Sfera pubblica e New Media
Sfera pubblica e New Media
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (4)
La prima formulazione del concetto di sfera pubblica si deve ad Habermas, da allora spopola in ogni libro sui media e nei discorsi pubblici dei non esperti.
La sfera pubblica è semplicemente lo spazio metaforico in cui i cittadini discutono sugli argomenti di interesse pubblico, anche al fine di esercitare un controllo attivo sull’ operato del governo. Sin dall’inizo (anche se Habermas si riferiva della sfera pubblica borghese dei caffè del XVIII secolo) il ruolo dei media è stato di fondamentale importanza; sia come stimolo e socializzazione della conversazione, sia come segnalazione dei temi più importanti, sia come fornitori di argomentazioni e punti di vista. Proprio per questo Hebermas è scettico sulla democrazia moderna. “… i media tendono a manipolare il loro pubblico piuttosto che aiutarlo nella formazione di un’opinione razionale…”
I media costituiscono la principale fonte di informazione per i cittadini e con l’avanzare della mediatizzazione della società si è iniziato a parlare di Sfera Pubblica Mediatizzata o, con l’ingresso dei nuovi media interattivi, di Sfera Pubblica Dialogica. Proprio chi ha abbracciato questa teoria del ruolo dei media ha, spesso, visto nella rete l’occasione di rinascita di forme più avanzate di democrazia; grazie alla più libera e cosciente partecipazione dei cittadini e allo sfaldarsi del falso dialogo unidirezionale dei Media Tradizionali, sostituito dal polifonismo della società civile che riacquista facoltà di parola.
Molti hanno invece criticato gli apologeti della rete per svariate ragioni, tacciandoli di ottimismo. (le principali)
La critica più forte riguarda il fatto che un dialogo non è mai paritario, ma intriso del potere sociale, dello status e delle capacità culturali dei diversi partecipanti. In rete si riproducono gli squilibri di potere della società e le elite mantengono nel dialogo virtuale il potere fondamentale di definire la realtà. Ovviamente si creano anche opportunità di definizioni oppositive, ma vale anche in questo caso il discorso del Digital Divide (qui) e della difficoltà ad ottenere contatti.
C’è poi da considerare che, anche se molti possono prendere la parola, tutti formano le proprie opinioni cmq in base ad informazioni ed opinioni (frame) provenienti dai media professionali. (la quantità di realtà che esperiamo direttamente è sempre più ridotta, osserviamo il mondo quasi solo attraverso la finestra dei media)
Ancor più, c’è da considerare il differente potere dei media (e delle elite) rispetto ai comuni cittadini di influire sulla scelta dei temi all’ordine del giorno (per cenni approssimativi sulla teoria dell’Agenda setting). L’agenda discussa nella sfera pubblica ricalca quasi in pieno quella dei media (di solito in confronto competizione con quella dei politici), mentre per i comuni cittadini risulta difficile, anche in rete, imporre un tema e per di più, di solito, confermando il rapporto parassitario che ci intrattengono, i siti non professionali tendono a strutturarsi secondo la stessa agenda proposta dai media professionali. Quindi, a limite, la rete aumenta le opportunità di discussione per tutti, ma i temi in discussione sono ancora fortemente decisi dalle solite minoranze e dai media mainstream. Molti invece credono che la possibilità di diffusione virale della rete abbatta questo meccanismo e portano esempi eclatanti di temi nati dal basso che alla fine sono riusciti ad entrare in agenda. Sembra poco probabile che una modalità di diffusione, che raggiunge la grande massa dei cittadini solo in rarissimi casi, possa davvero sbilanciare questo rapporto di potere almeno nell’immediato (sono fortemente scettico anche sul più lungo periodo).
E, forse, c’è da considerare che, come afferma la Teoria della Spirale del Silenzio, le persone tendono ad esprimere più facilmente le opinioni personali che sembrano maggioritarie nella società e deducono il clima di opinione principalmente dalla presentazione che i media fanno dell’opinione pubblica. Questo significa che in rete si troveranno molti più interventi di persone che condividono gli atteggiamenti dominanti che di persone fortemente critiche.
La rete ha anche un forte impatto sul controllo che l’opinione pubblica e i media possono avere sul governo. Da una parte l’amministrazione deve stare molto più attenta ai suoi utenti, che sono tutti potenziali creatori di scandali; quindi il cittadino può direttamente controllare l’efficacia dell’azione di governo e dell’amministrazione. Dall’altra i media professionali più che a controllare il governo, spinti anche dalla crisi delle redazioni, rinunciano al tradizionale ruolo di cani da guardia del potere (watchdog) e sposano più che altro la filosofia del “bad news, is good news” alimentando il cinismo e rinunciando ad un reale controllo dell’operato del potere, molto più impegnativo. Inoltre, affidandosi sempre più a fonti partitiche e di parte, come fossero fonti obiettive, si fanno strumento di propaganda, anche involontaria, del potere e di certo non di suo controllo (alcuni parlano di stretta fratellanza tra giornalisti e politici). Tutto questo precipita a cascata sul dibattito pubblico che assume i contorni dell’antipolitica e del cinismo, in cui, anche, i produttori indipendenti, spesso, scadono; finendo per passare dal controllo allo sfogo vuoto e cinico o alla pura difesa cieca di interessi di nicchia. Anche in considerazione del fatto che la precarizzazione della professione giornalistica e i licenziamenti rendono rarissimi i casi di inchieste approfondite e specializzate sull’amministrazione, che difficilmente possono essere sostituite dal generoso impegno di tanti professionisti che mettono la loro esperienza a disposizione degli altri in rete sia dall’interno delle istituzioni che da posizione lavorative che offrono uno sguardo privilegiato sullo stato (uno dei fenomeni più interessanti della rete che offre approfondimenti da punti di vista interni e specializzati)
Sommando tutti i limiti della sfera pubblica mediatizzata, si può certamente affermare che il differente potenziale di influenza sul dibattito pubblico resta sostanzialmente invariato, si assiste semplicemente ad un lieve spostamento verso classi sociali non appartenenti direttamente alle elite, ma cmq già privilegiate e inserite nel dibattito pubblico.
Colpisce il risultato di una ricerca Americana che, qualche anno fa, ha indagato sull’uso che i giovani dei ghetti facevano delle postazioni pubbliche di accesso alla rete. La maggioranza ne faceva un occasione ulteriore di chiacchiera con amici e simili o di raccolta di informazione su temi già di suo interesse come la musica o anche il quartiere da cui non erano mai usciti. A queste condizioni, oggi, sembra del tutto ideologico voler vedere nel web una grande occasione di partecipazione e democratizzazione. (e non abbiamo ancora toccato il presupposto implicito, alla base di quasi tutte le teorie trattate, del cittadino informato che tratteremo più avanti)
CONTINUA PROSSIMAMENTE
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)
La responsabilità sociale dei media (2)
La giustificazione della censura e del controllo culturale (3)
Media e Società
Questo post è stato pubblicato il Aprile 13, 2008 alle 12:54 pm ed è archiviato in comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società con i tag agenda setting, antipolitica, blog, blogging, cinismo, comunicazione, comunità, conformismo, controllo, corporation, cultura, democrazia partecipativa, democrazian diretta, digitale, diritti, dominio, fonti, giornalismo, giornalismo collaborativo, giornalismo partecipativo, giornalisti, globalizzazione, glocal, media, Media Company, Media e Società, mediatizzazione, mondo, multinazionali, new media, News, notizie, opinione, opinione pubblica, politica, politica e società, potere, professione, rete, sfera pubblica, sfera pubblica dialogica, sfera pubblica digitale, sfera pubblica mediatizzata, sguardo, social, socializzazione, società, società civile, spirale del silenzio, stampa, Stampa e giornalismo, virale, virtuale, web, web 2, www. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.






