Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi.

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Osservando la Russia da Mosca o San Pietroburgo sembra che neanche ci si accorga delle imminenti elezioni presidenziali.

In tutta Mosca c’è una sola gigantografia di Putin e del suo pupillo Dmitrij Medvedev. I restanti muri della capitale sono tappezzati di manifesti che celebrano i successi di Gazprom, che festeggia in questi giorni quindici anni dalla sua fondazione e che non a caso appoggia il praticamente già presidente nominato da Putin. Per il resto si vedono molti manifesti con la bandiera russa che invitano a votare, contro l’astensionismo dilagante.

Oltre a Medvedev che viene dato intorno al 70% dei voti ci sono altri tre candidati.

Uno, Andrej Bogdanov, è un giovane che vorrebbe vedere la Russia nell’ Unione Europea e un pò fortunosamente è riuscito a raccogliere i due milioni di firme necessaria. (cosa resa impossibile dalle autorita ai veri oppositori)

Il secondo si chiama Vladimir Zhirinovskij è capo storico del partito liberaldemocratico e un veterano della politica russa. Noto per posizioni antisemite(il congresso americano sarebbe sotto il loro controllo etc) e per aver proposto un referendum per il ritorno della monarchia.

Il Terzo, Gennadij Zjuganov, è da tempo leader del Partito comunista; nel 1996 arrivo al ballottagio con Eltsin, perdendo con il 40% dei voti ed elezioni molto contestate.

Elezioni strane, di cui si conosce già il risultato e non si fa in pratica campagna.

In giro non si vedono manifesti dei concorrenti e in TV si vedono solo Putin e il suo pupillo impegnati nell’attività di governo.
Medvedev, incaricato da Putin nel precedente governo di occuparsi del piano per promuovere e attuare una politica di investimenti a scopo sociale in settori collassati negli anni 90: sanità, educazione, alloggi (gravissimo problema per moltissimi russi), agricoltura e organizzazione della vita nelle campagne; ha dichiarato di non fare campagna perché preso dai più pressanti affari di governo.
E solo a quattro giorni dalle elezioni ha tenuto il primo discorso ufficiale da candidato.

Elezioni strane a cui l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa(Osce) non invierà osservatori; sostanzialmente perche non ha voluto farsi prendere per culo da Putin che permetteva ingresso limitato a pochissimi osservatori, che mai avrebbero potuto monitorare un territorio così sterminato(96.301 seggi elettorali).

Elezioni strane per cui sono stati mobilitati 450.000 agenti di polizia e soldati. Solo a Mosca 23.000 tra militari e poliziotti, senza contare le riserve di truppe antisommossa e gli agenti onnipresenti del FSB.

Il futuro presidente ha grandi sfide da affrontare e un patrimonio di consenso vasto da spendere.

Il consenso deriva da quelli che i Russi, nonostante il sostanziale regime messo su dal gruppo di ex agenti del Kgb guidato da Putin, ritengono essere i buoni risultati del Leader Nazionale. Soprattutto:

  • stabilità dopo anni di continue rivoluzioni e cambiamenti;
  • di aver messo fine alla guerra in Cecenia e, anche grazie a questo, di essere riuscito a tenere insieme la Grande Madre Russia, minacciate da separatismi etnici e da risorgenti movimenti islamici radicali, e di averla guidata ad un rientro in grande stile nel consesso delle nazioni che contano davvero;
  • risultati economici: grazie ai prezzi alti delle materie prime, la Russia cresce velocemente, investe di più all’estero e riceve più investimenti esteri, ed è il terzo stato per moneta detenuta.

Le sfide principali che dovrà, invece, affrontare riguardano, senza pretesa di esaustività:

  • Il rapportocon e il contenimento dell’UE e della Nato che sempre più si avvicinano minacciose ai confini russi (vedi scudo spaziale–>lastampa). Con la prima, però, potrebbero esserci forti interessi convergenti se si risolvessero le questioni che dividono (sia economiche, sia riguardanti i diritti umani in Russia e la democrazia, sia la politica internazionale ad es. il Kosovo o l’Iran o i rapporti diplomatici tesi da tempo con gli inglesi(es.repubblica.it)). Spingono a rapporti diversi sopratutto la fame di energia dell’Europa e l’interesse Russo a confermarsi in un ruolo leader nel settore e il progressivo trasferirsi degli interessi principali Americani dall’Europa all’Asia che costringerà la UE a cambiare rotta sulle politiche di sicurezza visto il progressivo ridispiegamento delle truppe americane.
  • le sfide di un economia basata quasi interamente sull’esportazione di materie prime che, per i beni sopratutto tecnologici e anche di prima necessità, dipende dall’importazione e la cui unica industria fiorente è quella militare. La sfida della fame, anche se ridotta negli ultimi anni la povertà è ancora molto diffusa; e delle crescenti enormi differenze sociali accresciute sotto l’era Putin, che con abilità ha saputo spesso presentarsi come il nemico degli oligarchi. Sostanzialmente, dovrà affrontare la modernizzazione e diversificazione dell’economia, per permettere alla Russia di essere davvero all’altezza delle sfide geopolitiche che si propone e meno dipendente dalle sue riserve; e della rinascità di forme di welfare, per non alienarsi del tutto la popolazione.
  • la sfida sociale, forse la più difficile. Tra povertà e corruzione diffusa, la Russia è stato definito lo stato mafioso. I gravissimi problemi di alcolismo e droga. Malattie veneree molto diffuse. Popolazione in forte calo demografico con l’aggravante che le etnie non slave sia per maggiori tassi di nataliatà che per arrivi di cinesi sono in costante aumento e ciò è un ulteriore benzina sul fuoco di razzismi etnici già accesissimi. Il diffondersi di movimenti in dipendentisti e il saldarsi di questi a correnti islamiste, che alimentano la sensazione di accerchiamento. Tanto che molti Russi hanno letto l’appoggio americano all’indipendenza del Kosovo, come un tentativo di favorire gli indipendentisti e far collassare la Russia.
  • ovviamente la sfida globale e, in particolare, in Asia, con America, India e Cina.
  • più la sfida politica di una qualche riforma, che però Medvedev sembra deciso ad ignorare. Anche se osservatori preannunciano scintille con il futuro primo Ministro Putin. Il delfino ha fame di essere maggiormente liberale e più moderato, meno muscolare, in politica esterà ma difficilmente si scosterà dalla linea del capo.

Un commentatore Russo che si batte per i diritti umani ha commentato al TG3 (cito a memoria per altro scarsa).

“la carica di Putin sarà Putin, non si può definire in altro modo e questo è successo un altra volta nella storia Russa con Stali, Stalin era Stalin non lo potevi definire diversamente”

La Russia è un ingombrante vicino con cui presto dovremo imparare a convivere senza l’ombrello protettivo americano, che ha sempre meno interessi in Europa.

Non credo che riusciremo ad ottenere niente di buono se non aggiremo come Europa, e per quanto scrivendolo mi sembra un’ovvietà banalissima questo non è ancora acquisito.

Rischiamo che l’Europa, per non rinunciare allo stupido nazionalismo, si ritrovi fuori da tutti i giochi che contano e debole, anche nei confronti di un vicino sempre più potente (la Russia, però, è stata definita “un gigante dalle gambe di argilla” per le sue mille contraddizioni che potrebbero portare all’implosione; altri , invece, ritengono che la Russia come stato mafioso-oligarca abbia le carte in regola per sfondare nel sistema globbalizzato) e sempre più deciso a riconquistare a tutti i costi il ruolo di grande potenza perduto.

Un interessante filmato riassuntivo sulla Russia–>limes

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4 Risposte a “Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi.”

  1. Il tuo post è online sulla homepage di http://www.diregiovani.it. Ciao, la redazione

  2. [...] Ma ciò che preoccupa molti osservatori internazionali è la continua involuzione delle fragili democrazie post-sovietiche(negli ultimi anni ci sono stati anche esempi di consolidamento democratico) in regimi personalistici semi autoritari, soprattutto nel centro Asia ( vedi Kazakistan) ma anche nella stessa Russia ( Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi). [...]

  3. [...] Elezioni e sfide politiche nella Russia di oggi. [...]

  4. [...] primo luogo, la Russia. Resuscitata come grande potenza dalle sue risorse energetiche, oggi oscilla tra il dispotismo, le [...]

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