
    Beh qua entrerebbe in gioco lo stesso concetto di codice, che è bello lungo. aggiungi solo che di per se la non-codifica è un limite teorico posto per ragionare ma nella pratica è quasi inesistente

    IO mi sa che provo a definirlo a 101 anni

    “Se io vedo uno straniero per strada mi posso porre in maniera “stand-by”, con i media invece mi pongo già in una posizione di difensiva.”

    secondo me di per se sarebbero che so 15% a porsi in stand-by e con i media scendiamo all’2%(secondo me anche meno nei fatti)

    ciao

    P.S: scrivi dove ti pare

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