Clinton in caduta libera sulle bugie. Obama ancora accusato di razzismo. McCain resteremo in Iraq 25/03
In America Hillary ha, forse, compiuto l’errore che le costerà le residue speranze di riuscire ad ottenere la Nomination.
Il Washington Post la definisce «un Pinocchio di quarto grado». Per dimostrare che aveva maggiori esperienza come Comandante in Capo, rispetto all’avversario alla nomination democratica, aveva affermato di aver avuto un ruolo di rilievo con una mediazione cruiciale per la pace nell’Irlanda del nord nel ’98; e di essere andata in Bosnia al posto del marito che correva troppi pericoli, lì sarebbe stata accolta da spari. Entrambe le affermazioni sono state smentite dall’importante giornale americano grazie a giornalisti presenti sul posto in Bosnia e addirittura al premier irlandese Ahren, secondo cui non partecipò ai negoziati.
Intanto Obama ha recuperato un pò di consenso dopo il discorso con cui ha risposto alle accuse di razzismo mossegli dopo le dichiarazioni forti del reverendo della sua Jeremiah Wright, che ha bollato le operazioni militari americane e israeliane come “terrorismo”; ha accusato il governo di diffondere l’Aids e ha esortato i neri a cantare “Dio maledica l’America”.
Obama in un bellissimo discorso (I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.)ha negato di condividere quelle dichiarazioni cercando di inquadrare la situazione nella storica discriminazione raziale. Negli anni in cui il reverendo è cresciuto era fortissima; questa discriminazione ha generato l’odio di quella generazione, ma propio lui e la nuova generazione di Afro-Americani sono la prova che le cose sono migliorate e che possono farlo ancora. In pratica senza rinnegare l’amicizia per il reverendo ha cercato di spiegare la reala dei neri Americani, senza finire nel razzismo al contrario. Ciò nonostante il messaggio non è arrivato a tutti e le accuse di antipratiottismo piovono.
Intanto lo scandalo dei passaporti dei candidati spiati da funzionari del Dipartimento di Stato resta poco chiaro. Sembra probabile che l’ordine sia partito dallo staff dell’attuale presidente, ma i tre uomini coinvolti per quanto più legati all’attuale amministrazione e ai repubblicani, hanno avuto contatti anche con i due sfidanti democratici; quindi chi siano i mandanti di questa raccolta di informazioni non è chiaro.
Obama incassa l’endorsement (tipica dichiarazione negli USA con cui un giornale o un personaggio pubblico si schiera a favore di un candidato) di Bill Richardson, ex ambasciatore all’Onu ed ex ministro dell’energia ai tempi di Bill Clinton. Richardson è l’unico governatore ispanico e il suo appoggio potrebbe aiutare il senatore a conquistare l’elettorato latino (che vede i neri con grande diffidenza e ha sempre favorito Hillary), anche perché potrebbe essere il candidato vicepresidente di Barack.
Ma le notizie buone per il senatore nero non si fermano qui.
Mark Halperin, giornalista di Time, che segue la campagna da molto vicino, spiega in 14 punti perchè Hillary non vincerà . (es. “Questa è l’elezione dei cambiamenti, e Bush-Clinton-Bush-Clinton non sarà mai un vero cambiamento”) e tutta la maggioranza della stampa USA senbra non lasciare spèeranza all’ex First Lady.
La speaker della Camera Nancy Pelosi, che presiederà la convention democratica di Denver non vuole prendere posizione per l’uno o per l’altro candidato, ma sta premendo dietro le quinte per evitare che il duello si prolunghi troppo a lungo, favorendo i repubblicani. E recentemente ha dichiarato: “Se i voti dei super-delegati non rifletteranno quanto avvenuto nelle elezioni, sarà dannoso per il partito“. Dando ragione ad Obama.
Obama, inoltre, ha raccolto più finanziamenti della Clinto.
Le primarie USA non smettono di appassionare come una vera saga televisiva con continui colpi di scena, ma si finisce per perdere il senso delle scelte da fare affannati come sono i media a raccontarci una corsa di cavalli galoppanti.
Intanto McCain sale nei sondaggi e fa dichiarazioni sulla guerra in Iraq quasi identiche a quelle di Bush. (l’Iraq al centro della campagna elettorale)












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