Guerra, terrorismo, media. – Evasioni e personaggi da romanzo tra disinformazione e favola.

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Negli ultimi anni, annunci continui di mirabolanti arresti o uccisioni di grandi capi e personaggi di spicco del terrorismo islamico rimbalzano sui media in continuazione.  Comandanti di Al Quaeda , dirigenti politci o responsabili dell’ala armata di Amas ogni due, o tre giorni sbucano in manette o cadaveri sugli schermi del mondo.

I media diffondono e amplificano i comunicati delle autorità militari, sempre più spesso, senza alcuna verifica, che in molti casi è del tutto impossibile. Gli Occidentali, giornalisti in prima fila, accusano il governo Cinese di non permettere l’accesso al Tibet , se non in brevi visite guidate e sotto stretto controllo militare, e di diffondere false notizie.  Nel frattempo, però, accettano tranquillamente le dichiarazioni dei militari americani, israeliani o Nato come oro colato. E, dalla Guerra in Afghanistan in poi, memori della lezione sui media della prima Guerra del Golfo e del Vietnam; i militari impongono scorte durante le  visite alle zone più calde dei paesi del conflitto mediorientale, e gl i accondiscendenti reporter spaventati ne sono più che felici. I giornalisti , nella maggioranza dei casi, non mettono il naso fuori dalla porta e si accontentano di  visite guidate, organizzate dagli uffici militari preposti alle Relazioni Pubbliche, e lunghi soggiorni in alberghi super blindati in cui traggono notizie dalla cerchia chiusa di giornalisti e fortunati ospiti ed amici, di certo poco rappresentativi della società dei paesi in questione.

Gli eserciti e i terroristi combattono a colpi di scoop, video-messaggi e successi stampa. L’audience è il nuovo campo di battaglia per la conquista delle coscienze.

Primo obiettivo di ogni azione:  la propaganda ideologia per la propagazione del conflitto. 

Metodi diversi, scopi speculari.

Amira Hass, giornalista israeliana che vive a Ramallah, qualche settimana fa, sull’Internazionale, ci raccontava di chi sono i grandi capi terroristi catturati, o più spesso uccisi da Israele.  Spesso poco più che poveracci con qualche legame poco chiaro, che vengono promossi sul campo, da morti, dai militari israeliani a scopo propagandistico. E anche in questo i nemici sono d’accordo. Per gli israeliani è un successo della loro strategia, per i palestinesi un nuovo martire per la causa e un nuovo funerale show per rinsaldare il legame comunitario.

E’ notizia di oggi invece l’arresto in Afghanistan del Mullah Naqibullah, un importante capo dei Taliban (?). La cosa curiosa è che lo stesso è stato catturato già due volte, probabilmente con enfatici annunci, e poi è misteriosamente riuscito ad evadere. Forse il singolo caso è fortuito, ma il dubbio, nato, non si può sopprimere. Infondo, a pensarci, anche in questo caso ci guadagnano tutti. Naqibullh se scapperà di nuovo sarà l’eroe che fuggì tre volte ai satana Americani, che d’altra parte, vista la poca attenzione dei media ai particolari e alla comprensione dei fatti, potrebbero poi ri-arrestarlo e avere un quarto show trionfalistico. (mah forse esagero!).

Ma la propaganda a volte è anche più sottile.

Il mullah Omar, all’inizio dell’avventura, era il nemico per eccellenza, solo uno riusciva ad essere più misterioso e cattivo. Ora rifugiato al sicuro in Pakistan, probabilmente protetto dai servizi segreti (che non è da escludere nascondano anche il nemico simbolico numero uno), per interessi personali di leadership si sta riavvicinando al governo Pakistano e forse agli stessi Americani. In previsione di possibili accordi, i media hanno iniziato la diffusione di una nuova storia. Il Mullah sarebbe un uomo che ha commesso errori, ma sempre in buone fede e tra i Taliban si deve distinguere: tra quelli buoni e quelli cattivi. Probabilmente vero, visto che molti sono definiti taliban, ma sono solo Pashtun che si difendono dalla brutalità degli eserciti, che, dal periodo coloniale in poi, non hanno smesso di cercare di dettar legge in un area che da millenni loro abitano. Il punto è però che ne i governi ne i media parlano di loro, quando pensano ai buoni, parlano semplicemente di un leader senza scrupoli in declino che è pronto a scendere a patti con i potenti USA.

Disinformazione preventiva.

La disinformazione si fa sottile, cerca di influenzare i quadri cognitivi, i modi in cui interpretiamo gli eventi.

I giornalisti asserviti protestano a comando e sull’attenti sbarcano con i Marine per raccontare il loro punto di vista.

 

 

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Una Risposta a “Guerra, terrorismo, media. – Evasioni e personaggi da romanzo tra disinformazione e favola.”

  1. Si, in linea teorica quello che dici tu è possibile. Io però distinguerei tra vari tipi di occupazione. La creatività può essere introdotta nei lavori autonomi, in posizioni direttive, in certi settori (moda, marketing, ecc.). Resta tuttavia una grande fetta di occupazione dove la qualifica resta bassa o bassissima, come servizi alla persona, o lavori strettamente manuali (centralinisti, imprese di pulizie). Quindi, secondo me, tu hai una stretta fiducia nelle macchine che invece io non ho. Ad esempio il lavoro operaio è diventato meno pesante, ma con nuove tecnologie nascono nuovi mestiei e nuove oppressioni.
    Ciao e buona domenica.

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