Frammenti Nomadi

Un immagine contro il potere dei media. La rivincita dello Stato.

Pubblicato su comunicazione, cultura, media, politica e società by sparkaos su Marzo 17th, 2008

Da tempo si parla di strapotere dei media e di perdita di potere degli Stati. Entrambi fenomeni sicuramente in corso ed entrambi probabilmente solo all’inizio della loro corsa.

Ma troppo spesso si dimentica che la realtà odierna è ancora lo Stato, se non più nazionale multinazionale ma cmq Stato, e l’esercizio del potere dei media cmq limitato dalle realtà politiche e culturali essistenti.

L’immagine del gionalista che parla della situazione del Tibet da uno studio scarno ci riporta a questa realtà.

(qui il video del TG3, minuto 9)

L’occhio dei media è spento, sconfitto in un immagine grigia di impotenza.

E i carrarmati cinesi marciano ancora.(Davide e Golia).

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6 Responses to 'Un immagine contro il potere dei media. La rivincita dello Stato.'

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  1. Wallace Henry Hartley said, on Marzo 17th, 2008 at 9:35 pm

    Strapotere dei media e perdita di potere degli Stati: due dinamiche reali, a patto di aggiungere l’aggettivo “tradizionali”.
    A boccheggiare sono i mezzi di comunicazioni del cosiddetto mainstream: televisioni in testa. Per dirne una: che fine ha fatto la Cnn? Quindici anni fa era la bibbia, oggi sembra non esistere più. Il fatto è che i network classici sono stati fatti crescere fino all’elefantiasi e poi sono stati imbrigliati. Non è un caso che la Cina oggi abbia paura soprattutto di internet e decida, con una mossa che nel 2008 sembra fuori dal tempo, di bloccare YouTube.
    Anche qui una riflessione: in Italia YouTube è associato ai fenomeni di bullismo e alle puttanate; nel resto del mondo è uno strumento prezioso per la libertà di informazione e pericoloso per i regimi oppressivi.

  2. sparkaos said, on Marzo 17th, 2008 at 9:48 pm

    beh i media sono un oggetto che offre possibilità poi dipende sempre dall’uso sociale che se ne fa e in Italia la società molto spesso è bullismo e puttanate non poteva che farci questo con Youtube e la rete in genere

    Boh non so se sono d’accordo, negli ultimi anni molti grossi marchi della TV o dei giornali sono riusciti in Rete ad accaparrarsi molti contatti e a diventare un pò una sorta di nodo di entrata(filtro?); quindi non so se sul lungo sarà vera crisi per loro; Le persone molto spesso cercano la comodità e un sito come quello del nytimes gli semplifica la necessita di scegleire in un caos informativo, se ci aggiungi che loro no hanno volgia id togliersi dai piedi e che partono con enormi vantaggi… la rete rischia di diventare una replica leggermente più aperta di tutti i mas madia che esistevano mischiati insieme.
    La differenza certa è che qualsiesi cosa facciano con la rete una notizia prima o poi esce, ma poi deve imporsi e solo le più eclatatnti ci riescono senza un passaggio nei media più tradizionali (o sulle loro proiezioni in rete). Non basta comunicare se poi aldilà dello schermo non c’è nessuno loro hanno questo grande vantaggio, un oatrimonio di contatti e mezzi per ottenerne ancora di più.

    La Cina è attentissima alla rete, prendi anche la storia con windows con le minacce di passare a linux se non gli avesse dato i codici o anche la formazione di battaglioni di Cyborg pirati nell’esercito. Poi in un contesto in cui i media tradizionali sono di partito non c’è dubbio che la rete sia cmq dirompente. (anche qui l’effetto e l’uso che se ne fa dipende dal contesto, senza negare le specifiche, i linguaggi e le tendenze intrinseche del mezzo)

  3. Wallace Henry Hartley said, on Marzo 17th, 2008 at 10:15 pm

    Discussione interessantissima, quindi mi permetto di sfruttare ancora lo spazio concesso.
    Credo che sia una questione di punti di vista: tu scrivi che “negli ultimi anni molti grossi marchi della TV o dei giornali sono riusciti in Rete ad accaparrarsi molti contatti e a diventare un pò una sorta di nodo di entrata(filtro?)”, e io sono perfettamente d’accordo. Ma penso anche che questa metamorfosi abbia snaturato il loro ruolo. Per catene come Cnn o Msnbc, intente a fare informazione-intrattenimento non facendo incazzare nessuno, diventare un nodo di entrata, o filtro, è un po’ come diventare il braccio armato dei poteri. Un ruolo assai diverso da quello di “cane da guardia” teorizzato all’inizio del novecento dal giornalismo anglosassone. Per questa ragione, io parlo di crisi: i network fanno affari, fanno audience, ma non fanno sicuramente informazione.
    Per associazione, mi vengono in mente alcuni servizi di politica che fa il Tg1: non c’è nessun giornalista, c’è solo il portavoce di turno, a cui hanno attaccato un microfonino sul bavero, e che è libero qualsiasi stronzata gli venga in mente, tanto non c’è contraddittorio (Nota bene: di solito in questi servizi si muove solo la troupe con la telecamera, il giornalista non c’è proprio).

  4. sparkaos said, on Marzo 17th, 2008 at 10:40 pm

    Si am CNN e poi Fox il Cane da guardia non lo fanno da una vita, è da tempo che i media scivolano verso il servilismo verso i poteri economici, sono essi stessi multinazionali di per se non possono essere contro il mercato imperante ad es.. I cani da guradia per me sono finiti da tempo. E’ ovvio che cambiano ma non lo sò se diventano meno potenti, è presto per dirlo e le loro carte le stanno giocando bene. E se filtrano bene gli amichetti non li fanno incazzare.

    Il tg1 si inserisce in parte nel discorso, in parte dipende dal fatto che i giornalisti sempre più per risparmiare si affidano alla fonte di prima mano, cioè partito o istituzione che sia trattandolo come si trattasse di prodotto oggettivo, giornalistico; in parte dalla situazione anomala Italiana di un giornalismo storicamente servo.

    Il ruolo cambia ma non so se è snaturato infondo i media hanno sempre filtrato una parte della realtà definendola notiziabile, ovvero importante o esistente. Fanno il loro in modo diverso, filtrando anche la realtà rete.

    Sfrutta quanto vuoi

  5. sonounprecario said, on Marzo 19th, 2008 at 9:45 am

    Come spesso è accaduto nella storia, i regimi sono più attenti alle potenzialità dei mezzi di comunicazione (purtroppo). La Cina è il caso più eclatante moderno.

    Sui tg c’è spazio solo per le scalette decise dai direttori amici dell’editore di turno, amici dei partiti, ecc… Del Tibet non si parla, perché se ci siamo abituati ed assuefatti alla guerra in Iraq (non se ne parla più ai tg, è una cosa “normale” ormai, a meno che muoia qualche soldato, allora li se lo ricordano per la solita recita retorica), ci abitueremo anche a questa. Figuriamoci poi se il papa osa dire qualcosa.

    Ci sono stati tantissimi studiosi nel passato che sostenevano che i media servano alle elite più potenti (che detengono il potere economico, politico, ecc… ;) per controllare il popolo, l’opinione pubblica, ecc…in mille modi. Il discorso sarebbe lunghissimo da fare, ma già rende l’idea.
    Il nostro paese è un caso più unico che raro, in cui un losco figuro ha in mano non solo televisioni, ma anche editoria cartacea, ecc…: il risultato è un organismo geneticamente modificato in cui l’agenda setting fatta per creare un certo tipo di opinione pubblica è una somma di interessi di una sola persona.

  6. sparkaos said, on Marzo 19th, 2008 at 12:36 pm

    beh più o meno d’accrdo ma le dinamiche d’agenda sono molto complesse anche se uno possedesse tutti i canali di ifnormazione cmq non riuecirebbe a farsela da solo, poi è ovvio che più potere hai più riesci a influenzarla.
    E secondo me nei processi di cui parli conta l’interesse personale e politico ma anche dinamiche interne ai media stessi. Ad es. La news è qualcosa di nuovo, la guerra in Iraq se ne parla di meno anche perché non è più news, non è più attrattiva per il pubblico e quindi non porta teste da vendere ai pubblicitari.
    Poi è certamente evidente che i media posssono essere sia strumento di potere che di liberazione a secondo della società in cui sono inseriti, e che ad oggi nella maggioranza dei casi storici almeno la Tv è sempre stata dalla parte del potere, e i giornali dopo una prima fase liberatoria che fece circolare informazioni in fasce molto più ampie e forse portò alle grandi rivoluzioni occidentali è sempre più scivolato verso il potere.

    L’italia poi è un caso unicissimo per quello che dici tu e perché la categoria professionale dei giornalisti in Italia, per cultura e per via che i media sono sempre dipesi economicamente dai grandi interessi, ha sempre teso al servilismo(ovvio con eccezioni) e ad una scrittura prolissa riservata all’elite per lo snobbismo degli intellettuali e pseudo intellettuali italiani

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