I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.
La comunicazione politica storicamente si è affidata molto al discorso pubblico.
Una delle capacità più ricercate in un uomo politico è sempre stata il saper parlare, la retorica.
Dopo l’introduzione dei giornali, il discorso ebbe una più vasta platea; visto che spesso veniva in parte riportato da questi (solo quelli più importanti integralmente, pratica cmq più diffusa nel mondo anglosassone); ma insieme cambiò in parte caratteristiche.
Divenne meno focalizzato sulla specifica platea di spettatori presenti sul luogo della manifestazione, quindi più generalizzato ed indifferenziato; ed insieme per adeguarsi al nuovo mezzo di diffusione tese ad usare forme più adatta allo scritto e frasi ad effetto e brevi che potessero essere più spesso citate.
Ma divenne, anche, più dialogico (se pur in forma indiretta). Sui giornali spesso appariva con il commento di una firma di rilievo della redazione e spesso, poi, il politico rispondeva in successivi interventi alle critiche della stampa; creando un dialogo a distanza tra un numero ridotto di persone, ma sempre più ampio di prima. A cui si aggiungeva un sottofondo di discorso politico nelle classi più istruite che avendo accesso ai giornali disponevano di maggiori informazioni per interagire consapevolmente ed efficacemente con lo stato.
E’ la nascita della Sfera Pubblica di Habermas.
In cui i cittadini borghesi informati discutono e partecipano alla vita pubblica.
Con l’avvento della Radio e poi della Televisione, alcune tendenze in atto sul discorso politico sono accelerate, altre mutano per adeguarsi ai linguaggi specifici del mezzo.
L’allargamento della quantità di informazioni disponibile e della possibilità di partecipazione alla vita pubblica è evidente; ma si basa su presupposti molto meno razionali e dialogici.
Il discorso politico si frantuma sempre più in brevi battute ad effetto, l’immagine spesso conta più della parola; i contenuti emotivi, coinvolgenti e il personale del candidato divengono sempre più la parte principale della comunicazione politica.
I discorsi però sopravvivono e raggiungo, se pur così frammentati e maggiormente romanzati, milioni di spettatori o anche audience globali. Divengono tasselli di un romanzo di successo e ascesa sociale.
Con l’ultima rivoluzione dei New Media e il rinascere della parola scritta, unita ad una fruizione di contenuti di ogni tipo continuata e personalizzata (vedi video discorsi su youtube) la comunicazione politica esplode si decentralizza, sposa i caratteri del viral marketing e molto spesso, anche, i media tradizionali cambiano modalità di copertura. Oltre ad aumentare enormemente la quantità di informazione e di fonti informative.
Il discorso politico, ne viene esaltato in ogni sua forma da quella scritta che riacquisisce valore, a quella video che trova milioni di canali per essere trasmessa; diviene anche più dialogica per il moltiplicarsi dell’analisi professionali e non. Molti sostengono che il discorso politico sta riacquisendo una notevole importanza, che aveva in parte perso a favore di Sound Bit ed immagini.
I video rimbalzano da mille pagine web (es. il video Youtube del bellissimo discorso di Obama sul razzismo), i testi spopolano di solito nei passaggi principali o anche nelle versioni integrali (es. il testo integrale dello stesso discorso, entrambi i link segnalati in questo post); i commenti e le analisi si moltiplicano a dismisura; come il lavoro dello staff che deve continuamente fornire la versione aggiustata e più conveniente delle dichiarazioni più ambigue o clamorose del candidato, al fine di influenzare la loro interpretazione ed analisi (spin).
Gli stessi contenuti e linguaggi del discorso cambiano per adeguarsi ad una fruizione parzialmente interattiva, despazializata, detemporalizzata e multimediale.
Questo lo scenario di fondo (non di certo completo) su cui poi influiscono specificità culturali, mediali, sociali e politiche della singola realtà, nazione, popolo, comunità e momento storico. Più le ovvie idiosincrasie, capacità e background del singolo.
Tentando una comparazione del differente ruolo del discorso politico (qui si intende nel senso ristretto di parlare in pubblico, non in quello generale di flusso di comunicazione politica) in Italia ed in America, alcune cose sono del tutto evidenti.
In America il livello medio di capacità retoriche dei politici è molto più alto sia perché si dà più importanza a questo fattore nella selezione del personale politico, sia per lo studio molto più diffuso nelle scuole della retorica; teorica e pratica, con continue esercitazioni.
In Italia, se anche meno che nel passato, i discorsi sono più letterali e, solo, negli ultimi anni la battuta ad effetto ha raggiunto una grande diffusione ed importanza. In America il discorso usa frasi più brevi e semplici, e ripete di più; fa maggior uso di contenuti personali ed emotivi per coinvolgere il pubblico (nonostante il rapido trasformarsi in questo senso anche dei discorsi Italiani).
Un tratto assolutamente caratteristico dei discorsi politici Americani è il continuo e immancabile riferirsi alla religione ed ad una sorta di destino manifesto dell’America pseudo-religioso.
I politici Romani, legatissimi alla chiesa e non, usano richiami più a singole affermazioni del Vaticano che alla religione in generale. Questo è, però, un altro tratto che si sta evolvendo molto velocemente. Sembra, però, confermato un riferirsi in modi diversi alla religione e una quasi assenza della parola “dio” dal linguaggio politico Italiano, mentre a Washington è un riferimento retorico costante.
Colpisce molto anche la maggiore abitudine a fare discorsi degli Americani.
Per un politico a qualsiasi livello è quasi impossibile evitare di farne con cadenza costante ed elevata. Una sorta di dovere ad informare i cittadini, i finanziatori etc è iscritto nel DNA della politica USA. Devono metterci la faccia e la voce. Storicamente la politica ha fatto ricorso ai grandi discorsi per convincere i cittadini delle proprie scelte, il che è stato favorito dalla forte personalizzazione a tutti i livelli di potere e dalla scarsa strutturazione dei partiti.
In Italia solitamente i discorsi li fanno quasi solo i Leader e molto meno spesso.
Ciò che colpisce di più, però, è il diverso uso che si fa del discorso e il modo in cui esso è performato.
I politici USA sono molto più abili nel coinvolgere emotivamente gli spettatori, questo per maggiore abilità appresa e per maggiore cura ed emotività nella stesura, ma anche per l’enfasi dei toni e della gestualità.
Al confronto i politici Italiani risultano spesso noiosi e cavillosi, burocratici a volte e quasi mai riescono a comunicare quell’aura di sogno, speranza, libertà di cui molti oratori Usa vogliono e sanno ricoprire i propri discorsi.Usano i discorsi più che altro per comunicare proposte, alleanze, candidature e quasi mai offrono una visione storica d’insieme, una prospettiva futura e una mission.
Obama, Clinton, McCain fanno vibrare i loro discorsi di analisi storiche molto coinvolgenti sul paese; offrono, per quanto spesso semplificatorie, visioni d’insieme del passato del paese e delle sue sfide future e sempre immancabilmente concludono con un sogno, una missione verso cui tendere, per cui lavorare.
Si può dire che il discorso in Italia serve ad informare i cittadini e raccogliere consenso elettorale. In America ha anche questo scopo, ma serve molto di più a definire, casomai in modo fantasioso, ma emotivamente coinvolgente; la società Americana, come mission Storica e del momento. E’ un modo per mobilitare sostenitori, attivisti, elettori e società nel suo insieme verso un sogno.
In Italia con i discorsi si cerca solo il voto; in America si cerca l’adesione emotivo-ideale che spinga verso il successo nei propri obiettivi.
Roosevelt non solo decise il New Deal, infuse il coraggio ad un America depressa per affrontare le dure sfide; e molto di questo lo ottenne grazie a discorsi radiofonici.
E questo suggerisce il punto focale. Come per i totalitarismi, per i movimenti rivoluzionari il discorso politico USA è un atto concreto e trasformativo, mira a trasformare la visione che le persone hanno del mondo e a dargli l’energia emotiva per agire in esso verso una metà difficile, un sogno.
In Italia i discorsi restano un’occasione per la dovuta comunicazione col cittadino e per rubargli il consenso.
Resta presente nei discorsi dei Politici usa il carattere rivoluzionario della parola che nell’atto di definire qualcosa la trasforma.
Dopo una serie di discorsi in America la persona eletta avrà già impegnato i suoi sostenitori verso un obbiettivo, nel paesello saremo a discutere all’infinito su programmi così vaghi e vuoti che non dicono nulla e soprattutto non dicono dove stiamo andando.
P.S. è ovvio che le cose dette non dipendono solo da specificità del discorso ma da fenomeni sociali più complessi e dalla cultura politica in generale.
Questo post è stato pubblicato il Marzo 20, 2008 alle 3:51 pm ed è archiviato in comunicazione, cultura, giornalismo, media, politica e società, religione con i tag America, Barack, campagna, comunicazione, comunicazione politica, discorso, elezioni, esteri, giornalismo, Italia, linguaggio, media, mondo, News, notizie, obama, PD, PDL, politica, presidente, primarie, religione, retorica, sfera pubblica, sinistra, società, sogni, spin, usa. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.










Marzo 20, 2008 a 3:57 pm
[...] Fabio: [...]
Marzo 20, 2008 a 6:03 pm
[...] Giancarlo: [...]
Marzo 21, 2008 a 5:21 am
[...] Fabio: [...]
Marzo 25, 2008 a 1:22 pm
[...] in un bellissimo discorso (I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.)ha negato di condividere quelle dichiarazioni cercando di inquadrare la situazione nella storica [...]
Marzo 25, 2008 a 7:25 pm
[...] la diversità tra questo tipo di discorso e quello tipico dei politici Italiani (per un confronto più accurato) [...]
Giugno 24, 2008 a 4:54 pm
molto interessante